domenica 25 aprile 2010

花見 Primavera 2010

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Transizione - In the garden, 5/4/2010



Lui piccolo - In the garden, 25/3/2010



Sakura Zensen 1 - In the garden, 5/4/2010




In Giappone l'arrivo della primavera è annunciato ed accompagnato dall'avanzare, da sud a nord, del fronte dei ciliegi in fiore: Sakura Zensen è il termine giapponese che segnala l'avanzata delle fioriture ed Hanami sono le feste per l'osservazione dei ciliegi in fiore che le accompagnano. E' un momento di contemplazione, di festa ed anche di riflessione sulla transizione. Vasco Cesana, osservando l'avanzare della primavera nel proprio giardino, con il passaggio dei luì, l'esplodere della fioritura del susino, il dispiegarsi del tappeto di margherite e l'arrivo del codirosso, si sente un po' giapponese, anche se un Hanami come si deve non può prescindere da un buon bicchiere di Sakè.




Sakura Zensen 2 - In the garden, 5/4/2010



Codirosso - In the garden, 19/4/2010


sabato 10 aprile 2010

Itinerario lungo la Loira tra vini e castelli

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Viti nei giardini del castello di Villandry Loira, Francia
Arrivando da Nord, il castello di Chambord, una trentina di km dopo Orleans, introduce alla regione comunemente conosciuta come “Castelli della Loira”. La Loira scorre in questa zona dopo aver percorso circa 600 km dalle sorgenti, a sud est di Grenoble, e prima di sfociare nell’Oceano Atlantico dopo Nantes. Vasco Cesana l’ha percorsa in occasione di una vacanza ai tempi della sua assegnazione in Francia. Nonostante si tratti di una delle aree turistiche europee più rinomate, l’ha trovata estremamente rilassante. Arrivando a Chambord, circondato da un magnifico parco di 5000 ettari, rimane colpito dall’estensione delle foreste planiziarie d’alto fusto che contraddistinguono tutta l’area, perfettamente conservate dai tempi in cui rappresentavano una riserva di caccia per la nobiltà. L’alternarsi di foreste e campagne, del fiume e dei suoi affluenti, dei castelli e dei villaggi, inducono una sensazione di relax e tranquillità. L’estensione e la conformazione del territorio consente una certa dispersione dei turisti, ad eccezione dei castelli di maggiore richiamo nelle ore di punta. Anche in pieno agosto Vasco e consorte non hanno avuto problemi nel trovare un posto per pernottare e, per la verità, ne hanno trovati di molto belli. Dopo la visita di Chambord, l’incredibile residenza di caccia di Francesco I, arrivando per il pernottamento a Chenonceux, trovano posto nell’accogliente Auberge du Bon Laboureur nel cui ristorante, fregiato di una stella Michelin, degustano un’eccellente cena. Vasco non può dimenticare la musicalità golosa evocata da uno dei piatti più avvincenti del menu: la crème onctueuse d’ècrevisses. Ha già imparato durante la sua permanenza in Francia a conoscere ed apprezzare i vini della Loira che accompagnano con una miriade di denominazioni e di crus praticamente buona parte del fiume e dei suoi affluenti. Quelli del lungo tratto che va da qui a Nantes sono tra quelli da lui più graditi, innanzitutto per la loro bevibilità e versatilità nell’abbinarsi ai cibi, forse più prossima al gusto italiano, ma anche per l’eccellente rapporto qualità/prezzo rispetto ad altre zone della Francia. La regione vinicola dell’area più centrale dei castelli è denominata Touraine e si trovano molte cantine dove degustare i diversi vini del posto. Vasco ha visitato con amici la cantina Paul Buisse dove ha assaggiato e degustato, tra gli altri, un interessante Saint Nicolas de Bourgueil espressione molto pura e netta del carattere del cabernet franc oltre ad un più strutturato Bourgueil cuvèe exceptionnelle 2003.
Castello di Aize Le Rideau Loira, agosto 2006
Tra i tanti castelli della zona una delle mete imperdibili è il castello di Chenonceux, soprannominato Château des Dames , dalla splendida posizione ed interni, forse il più famoso, che proprio per questo può risultare un po’ affollato. Bella però, nel periodo estivo, anche la visita serale. Poco lontana l’ultima dimora di Leonardo da Vinci nei pressi di Amboise nel maniero di Clos-Luce con annesso parco delle invenzioni. Gli altri castelli e dimore scelte da Vasco sono stati il castello di Blois, nel cui interno ha trovato anche un bel polittico di Andrea d’Oggiono raffugurante una veduta di un familiare paesaggio brianzolo, il castello di Villandry, con un mosaico di giardini fioriti straordinario ed il piccolo ma molto scenografico Aize Le Rideau. Come base per il pernottamento e le visite hanno trovato posto nello Château de Pray , presso Amboise, uno dei diversi posti dove si può provare l’esperienza di dormire in un vero castello con in camera arredi originali e dove si può degustare una cena di buon livello, con menzione particolare nel diario di Vasco per i suoi “dessert formidabili” . Successivamente si sono spostati a Chinon, cittadina dalla calda impronta medioevale, “vissuta” , un po midi (venendo dal Nord Pas de Calais), con la sua piazzetta all’ombra dei platani, i suoi caffè e ristorantini all’aperto, il suo buon vino rosso, i suoi ciottolati ed edifici all’interno di un impianto perfettamente conservato mantenendo la sua autenticità. Chinon ha una vera importanza storica e letteraria: nel castello vi sono tracce della prigionia del Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay prima di essere giustiziato a Parigi, qui Giovanna d’Arco incontrò il delfino futuro Re di Francia Carlo VII durante la Guerra dei Cent’anni, qui Francois Rabelais, nativo di Chinon, ha ambientato le avventure di Gargantua e Pantagruel.

