giovedì 22 luglio 2010

Sapori d'estate: il refrigerio della prugna

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Prunus domestica in the garden, 5 /7/2010
Luglio. Le temperature raggiungono le massime dell'anno. Sole e afa avvolgono la pianura padana. E' il momento della maturazione delle susine. O prugne. Insomma dei frutti del prunus domestica. Nel giardino di Vasco Cesana nella brianza monzese il pruno è la più affidabile delle piante da frutto presenti assicurando abbondanti riserve di frutta per tutto il mese e oltre. Rispetto ad altre piante ha il vantaggio, che da un punto di vista di bird gardening può anche essere consideraro uno svantaggio, di non essere molto gradito dagli uccelli. Gli stessi merli guardano con una certa sufficenza e disinteresse i frutti maturi caduti preferendo dedicarsi ad altre risorse alimentari che in questo periodo abbondano. L'estate 2010 vede una produzione a livelli record. Dicono che sia sempre così nell'anno successivo alla potatura se le condizioni sono favorevoli. Su una sola pianta nell'arco di una decina di giorni Vasco ha già raccolto una ventina di kg di frutti e, nonostante molti frutti maturi siano caduti sul terreno, buona parte dei frutti sono ancora sull'albero e si può stimare nell'ordine addirittura dei 70-100 kg. la produzione dell'anno.
Questa copiosità va in qualche modo gestita. Sia al momento della raccolta sia poi nell'utilizzo. Le susine più ancora degli altri frutti raggiungono la maturazione in tempi diversi e quindi il raccolto va fatto gradualmente selezionando, tempo a disposizione permettendo, quelle mature al "momento giusto". Per Vasco si tratta di una questione di principio: raccogliendo i frutti al punto corretto di maturazione prova un senso di rivalsa contro le cattive pratiche ormai dettate dal mercato della grande distribuzione che impongono la raccolta di frutta acerba destinata a maturare in condizioni artificiali in ambiente frigorifero. Da tempo lui ormai infatti la frutta la compra solo da piccoli commercianti selezionati. Nel caso delle prugne il "momento giusto" è subito prima della completa maturazione, prima che i frutti perdano consistenza, quando ancora, addentandoli, offrono un minimo di resistenza, la buccia è quasi croccante e le fragranze acidule si liberano nel palato mitigate dalla dolcezza della polpa giunta a maturazione. Un veloce passaggio in frigorifero le fa diventare ideali per rinfrescare il palato e dissetare nelle calde giornate di luglio.
Non essendo possibile, nonostante la voracità di Vasco, stare dietro all'afflusso imponente di frutti in maturazione, l'utilizzo delle prugne, oltre alla distribuzione a familiari ed amici, vede poi uno sbocco naturale nella preparazione di marmellate, cosa di solito di competenza della consorte. Un utile strumento per la mescolatura dei frutti in modo automatico sono le macchine casalinghe per la preparazione del pane che possono di norma essere impiegate anche per questa operazione con risultati apprezzabili. Per una marmellata di prugne soddisfacente è necessario abbondare con lo zucchero perchè, dopo il processo di cottura, la forte acidità della prugna può diventare fastidiosa.
Vasco però è molto soddisfatto di un'altro possibile uso delle prugne avanzate di sua invenzione. Gli è venuto in mente pensando al senso di sollievo che provava nelle sue serate estive romane nel vedere grattare il ghiaccio in attesa della sua dose di grattachecca ai chioschi sul lungotevere. La cosa è molto semplice: mettere le prugne avanzate in recipienti di plastica, ricoprirli con pellicola trasparente e metterli in freezer. Una volta congelate passare velocemente le prugne, ne sono necessarie 6 o 7 per ogni porzione, sotto acqua corrente e sbucciarle a mano: la buccia sorprendentemente si stacca con assoluta facilità come una pellicola. Prendere una grattuggia multifunzione e grattuggiare, dal lato che si usa normalmente per le carote, su una terrina le prugne ghiacciate e mettere il tutto in un bicchiere. Aggiungere due cucchiaini di zucchero e due gocce di limone (non di più) e mescolare: la grattachecca di susine è pronta! Un vero elisir contro la calura estiva. Ma non solo. Vasco ha provato anche a prepararla come sorbetto per rinfrescare il palato al termine di un sontuoso pranzo natalizio. Dopo diversi mesi le susine, erano ancora lì, nel freezer, pronte ad aspettarlo. Ed a offrire anche in pieno inverno le loro fragranze acidule ed il ricordo delle calde giornate di luglio.




Grattachecca di susine - 22 luglio 2010

martedì 13 luglio 2010

I Passi dimenticati delle Alpi: Passo del Baldiscio e pianoro della Serraglia

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La conca alta della Serraglia e la via per Curciusa dal Passo del Baldiscio, 10 luglio 2010

Storie, leggende, vicende naturali ed umane caratterizzano ogni passo alpino ed accompagnano nelle varie epoche i più o meno intensi traffici commerciali e turistici che vi transitano. Nelle Alpi centrali la via di collegamento forse più carica di storia è il Passo Spluga che per secoli, dall’Impero Romano in poi, è stato una delle principali rotte di transito tra l’Europa centrale e l’Italia. Oggi la Via Spluga che ripercorre alcuni dei tratti storici più rilevanti, come le Gole del Cardinello, è forse il percorso escursionistico più suggestivo di questo tipo attraverso le Alpi. Vasco Cesana e consorte l’hanno percorso alcuni anni fa, partendo da Isola, nell’alta Val Chiavenna, e raggiungendo dopo 3 giorni di cammino Thusis, nella Svizzera centrale. Erano gli unici a percorrerlo nel senso degli italiani, in direzione Nord, mentre parecchi erano gli svizzeri ed i tedeschi che lo percorrevano nel senso opposto, guardandoli un po' stupiti.


