domenica 31 luglio 2011

I predatori dell’Arca: Birds of Hawaii

Bristle-tighted Curlew - Numenius Tahitiensis, Wailea, Maui 1/6/2011




Nel corso degli ultimi secoli, da quando James Cook approdò nelle isole, le Hawaii sono diventate, controvoglia, una sorta di Arca di Noè per una moltitudine di specie di uccelli provenienti dalle diverse zone di origine dei nuovi abitanti venuti a cercare fortuna da quelle parti. Alcuni li hanno portati alle Hawaii nell’ambito di supposti programmi di lotta biologica in difesa delle coltivazioni, altri a scopo venatorio, altri per il semplice piacere di ritrovare qui gli uccelli di casa. Buona parte di questi “immigrati alati” si sono subito trovati bene alle Hawaii, trovando terre fertili, vegetazione rigogliosa, ricchezza di acqua dolce e potendo approfittare anche delle diversità climatiche tra le diverse zone nel raggio di pochi chilometri. Questa capacità delle Hawaii di essere un ambiente favorevole per molte specie esotiche aveva portato in passato un’associazione locale addirittura a teorizzare (e a praticare…) la liberazione nelle isole di specie provenienti da paesi lontani per preservarle.


Northern Cardinal - Cardinalis Cardinalis Wailea, Maui 30/5/2011



Questo ruolo di “Arca” naturalmente non è stato apprezzato dalle specie endemiche che sono state letteralmente decimate e sono ora sempre più confinate in lembi di territorio e che continuano a ridursi ed anche ad estinguersi nonostante i notevoli sforzi di conservazione messi in campo negli ultimi decenni. In origine va detto che di uccelli, ma anche in generale di animali, alle Hawaii non ce n’erano. Per una semplice ragione: non c’erano neanche le Hawaii. Una volta emerse con il susseguirsi delle eruzioni vulcaniche una grande barriera bloccava l’irradiazione delle specie dalle altre terre emerse: l’oceano Pacifico. Con i suoi 4000 km di acqua dalle terre più vicine. Ciononostante, o per il fermarsi di migratori di più ampio raggio come gli uccelli acquatici o per l’effetto di tremende tempeste che avevano portato completamente fuori rotta sparuti stormi di uccelli le isole si colonizzarono.

Red-crested Cardinal - Paroaria coronata, Wailea, Maui, 30/5/2011



Ad esempio, pare che un singolo stormo di fringillidi finito chissà come alle Hawaii abbia originato le diverse decine di specie endemiche (molte oggi estinte) di passeriformi forestali evolutesi secondo percorsi propri e piuttosto diversi dalle altre. Questo isolamento però le ha rese deboli nel momento in cui le isole venivano interessate da un massiccio afflusso di uomini e animali al loro seguito esotici. Soprattutto erano impreparate ad affrontare un nemico che fino al 1800 era totalmente sconosciuto: le zanzare. E con loro il propagarsi di malattie e batteri. Oggi di fatto le specie endemiche forestali sono confinate ai pochi ambienti idonei presenti alle quote elevate non raggiunte, per ora, dalle zanzare ed anche qui devono fare i conti anche con le numerose specie introdotte ed invasive. Nonostante tutti questi problemi comunque le Hawaii restano un luogo molto interessante dal punto di vista naturalistico ed ornitologico e questa compresenza, per così dire, segmentata nei diversi ambienti, di specie di tutto il mondo, di specie endemiche dall’incerto futuro e di uccelli marini e migratori che coprono incredibili distanze oceaniche è veramente qualcosa di unico e suggestivo. Inoltre, anche chi magari ha poco tempo a disposizione, può avere un po’ dappertutto ottime possibilità fotografiche, facilitate anche generalmente da buone condizioni di luminosità e dall’accessibilità e protezione assicurata dal sistema di parchi gestito all’americana, cioè piuttosto bene.

