venerdì 12 marzo 2010

Le fontane ad acqua minerale di Scuol

Fontana di acqua minerale Sotsass Scuol, Engadina 9/3/2010

Le piazzette e le viuzze del centro storico di Scuol celano un segreto che passa inosservato ai più ma che pochi altri luoghi, forse nessuno, possono vantare: dalle fontane del paese sgorgano acque minerali in quantità. In alcune si può scegliere: da una parte getto di acqua liscia, dall’altra getto di acqua naturalmente gassata. Ogni fontana ha una propria acqua minerale, con caratteristiche e composizione diversa dalle altre, dove l'acqua scorre tutto l’anno, senza soluzione di continuità, a temperatura costante, a disposizione dei passanti che visitano il paese.
Raggiungibile percorrendo quasi tutta la scenografica strada dell’Engadina, 80 km dopo il passo del Maloja, Scuol è il principale centro della Bassa Engadina e della cultura reto-romancia grigionese.




Immagini di Scuol-sut 9/3/2010

E’ una delle mete preferite da Vasco Cesana per passare un weekend lungo. D’inverno è una buona base per sci e sci da fondo. D’estate per escursioni nel Parco Nazionale Svizzero. In tutte le stagioni le attività possono essere intervallate da prolungati bagni nel centro Bogn Engiadina e nell’annesso centro saune incluso nel prezzo d’entrata (CHF.25), il tutto organizzato secondo una salutare disciplina svizzera, molto apprezzata da Vasco: vietato accaparrarsi le sdraio lasciandoci appoggiato l’accappatoio, vietatissimo lasciare che anche un solo alluce fuoriesca dalla superficie del proprio asciugamano andando a contaminare il legno delle saune. L’applicazione draconiana senza eccezioni di queste regole dai severi bademeister grigionesi genera in Vasco una sensazione di relax mentale ancora più benefica del crogiolarsi negli idromassaggi termali.
Scuol si trova al centro della finestra geologica dell’Engadina, concetto non del tutto chiaro a Vasco ma che darebbe luogo all’emergere proprio qui, per effetto del contatto dei gas vulcanici provenienti dalle profondità terrestri con i depositi acquiferi delle parti più superficiali e nel corso di un lungo processo di arricchimento, di una eccezionale varietà e ricchezza di acque minerali. Sono così almeno venti le acque minerali che sgorgano nella zona di Scuol, di cui almeno dieci considerate di alta qualità e cinque altamente mineralizzate e dalle alte proprietà curative.
Nelle fontane del villaggio basso di Scuol, denominato Scuol-sut, tra le grandi abitazioni tradizionali engadinesi risalenti in gran parte al ‘700, perfettamente conservate ed abbellite da decorazioni, affreschi ed iscrizioni di antica saggezza montanara in retoromancio, si possono assaggiare a fianco dei rubinetti della pur ottima acqua naturale, le acque Chalzina, minerale leggera e poco frizzante e l’eccellente Sotsass, con una mineralizzazione già pari a 2400 mg/litro con 532 mg/litro di calcio, gradevolmente frizzante e con un gusto leggermente ferruginoso non stancante, ideale per dissetarsi dopo una giornata di sport (viene servita anche gratuitamente nei bagni per reidratarsi dopo la sauna).

Lungo il bel sentiero a valle del ponte pedonale sull’Inn si trova anche una fonte libera di ottima Lisciana, con un residuo fisso nell’ordine dei 9000 mg/litro ed alto contenuto di magnesio (445 mg/l), da bere però con parsimonia e con intenti più curativi.

Stesso discorso vale ancor più per le altre tre acque altamente minerali che possono essere assaggiate, insieme alla Lisciana, nell’area dedicata di fianco all’entrata dei bagni al prezzo di un franco e mezzo: la Bonifazius, molto gasata e con contenuto minerale di 5600 mg/l, la Sfondraz, leggermente salata, una delle acque più ricche di calcio d’Europa (843 mg/l) e la tostissima Lucius, con contenuto minerale di ben 15676 mg/l, molto salata e forte, unica per composizione, da bere in quantità minima, dalle elevate proprietà curative per una serie di disturbi, quali, tra le altre, in romancio, il mal il cheu, la nervusità, le consequenzas dal stress. Proprietà curative che fanno parte dei segreti delle montagne di Scuol e delle loro finestre geologiche sulle profondità terrestri . Che si concedono a chi ne ricerca la trama.
“Quist’aua d’eira alch oter co solita nudritura. Ella d’eira buna pel cour, sco un regal “ (trad.in romancio da Antoine de Saint’Exupéry).