Veduta di Chinon dal Castello Loira, agosto 2006
Dopo Chinon si entra nella regione vinicola di Anjou e Saumur: un mondo di vini tutto da scoprire anche se, in particolare per i rosè oggi in crisi di mercato, qualche volta snobbato dalla critica enologica modaiola. Ma non dai maestri: “Ben pochi vini certo si sposano meglio con la serie degli antipasti cosidetti all’italiana (coppe, culatelli, bondiole in particolare) dei Rosés d’Anjou secchi. Già il loro colore, rosato acceso, si adagia lieto sulla polpa mille-tonalità degli insaccati, e più il profumo acuto e tuttavia delizioso, e più il sapore vivo, fruttato e nervoso”. Lo scriveva Veronelli, in un amato classico della letteratura enogastronomica italiana, “Il vino giusto”, ed. Rizzoli, nel 1971. Vasco, nel suo piccolo, a distanza di qualche decennio, conferma e include nella bontà degli abbinamenti dei Rosé d'Anjou, nella variante questa volta demi-sec, anche diversi primi piatti di pasta italiani tra i quali, ad esempio, la carbonara. Prezzo medio di una bottiglia di buon Rosé della Loira? Due euro e cinquanta, all’Auchan. In una delle Foire au Vin che si trovano in autunno in giro per la Francia ha acquistato anche alcune bottiglie di Terre d’Allaume, TA Anjou, Domain Eric Blanchard (€. 3,5), scoprendo un vino bianco dalla spiccata personalità, dalle intense note minerali , quasi “termali”, molto interessante anche se troppo aggressivo per il tempura di gamberetti e sogliolette fresche del Mare del Nord che si era preparato per degustarlo (meglio l’abbinamento con un bel salamotto dell’Auvergne). Tra i tanti vini seducenti di questa zona della Loira vi sono anche dei bianchi dolci di rara eleganza e ricercatezza: il Bonnezeaux, prodotto in alcuni piccoli e selezionati cru poco ad ovest di Saumur, è uno di questi. Vasco ha degustato un Bonnezeaux Dom. De Petit Quarts Le Malabé la prima volta come aperitivo in un ristorante presso Dunkerque di ritorno da una trasferta di lavoro. Servito fresco, gli ha avvolto il palato in una esplosione di sapori fruttati. Ad un certo punto, stupefatto da come il gusto continuasse ad evolvere in bocca, gli è sembrato di avere perfino delle visioni. Forse anche perché era affamato ed a stomaco vuoto. E’ un vino difficile da trovare, prodotto in solo 3000 bottiglie, con prezzi che superano i 20 Euro a bottiglia.