Japanese White-eye - Zosterops japonicus, Wailea, Maui, 1/6/2011

Vasco Cesana ad esempio, nella settimana passata a Maui, senza quindi andare nelle isole ornitologicamente più importanti come Big Island e Ka’ui e senza fare escursioni mirate a parte una, ha avuto modo di venire a contatto con un buon numero di esemplari della composita avifauna hawaiana con belle osservazioni ravvicinate e con una resa fotografica, in termini di quantità di specie fotografate in rapporto al tempo dedicato, tra i più elevati di tutti i suoi viaggi. Una semplice camminata di un paio di km sul lungomare di Wailea nei pressi dell’Hotel è stata come un’escursione ornitologica in cinque continenti, osservando, tra gli altri, due specie di cardinali, una nordamericana, il Northern, ed una sudamericana, il bellissimo Red Crested, una tortora di provenienza australiana, la delicata Zebra Dove, un francolino di origine indiana, il Gray Francolin, uno degli uccelli più tipici del Giappone, l’onnipresente Japanese White-Eye, nugoli di Passere oltremontane come in Europa non se ne vedono ormai più.


Grey Francolin - Francolinus Pondicerianus, Wailea, 30/5/2011




Zebra Dove - Geopelia striata, Wailea, Maui, 1/6/2011


Tutte specie molto ben acclimatate tanto da essere ormai tra le più comuni delle Hawaii. Meno comune l’incontro nella stessa passeggiata con uno dei più caratteristici migratori delle Isole del Pacifico, incredibilmente scenografico mentre razzolava ai bordi della spiaggia, il Bristle-thighed Curlew o “Chiurlo di Tahiti”. Un uccello, classificato come vulnerabile sulla lista rossa IUCN, che percorre la bellezza di un volo diretto di circa 5000 km in pieno oceano per raggiungere le Hawaii e magari proseguire fino al Pacifico meridionale partendo da un paio di remote località dell’Alaska e dello Yukon, dove nidifica.


Bristled-tighed Curlew, Numenius Tahitiensis, Wailea, Maui 1/6/2011


Percorrendo le strade costiere di Maui Vasco Cesana osserva con frequenza diversi uccelli marini, anche se qualche volta non ha potuto soffermarsi ad osservarli e fotografarli. In una delle zone più belle lungo la Hana Road, nel Wai’anapanapa State Park, osserva una colonia di uno degli uccelli marini endemici delle Hawaii, il “Noio” o Hawaian Noddy, molto suggestivi mentre volano tra le gigantesche onde che si infrangono sulla scogliera. Più avanti, lungo la selvaggia costa sudoccidentale di Maui, osserva anche l’aggraziato volo della “Koa’e kea” o White-tayled tropicbird e diverse Fregate Fregata minor palmerstoni. Durante la traversata in barca verso l’isola di Lana’i identifica, al tramonto, forse, un ‘Ou o Bulwer Petrel , non facile da vedere sottocosta, oltre a diverse Berte Wedge-tailed Shearwater. Gli uccelli marini delle Hawaii sono comunque un ricco capitolo a parte ed i posti migliori per vedere, tra gli altri, gli Albatros indigeni sono a Ka’ui, dove nidificano.


Hawaian Noddy - Anous minutus melanogenys, Hana, Maui, 3/6/2011



White-tailed Tropicbird - Phaeton lepturus dorotheae, costa sud di Maui, 3/6/2011