Lungo il sentiero verso il Passo del Baldiscio 10 luglio 2010
Se lo stesso Spluga può essere considerato oggi, almeno da un punto di vista commerciale, un Passo “dimenticato” delle Alpi, partendo sempre da Isola, ma in direzione ovest, si può raggiungere un valico ancor più remoto e fuori dalle rotte di comunicazione transalpine: il Passo del Baldiscio, che collega, ad una altitudine di m. 2352, l’alta Val Chiavenna con la Valle Mesolcina, in Svizzera, che culmina nel Passo del San Bernardino. Per raggiungerlo si può percorrere in auto, acquistando il permesso giornaliero ad Isola, la strada consortile che percorre la Val Febbraro, lasciando l’auto al termine della strada, a circa 1500 m.s.l.m. Attualmente l’ultimo tratto della strada è in condizioni pessime ed è consigliabile lasciare l’auto alcune centinaia di metri prima del ponticello che attraversa il fiume, dove finisce la strada ed inizia il sentiero con il quale si sale ripidamente fino ai 1850 m. dell’Alpe Borghetto.

Arrivando a Borghetto Sotto 10 luglio 2010

Questo antico alpeggio, con tracce di presenza umana che risalgono a più di 3000 anni fa, oggi ha perso molto del suo fascino a causa della recente costruzione di una strada sterrata che lo collega ad Isola via Stabisotto. Nonostante la strada sia difficilmente praticabile anche per i fuoristrada, questo è bastato per dare il via alla consueta teoria di baite ristrutturate uso weekend che ormai contraddistingue un numero crescente di alpeggi montani. A Borghetto Alta, presso l’ultima baita, c’è anche l’unica fontana del percorso, ammesso che da essa sgorghi ancora acqua dopo il passaggio di un Vasco particolarmente disidratato sulla via del ritorno. Dopo Borghetto la segnaletica del tragitto (in molti tratti non c’è un vero e proprio sentiero) si dirada e si raggiunge, dopo uno strappo di altri 300 m. di dislivello, il Lago Grande in un magnifico ambiente alpino di alta quota. Un ultimo strappo e si raggiunge il Lago Mot e subito sopra il Passo del Baldiscio a m. 2352.


Il Lago Grande, m.2280 10 luglio 2010
Il lago di Mot, m. 2340 10 luglio 2010

Il Passo del Baldiscio, m. 2352 - 10 luglio 2010

Dei pochi visitatori presenti in zona nessuno raggiunge il passo. Arrivandoci Vasco ha veramente la sensazione di essere fuori dal mondo. Un Passo dimenticato, forse da sempre. Eppure, mettendo in comunicazione due località strategiche, come il villaggio fortificato di Mesocco, nel fondovalle svizzero, ed Isola, sulla direttrice dello Spluga, un qualche significato geopolitico deve averlo avuto in un più o meno lontano passato. Sulla destra, riportata anche su un segnavia che indica la direzione, si intuisce il sentiero della Curciusa, una linea di collegamento con il bacino del Reno via Nufenen sopra Splugen, riportata a quanto pare anche su alcuni testi medioevali ma del cui percorso originario si sono perse le tracce. Lungo di essa sarebbe sorto in epoca indefinita un misterioso ospizio monastero le cui campane sono state fuse per costruire la campana della chiesa di Isola. Vasco, scrutando con il binocolo le asperità rocciose della zona ad altitudini ormai prossime ai 3000 m., si immagina, più che un insediamento cristiano, un Gumpa tibetano di monaci buddisti che fanno invocazioni in Schwitzdeutsch. Con piglio storico, non può non rilevare che se veramente c'era un ospizio, allora c'era passaggio di una certa consistenza e forse, in qualche epoca lontana, questo passo non doveva essere poi così dimenticato...

Ruscello lungo il pianoro della Serraglia 10 luglio 2010

Dopo il Passo Baldiscio oltre a qualsiasi traccia di sentiero spariscono anche le segnalazioni. Per scendere verso il Pianoro della Serraglia bisogna seguire l'intuito, studiando i percorsi delle capre. Vasco osserva le tracce di passaggio degli animali sui nevai e decide di seguirle, anche se con qualche preoccupazione per la tenuta, data la temperatura alta ed il consistente differenziale di peso tra lui ed un caprone. Raggiunge infine, passando su qualche roccetta, il pianoro ma rimane intrappolato tra i ruscelli non riuscendo per poche centinaia di metri a raggiungere il ceppo di confine svizzero. Il pianoro della Serraglia, uno dei pochi territori italiani posti al di là della linea di spartiacque, è stato oggetto per secoli di dispute di confine in quanto, pur protendendosi in territorio orograficamente appartenente alla Val Mesolcina, è da sempre stato utilizzato come pascolo dagli abitanti di Isola, da dove è più facilmente raggiungibile rispetto ai 1200 m di dislivello che lo separano dal fondovalle svizzero. Questo diritto di pascolo degli Isolani era riconosciuto già nel 1300 (fonte il bel libro di Albano Marcarini "Di Passo in Passo", Lyasis edizioni, 2006) ma mai a questo era seguita una vera e propria cessione. Quando ormai, dopo la nascita del Regno d’Italia, il territorio sembrava ormai acquisito ci si sono messi anche i cartografi dell’Istituto Geografico Militare che con indolenza burocratica, ricalcarono le vecchie carte svizzere ignorando il lavoro e le lotte degli allevatori di Isola ed i regi interessi italici. Un tipico esempio di disorganizzazione sistemica italiana, superato poi con fatica attraverso specifiche convenzioni territoriali nel corso del novecento.
Il pianoro della Serraglia è comunque un bellissimo pascolo pianeggiante d’alta quota solcato da innumerevoli ruscelli, circondato da scoscesi dirupi e nevai, con una magnifica prospettiva verso ovest sulle cime della Svizzera centro-meridionale. Dopo una rinfrescante abluzione nelle acque della Serraglia Vasco, consumato un frugale pasto a base di bresaola e casera e drammaticamente a secco di riserve d'acqua potabile, risale, orientandosi come un valligiano esperto tra i diversi passaggi e nevai. Giunto al Passo Baldiscio si volta e da un’ultima occhiata ai dirupi per la Curciusa ed ai loro segreti alpini compiacendosi ancora una volta della selvaggia solitudine tibetana del luogo. Un angolo dimenticato delle Alpi tutto da scoprire. Meglio se con buone riserve d'acqua.