Finestre engadinesi Scuol, 9/3/2010

domenica 28 febbraio 2010

Pizza e Rugby a Roma

Sei Nazioni 2010: Italia-Scozia Roma, Stadio Flaminio, 27/2/2010

Tre cornetti, uno alla crema, uno alle visciole, uno nature, come colazione, giro per il quartiere San Giovanni e le sue invitanti botteghe alimentari, pizza al taglio rossa calda, due tranci di pizza bianca con mortadella, eccellente posto in tribuna scoperta centrale al Flaminio, brindisi con Nero d'Avola del 2008 con gli scozzesi senza aspettare il terzo tempo, anzi per la verità già alla fine del primo, rientro con Freccia Rossa a Milano affrontato con riserva di ulteriori due tranci di pizza bianca e mortadella. Nello zaino, un piccolo bottino di generi alimentari non reperibili nel milanese: un bel guancialone, una confezione di mozzarelle di bufala fresche dell'Agro Pontino, due succulenti sacchetti di puntarelle lavate provenienti dal Mercato Latino di San Giovanni. Rientro in Brianza giusto in tempo per vedere la medaglia d'oro di Razzoli nello speciale delle Olimpiadi di Vancouver. Sabato all'insegna dello sport quindi, coronato da due importanti vittorie italiane di livello internazionale, la settima vittoria italiana al Sei Nazioni dall'inizio della partecipazione, la prima medaglia olimpica, d'oro, nello sci maschile da Lillehammer 1994. Al termine di questa giornata sportiva, Vasco Cesana si sorpende del responso dalla bilancia elettronica di casa: nonostante l'intensa attività agonistica non è affatto dimagrito.

Pizze al taglio in un fornaio di San Giovanni Roma, 27/2/2010
Passeggiando in mattinata per il quartier di San Giovanni, nel ripercorrere le vie delle conquiste dell'Impero Romano, via Gallia, via Pannonia, via Britannia, Vasco, come già aveva avuto modo di notare in passato, ne respira il clima "vissuto", di vero quartiere cittadino, fatto da botteghe, abitudini, conoscenze, di "middle class" romana di vario censo, di famiglie che vi abitano da più o meno tempo ma che il quartiere lo vivono ed al quale "ci tengono". Un grande quartiere che, nonostante i suoi circa 300.000 abitanti, riesce a suo modo ad essere ancora a "misura d'uomo", nonostante il traffico, i problemi di parcheggio ed i prezzi delle case sempre più alti. Un tessuto che consente ancora, almeno per il momento, di conservare anche un "mercato" di generi alimentari di qualità, grazie al ritrovarsi di una domanda "esigente", non perchè chiede prodotti firmati o recensiti nelle riviste specializzate, ma perchè chiede, come soprattutto gli anziani sanno, quello che hanno sempre avuto, i prodotti tradizionali della gastronomia italiana e romana, magari poveri, ma insuperabili nel loro gusto semplice ed antico. Incontrandosi con una offerta di piccoli commercianti ed artigiani che sanno, di persona, senza mediazioni massmediatiche o politiche commerciali centralizzate, cosa i loro clienti vogliono, dai tagli delle carni, al pesce di giornata, alla fragranza del pane. E così San Giovanni è un buon posto dove si possono trovare dei gelatai di ottimo livello, dei negozi che hanno il guanciale ed il capocollo "giusto", fornai e botteghe che offrono tra le migliori pizze bianche e rosse al taglio della città, un grande mercato rionale dove si trova tutto, dalle puntarelle al pesce fresco di qualità.

Mischia durante Italia-Scozia Roma, 27/2/2010


Castrogiovanni, Mirco e Mauro Bergamasco in una fase di Italia Scozia, 27/2/2010



Il pomeriggio al Flaminio, sotto un sole in questa stagione sconosciuto ai milanesi, ha subito l'aria di essere di quelli giusti. Infatti non c'è Paterson, il cecchino infallibile ai calci della nazionale scozzese, giustiziere dell'Italia agli ottavi di finale dei Mondiali del 2007. I quindici azzurri partono bene ma non riescono a decollare e gli scozzesi, anche se poco incisivi in attacco, sembrano piuttosto coriacei. Poi, durante la ripresa, grazie anche al sostegno del pubblico che risveglia gli italiani a rischio stanchezza, un crescendo coronato forse dalla migliore meta italiana in azione degli ultimi anni, con un'azione incisiva su spinta possente. Assistere ad una partita di rugby al Flaminio come questa, con meta e vittoria in una partita del Sei Nazioni, quando lo stadio letteralmente esplode ed abbraccia pure gli scozzesi in kilt, è un'esperienza da ricordare, anche perchè non avviene molto spesso. Per questa volta la conquista della Britannia è andata oltre il Vallo di Adriano.
Italia-Scozia 16-12 Roma, 27/2/2010



sabato 13 febbraio 2010

Garden Winter Birds 1

Verdoni in the garden, 30/1/2010

L’inverno è una stagione piuttosto intrigante nel giardino di Vasco Cesana nella Brianza monzese: gli arrivi degli uccelli invernali, spinti vicino a casa dal maltempo, gli alberi spogli, la galaverna che nelle mattine più fredde e umide copre le foglie secche e gli arbusti, le nevicate che si susseguono con una frequenza sconosciuta, appagano il suo spirito di osservazione riservandogli anche qualche interessante sorpresa.