Probabile Bulwer's Petrel - Bulweria bulweri, presso La'nai, 2/6/2011


Vasco comunque non poteva lasciare le Hawaii senza vedere almeno qualcuna delle specie endemiche di passeriformi forestali, quelle ormai confinate in altitudine e tutte, a vario titolo, minacciate. Si noleggia quindi una macchina e ritorna da solo, dopo la visita di gruppo del giorno precedente, sull’Haleakala dove, poco dopo l’entrata del Parco Nazionale, a circa 2100 m.s.l.m. sembra esserci l’unico posto a Maui dove si possano contattare con una certa facilità alcune delle specie endemiche. Vero. In poco più di un’ora riesce ad osservare due degli endemismi esclusivi di Maui, il Maui ‘Amakihi ed il Maui Creeper e due dei più caratteristici uccelli endemici delle Hawaii, l’Apapane ed il ‘I’iwi. Queste ultime due specie spiccano anche a distanza per il loro colore rosso intenso. Il ‘I’iwi, unica specie del genere Vestiaria (il nome deriva dal fatto che le sue piume erano usate per gli abiti da cerimonia degli hawaiani di alto rango) è veramente una bestia strana e affascinante. Osservandolo sporgersi tra i rami penzolando dalle lunghe zampe piuttosto sgraziate a Vasco ricorda quasi uno scoiattolo od un lemuro. Pensandoci bene però, immaginandosi la sua evoluzione tra queste isole in mezzo all’oceano, vedendo le lunghe zampe ed il lungo becco un po’ da chiurlo, se lo raffigura come un piccolo colorato limicolo dei boschi, l’unico probabilmente sulla terra con queste caratteristiche, almeno fino a quando riuscirà a sopravvivere.

'I'iwi - Vestiaria coccinea, Haleakala National Park, Maui, 5/6/2011


Maui 'Amakihi - Hemignatus virens wilsonii, Haleakala N.P., Maui, 5/6/2011

Apapane - Himatione sanguinea sanguinea, Haleakala N.P., Maui, 5/6/2011


Vasco rimane anche colpito dalla quantità di uccelli endemici nel luogo, tutti raccolti in un fazzoletto di margine forestale con specie vegetali autoctone, come abbarbicati alla loro ultima spiaggia di sopravvivenza, minacciati dai “predatori dell’arca” là sotto ma, tutto sommato, sereni e paffuti nei loro colori variopinti. Tornando, scendendo lungo la strada dell’Haleakala, un nutrito volo di allodole gli ricorda che l’indomani deve tornare verso casa. E che queste Hawaii sono veramente un po’ un’Arca di Noè: da anni, nel corso delle sue escursioni in Brianza e nel Comasco, non sentiva così tanti richiami di allodole in volo come qui, sulle pendici dell’Haleakala, in mezzo al Pacifico, 15000 km a ovest del Cornizzolo.


Giovane Apapane - Himatione sanguinea sanguinea, Maui, 5/6/2011

sabato 23 luglio 2011

San Francisco con gita enogastronomica nella Sonoma County



San Francisco, 7 giugno 2011


Sulla via del ritorno dalle Hawaii Vasco e consorte si fermano per un paio di giorni nell’area di San Francisco. La città a prima vista non sembra molto cambiata dall’ultima volta che ci sono stati, un bel po’ di anni prima: la skyline è più o meno la stessa, i quartieri intorno al centro e verso il mare danno la stessa sensazione di tranquillità e candore, la nebbia vaga inquieta nella baia. Quando la visibilità finalmente migliora la baia si profila in tutta la sua spaziosità abbracciando i diversi centri urbani disposti intorno ad essa in una trama urbanistica in cui le distanze si confondono e si esaltano dal contrasto tra l’oceano, i promontori, le colline e le isole il tutto avvolto nella particolare ed intensa luminosità californiana. San Francisco sembra molto più rilassata delle altre città nordamericane, forse anche perché le attività economiche più dinamiche sono decentrate più verso il sud della baia, verso San José, Palo Alto e la Silicon Valley ed i quartieri del centro sembrano quasi un po’ “sonnolenti”. Certo, ci sono molte cose interessanti da visitare ma questa volta Vasco, dato il poco tempo a disposizione, preferisce limitarsi a gironzolare per il bel lungomare tra il Pier 39 e la Ghirardelli Square. Rispetto alla sua precedente visita gli sembra che ci siano meno pellicani, 1 solo in volo in lontananza (sembra che siano stati decimati dagli effetti dei materiali usati per spegnere gli incendi in California negli scorsi anni) e più leoni marini, che ora si affollano numerosi in bella mostra al Pier 39.