Il pianoro della Serraglia 10 luglio 2010

lunedì 14 giugno 2010

Ristoranti, spiagge e necropoli lungo la costa laziale settentrionale

L'antica "skyline" di Tarquinia, Lazio settentrionale (3/5/2009)

La costa laziale settentrionale è molto frequentata dai romani, che la affollano nei mesi estivi, mentre è poco o per nulla conosciuta dai non romani, cosa che la rende da diversi punti di vista più interessante. Vasco Cesana l’ha percorsa più volte, in occasione di alcuni dei suoi weekend estivi romani o quando ha dovuto usare l'auto nei suoi spostamenti Milano-Roma, preferendo la direttrice Civitavecchia-Livorno-Cisa agli interminabili cantieri sulla A1 in particolare nella zona intorno a Firenze. Indicativamente, traffico permettendo, il tratto tra Roma ed Orbetello in auto può essere percorso in poco più di un’ora e mezza. Ha esplorato in queste occasioni alcuni dei diversi posti interessanti della zona, incluso qualche ristorante che si è appuntato con il suo personale sistema di classificazione.

Ladispoli
Con la sua lunga spiaggia vulcanica che allontanandosi dal centro in direzione sud diventa sempre più selvaggia e solitaria, Ladispoli può essere un ottimo campo base, nei mesi estivi, da cui partire per visitare Roma o anche andarvi per incontri di lavoro. Basta non mettersi in strada la domenica sera quando il tragitto per Roma può diventare infernale. Vasco e consorte vi hanno trovato una piacevole struttura alberghiera disposta su un ampio spazio aperto che un tempo ospitava una colonia, l’Hotel “Le Tamerici”, proprio all’inizio del tratto più selvaggio di spiaggia, con un ristorante interessante:
Ristorante “Le Tamerici” , Ladispoli (località Marina di Palo), PRO-ASS (7/2008-09)
Molto accoglienti i tavoli all’aperto nel giardino dell’hotel, attraversato da una fresca brezza marina anche nelle giornate più calde. Menu con diverse opzioni di pesce tra crudo, fritti, griglie con diverse preparazioni curate. Vasco vi ha apprezzato i maltagliati con crema di fagioli e gamberi ed una bella spigola selvaggia. Interessanti variazioni di ricotta nei dessert. Da provare assolutamente per la gradevolezza del contesto, molto “nature”, nonostante la vicinanza a Roma, e per la scelta dei piatti non banale. Conto sui 40 euro (luglio 2008 e 2009).

Cerveteri
Il suo territorio ospita una delle più importanti necropoli etrusche in assoluto. Molti dei suoi reperti sono custoditi nel Museo di Valle Giulia di Roma anche se ancor più sono sicuramente i reperti trafugati nel corso della storia e finiti chissà dove. Vasco è rimasto colpito dalla varietà e dalla personalità delle diverse tombe visitabili (molte non lo sono) della Necropoli della Banditaccia. In seguito ad un attacco di fame ha interrotto il percorso, dal fascino un po’ noir, lungo la Via degli Inferi. Tornato nella piazzetta al centro della cittadina, vi ha trovato una delle migliori porchette mai assaggiate. Dopo un’abbondante degustazione però i propositi di ulteriori approfondimenti etruschi svaniscono e si dirige verso il mare nella vicina spiaggia di fianco al Castello di Santa Severa. Si stende sulla spiaggia e, da sdraiato, con la coda dell’occhio vede i resti a mare del porto etrusco-romano di Pyrgi, proprio ai margini della spiaggia. Con questa immagine affascinante nell’occhio ormai socchiuso, si appisola pesantemente.

Santa Severa
Con le sue eleganti abitazioni nel verde ed una bella spiaggia chiara, è uno dei posti preferiti da Vasco per andare al mare, in bagni attrezzati, sulla costa laziale. Il Tirreno qui sembra più blu e, tra i bagni, può capitare di incontrare il Presidente Ciampi.
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La campagna intorno a Tarquinia vista dalle mura etrusche (3/5/2009)