La tecnica di bird gardening, la cura del giardino per attirare gli uccelli selvatici, seguita da Vasco è molto semplice: giardino di piante autoctone, qualche albero da frutto ben acclimatato nell’alta Lombardia, uccelli rigorosamente a dieta naturale per non fare loro perdere le abitudini selvatiche, con eccezione solo nelle settimane più fredde tra dicembre e febbraio quando allestisce una piccola mangiatoia costruita in modo da evitare le scorribande di storni, merli e cornacchie e consentire l’accesso solo ai passeriformi più piccoli. Inoltre, per le specie meno propense ad entrare nella mangiatoia, ha pulito alcune zone a terra dove lascia, solo nei giorni più freddi, semi ed altre granaglie.
Tra la fine dell'autunno e l’inizio dell’inverno una delle fonti di cibo più apprezzate dagli uccelli sono i cachi. La stagione 2009 è stata molto produttiva con 120 cachi su una pianta di poco più di tre metri, un record. Il problema è che sia Vasco sia gli uccelli sono ghiotti di cachi: con decisione democratica ha così deciso di tenerne per sé e consorte 60, colti ed in gran parte poi fatti maturare sul balcone, e 60 lasciati in natura.
Non è riuscito però a evitare che dei 60 lasciati sull'albero circa 55 siano stati mangiati poco democraticamente dagli storni, 3 o 4 dai merli e solo l’equivalente di 1 spartito tra capinere, che ne sono ghiotte, scriccioli e pettirossi. Della quota che si è tenuta per lui, Vasco ha apprezzato la dolcezza, meglio se freschi a temperatura ambiente. Una semplice preparazione che valorizza i cachi è quella di sbucciare i cachi, schiacciarne un po' la polpa e metterla in un bicchiere sopra un letto di amaretti di saronno sbriciolati e cospargendo sopra qualche seme di melograno: ne risulta un buon equilibrio tra dolce, amarognolo, morbidezza e fragranza.

Storno - in the garden, 27/12/2009



Passera scopaiola - in the garden, 7/1/2009

Fringuello M - in the garden, 11/1/2009

Le preferenze alimentari degli uccelli del giardino di Vasco nel periodo invernale sono risultate, nell’ordine: i semi di girasole, che riscuotono un consenso unanime con particolare gradimento da fringuelli e verdoni; gli avanzi di panettone che sembrano aver portato uno dei pettirossi ad un livello di obesità allarmante e che non dispiacciono anche al codirosso spazzacamino; le arachidi e le noci triturate che sembrano le preferite da cinciallegre, cinciarelle e passera scopaiola; il miglio che sembra essere preferito dalle passera mattugia.

l discreto movimento intorno al giardino ha visto in tempi recenti anche la presenza di qualche specie piuttosto inconsueta in zone abitate: un frosone si è fermato in alimentazione sull’acero campestre, spezzandone i rametti con potenti colpi di becco, un falco smeriglio è sfrecciato sopra il giardino, una trentina di fanelli ha frequentato l’incolto di fronte per diversi giorni. Nell’inverno scorso sono anche comparsi dentro al giardino e sostato in zona una coppia di zigoli neri, un uccello per il quale ci sono osservazioni abbastanza sporadiche nel periodo invernale nell’alta pianura padana.

Dalla metà di febbraio qualcuno degli ospiti si prepara al rientro verso le zone di nidificazione del nord, altri cominciano ad accennare qualche canto territoriale. E' il momento, a meno di freddi improvvisi, di smettere di alimentare la mangiatoia e di lasciare che la natura faccia il suo corso. Il viaggio ad emissioni zero però continua.

Zigolo nero maschio - in the garden, 1/2/2009

Verdone - in the garden, 30/10/2010
Stormo di gabbiani comuni - from the garden, 10/10/2010

lunedì 1 febbraio 2010

Al di là del muro: Betlemme

Il centro di Betlemme dalla piazza della Nativita 3/1/2010


Una decina di km scarsi separano Gerusalemme da Betlemme. Nel mezzo, il muro. Imponente, inquietante, si insinua lungo le dolci colline di questa zona densamente abitata separando abitazioni e destini , alimentando rancori, diffondendo percezioni di sicurezza o di oppressione. La procedura per la visita individuale di Betlemme è standardizzata: taxi israeliano fino al muro, attraversamento a piedi dei controlli di sicurezza (veloce in uscita da Israele, estenuante al ritorno dai territori dell’Autorità Nazionale Palestinese) su lunghi percorsi pedonali canalizzati, taxi palestinese al di là del muro che accompagna i visitatori fino in prossimità della Basilica della Natività e viceversa.