Entrando in Anjou o terra d’Angiò una visita di grande interesse è quella dell’Abbazia di Fontevrault, sede dell’omonimo ordine medioevale, che finì quando la Rivoluzione l’espropriò ed oggi è monumento gestito dallo Stato con guide molto “laiche”. Vasco segue con attenzione le spiegazioni sull’interessante pratica, da parte del fondatore Roberto D’Abrissel, del sinegetismo, che consisteva nel dormire nudo circondato dalle novizie resistendo agli impulsi della carne. Comunque la Santa Sede, nonostante l’ordine di Fontevrault avesse acquisito nel Medioevo notevole influenza e seguito, non l’ha mai fatto Santo. Dalla sua morte per i 700 anni che intercorsero fino alla Rivoluzione, l’Ordine venne retto ininterrottamente da Badesse, tra cui molte rampolle delle dinastie regnanti le cui opere all’interno dell’Abbazia sono contrassegnate per i posteri con le loro iniziali, secondo il motto di Luisa di Borbone: “Sacrifice n’est pas humilité”.
A rimarcare l’importanza storica dell’Abbazia e l’intreccio, negli anni intorno al mille, tra Regno d’Inghilterra ed i feudi e contadi francesi, al suo interno si trovano, affiancate ed in multicolor, le tombe di Enrico II d’Inghilterra, la moglie Eleonora d’Aquitania, di Riccardo Cuor di Leone (una delle diverse che si trovano in Francia) e di Isabella di Angoulême. Proseguendo lungo la Loira verso Nantes si attraversa una zona poco turistica ma non per questo meno bella con floridi e ridenti paesini, manieri e case trogloditiche diventate nel tempo ottime cave di tufo per far invecchiare vini, stagionare formaggi ed anche per coltivare champignons. Ah, la France!
Avvicinandosi a Nantes la campagna ed i vigneti si espongono alle influenze oceaniche sempre più vicine. Si è nel regno di produzione del Muscadet, vino bandiera della région nantaise. Vino bianco, prodotto di massa, presente in tutti i supermercati della Francia, in vendita generalmente ad un prezzo nell’ordine dei 3-5 Euro, il Muscadet non è per questo da considerare un vino di bassa qualità. Prodotto esclusivamente da vitigno Melon, secondo tecniche locali ben disciplinate, il Muscadet ha un carattere ed una leggerezza tutta sua che appaga il palato e accompagna mirabilmente i piatti di pesce.
Mentre la Loira si avvia lentamente verso l’Oceano Atlantico Vasco volge lo sguardo di là, verso la Bretagna, dove milioni di ostriche, le migliori ostriche del mondo, lo attendono, ansiose di accogliere il loro compagno preferito, il fresco e brioso Muscadet.


Giardini del Castello di Villandry Loira, Francia

giovedì 25 marzo 2010

Focaccia, bianchini e Bianconi ad Arenzano



Osservazione della migrazione dei Bianconi al Curlo, Arenzano, 20/3/2010
Africa, Gibilterra, Spagna, Francia, Liguria. E poi qualcuno si ferma, molti scendono lungo gli Appennini, alcuni attraversano la pianura padana e si dirigono verso la Croazia e la penisola balcanica. Sono i Bianconi, rapaci delle dimensioni quasi di un’aquila, specializzati nel predare rettili e serpenti, che percorrono questo lungo tragitto per tornare nei luoghi di nidificazione dalle loro aree di svernamento. La rotta migratoria costeggia il Mediterraneo e li porta a cercare le correnti ascensionali calde lungo le alture costiere. Il Parco del Beigua, sopra Arenzano, è conosciuto come uno dei punti di maggiore concentrazione del passaggio e la località è monitorata da diversi anni da un numero crescente di appassionati. Il posto è bello in sé: una collina con macchia e vegetazione mediterranea circondata da rilievi piuttosto elevati e selvaggi. Di fronte l’azzurro del mare dove lo sguardo spazia nelle giornate limpide fino a cogliere il profilo dal promontorio di Portofino nella riviera di levante e quello di Capo Mele nel ponente. Il periodo di migrazione è concentrato nelle settimane centrali di marzo con limitate variazioni da un anno all’altro. Dopo la fine di marzo ormai quasi tutti i Bianconi sono passati ma le migrazioni proseguono, in modo un po’ più rarefatto, con altre specie di rapaci. Il 17 marzo 2010 è stato raggiunto il record di osservazioni in un giorno: ben 824 Bianconi risultano essere passati sopra la località Curlo di Arenzano (fonte:www.liguriabirding.net).
Bianconi in migrazione, Parco del Beigua, Arenzano 5/4/2008