Tarquinia

Il profilo turrito di questo antico centro in cima ad una collina strategica che domina la costa e la campagna a nord di Civitavecchia è la quintessenza di un’Italia che riesce ancora ad esprimere il fascino della sua lunga storia raccontandoci una trama che dagli Etruschi giunge fino a noi passando per il Medioevo. Vasco ne è rimasto abbagliato quando, dopo il lungo viaggio da Milano ed arrivando dal buio della Maremma, la vede emergere all’improvviso con le sue torri che si profilano davanti ad una possente luna piena. Non è riuscito a visitare le Necropoli etrusche di Monterozzi, famose per gli affreschi che vi sono conservati, cosa che si ripromette di fare nell’ambito di un tour archeo-eno-gastro-naturalistico della Tuscia alla prima occasione che gli capiterà. Il centro di Tarquinia mantiene un’impronta medioevale con il quartiere delle torri, la cinta muraria, in parte risalente forse al periodo etrusco, ed alcuni edifici interessanti. E’ anche un buon posto dove fermarsi a mangiare offrendo una discreta scelta di trattorie di impronta e prezzi popolari, come, ad es.:

Ristorante “Le due orfanelle”, Tarquinia (vicolo Breve, centro), PRO-SEC (3/5/2009)
Vasco e consorte vi hanno mangiato sulla via del ritorno a Milano. Arredo stile “vecchia trattoria”, discreta scelta di piatti del territorio tra i quali hanno degustato un buon antipasto di salumi della Tuscia, dell’ottima carne alla brace e dei non memorabili ravioli. Prezzi convenienti e, soprattutto, porzioni piacevolmente abbondanti, forse un pelino esagerate per chi ha di fronte 450 km. in auto.
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Scorcio tra le torri di Tarquinia (3/5/2009)

Oltre il confine Pontificio
Tra Pescia Romana e Pescia Fiorentina passava il confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. Si entra così in una regione molto più frequentata turisticamente, con l’Argentario che si protende in mare elevandosi a partire dalle lagune di Orbetello che hanno ai margini le belle e frequentate spiagge dei “Tomboli” della Giannella e della Feniglia, precedute dal più isolato litorale di Capalbio con una delle più esclusive mete balneari della intellighenzia romana, in particolare gli evocativi bagni “L’ultima spiaggia”. Verso l’interno sono consigliabili come campo base diversi agro-turismi molto poco “agro” e molto “turismi” e numerosi sono i posti enogastronomicamente interessanti. Il posto che più è piaciuto a Vasco per cenarvi è la

Cooperativa Pescatori di Orbetello (Orbetello, 50 m. sulla destra dell’entrata nelle mura spagnole) PRO-ASS (sett 2008-09)
Questo ampio spazio ai bordi della laguna di Orbetello è gestito dalla Cooperativa Pescatori. Nei mesi estivi questi allestiscono una grande zona di ristorazione all’aperto oltre ad uno spazio "ristorante" più ristretto con servizio al tavolo. Vasco è andato un paio di volte nello spazio aperto, allestito tipo “sagra” (con ritiro a chiamata delle ordinazioni davanti alla cucina) e lo trova un posto ideale per fare tappa e rifocillarsi lungo il tragitto tra Milano a Roma. Vi ha trovato un servizio veloce, un pesce freschissimo, di alta qualità ed a prezzi convenienti. Sedendosi sui tavoloni all’aperto, ai bordi dell’estesa laguna, accompagnato dai richiami dei limicoli che la percorrono dopo l’imbrunire, degustando una frittura di “gianchetti” o un branzino appena pescato dagli allevamenti in loco, rinfrescato dalla leggera brezza che sale dalle acque, Vasco si sente cullare dalla natura della laguna cullandola nel contempo nel suo ospitale stomaco. Da provare assolutamente, evitando se possibile gli orari e le giornate di punta ad agosto.

Porta d'entrata nel centro di Capalbio (6/2007)

mercoledì 26 maggio 2010

Paesaggi, fiori ed altro dal Monte Barro (con link)

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Il sito www.whatyoulove.it, viaggio per seguire le mie passioni, ha pubblicato un guest post de “I viaggi di Vasco Cesana” su una escursione al Monte Barro, nei pressi di Lecco, inseguendo le suggestioni e gli insegnamenti del grande geologo e naturalista lecchese Abate Stoppani. Il link per il testo completo del post è Sulle tracce dell'Abate Stoppani: escursione al Monte Barro . Quelle che seguono sono alcune altre immagini scattate lungo il percorso da Vasco Cesana...



Versante sud del Monte Barro dalla vetta 16 maggio 2010


Panorama sui laghi briantei dal versante ovest del Monte Barro 16/5/2010




Sparviero e Gheppio, Monte Barro, 16/5/2010
















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immagini di fiori scattate al Monte Barro il 16/5/2010 (Fiore 1 e 2) ed il 23/5/2009 (Fiore 3, 4, 5 e 6)





























Veduta del Resegone dalla vetta del Monte Barro 16/5/2010


Monte Barro, 23/5/2009

sabato 8 maggio 2010

Viaggio virtuale nella cultura democratica britannica: Election 2010

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L'apertura dello speciale elezioni 2010 della BBC (da YouTube), 6 maggio 2010

Da quando, nel 2005, attraverso le antenne di una piccola tv al di qua della Manica, ha avuto modo di seguirne l’evolversi degli scrutini alla BBC, le elezioni politiche britanniche sono diventate per Vasco Cesana un appuntamento da non perdere, un interessante viaggio virtuale che, attraversando i collegi uninominali da Dover a Na H-Eileanan An Iar, da Vale of Clwyd a Fermanagh and South Tyrone, lo fa immergere nei rituali e nelle tradizioni di una delle più antiche culture democratiche del mondo. Anche in queste elezioni 2010, Vasco non ha mancato l’appuntamento, questa volta seguendo la BBC grazie al satellite ed al web. La capacità di dispiegare competenze, professionalità e tecnologia da parte della televisione pubblica britannica è stata anche questa volta magistrale, con molto spazio ai dati, alle immagini dai seggi, alle simulazioni ed alle analisi puntuali e relativamente poco ai commenti politici. Molto ricche e di facile consultazione, sintetizzando molto efficacemente i dati elettorali ed i confronti , anche le pagine dedicate nel sito http://news.bbc.co.uk/2/shared/election2010/results/ .