Leoni marini al Pier 39, San Francisco, 7/6/2011


Vigneti, oliveti e tenute nella Sonoma County, California, 6/6/2011

Uno degli aspetti più sorprendenti di San Francisco è la velocità con la quale, superato il Golden Gate Bridge, ci si trova immersi nel verde, in un ambiente naturale quasi selvaggio lungo l’oceano e, proseguendo verso l’interno, in una campagna collinare con vigneti ed oliveti che si infittiscono intorno a tenute piuttosto scenografiche: è la Sonoma County. Insieme alla adiacente Napa Valley, ospita la zona vitivinicola più importante nordamericana, ormai saldamente entrata tra le grandi zone di vino mondiali, non solo per la dimensione del business, ma anche per la qualità dei vini. Vasco si unisce con interesse ad una visita di una giornata della contea organizzata per la consorte. Guardandosi in giro nota che i produttori sono attrezzati, fin troppo, per le degustazioni accentuando magari esageratamente i richiami agli chateaux ed alle tenute francesi ed italiane. Il tutto, naturalmente, in modo organizzatissimo. Vasco visita la tenuta Viansa che propone vini e vitigni di impostazione italiana, come le lontane origini del proprietario, provando un fresco Arneis non lontano dai suoi parenti piemontesi ed un Cabernet Franc “Samuele” del 2005 piuttosto interessante anche se con un prezzo di listino di USD.55 a bottiglia decisamente esagerato.


Arrivati nella cittadina di Sonoma giusto all’ora di pranzo, si recano senza indugio al Big3, ristorante in centro che si propone come un “diners” tradizionale con cucina piuttosto casalinga e, come un crescente numero di posti in questa parte degli USA, molta attenzione ai prodotti del territorio e bio o, come si dice da queste parti, organic. Un grande forno a legna invoglia anche alla pizza (che in USA spesso sono piuttosto golose) ma Vasco opta per un tradizionale e succulento cheeseburger della casa. I burger in USA non sono solo quelli proposti dalle catene di fast food. Spesso sono espressione di una cucina tradizionale che li prepara con tagli di carne pregiata e di ottima qualità. Quando si trova un diners che ispira il burger è sicuramente da provare e difficilmente si resterà delusi. Quello del Big3 è veramente ottimo e Vasco gusta con voracia anche le patatine, tagliate in modo irregolare e con tracce di buccia sopra, che potrebbero competere con quella che lui considera come l’eccellenza mondiale in materia, il Belgio. Da provare assolutamente.


A Sonoma si possono anche provare alcune rare, per il continente nordamericano, piscine a vera acqua termale: nella spa del lussuoso Fairmont Sonoma County Mission Resort. Vasco e consorte provano il giro completo delle magnifiche piscine ad acqua termale intercalate da saune, bagni turchi e massaggi. Un pomeriggio decisamente rilassante. Tale da riattivare l’appetito di Vasco nonostante l’abbondante pranzo per non parlare della colazione e degli assaggi lungo la strada. Organizzano al momento con gli altri partecipanti un programma piuttosto invitante con il ristorante Santé del resort: degustare alcune proposte gastronomiche del ristorante, fregiato anche da una stella Michelin, facendosi guidare dalla degustazione di alcuni dei vini più caratteristici della zona.


Degustazione di shiraz "Shafer Relentless" 2005 al ristorante "Santè" di Sonoma, 6/6/2011


Iniziano con un paio di bianchi. Molto interessante il Sonoma Mountain Chardonnay “Les Pierres” Sonoma-Cutrer del 2005, con buona tenuta di freschezza ed avvolgenti sentori minerali. Uno chardonnay che secondo Vasco si distingue dagli altri, in particolare del nuovo mondo, che trova piuttosto “impersonali”. Non ama però in generale negli chardonnay il finish leggermente amarognolo.