Vasco Cesana ed amici si sono presentati quest’anno abbastanza puntuali all’appuntamento di Arenzano, tre giorni dopo questo record di osservazioni, ma l’esito non è stato altrettanto positivo: zero bianconi. Di fatto i Bianconi erano ormai in gran parte passati e con essi il sole che aveva rischiarato le giornate precedenti ma che al loro arrivo aveva lasciato il posto ad una estesa perturbazione da sud est. D’altronde la natura è fatta così ed anche i rapaci, come le condizioni meteo, non sono tenuti ad attenersi alle giornate di weekend. Nelle precedenti occasioni comunque avevano sempre avuto modo di osservare un numero variabile di Bianconi, dai tre nel 2009, ai quindici nel 2008 fino ad un massimo di centotre nel 2007, più uno svariato numero di altre specie di rapaci e passeriformi. Costante invece negli anni risulta il consumo di focaccia di Vasco: tanta.
Proprio sulla strada per il Parco del Beigua si trova una panetteria che sforna quella che secondo Vasco è una delle migliori focacce del ponente ligure, il Panificio Castellaro. Qui ci si ferma per far provviste prima di salire al punto di osservazione con riserve tali da poter resistere quasi fino alla migrazione autunnale. Nonostante questo le riserve di focaccia di Vasco sono già abbondantemente ridotte prima ancora di risalire in auto. Poi, una volta arrivati, in attesa dei bianconi, se mai arriveranno, si accompagna l’attesa con i bianchini. Ben abbinato alla focaccia è risultato un fresco Prosecco di Valdobbiadene. Vasco, continuando a scrutare l'orizzonte sentendo l'aria umida marina che ne sferza le mandibole al lavoro, pensa, lasciandosi cullare il palato dalle fragranze della focaccia che, anche se i bianconi questa volta non arriveranno, va bene lo stesso.

Veduta dalla località Curlo, Arenzano 5/4/2008
Panificio “Castellaro” (Arenzano, località Terralba) PRO-ASS (varie 2003 - 2010)
Comodamente raggiungibile in 5’ dall’autostrada Genova-Ventimiglia, uscita Arenzano, girando a destra dopo l’uscita seguendo le indicazioni per l’ospedale, arrivando poi all'abitato di Terralba, sotto all’incrocio con la stradina che sale al Parco del Beigua (non si vede dalla strada principale, si trova nella strada parallela sottostante), il panificio Castellaro ha tutti i caratteri del panificio tradizionale, con il forno alle spalle del negozio, il profumo di pane e focaccia che si libra soavemente nell’aria ed i prodotti che vengono sfornati in continuazione. Su tutti svetta la focaccia, qui offerta in due qualità base, quella morbida (l’unica sfornata al pomeriggio) e quella croccante. Questa è di una qualità particolare, chiamata qui focaccia di Terralba, bassa ed allungata, cosparsa con un po’ di farina di mais. Vasco la trova eccellente per equilibrio di sapori e di fragranze: è unta come dove esserlo una focaccia propriamente detta ma senza esagerare, è saporita ma non troppo salata. Deve essere mangiata rigorosamente da sola lasciandosi conquistare gradualmente il palato che ne viene appagato e ne viene continuamente stimolato senza mai esserne stancato. Come tutte risente delle condizioni atmosferiche e può essere più o meno croccante a seconda delle condizioni di umidità, ma sempre ottima. Il panificio offre diverse varianti come la gustosa focaccia con la cipolla, quella al formaggio, che Vasco però mangia solo a Recco e Camogli, morbide pizze ed interessanti dolci.

venerdì 12 marzo 2010

Le fontane ad acqua minerale di Scuol

Fontana di acqua minerale Sotsass Scuol, Engadina 9/3/2010

Le piazzette e le viuzze del centro storico di Scuol celano un segreto che passa inosservato ai più ma che pochi altri luoghi, forse nessuno, possono vantare: dalle fontane del paese sgorgano acque minerali in quantità. In alcune si può scegliere: da una parte getto di acqua liscia, dall’altra getto di acqua naturalmente gassata. Ogni fontana ha una propria acqua minerale, con caratteristiche e composizione diversa dalle altre, dove l'acqua scorre tutto l’anno, senza soluzione di continuità, a temperatura costante, a disposizione dei passanti che visitano il paese.
Raggiungibile percorrendo quasi tutta la scenografica strada dell’Engadina, 80 km dopo il passo del Maloja, Scuol è il principale centro della Bassa Engadina e della cultura reto-romancia grigionese.