Un alto livello qualitativo testimoniato anche dalla precisione, pur in una elezione con molti elementi di incertezza, della previsione del primo exit pool rispetto ai dati finali: errore di 1 solo seggio per i conservatori (su 305!), di 3 per i laburisti ed i liberaldemocratici. Certo, l’unico problema è che, al termine di tutto questa perfetta gestione televisiva dell’evento, nessuno sa che tipo di governo avrà la Gran Bretagna, ma questo è, dal punto di vista di Vasco, secondario.


La tranquilla campagna del Sussex.

Nel Sud Est dell'Inghilterra i conservatori hanno ottenuto nelle elezioni del 6/5/2010 ben 75 seggi su 84 in palio.

La sua attenzione infatti è catturata non tanto dal risultato, pur importante nell’attuale scenario economico e geopolitico europeo, ma dalle modalità con le quali si completa il rito democratico, dai personaggi, dalle località, dall’ambientazione e dagli interventi dei candidati. E dalla cultura e dalla storia che si intuisce essere dietro tutto questo. Lo spoglio delle schede avviene in un grande spazio aperto, in genere palestre scolastiche o centri sportivi, brulicanti di gente e sotto le riprese delle telecamere, dove vengono portate le scatole con le schede passate di mano in mano da catene di ragazzi che le ricevono dalle diverse sezioni dei collegi, ciascuno rappresentativo di circa 50.000 elettori. Non sembrano esserci grandi discussioni né grandi controlli, anche se alcuni collegi risultano essere stati chiusi molte ore dopo l’inizio dello spoglio. L’idea che possano esserci dei brogli nella confusione appare semplicemente esclusa dal novero delle cose possibili. Tutti i candidati, inclusi i leader più in vista, devono confluire nel locale dove avviene lo spoglio del loro collegio e schierarsi fianco a fianco al momento della proclamazione del risultato, circondati dagli scrutatori e dagli attivisti dei diversi gruppi politici, che attendono insieme il responso. Questo viene proclamato in genere da signore che sfoggiano abiti dai colori improbabili ed acconciature dal sapore vintage le quali procedono nelle lettura pedante dei voti espressi e nel proclamare il vincitore. I candidati poi sono chiamati a fare un discorso a cominciare dal vincitore e poi a seguire gli altri. Tutti si devono ascoltare a vicenda e traspare in genere una grande sensazione di rispetto e sportività. Il susseguirsi delle proclamazioni dei risultati nei collegi più importanti o in bilico è seguito da Vasco in diretta dalla BBC come se fosse un viaggio attraverso le tante anime del Regno Unito di oggi, con elettori ed eletti che vanno dagli scozzesi in kilt dello Scottish National Party, agli Unionisti Democratici Nordirlandesi, ai Laburisti poco “New Labour “ delle ex cinture industriali delle Midland, dai nuovi parlamentari di origine indo-pachistana di alcuni collegi londinesi agli aristocratici Tories del Mid Sussex inglese.
Nei collegi dove sono candidati i leader il numero dei pretendenti si allarga a personaggi particolari come il candidato che durante lo speech di Gordon Brown nel suo collegio scozzese di Kirkcaldy and Cowdenbeath lo affiancava con occhiali neri ed un pugno chiuso alzato. David Cameron nel suo collegio di Witney nell’ Oxfordshire era circondato da vari esponenti, candidatisi come indipendenti nel collegio, compiaciuti dello loro eccentricità, tra i quali un Jesus Christ con tunica bianca, barba lunga e atteggiamento piuttosto insofferente.



Video da YouTube del discorso di Gordon Brown alla proclamazione dei risultati nel suo collegio scozzese di Kirkcaldy and Cowdenbeath, 7 maggio 2010
Vasco vede in questo cerimoniale una continua esigenza di manifestare la “prossimità” dei politici con gli elettori, una "orizzontalità" della politica che differenzia la cultura politica inglese da quella, ad esempio, italiana e francese e che potrebbe essere collegata a quello che gli studi di Intercultural Management definiscono, in rapporto in particolare alle gerarchie aziendali, come culture a basso Power Distance Factor (Geert Hofstede), che si potrebbe sintetizzare qui come la tendenza a prevedere (o accettare), una maggiore o minore distanza (o visibilità) tra il potere e chi lo dovrebbe riconoscere come tale . In questo indice nelle ricerche di Hofstede la UK totalizza 35, uno dei valori più bassi, mentre Italia e Francia sono tra i paesi occidentali con valori più alti, superiori a 50 (i paesi Arabi sono intorno a 80). Un altro possibile esempio? Il Primo Ministro britannico fa le sue conferenze stampa in mezzo alla strada fuori da Downing Street 10, non esattamente la stessa sensazione che danno le immagini del Presidente del Consiglio italiano tra i quadri e gli stucchi di Palazzo Chigi. Questa volta però il Primo Ministro rischia proprio di rimanere in mezzo alla strada, visto che nessuno ha la maggioranza. Ed il Power Distance Index si misura dopo le elezioni del 6/5/2010 in 306 su 326, ovvero la distanza tra i seggi del partito che ha avuto più voti alle elezioni, i tories, ed il Power, ovvero la maggioranza necessaria per governare. Arrivederci, care costituency, al 2015. Anzi, forse, a tra poco!