Il muro visto da Gerusalemme vecchia 31/12/2009

Il punto di attraversamento per Betlemme 3/1/2010


Vasco e consorte passano a Betlemme una mezza giornata riuscendo a entrare, con l’aiuto di una esperta guida palestinese, nella Grotta della Natività insinuandosi tra i fedeli della messa ortodossa della domenica mattina, e visitando la Basilica e le sue pertinenze con parti risalenti all’epoca di Costantino. Riescono fortunatamente ad anticipare il flusso di pullman che traspongono qui ondate di crocieristi da Haifa in escursione invasiva ed anche a seguire con interesse e forse con un certo coinvolgimento spirituale la messa che si tiene, proprio sopra il luogo dove sarebbe nato Gesù Cristo, in vista del Natale ortodosso che si celebrerà da lì a pochi giorni. Hanno tempo poi anche di girare per le strade di Betlemme e di respirare un po’, certo in modo superficiale ma pur sempre in presa diretta, il clima che si percepisce in questo angolo dei territori palestinesi, esposto peraltro ad un forte flusso turistico prettamente di transito, ma che anch’esso ha vissuto le tensioni dell’area, come nel 2002 quando, proprio qui, nel corso della seconda Intifada, si verificò quello che venne chiamato l’assedio della Natività con prolungati scontri a fuoco tra palestinesi asserragliati nella Basilica ed esercito israeliano.
Interno della Basilica della Natività Betlemme, 3/1/2010
Le tante croci della Basilica della Natività dal Peace Center di Betlemme (colori rielaborati) 3/1/2010

Queste tensioni sembrano oggi stemperate ma certamente non sopite, anche per le difficoltà economiche che si percepiscono chiaramente pure in questa zona per così dire “di vetrina”. Vasco è colpito dal fatto che, nonostante il forte afflusso di turisti e pellegrini, pochissimi si fermino per fare acquisti o consumare qualcosa anche perché o forse proprio per questo non sembrano esserci strutture di accoglienza adeguate. I presepi però in legno d’ulivo sono molto belli e decide, contrariamente alle proprie abitudini parsimoniose negli acquisti di viaggio, di comprarne uno al prezzo di circa 50 dollari. Al terzo passaggio non resiste, nonostante l’abbondante colazione del King David fatta in mattinata, agli invitanti Falafel, le polpette di ceci e spezie tipiche mediorientali, del secondo negozietto che si incontra salendo lungo la strada di accesso al piazzale della Basilica. Ne mangia in sequenza uno, due, tre, quattro e pure il quinto che pensava di tenersi per la merenda del pomeriggio. Sono deliziosi, i migliori che abbia mai mangiato. Da provare assolutamente. Saranno anche la cosa gastronomicamente più interessante gustata nei giorni passati in una Gerusalemme che da questo punto di vista non ha riservato nulla di particolarmente esaltante.
La guida palestinese li porta poi con una nuova Golf fiammante senza targa, dispersa nei meandri delle pratiche d’immatricolazione, su una collina a qualche km, dalla quale si vede il villaggio di Betlemme e la Basilica della Natività in lontananza. Entrando in un parco gestito dai Francescani si immergono in un’oasi di verde e di pace circondata dagli ulivi. Qui e là spuntano degli affioramenti rocciosi ed infine alcune grotte. Da una di esse li raggiunge soffusa una melodia dolcissima che li conduce in una grotta ampia, dove alcune donne cristiane palestinesi stanno eseguendo, con perfezione armonica rinforzata dall’acustica naturale del luogo, il canto “Adeste Fideles Laeti triumphantes. Venite, venite in Bethlehem. Natum videte Regem angelorum. Venite adoremus . Venite adoremus.. “ . Ascoltare questo coro nella grotta dei pastori di Betlemme, porta Vasco in una dimensione quasi trascendente, come se avesse raggiunto il presepe di casa che osservava affascinato da bambino o percepisse i pastori ancora in giro qui, come quella sera di 2010 anni fa, a raccogliere le loro pecore ed ad interrogarsi sulle invocazioni che venivano loro rivolte.
Percorso di attraversamento pedonale del confine tra zona israeliana e zona palestinese presso Betlemme 3/1/2010