Immagini di Scuol-sut 9/3/2010

E’ una delle mete preferite da Vasco Cesana per passare un weekend lungo. D’inverno è una buona base per sci e sci da fondo. D’estate per escursioni nel Parco Nazionale Svizzero. In tutte le stagioni le attività possono essere intervallate da prolungati bagni nel centro Bogn Engiadina e nell’annesso centro saune incluso nel prezzo d’entrata (CHF.25), il tutto organizzato secondo una salutare disciplina svizzera, molto apprezzata da Vasco: vietato accaparrarsi le sdraio lasciandoci appoggiato l’accappatoio, vietatissimo lasciare che anche un solo alluce fuoriesca dalla superficie del proprio asciugamano andando a contaminare il legno delle saune. L’applicazione draconiana senza eccezioni di queste regole dai severi bademeister grigionesi genera in Vasco una sensazione di relax mentale ancora più benefica del crogiolarsi negli idromassaggi termali.
Scuol si trova al centro della finestra geologica dell’Engadina, concetto non del tutto chiaro a Vasco ma che darebbe luogo all’emergere proprio qui, per effetto del contatto dei gas vulcanici provenienti dalle profondità terrestri con i depositi acquiferi delle parti più superficiali e nel corso di un lungo processo di arricchimento, di una eccezionale varietà e ricchezza di acque minerali. Sono così almeno venti le acque minerali che sgorgano nella zona di Scuol, di cui almeno dieci considerate di alta qualità e cinque altamente mineralizzate e dalle alte proprietà curative.
Nelle fontane del villaggio basso di Scuol, denominato Scuol-sut, tra le grandi abitazioni tradizionali engadinesi risalenti in gran parte al ‘700, perfettamente conservate ed abbellite da decorazioni, affreschi ed iscrizioni di antica saggezza montanara in retoromancio, si possono assaggiare a fianco dei rubinetti della pur ottima acqua naturale, le acque Chalzina, minerale leggera e poco frizzante e l’eccellente Sotsass, con una mineralizzazione già pari a 2400 mg/litro con 532 mg/litro di calcio, gradevolmente frizzante e con un gusto leggermente ferruginoso non stancante, ideale per dissetarsi dopo una giornata di sport (viene servita anche gratuitamente nei bagni per reidratarsi dopo la sauna).

Lungo il bel sentiero a valle del ponte pedonale sull’Inn si trova anche una fonte libera di ottima Lisciana, con un residuo fisso nell’ordine dei 9000 mg/litro ed alto contenuto di magnesio (445 mg/l), da bere però con parsimonia e con intenti più curativi.

Stesso discorso vale ancor più per le altre tre acque altamente minerali che possono essere assaggiate, insieme alla Lisciana, nell’area dedicata di fianco all’entrata dei bagni al prezzo di un franco e mezzo: la Bonifazius, molto gasata e con contenuto minerale di 5600 mg/l, la Sfondraz, leggermente salata, una delle acque più ricche di calcio d’Europa (843 mg/l) e la tostissima Lucius, con contenuto minerale di ben 15676 mg/l, molto salata e forte, unica per composizione, da bere in quantità minima, dalle elevate proprietà curative per una serie di disturbi, quali, tra le altre, in romancio, il mal il cheu, la nervusità, le consequenzas dal stress. Proprietà curative che fanno parte dei segreti delle montagne di Scuol e delle loro finestre geologiche sulle profondità terrestri . Che si concedono a chi ne ricerca la trama.
Quist’aua d’eira alch oter co solita nudritura. Ella d’eira buna pel cour, sco un regal “ (trad.in romancio da Antoine de Saint’Exupéry).