Lungo le bianche scogliere di Dover (agosto 2005)

Il collegio di Dover, considerato target n.99 tra i collegi marginali dai conservatori, che lo hanno strappato al Lbour nelle elezioni del 6/5/2010

domenica 25 aprile 2010

花見 Primavera 2010

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Transizione - In the garden, 5/4/2010



Lui piccolo - In the garden, 25/3/2010



Sakura Zensen 1 - In the garden, 5/4/2010




In Giappone l'arrivo della primavera è annunciato ed accompagnato dall'avanzare, da sud a nord, del fronte dei ciliegi in fiore: Sakura Zensen è il termine giapponese che segnala l'avanzata delle fioriture ed Hanami sono le feste per l'osservazione dei ciliegi in fiore che le accompagnano. E' un momento di contemplazione, di festa ed anche di riflessione sulla transizione. Vasco Cesana, osservando l'avanzare della primavera nel proprio giardino, con il passaggio dei luì, l'esplodere della fioritura del susino, il dispiegarsi del tappeto di margherite e l'arrivo del codirosso, si sente un po' giapponese, anche se un Hanami come si deve non può prescindere da un buon bicchiere di Sakè.




Sakura Zensen 2 - In the garden, 5/4/2010



Codirosso - In the garden, 19/4/2010


sabato 10 aprile 2010

Itinerario lungo la Loira tra vini e castelli

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Viti nei giardini del castello di Villandry Loira, Francia
Arrivando da Nord, il castello di Chambord, una trentina di km dopo Orleans, introduce alla regione comunemente conosciuta come “Castelli della Loira”. La Loira scorre in questa zona dopo aver percorso circa 600 km dalle sorgenti, a sud est di Grenoble, e prima di sfociare nell’Oceano Atlantico dopo Nantes. Vasco Cesana l’ha percorsa in occasione di una vacanza ai tempi della sua assegnazione in Francia. Nonostante si tratti di una delle aree turistiche europee più rinomate, l’ha trovata estremamente rilassante. Arrivando a Chambord, circondato da un magnifico parco di 5000 ettari, rimane colpito dall’estensione delle foreste planiziarie d’alto fusto che contraddistinguono tutta l’area, perfettamente conservate dai tempi in cui rappresentavano una riserva di caccia per la nobiltà. L’alternarsi di foreste e campagne, del fiume e dei suoi affluenti, dei castelli e dei villaggi, inducono una sensazione di relax e tranquillità. L’estensione e la conformazione del territorio consente una certa dispersione dei turisti, ad eccezione dei castelli di maggiore richiamo nelle ore di punta. Anche in pieno agosto Vasco e consorte non hanno avuto problemi nel trovare un posto per pernottare e, per la verità, ne hanno trovati di molto belli. Dopo la visita di Chambord, l’incredibile residenza di caccia di Francesco I, arrivando per il pernottamento a Chenonceux, trovano posto nell’accogliente Auberge du Bon Laboureur nel cui ristorante, fregiato di una stella Michelin, degustano un’eccellente cena. Vasco non può dimenticare la musicalità golosa evocata da uno dei piatti più avvincenti del menu: la crème onctueuse d’ècrevisses. Ha già imparato durante la sua permanenza in Francia a conoscere ed apprezzare i vini della Loira che accompagnano con una miriade di denominazioni e di crus praticamente buona parte del fiume e dei suoi affluenti. Quelli del lungo tratto che va da qui a Nantes sono tra quelli da lui più graditi, innanzitutto per la loro bevibilità e versatilità nell’abbinarsi ai cibi, forse più prossima al gusto italiano, ma anche per l’eccellente rapporto qualità/prezzo rispetto ad altre zone della Francia. La regione vinicola dell’area più centrale dei castelli è denominata Touraine e si trovano molte cantine dove degustare i diversi vini del posto. Vasco ha visitato con amici la cantina Paul Buisse dove ha assaggiato e degustato, tra gli altri, un interessante Saint Nicolas de Bourgueil espressione molto pura e netta del carattere del cabernet franc oltre ad un più strutturato Bourgueil cuvèe exceptionnelle 2003.
Castello di Aize Le Rideau Loira, agosto 2006
Tra i tanti castelli della zona una delle mete imperdibili è il castello di Chenonceux, soprannominato Château des Dames , dalla splendida posizione ed interni, forse il più famoso, che proprio per questo può risultare un po’ affollato. Bella però, nel periodo estivo, anche la visita serale. Poco lontana l’ultima dimora di Leonardo da Vinci nei pressi di Amboise nel maniero di Clos-Luce con annesso parco delle invenzioni. Gli altri castelli e dimore scelte da Vasco sono stati il castello di Blois, nel cui interno ha trovato anche un bel polittico di Andrea d’Oggiono raffugurante una veduta di un familiare paesaggio brianzolo, il castello di Villandry, con un mosaico di giardini fioriti straordinario ed il piccolo ma molto scenografico Aize Le Rideau. Come base per il pernottamento e le visite hanno trovato posto nello Château de Pray , presso Amboise, uno dei diversi posti dove si può provare l’esperienza di dormire in un vero castello con in camera arredi originali e dove si può degustare una cena di buon livello, con menzione particolare nel diario di Vasco per i suoi “dessert formidabili” . Successivamente si sono spostati a Chinon, cittadina dalla calda impronta medioevale, “vissuta” , un po midi (venendo dal Nord Pas de Calais), con la sua piazzetta all’ombra dei platani, i suoi caffè e ristorantini all’aperto, il suo buon vino rosso, i suoi ciottolati ed edifici all’interno di un impianto perfettamente conservato mantenendo la sua autenticità. Chinon ha una vera importanza storica e letteraria: nel castello vi sono tracce della prigionia del Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay prima di essere giustiziato a Parigi, qui Giovanna d’Arco incontrò il delfino futuro Re di Francia Carlo VII durante la Guerra dei Cent’anni, qui Francois Rabelais, nativo di Chinon, ha ambientato le avventure di Gargantua e Pantagruel.