giovedì 28 gennaio 2010

Escursione al Mar Morto

Intorno al Mar Morto 2/1/2010

Meno di un’ora di autostrada separa il Mar Morto da Gerusalemme. La veloce e ampia strada, principale via di comunicazione con la Giordania, si inoltra in un territorio che diventa ben presto desertico tra dirupi rocciosi che accompagnano la lunga discesa che dai circa 900 metri di altitudine di Gerusalemme giungono fino ai 400 metri sotto il livello del mare del Mar Morto. Il paesaggio è ampio e le montagne sono illuminate da una luce intensa che fa spiccare i colori variegati del paesaggio. Una luce che sembra aumentare, come la temperatura, mano a mano che si scende al di sotto del livello del mare e si raggiunge infine il Mar Morto, che compare in lontananza, azzurrissimo sotto il cielo terso. Lo sguardo si perde sulla corona di montagne desertiche che lo circondano. Lasciata l’autostrada per la Giordania si segue la costiera meridionale che porta dopo una quarantina di km a Masada, la rocca fortificata costruita da Erode dove gli ultimi ribelli ebrei della rivolta contro i romani del 70 d.c. trovarono rifugio, vennero assediati per tre anni dalla X Legione, si suicidarono in massa alla vigilia della caduta. Vasco nota l’assenza di posti di controllo militari lungo la strada, con la gradevole eccezione di un posto di blocco presidiato da una bellezza dai lineamenti e dalla carnagione mediorientale, valorizzata dall’uniforme di Tsahal, che gli sorride con i suoi occhi vivaci e lo saluta facendolo passare con un aggraziato cenno di fucile d’assalto M16.
Resti di forte d'assedio romano ai piedi di Masada 2/1/2010
La rocca di Masada si erge sulle ultime propaggini meridionali del Mar Morto che si domina dalla sua cima raggiungibile con una funivia. E’ una meta turistica molto battuta ma vale la visita, oltre che per il significato storico e la possibilità di vedere ancor oggi le tracce dell’assedio romano del 71-74 d.c., anche per il panorama magnifico. Vasco vi trova anche diverse specie interessanti di uccelli come lo Storno di Tristram, il Corvo Codaventaglio e la Monachella capobianco.
Il Mar Morto ad Ein Gedi 2/1/2010
L’escursione poi si sposta nel pomeriggio sulle rive dal Mar Morto alla stazione balneare e di talassoterapia di Ein Gedi che si trova alcuni km a nord di Masada, in prossimità di un’oasi . Anche a inizio gennaio nel Mar Morto si può tranquillamente fare il bagno sotto un sole molto forte cullandosi nell’acqua ad una temperatura di circa 19°, balneabile ma non caldissima. Come noto si tratta di acque ad elevata salinità ed è opportuno seguire alla lettera le istruzioni che vengono date per la balneazione. Anche Vasco, che di solito si trova sempre a suo agio nel mare, si trova qui un po’ in affanno a causa della leggerezza dell’acqua e presta attenzione ai movimenti che devono essere molto lenti e controllati, perché è facile perdere l’equilibrio e rischiare contatti pericolosi dell’acqua con gli occhi e la bocca.
Le acque del Mar Morto sono ormai lontane da questo punto rilevato nel 2000 - 2/1/2010
Il lago salato interno chiamato Mar Morto si sta velocemente prosciugando a causa dell’uso intensivo a monte delle acque del Giordano che lo alimentano: quelle che fino a pochi anni fa erano stazioni balneari sulle sue rive si trovano ora sempre più distanti dalla battigia ed ogni anno la spiaggia attrezzata di accesso deve essere spostata sempre più in là. Ad Ein Gedi ad esempio è necessaria ora una passeggiata di circa un km per raggiungere la sponda di cui quasi 500 metri si sono aggiunti solo a partire dal 2000. Di questo passo il Mar Morto diverrà a tutti gli effetti tale e di esso, se non si prendono contromisure, non potrà che rimanere una lapide coperta di sale. L’escursione da Gerusalemme in giornata a Masada e Mar Morto, bagno incluso, è un po’ tirata ma fattibile, anche volendo con auto a noleggio. Vasco, che per l’occasione ha scelto un’escursione organizzata, non disdegnerebbe una sosta più prolungata per gustarsi meglio la bellezza dei paesaggi e la piacevolezza del clima ma per questa volta questo non sarà possibile e si accoda infine borbottando alla comitiva in rientro a Gerusalemme all’imbrunire.