Molto convincente però la selezione di starter abbinata: i ciuffi di asparagetti della Sonoma County con uova di California Quail (d’allevamento) celebrano i sapori del territorio, la terrina di “Macaroni” gratinati con aragosta e tartufi è proprio succulenta. Quelli che seguono sono ancora migliori: buono l’Halibut selvaggio del Pacifico, perfetto il petto d’anatra di Sonoma farcito con Fois Gras e guarnito con ottime cipolline locali. Arrivano insieme i rossi. Per Vasco sono i rossi ad emergere con più carattere tra i vini californiani. In particolare trova lo Shafer Relentless 2005, uno Shiraz e Petit Shiraz della Napa Valley, straordinario per freschezza e ricchezza di note fruttate. Un vino da provare. Di alto livello, paragonabile ad un buon Bordeaux, ma che Vasco degusta con meno entusiasmo nonostante la sua indubbia forza, il Verité Le Desir 2001, un acclamato vino della Sonoma County di uve Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon.



Petto d'anatra di Sonoma al Fois Gras, 6/6/2011

Gli assaggi si completano nel modo migliore con un carrello di formaggi dalla selezione molto ben congegnata con una giusta selezione che unisce global e local. Vasco scopre qui due formaggi locali che lo sorprendono positivamente: l’ottimo Fiscalini Cheddar stagionato che in bocca raggiunge un equilibrio raro di sapidità ed aggressività senza esagerare e l’avvincente Humboldt Fog, un semimorbido di capra che sembra uno scrigno pronto a liberare nel palato la frescura profumata delle nebbie oceaniche. A quel punto Vasco dichiara chiuse le degustazioni e rinuncia a dolce ed icewine. La sua gita nella Sonoma County è stata intensa ed interessante. Dandogli piena soddisfazione e rinnovata stima per le tante sfaccettature degli States. Anche dal punto di vista enogastronomico.


Assiette des fromages al ristorante "Santé", Sonoma, California, 3/6/2011

lunedì 27 giugno 2011

APPUNTI DI VIAGGIO DA MAUI, ISOLE HAWAII 2 – Haleakala e spiagge

Silversword (Argyroxiphium sandwicense), Haleakala National Park, Maui-4/6/2011


(segue da post “Nel mezzo del Pacifico”)
Le Hawaii sono un posto che induce al relax ed a non farsi prendere dalla frenesia escursionista. La bellezza e la varietà delle spiagge, degli ambienti, delle condizioni meteo e del mare, rendono una settimana di visita poco perfino per l’isola di Maui, che è solo una delle isole dell’arcipelago. Probabilmente un periodo corretto per una visita abbastanza esauriente dei luoghi più interessanti delle principali isole è quello di passarci 15-18 giorni al netto del viaggio, con 6 giorni a Maui e Big Island ciascuna, 2 a Oahu, dalla quale bisogna comunque passare per andare a Big Island, ed i restanti giorni da dedicare alle più isolate ma consigliate Kauai o Molokai. Arrivando dall’Europa, uno stop over di un paio di giorni in California ci sta sempre bene, completando così un bel circuito di tre settimane che, potendo, si può fare in qualsiasi periodo dell’anno, dato il clima delle zone interessate, evitando magari i periodi in cui i costi dei biglietti sono più alti. Vasco Cesana e consorte hanno avuto a disposizione una settimana concentrandosi su Maui e dando il giusto spazio alle spiagge ed al mare. Tra le escursioni, oltre alla Hana Road ed alla costa nordoccidentale dell’isola, hanno partecipato a quella sull’Haleakala ed a quella in barca sull’isola di Lanai, integrate da qualche visita in auto sulla costa settentrionale ed orientale, inclusa l’interessante cittadina di Lahina, ex capoluogo ottocentesco baleniero delle Hawaii.