Finestre engadinesi Scuol, 9/3/2010

domenica 28 febbraio 2010

Pizza e Rugby a Roma

Sei Nazioni 2010: Italia-Scozia Roma, Stadio Flaminio, 27/2/2010

Tre cornetti, uno alla crema, uno alle visciole, uno nature, come colazione, giro per il quartiere San Giovanni e le sue invitanti botteghe alimentari, pizza al taglio rossa calda, due tranci di pizza bianca con mortadella, eccellente posto in tribuna scoperta centrale al Flaminio, brindisi con Nero d'Avola del 2008 con gli scozzesi senza aspettare il terzo tempo, anzi per la verità già alla fine del primo, rientro con Freccia Rossa a Milano affrontato con riserva di ulteriori due tranci di pizza bianca e mortadella. Nello zaino, un piccolo bottino di generi alimentari non reperibili nel milanese: un bel guancialone, una confezione di mozzarelle di bufala fresche dell'Agro Pontino, due succulenti sacchetti di puntarelle lavate provenienti dal Mercato Latino di San Giovanni. Rientro in Brianza giusto in tempo per vedere la medaglia d'oro di Razzoli nello speciale delle Olimpiadi di Vancouver. Sabato all'insegna dello sport quindi, coronato da due importanti vittorie italiane di livello internazionale, la settima vittoria italiana al Sei Nazioni dall'inizio della partecipazione, la prima medaglia olimpica, d'oro, nello sci maschile da Lillehammer 1994. Al termine di questa giornata sportiva, Vasco Cesana si sorpende del responso dalla bilancia elettronica di casa: nonostante l'intensa attività agonistica non è affatto dimagrito.

Pizze al taglio in un fornaio di San Giovanni Roma, 27/2/2010
Passeggiando in mattinata per il quartier di San Giovanni, nel ripercorrere le vie delle conquiste dell'Impero Romano, via Gallia, via Pannonia, via Britannia, Vasco, come già aveva avuto modo di notare in passato, ne respira il clima "vissuto", di vero quartiere cittadino, fatto da botteghe, abitudini, conoscenze, di "middle class" romana di vario censo, di famiglie che vi abitano da più o meno tempo ma che il quartiere lo vivono ed al quale "ci tengono". Un grande quartiere che, nonostante i suoi circa 300.000 abitanti, riesce a suo modo ad essere ancora a "misura d'uomo", nonostante il traffico, i problemi di parcheggio ed i prezzi delle case sempre più alti. Un tessuto che consente ancora, almeno per il momento, di conservare anche un "mercato" di generi alimentari di qualità, grazie al ritrovarsi di una domanda "esigente", non perchè chiede prodotti firmati o recensiti nelle riviste specializzate, ma perchè chiede, come soprattutto gli anziani sanno, quello che hanno sempre avuto, i prodotti tradizionali della gastronomia italiana e romana, magari poveri, ma insuperabili nel loro gusto semplice ed antico. Incontrandosi con una offerta di piccoli commercianti ed artigiani che sanno, di persona, senza mediazioni massmediatiche o politiche commerciali centralizzate, cosa i loro clienti vogliono, dai tagli delle carni, al pesce di giornata, alla fragranza del pane. E così San Giovanni è un buon posto dove si possono trovare dei gelatai di ottimo livello, dei negozi che hanno il guanciale ed il capocollo "giusto", fornai e botteghe che offrono tra le migliori pizze bianche e rosse al taglio della città, un grande mercato rionale dove si trova tutto, dalle puntarelle al pesce fresco di qualità.

Mischia durante Italia-Scozia Roma, 27/2/2010


Castrogiovanni, Mirco e Mauro Bergamasco in una fase di Italia Scozia, 27/2/2010



Il pomeriggio al Flaminio, sotto un sole in questa stagione sconosciuto ai milanesi, ha subito l'aria di essere di quelli giusti. Infatti non c'è Paterson, il cecchino infallibile ai calci della nazionale scozzese, giustiziere dell'Italia agli ottavi di finale dei Mondiali del 2007. I quindici azzurri partono bene ma non riescono a decollare e gli scozzesi, anche se poco incisivi in attacco, sembrano piuttosto coriacei. Poi, durante la ripresa, grazie anche al sostegno del pubblico che risveglia gli italiani a rischio stanchezza, un crescendo coronato forse dalla migliore meta italiana in azione degli ultimi anni, con un'azione incisiva su spinta possente. Assistere ad una partita di rugby al Flaminio come questa, con meta e vittoria in una partita del Sei Nazioni, quando lo stadio letteralmente esplode ed abbraccia pure gli scozzesi in kilt, è un'esperienza da ricordare, anche perchè non avviene molto spesso. Per questa volta la conquista della Britannia è andata oltre il Vallo di Adriano.
Italia-Scozia 16-12 Roma, 27/2/2010



sabato 13 febbraio 2010

Garden Winter Birds 1

Verdoni in the garden, 30/1/2010

L’inverno è una stagione piuttosto intrigante nel giardino di Vasco Cesana nella Brianza monzese: gli arrivi degli uccelli invernali, spinti vicino a casa dal maltempo, gli alberi spogli, la galaverna che nelle mattine più fredde e umide copre le foglie secche e gli arbusti, le nevicate che si susseguono con una frequenza sconosciuta, appagano il suo spirito di osservazione riservandogli anche qualche interessante sorpresa.