Bulbul dagli occhiali -Pycnonotus xanthopygos Ein Gedi, 2/1/2010

domenica 17 gennaio 2010

A Gerusalemme

Le mura della città vecchia di Gerusalemme pressa la porta di Jaffa. La cinta muraria di Solimano il Magnifico si sovrappone qui alle antiche mura di Erode - 1/1/2010
Fumandosi una sigaretta e sorseggiando un bicchiere di spumante della Galilea non male, Vasco Cesana osserva le mura della città vecchia di Gerusalemme seduto ad un tavolo sul terrazzo dell’Hotel King David. I luoghi che esse racchiudono e che le circondano sono al centro delle vicende umane da sempre: quella che oggi si chiama la Spianata delle Moschee, ad esempio, si troverebbe là dove venne plasmato l'uomo secondo la Genesi; qui, circa 3000 anni fa, sorgeva il Tempio di Salomone, distrutto dai Babilonesi nel 600 a.c. e poi ricostruito e completato da Erode il Grande nel 19 a.c.; qui Gesù avrebbe scacciato i mercanti dal Tempio prima di ripassarvi di fianco portando la Croce e prima della distruzione definitiva da parte dei romani di Tito nel 70 d.c. ; sulla stessa area i musulmani vi edificarono nel 691 d.c. la Cupola nella Roccia nel punto dove Maometto sarebbe asceso in Cielo; all'epoca delle crociate il luogo diventò sede dei Cavalieri che si sarebbero poi denominati, appunto, Templari. Oggi la Spianata delle Moschee è un grande giardino dove campeggia al centro ancora la magnifica Cupola nella Roccia, ora ricoperta con l’oro donato da Re Hussein di Giordania dopo la perdita del controllo arabo su Gerusalemme vecchia all’indomani della guerra dei sei giorni. Proprio sotto, lungo quello che era il Muro Occidentale del Tempio, il Muro del Pianto (qui chiamato semplicemente Western Wall) accoglie i pellegrinaggi e le preghiere degli ebrei sulle quali si sovrappongono le invocazioni dei Muhezzin delle vicine Moschee e le campane in lontananza delle Chiese Cristiane. Tutto questo in attesa dell’Armageddon, dell’era Messianica, del Gan Eden, del Giorno del Giudizio Universale o dello Yawm al-Dīn ….

Particolare della Cupola nella Roccia - 1/1/2010


Veduta della Spianata delle Moschee - Gerusalemme 3/1/2010


Il cimitero ebraico tra il Monte degli Ulivi e la Valle di Giosafat, indicato come luogo della risurrezione nel Giorno del Giudizio, Gerusalemme 31/12/2009
Finendo di sorseggiare lo spumante della Galilea, Vasco si rende conto della propria ignoranza in materia teologica e che le sue conoscenze dell’Antico Testamento sono ferme alla scuola elementare. Non può però non pensare, per formazione e inclinazione, anche alla dimensione politica ed alle ricadute temporali, di potere, che le vicende e i simboli di Gerusalemme hanno significato nella storia anche in termini di equilibri geopolitici globali e di area. Lo nota anche nelle foto, bellissime, che in albergo raffigurano molti dei maggiori leader politici mondiali dell’ultimo secolo in occasione dei loro soggiorni al King David.
Il Muro del Pianto o Muro Occidentale all'inizio dello Shabbat - Gerusalemme 1/1/2010

Giovani israeliani in fila a occhi chiusi prima di affacciarsi sul Muro del Pianto - 1/1/2010

La visita di Gerusalemme deve necessariamente misurarsi con il sovrapporsi dei diversi calendari e festività delle tre tradizioni religiose che vi si intersecano: il venerdì dei musulmani, il sabato degli ebrei e la domenica dei cristiani ognuna con le sue tradizioni e, per il visitatore, i suoi orari di accesso o chiusura dei monumenti. Vasco non è riuscito così ad accedere alla spianata delle Moschee, anche se fonti indipendenti gli hanno confermato che attualmente sarebbe visitabile. Il modo in cui viene vissuto lo Shabbat lo ha sinceramente colpito: dal tramonto del venerdì a quello del sabato tutto si ferma, le strade si svuotano, i negozi, di solito sempre aperti anche in tarda serata, sono chiusi, i menu si adeguano, perfino alcuni ascensori si conformano alle prescrizioni dello Shabbat e vengono impostati in modo automatico per non richiedere l’uso dei bottoni, rivelando anche ai profani la dimensione intimista, atavica del senso della festività ebraica. Vasco e consorte passano a Gerusalemme anche la notte di San Silvestro, che passa nell’assoluta indifferenza della città e, fortunatamente, nessun botto. Il silenzio della città è spezzato, a mezzanotte, dal rincorrersi delle campane delle chiese cristiane di Gerusalemme che annunciano festose, commoventi nella loro solitudine, l’arrivo del nuovo anno domini.