Alba sull'Haleakala, Maui, Hawaii 4/6/2011



Con riluttanza, Vasco ha partecipato ad una escursione organizzata al vulcano Haleakala all’alba. Tutte queste escursioni partono ad un orario improponibile, le 3 a.m., per essere sulla cima del vulcano prima dell’alba, alle 5, quando le condizioni in cima al vulcano sono terrificanti: fa un freddo cane, c’è un sacco di gente e non si vede una mazza. L’alba sopraggiunge infine alle 5,30. Quando finalmente le pendici ed i crateri del vulcano cominciano ad essere illuminati da una stupenda luce obliqua, che ne esalta i contorni ed i colori, tutti partono e l’escursione volge al rientro…Vasco, che già non ama particolarmente le albe, non essendo una morning person, aborrisce questi pseudo-appuntamenti costruiti artificialmente ad uso turistico. Le albe poi gli sembrano un po’ tutte uguali e, per la verità, se ne ricordava una migliore di questa sul Monte Cornizzolo, nelle Prealpi lecchesi. Però, in quella occasione, non si ricorda di avere incontrato hawaiani che avessero fatto un volo di 27 ore per venire a vedere il sorgere del sole sulla Brianza.

La strada per la Haleakala presso la cima, m.3050 - 4/6/2011
Veduta della caldera dell'Haleakala, Maui - 4/6/2011



La salita all’Haleakala, con la ampia strada che parte dal livello del mare risalendo prima tra boschi di eucalipti, poi tra i verdissimi pascoli dell’Upland Maui portandosi, dopo l’entrata nel Parco Nazionale, sui contrafforti più alti del vulcano nei pressi della cima ad oltre 3000 metri, è comunque bellissima. Per gustarla basta evitare l’alba, noleggiare un’auto e partire intorno alle 5 dalle località della costa meridionale di Maui. Cosa che Vasco ha fatto il giorno dopo. Consigliabile comunque partire presto perché a quanto pare le prime ore del giorno sono quelle che hanno meno probabilità di passaggi nuvolosi sulla cima che possono portare ad una visibilità perfino prossima allo zero. Si possono fare anche ampie escursioni a piedi all’interno della straordinaria, enorme, caldera multicolore costellata di crateri ma, per questa volta, Vasco si è limitato ai percorsi a piedi più corti in prossimità dei viewpoint. Nei pressi della cima ha osservato con stupore meravigliato le silversword (Argyroxiphium sandwicense), la rara pianta endemica che, nel mondo, cresce solo sulle pendici dell’Haleakala. Guardando le sue foglie a forma di spada argentata che si irradiano dal centro le sembrano, muovendosi con il vento, quasi vive, pulsanti, vagamente minacciose. Quasi delle creature aliene come quelle che si vedono in Star Trek quando l’Enterprise arriva sul pianeta sbagliato.

Vedute sull'sola di Lana'i, Hawaii, 29/5/2011


Le spiagge di Maui sono giustamente famose e tutte interessanti, grazie alla loro varietà. Quelle del lato sud sottovento sono quelle più balneabili essendo quelle più riparate dai venti e dalle correnti oceaniche. Le spiagge di Wailea, collegate da una panoramica passeggiata a mare tra resort, ville e vegetazione tropicale, sono molto gradevoli. Tra novembre ed aprile dalla passeggiata si possono osservare direttamente le megattere o Hampback Whale. A giugno le megattere sono già migrate nelle acque nordiche, però Vasco dalla passaggiata ha osservato, oltre a diverse specie di uccelli, le tartarughe di mare che all’imbrunire si avvicinano alla battigia. Anche in questa zona comunque le condizioni del mare, a parte la temperatura dell’acqua che è sempre ideale per i bagni 365 giorni all’anno, possono variare: a Polo Beach, dove soggiornava, Vasco si è cimentato un giorno in un bagno con onde che raggiungevano le ragguardevoli dimensioni di 3-4 metri. In quel caso ha applicato la tecnica appresa da ragazzo nei giorni di burrasca nel mar ligure: approccio graduale con controllo della forza del risucchio sulla battigia desistendo senza indugio quando questa appare incontrollabile, sguardo vigile sull’orizzonte ed analisi tecnica delle onde in avvicinamento. Al sopraggiungere dell’onda, valutazione e decisione se immergersi verso il largo, nel caso in cui l’onda appaia troppo forte, o verso la riva se appare gestibile, facendosi trascinare a riva dal suo infrangersi. Il tutto naturalmente stando attenti a non travolgere o farsi travolgere da altri bagnanti o, peggio, da alcuni surfisti locali dalla stazza pari ad una prima linea della nazionale di rugby delle Fiji, isole con le quali peraltro gli hawaiani originari sono lontanamente imparentati.