La tecnica di bird gardening, la cura del giardino per attirare gli uccelli selvatici, seguita da Vasco è molto semplice: giardino di piante autoctone, qualche albero da frutto ben acclimatato nell’alta Lombardia, uccelli rigorosamente a dieta naturale per non fare loro perdere le abitudini selvatiche, con eccezione solo nelle settimane più fredde tra dicembre e febbraio quando allestisce una piccola mangiatoia costruita in modo da evitare le scorribande di storni, merli e cornacchie e consentire l’accesso solo ai passeriformi più piccoli. Inoltre, per le specie meno propense ad entrare nella mangiatoia, ha pulito alcune zone a terra dove lascia, solo nei giorni più freddi, semi ed altre granaglie.
Tra la fine dell'autunno e l’inizio dell’inverno una delle fonti di cibo più apprezzate dagli uccelli sono i cachi. La stagione 2009 è stata molto produttiva con 120 cachi su una pianta di poco più di tre metri, un record. Il problema è che sia Vasco sia gli uccelli sono ghiotti di cachi: con decisione democratica ha così deciso di tenerne per sé e consorte 60, colti ed in gran parte poi fatti maturare sul balcone, e 60 lasciati in natura.
Non è riuscito però a evitare che dei 60 lasciati sull'albero circa 55 siano stati mangiati poco democraticamente dagli storni, 3 o 4 dai merli e solo l’equivalente di 1 spartito tra capinere, che ne sono ghiotte, scriccioli e pettirossi. Della quota che si è tenuta per lui, Vasco ha apprezzato la dolcezza, meglio se freschi a temperatura ambiente. Una semplice preparazione che valorizza i cachi è quella di sbucciare i cachi, schiacciarne un po' la polpa e metterla in un bicchiere sopra un letto di amaretti di saronno sbriciolati e cospargendo sopra qualche seme di melograno: ne risulta un buon equilibrio tra dolce, amarognolo, morbidezza e fragranza.

Storno - in the garden, 27/12/2009



Passera scopaiola - in the garden, 7/1/2009

Fringuello M - in the garden, 11/1/2009

Le preferenze alimentari degli uccelli del giardino di Vasco nel periodo invernale sono risultate, nell’ordine: i semi di girasole, che riscuotono un consenso unanime con particolare gradimento da fringuelli e verdoni; gli avanzi di panettone che sembrano aver portato uno dei pettirossi ad un livello di obesità allarmante e che non dispiacciono anche al codirosso spazzacamino; le arachidi e le noci triturate che sembrano le preferite da cinciallegre, cinciarelle e passera scopaiola; il miglio che sembra essere preferito dalle passera mattugia.

l discreto movimento intorno al giardino ha visto in tempi recenti anche la presenza di qualche specie piuttosto inconsueta in zone abitate: un frosone si è fermato in alimentazione sull’acero campestre, spezzandone i rametti con potenti colpi di becco, un falco smeriglio è sfrecciato sopra il giardino, una trentina di fanelli ha frequentato l’incolto di fronte per diversi giorni. Nell’inverno scorso sono anche comparsi dentro al giardino e sostato in zona una coppia di zigoli neri, un uccello per il quale ci sono osservazioni abbastanza sporadiche nel periodo invernale nell’alta pianura padana.

Dalla metà di febbraio qualcuno degli ospiti si prepara al rientro verso le zone di nidificazione del nord, altri cominciano ad accennare qualche canto territoriale. E' il momento, a meno di freddi improvvisi, di smettere di alimentare la mangiatoia e di lasciare che la natura faccia il suo corso. Il viaggio ad emissioni zero però continua.

Zigolo nero maschio - in the garden, 1/2/2009

Verdone - in the garden, 30/10/2010
Stormo di gabbiani comuni - from the garden, 10/10/2010

lunedì 1 febbraio 2010

Al di là del muro: Betlemme

Il centro di Betlemme dalla piazza della Nativita 3/1/2010


Una decina di km scarsi separano Gerusalemme da Betlemme. Nel mezzo, il muro. Imponente, inquietante, si insinua lungo le dolci colline di questa zona densamente abitata separando abitazioni e destini , alimentando rancori, diffondendo percezioni di sicurezza o di oppressione. La procedura per la visita individuale di Betlemme è standardizzata: taxi israeliano fino al muro, attraversamento a piedi dei controlli di sicurezza (veloce in uscita da Israele, estenuante al ritorno dai territori dell’Autorità Nazionale Palestinese) su lunghi percorsi pedonali canalizzati, taxi palestinese al di là del muro che accompagna i visitatori fino in prossimità della Basilica della Natività e viceversa.