Interno del Santo Sepolcro - la cappella ortodossa posta sulla roccia del Golgota nel punto dove si ritiene sia stato crocefisso Gesù Cristo - 1/1/2010

Visitando all’indomani la città vecchia Vasco è colpito dalla moltitudine di culti e tradizioni cristiane che vi si sovrappongono e vi si affollano quasi sgomitandosi: gli ortodossi, i cattolici, gli armeni, i copti, i protestanti, gli etiopi, i siriani ognuno alla ricerca dei suoi spazi nei luoghi sacri ed ognuno con uno spazio assegnato o conquistato nel corso della storia in funzione della ricchezza e dell’influenza . La basilica del Santo Sepolcro lo colpisce più per questo che per fervore religioso. Visitarla è come ritornare ad un’epoca nel la quale le diverse correnti cristiane si confrontavano e scontravano in un clima di mutua tolleranza forzata, un po’ come quello che si doveva respirare tra il Concilio di Efeso ed il Grande Scisma del 1043, data alla quale viene fatta risalire la separazione definitiva tra Chiesa Cattolica ed Ortodossa. Il perdersi nelle diverse cappelle ed angoli votivi che si sovrappongono nel Santo Sepolcro è una esperienza affascinante, accompagnata dalle preghiere di tutte le lingue e dall’apparizione e dalle esortazioni di monaci dalla lunga barba ma dall’incerta matrice confessionale che sembrano essersi persi qui dai tempi di Goffredo di Buglione. Non bisogna aspettarsi la grandezza e la raffinatezza che si ritrova, ad esempio, nelle chiese di Roma. Nella Gerusalemme cristiana tutto è piccolo, fermo alle strutture medioevali e poco si può toccare anche per non modificare gli equilibri tra le diverse confessioni: lo status quo, che fotografava i diritti delle comunità cristiane sul Santo Sepolcro e la Basilica della Natività nel 1700 è stato adottato dall’Impero Ottomano e poi confermato dalle diverse giurisdizioni sui luoghi fino ai nostri giorni, passando anche per la certificazione data dal Congresso di Berlino. Con la saggezza che aveva contraddistinto per secoli la Sublime Porta, la custodia del Santo Sepolcro è rimasta affidata a “terzi”, la famiglia musulmana dei Nusseibeh, che ricopre questo ruolo da 1450 anni, per incarico affidato direttamente dal Califfo Omar nel 637. La procedura di apertura della porta è la stessa da secoli ed assistervi probabilmente una di quelle esperienze che solo Gerusalemme nel mondo può dare. Vasco però non si è mai svegliato in tempo per andarci durante la sua permanenza e non è in grado di confermare il reale interesse e fruibilità della cosa.

Gerusalemme vecchia, veduta nel quartiere cristiano nei pressi del Santo Sepolcro - 1/1/2010

Il momento più intenso della visita di Gerusalemme Vasco però l’ha vissuto non al cospetto dei luoghi santi o storici della vecchia città ma nella visita di un’opera moderna, lo Yad Vashem, il nuovo museo dell’Olocausto inaugurato nel 2005 su una collina nei dintorni di Gerusalemme, forse l’opera di architettura moderna che più lo ha colpito in senso assoluto. Il museo si sviluppa su un lungo corridoio che si percorre lasciandosi alle spalle un grande pannello video, nel quale sono raffigurate serene immagini delle comunità yiddish europee di fine ‘800. Proseguendo zigzagando lungo il corridoio si sprofonda gradualmente nell’incubo dell’olocausto attraverso le vicissitudini delle varie comunità ebraiche europee negli anni del nazismo fino a giungere all’impressionante sala finale nella quale la luce del cielo si riflette su un acqua nerastra, al fondo di una voragine. Sopra di essa si sviluppano su una grande parete ad imbuto migliaia e migliaia di foto originali di vittime dell’olocausto che circondano e avvolgono il visitatore in un abbraccio che gli mozza il fiato, lasciandolo in sospeso tra la sensazione di essere vittima e quella di essere carnefice. Infine, in fondo al corridoio, un terrazzo si affaccia sulle verdeggianti colline intorno a Gerusalemme, che sembrano quasi irreali nella loro tranquilla bellezza, descrivendo al meglio, anche nelle sue implicazioni politiche, la sensazione della rinascita, il luogo dove si riemerge dopo essere stati al limite dell’annientamento. Forse è proprio questo spirito originario che sta alla base della vivacità che si respira anche a Gerusalemme, in particolare camminando nella zona di Jaffa Road nelle ore serali e notturne, che pullulano di locali, ristoranti e bar affollati fino a tarda notte con, anche nella stagione invernale, tavolini all’aperto, giovani che scherzano per strada, magari con il mitra in spalla, suonatori no global e saltimbanchi vari, in un paesaggio umano che, almeno all’interno dei propri confini comunitari, dà una sensazione di grande libertà e tolleranza, di una società moderna e aperta, vogliosa di vivere. Nonostante tutto.