Veduta di Chinon dal Castello Loira, agosto 2006
Dopo Chinon si entra nella regione vinicola di Anjou e Saumur: un mondo di vini tutto da scoprire anche se, in particolare per i rosè oggi in crisi di mercato, qualche volta snobbato dalla critica enologica modaiola. Ma non dai maestri: “Ben pochi vini certo si sposano meglio con la serie degli antipasti cosidetti all’italiana (coppe, culatelli, bondiole in particolare) dei Rosés d’Anjou secchi. Già il loro colore, rosato acceso, si adagia lieto sulla polpa mille-tonalità degli insaccati, e più il profumo acuto e tuttavia delizioso, e più il sapore vivo, fruttato e nervoso”. Lo scriveva Veronelli, in un amato classico della letteratura enogastronomica italiana, “Il vino giusto”, ed. Rizzoli, nel 1971. Vasco, nel suo piccolo, a distanza di qualche decennio, conferma e include nella bontà degli abbinamenti dei Rosé d'Anjou, nella variante questa volta demi-sec, anche diversi primi piatti di pasta italiani tra i quali, ad esempio, la carbonara. Prezzo medio di una bottiglia di buon Rosé della Loira? Due euro e cinquanta, all’Auchan. In una delle Foire au Vin che si trovano in autunno in giro per la Francia ha acquistato anche alcune bottiglie di Terre d’Allaume, TA Anjou, Domain Eric Blanchard (€. 3,5), scoprendo un vino bianco dalla spiccata personalità, dalle intense note minerali , quasi “termali”, molto interessante anche se troppo aggressivo per il tempura di gamberetti e sogliolette fresche del Mare del Nord che si era preparato per degustarlo (meglio l’abbinamento con un bel salamotto dell’Auvergne). Tra i tanti vini seducenti di questa zona della Loira vi sono anche dei bianchi dolci di rara eleganza e ricercatezza: il Bonnezeaux, prodotto in alcuni piccoli e selezionati cru poco ad ovest di Saumur, è uno di questi. Vasco ha degustato un Bonnezeaux Dom. De Petit Quarts Le Malabé la prima volta come aperitivo in un ristorante presso Dunkerque di ritorno da una trasferta di lavoro. Servito fresco, gli ha avvolto il palato in una esplosione di sapori fruttati. Ad un certo punto, stupefatto da come il gusto continuasse ad evolvere in bocca, gli è sembrato di avere perfino delle visioni. Forse anche perché era affamato ed a stomaco vuoto. E’ un vino difficile da trovare, prodotto in solo 3000 bottiglie, con prezzi che superano i 20 Euro a bottiglia.

Entrando in Anjou o terra d’Angiò una visita di grande interesse è quella dell’Abbazia di Fontevrault, sede dell’omonimo ordine medioevale, che finì quando la Rivoluzione l’espropriò ed oggi è monumento gestito dallo Stato con guide molto “laiche”. Vasco segue con attenzione le spiegazioni sull’interessante pratica, da parte del fondatore Roberto D’Abrissel, del sinegetismo, che consisteva nel dormire nudo circondato dalle novizie resistendo agli impulsi della carne. Comunque la Santa Sede, nonostante l’ordine di Fontevrault avesse acquisito nel Medioevo notevole influenza e seguito, non l’ha mai fatto Santo. Dalla sua morte per i 700 anni che intercorsero fino alla Rivoluzione, l’Ordine venne retto ininterrottamente da Badesse, tra cui molte rampolle delle dinastie regnanti le cui opere all’interno dell’Abbazia sono contrassegnate per i posteri con le loro iniziali, secondo il motto di Luisa di Borbone: “Sacrifice n’est pas humilité”.
A rimarcare l’importanza storica dell’Abbazia e l’intreccio, negli anni intorno al mille, tra Regno d’Inghilterra ed i feudi e contadi francesi, al suo interno si trovano, affiancate ed in multicolor, le tombe di Enrico II d’Inghilterra, la moglie Eleonora d’Aquitania, di Riccardo Cuor di Leone (una delle diverse che si trovano in Francia) e di Isabella di Angoulême. Proseguendo lungo la Loira verso Nantes si attraversa una zona poco turistica ma non per questo meno bella con floridi e ridenti paesini, manieri e case trogloditiche diventate nel tempo ottime cave di tufo per far invecchiare vini, stagionare formaggi ed anche per coltivare champignons. Ah, la France!
Avvicinandosi a Nantes la campagna ed i vigneti si espongono alle influenze oceaniche sempre più vicine. Si è nel regno di produzione del Muscadet, vino bandiera della région nantaise. Vino bianco, prodotto di massa, presente in tutti i supermercati della Francia, in vendita generalmente ad un prezzo nell’ordine dei 3-5 Euro, il Muscadet non è per questo da considerare un vino di bassa qualità. Prodotto esclusivamente da vitigno Melon, secondo tecniche locali ben disciplinate, il Muscadet ha un carattere ed una leggerezza tutta sua che appaga il palato e accompagna mirabilmente i piatti di pesce.
Mentre la Loira si avvia lentamente verso l’Oceano Atlantico Vasco volge lo sguardo di là, verso la Bretagna, dove milioni di ostriche, le migliori ostriche del mondo, lo attendono, ansiose di accogliere il loro compagno preferito, il fresco e brioso Muscadet.