Immagini da Big Beach, Maui, Hawaii, 5/6/2011


Presso Lahina Beach, Maui - 29/5/2011


Non lontano da Wailea, poco dopo Makena, da non perdere è Big Beach, lunga striscia di sabbia finissima molto gradevole. Qui le onde sono diverse, corte ma spesso molto potenti, infrangendosi con violenza in prossimità della battigia. In questa che è la patria originaria del surf (cosa che venne notata già da James Cook quando arrivò la prima volta alle Hawaii), ogni spiaggia soddisfa le diverse vocazioni surfistiche. Big Beach è la preferita per quello “aerial”, che si pratica scivolando sulla battigia andando incontro all’infrangersi dell’onda per poi proiettarsi acrobaticamente in aria. Vasco qui ha fatto un bagno piuttosto veloce, dopo aver notato che in quel giorno le sue tecniche lombardo-liguri di affrontare l’onda si dimostravano palesemente insufficienti contro la potenza del Pacifico. Il bagnino poi, che continuava a ripetere dall’autoparlante i possibili danni di un’onda presa male (“rottura del collo, rottura delle gambe, danni irreversibili alla spina dorsale” etc.) non aiutava particolarmente la sua serenità in acqua. I locali invece, anche ragazzini, ci sguazzavano con tranquillità, ma loro ci erano nati in quelle onde e l’oceano è da sempre il loro habitat naturale. Onde più dolci e prolungate, ideali per chi vuole cimentarsi con il surf senza rischiare l’osso del collo, si trovano sulle spiagge di Lahina, dove infatti sono ubicate le principali scuole di surf aperte ai principianti.

Nella parte settentrionale di Maui invece, quella sopravento, ci sono i punti più tosti. Come Jaws, dove, nei mesi invernali, le onde possono superare l’altezza mostruosa di 20 metri. Anche nel periodo della sua visita, ad inizio giugno, Vasco, guardando l’oceano letteralmente aggredire la linea costiera, non ha mai sentito molto il bisogno di un tuffo da questa parte dell’isola. I panorami e la forza della natura oceanica però lo hanno affascinato. Concludendo la sua settimana a Maui si sofferma a guardare in controluce il ribollire del Pacifico di fronte alla spiaggia di Ho’okipa: laggiù, in lontananza, un minuscolo uomo in windsurf veleggiava solitario nelle ribollenti acque oceaniche ricordandogli l’immensità del Pacifico al suo cospetto. Sotto, un ragazzino hawaiano se ne stava tranquillo sul suo surf ad aspettare la sua onda. Come da secoli le genti di qui sono abituate a fare. Nonostante il Capitano James Cook e tutto quello che è successo dopo. Nell’indifferenza del Generale Oceano che continua a scagliare le sue onde tremende e bellissime contro questi lembi di terra vulcanica che tenacemente vi si oppongono.