Jaffa Road, ore 23,30 - Gerusalemme, 2/1/2010


Tante Kippah diverse Gerusalemme, 3/1/2010

sabato 9 gennaio 2010

Passeggiando lungo la spiaggia di Tel Aviv

Tel Aviv dai giardini ha-Pisga di Jaffa 31/12/2009
Vasco Cesana e consorte arrivano a Tel Aviv, sulla via per Gerusalemme, il 13 Tevèt 5770, secondo il calendario ebraico. O il 13 Muharram 1431, secondo quello islamico. In pratica, secondo Gregorio XIII, il penultimo giorno dell’Anno Domini 2009. Li accoglie una fredda serata di tempesta con forte vento di libeccio che li spinge su un lungomare deserto, sferzato da possenti ondate. Nonostante le origini pedemontane, Vasco ama sentire l’odore del mare e la furia del vento nei giorni di tempesta, sensazioni che aveva coltivato nei suoi anni a Dunkerque, lungo il mare del Nord francese. Sospinto nei pressi del vecchio porto di Tel Aviv, lungo una darsena, una serie di invitanti ristorantini ne risvegliano l’appetito già peraltro stuzzicato dalla passeggiata e dalla curiosità di essere in un nuovo paese del quale conosce un po’ le vicissitudini politiche ma poco o nulla di tutto il resto, incluse le abitudini enogastronomiche. Scelgono, guidati dall’istinto, il posto più affollato, il ristorante di pesce Benny hadayag (Benny il pescatore) dove trovano l’ultimo tavolo vicino alla porta d’entrata, decisamente esposto agli agenti atmosferici, soprattutto con l’allungarsi della coda all’entrata e del viavai. Si vedono sfilare dei piatti molto invitanti, in particolare dei bei San Pietro, pesce ben acclimatato nelle acque prospicenti la Terra Santa. Subito arrivano, senza preavviso e compresi d’ufficio nel menu, una ampia sequenza di antipasti meze o salatim, con, tra gli altri, l’ottima pasta di ceci tipica mediorientale humus ed il purè di melanzane babaghanoush. Dopo pochi minuti ed il passaggio rapace di Vasco armato di bocconi di pane i piattini giacciono sulla tavola, vuoti e risplendenti nelle loro nostalgie ottomane. Alcuni interessanti antipasti di pesce annunciano l’arrivo del piatto principale: una marmitta a strati nella quale, su un fondo di salsa di lime si affastellano gamberoni bolliti stile plateau de coquillage, cozze in umido come nelle moule et frites, a tono con il mare in tempesta dunkerquiano e, infine, parecchi etti di calamaretti fritti in modo leggero e delicato, una composizione insomma forse non di haute cuisine ma con un equilibrio di sapori e quantità molto appagante per l’appetito di Vasco. Soprattutto se accompagnata da un giovanissimo e fresco bianco Sauvignon Yarden del 2009. Questo, come altri vini della Galilea, è stato per lui una vera scoperta. Conto sui 70 euro per due persone, da considerare buono secondo gli standard israeliani e classificazione del Benny hadayag nel suo archivio come PRO-ASS, da provare assolutamente.

Lungo la spiaggia di Tel Aviv 31/12/2009


L’indomani un luminoso sole avvolge, di quella luce e quell’intensità che solo il Mediterraneo sa dare, la lunghissima e vasta spiaggia bianca di Tel Aviv, interamente bordeggiata per chilometri da una magnifica passeggiata a mare con verde, palme, fiori, piste ciclabili, joggers, aree gym e docce sulla spiaggia libera, pescatori di branzini ebrei ortodossi (i pescatori, non i branzini), pensionati che giocano a carte, famigliole liberal che leggono Haaretz, belle figliole che prendono il sole, surfisti ed anche qualche bagnante.


Gym on the Beach Tel Aviv, 31/12/2009

Mediterraneo Tel Aviv, 31/12/2009

Gradualmente la linea costiera dominata dai grattacieli e dai grandi alberghi stile Miami Beach del centro di Tel Aviv lascia spazio a costruzioni più basse, qualche giardino ed a poco a poco si arriva al promontorio dove si profilano le moschee ed il villaggio, di impronta araba, dell’antica Jaffa. In queste terre quando si usa il termine antico non si può dire che sia usato alla leggera: i primi insediamenti a Jaffa risalgono a 4000 anni fa e la sua fondazione sarebbe avvenuta, pochi anni dopo il Diluvio Universale, a cura del figlio di Noè. In cima al promontorio spicca la sagoma familiare, in uno stile che si direbbe di barocco ligure, del campanile del Monastero di San Pietro. Sotto, la piccola e graziosa Moschea dei pescatori. Intorno un rigoglioso giardino, ornato da belle sculture moderne e disposto con sapienza urbanistica dall’amministrazione israeliana, proietta lo sguardo sulla spiaggia, il mare e la città. Un tocco di Florida, storie e culture che arrivano dalla notte dei tempi, uno stato moderno. Il tutto avvolto dalla luce, dal mare e dal tepore del Mediterraneo. E’ Tel Aviv.

Veduta di Tel Aviv dall'antica Jaffa 31/12/2009


Veduta di Jaffa dalla moderna Tel Aviv 31/12/2009