Il muro visto da Gerusalemme vecchia 31/12/2009

Il punto di attraversamento per Betlemme 3/1/2010


Vasco e consorte passano a Betlemme una mezza giornata riuscendo a entrare, con l’aiuto di una esperta guida palestinese, nella Grotta della Natività insinuandosi tra i fedeli della messa ortodossa della domenica mattina, e visitando la Basilica e le sue pertinenze con parti risalenti all’epoca di Costantino. Riescono fortunatamente ad anticipare il flusso di pullman che traspongono qui ondate di crocieristi da Haifa in escursione invasiva ed anche a seguire con interesse e forse con un certo coinvolgimento spirituale la messa che si tiene, proprio sopra il luogo dove sarebbe nato Gesù Cristo, in vista del Natale ortodosso che si celebrerà da lì a pochi giorni. Hanno tempo poi anche di girare per le strade di Betlemme e di respirare un po’, certo in modo superficiale ma pur sempre in presa diretta, il clima che si percepisce in questo angolo dei territori palestinesi, esposto peraltro ad un forte flusso turistico prettamente di transito, ma che anch’esso ha vissuto le tensioni dell’area, come nel 2002 quando, proprio qui, nel corso della seconda Intifada, si verificò quello che venne chiamato l’assedio della Natività con prolungati scontri a fuoco tra palestinesi asserragliati nella Basilica ed esercito israeliano.
Interno della Basilica della Natività Betlemme, 3/1/2010
Le tante croci della Basilica della Natività dal Peace Center di Betlemme (colori rielaborati) 3/1/2010

Queste tensioni sembrano oggi stemperate ma certamente non sopite, anche per le difficoltà economiche che si percepiscono chiaramente pure in questa zona per così dire “di vetrina”. Vasco è colpito dal fatto che, nonostante il forte afflusso di turisti e pellegrini, pochissimi si fermino per fare acquisti o consumare qualcosa anche perché o forse proprio per questo non sembrano esserci strutture di accoglienza adeguate. I presepi però in legno d’ulivo sono molto belli e decide, contrariamente alle proprie abitudini parsimoniose negli acquisti di viaggio, di comprarne uno al prezzo di circa 50 dollari. Al terzo passaggio non resiste, nonostante l’abbondante colazione del King David fatta in mattinata, agli invitanti Falafel, le polpette di ceci e spezie tipiche mediorientali, del secondo negozietto che si incontra salendo lungo la strada di accesso al piazzale della Basilica. Ne mangia in sequenza uno, due, tre, quattro e pure il quinto che pensava di tenersi per la merenda del pomeriggio. Sono deliziosi, i migliori che abbia mai mangiato. Da provare assolutamente. Saranno anche la cosa gastronomicamente più interessante gustata nei giorni passati in una Gerusalemme che da questo punto di vista non ha riservato nulla di particolarmente esaltante.
La guida palestinese li porta poi con una nuova Golf fiammante senza targa, dispersa nei meandri delle pratiche d’immatricolazione, su una collina a qualche km, dalla quale si vede il villaggio di Betlemme e la Basilica della Natività in lontananza. Entrando in un parco gestito dai Francescani si immergono in un’oasi di verde e di pace circondata dagli ulivi. Qui e là spuntano degli affioramenti rocciosi ed infine alcune grotte. Da una di esse li raggiunge soffusa una melodia dolcissima che li conduce in una grotta ampia, dove alcune donne cristiane palestinesi stanno eseguendo, con perfezione armonica rinforzata dall’acustica naturale del luogo, il canto “Adeste Fideles Laeti triumphantes. Venite, venite in Bethlehem. Natum videte Regem angelorum. Venite adoremus . Venite adoremus.. “ . Ascoltare questo coro nella grotta dei pastori di Betlemme, porta Vasco in una dimensione quasi trascendente, come se avesse raggiunto il presepe di casa che osservava affascinato da bambino o percepisse i pastori ancora in giro qui, come quella sera di 2010 anni fa, a raccogliere le loro pecore ed ad interrogarsi sulle invocazioni che venivano loro rivolte.
Percorso di attraversamento pedonale del confine tra zona israeliana e zona palestinese presso Betlemme 3/1/2010