Giardini del Castello di Villandry Loira, Francia

giovedì 25 marzo 2010

Focaccia, bianchini e Bianconi ad Arenzano



Osservazione della migrazione dei Bianconi al Curlo, Arenzano, 20/3/2010
Africa, Gibilterra, Spagna, Francia, Liguria. E poi qualcuno si ferma, molti scendono lungo gli Appennini, alcuni attraversano la pianura padana e si dirigono verso la Croazia e la penisola balcanica. Sono i Bianconi, rapaci delle dimensioni quasi di un’aquila, specializzati nel predare rettili e serpenti, che percorrono questo lungo tragitto per tornare nei luoghi di nidificazione dalle loro aree di svernamento. La rotta migratoria costeggia il Mediterraneo e li porta a cercare le correnti ascensionali calde lungo le alture costiere. Il Parco del Beigua, sopra Arenzano, è conosciuto come uno dei punti di maggiore concentrazione del passaggio e la località è monitorata da diversi anni da un numero crescente di appassionati. Il posto è bello in sé: una collina con macchia e vegetazione mediterranea circondata da rilievi piuttosto elevati e selvaggi. Di fronte l’azzurro del mare dove lo sguardo spazia nelle giornate limpide fino a cogliere il profilo dal promontorio di Portofino nella riviera di levante e quello di Capo Mele nel ponente. Il periodo di migrazione è concentrato nelle settimane centrali di marzo con limitate variazioni da un anno all’altro. Dopo la fine di marzo ormai quasi tutti i Bianconi sono passati ma le migrazioni proseguono, in modo un po’ più rarefatto, con altre specie di rapaci. Il 17 marzo 2010 è stato raggiunto il record di osservazioni in un giorno: ben 824 Bianconi risultano essere passati sopra la località Curlo di Arenzano (fonte:www.liguriabirding.net).
Bianconi in migrazione, Parco del Beigua, Arenzano 5/4/2008

Vasco Cesana ed amici si sono presentati quest’anno abbastanza puntuali all’appuntamento di Arenzano, tre giorni dopo questo record di osservazioni, ma l’esito non è stato altrettanto positivo: zero bianconi. Di fatto i Bianconi erano ormai in gran parte passati e con essi il sole che aveva rischiarato le giornate precedenti ma che al loro arrivo aveva lasciato il posto ad una estesa perturbazione da sud est. D’altronde la natura è fatta così ed anche i rapaci, come le condizioni meteo, non sono tenuti ad attenersi alle giornate di weekend. Nelle precedenti occasioni comunque avevano sempre avuto modo di osservare un numero variabile di Bianconi, dai tre nel 2009, ai quindici nel 2008 fino ad un massimo di centotre nel 2007, più uno svariato numero di altre specie di rapaci e passeriformi. Costante invece negli anni risulta il consumo di focaccia di Vasco: tanta.
Proprio sulla strada per il Parco del Beigua si trova una panetteria che sforna quella che secondo Vasco è una delle migliori focacce del ponente ligure, il Panificio Castellaro. Qui ci si ferma per far provviste prima di salire al punto di osservazione con riserve tali da poter resistere quasi fino alla migrazione autunnale. Nonostante questo le riserve di focaccia di Vasco sono già abbondantemente ridotte prima ancora di risalire in auto. Poi, una volta arrivati, in attesa dei bianconi, se mai arriveranno, si accompagna l’attesa con i bianchini. Ben abbinato alla focaccia è risultato un fresco Prosecco di Valdobbiadene. Vasco, continuando a scrutare l'orizzonte sentendo l'aria umida marina che ne sferza le mandibole al lavoro, pensa, lasciandosi cullare il palato dalle fragranze della focaccia che, anche se i bianconi questa volta non arriveranno, va bene lo stesso.

Veduta dalla località Curlo, Arenzano 5/4/2008
Panificio “Castellaro” (Arenzano, località Terralba) PRO-ASS (varie 2003 - 2010)
Comodamente raggiungibile in 5’ dall’autostrada Genova-Ventimiglia, uscita Arenzano, girando a destra dopo l’uscita seguendo le indicazioni per l’ospedale, arrivando poi all'abitato di Terralba, sotto all’incrocio con la stradina che sale al Parco del Beigua (non si vede dalla strada principale, si trova nella strada parallela sottostante), il panificio Castellaro ha tutti i caratteri del panificio tradizionale, con il forno alle spalle del negozio, il profumo di pane e focaccia che si libra soavemente nell’aria ed i prodotti che vengono sfornati in continuazione. Su tutti svetta la focaccia, qui offerta in due qualità base, quella morbida (l’unica sfornata al pomeriggio) e quella croccante. Questa è di una qualità particolare, chiamata qui focaccia di Terralba, bassa ed allungata, cosparsa con un po’ di farina di mais. Vasco la trova eccellente per equilibrio di sapori e di fragranze: è unta come dove esserlo una focaccia propriamente detta ma senza esagerare, è saporita ma non troppo salata. Deve essere mangiata rigorosamente da sola lasciandosi conquistare gradualmente il palato che ne viene appagato e ne viene continuamente stimolato senza mai esserne stancato. Come tutte risente delle condizioni atmosferiche e può essere più o meno croccante a seconda delle condizioni di umidità, ma sempre ottima. Il panificio offre diverse varianti come la gustosa focaccia con la cipolla, quella al formaggio, che Vasco però mangia solo a Recco e Camogli, morbide pizze ed interessanti dolci.