Ho'okipa Beach, Maui, 5/6/2011

sabato 11 giugno 2011

NEL MEZZO DEL PACIFICO: APPUNTI DI VIAGGIO DA MAUI, ISOLE HAWAII (1)

Flying over the ocean - Un pesce volante tra Maui e Lana'i, Hawaii, 31/5/2011



1-Impressioni generali e Road to Hana

Dopo un periodo di intensi impegni, lavorativi e non, che lo hanno visto anche trascurare un po’ il suo blog, Vasco Cesana, grazie ad una serie di circostanze favorevoli da ascrivere esclusivamente al merito della consorte, viene a trovarsi nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, approdando a Maui, isola delle Hawaii, il cinquantesimo degli Stati Uniti d’America, il ventesimo da lui visitato in terra americana. In effetti, avvicinandosi alle Hawaii, di terra se ne vede poca. Sbirciando dall’oblò del 767, con le palpebre appesantite dalle oltre 20 ore di viaggio tra voli e tempi d’attesa negli aeroporti, e le ginocchia livide dagli impatti con gli angusti spazi della economy class Continental, Vasco intravede una grande, sterminata,distesa di acque. Sono ben 5 infatti le ore di volo sull’oceano che separano Los Angeles dall’aeroporto di Kahului, nell’isola di Maui. Una distanza come nessuna altra al mondo dalla più vicina massa continentale.


“Ma che c’azzeccano le Hawaii con gli USA?”, si chiede Vasco, a pupille ormai socchiuse. Sono talmente isolate che nemmeno i grandi esploratori del XV-XVI secolo le avevano raggiunte. Solo nel 1778 il capitano James Cook ci arrivò e, ripassandoci nel 1779, ci rimase. Nel senso che, a causa di una serie di misunderstanding, diremmo oggi, interculturali, venne fatto fuori dagli hawaiani locali che ne spolparono, in segno di deferenza, le ossa rilucidandole per essere tenute come icona religiosa. Le isole erano abitate da una popolazione indigena evoluta, che non aveva mai sofferto di scarsità di cibo e risorse, abbondantemente fornite dalla natura rigogliosa delle isole, autosufficiente e completamente isolata, a parte gli scambi ancestrali con i popoli delle altre isole del Pacifico dai quali essa stessa proveniva, piuttosto battagliera, tanto che i re isolani, dopo gli arrivi degli europei, ne avevano assoldati alcuni come consulenti militari per combattere le altre isole nemiche delle Hawaii. Ancora nel 1893 le Hawaii erano rette da una monarchia dinastica locale molto integrata con le diverse etnie vecchie e nuove delle isole ma, negli anni successivi si instaurò, in modo piuttosto rocambolesco e dando luogo a battaglie parlamentari nella capitale americana degne della migliore tradizione washingtoniana, una repubblica indipendente che gradualmente avrebbe portato all’annessione agli USA, nel 1898, quando ormai stava diventando evidente il valore strategico delle Hawaii per il controllo del Pacifico. Cosa perfettamente nota peraltro all’ammiraglio Yamamoto quando, nel 1941, ordinò l’attacco a Pearl Harbour, nell’isola di Oahu, vicino ad Honolulu.


All’arrivo al Resort che lo ospiterà, il Fairmont Kea Lani, a Wailea, alle spalle della suggestiva Polo Beach, Vasco Cesana si rivitalizza degustando un’ottima granita di papaya, guardando dal grande balcone le luci del crepuscolo specchiarsi sull’oceano e sulla baia, tonificato dalla lieve brezza della sera hawaiana e dal fumo di un paio di sigarette che finalmente può aspirare con voluttà dopo il lungo viaggio no smoking, cosa questa che alle Hawaii va fatta con attenzione. Infatti è vietato fumare praticamente ovunque, anche all’aperto, ponendo dubbi interpretativi se qui si possa effettivamente fumare o se, per poter fumare una sigaretta, sia necessario prendersi una piroga e pagaiare fino alla Polinesia Francese, soggetta alle ben più blande leggi in materia de la Republique. La rigenerazione si completa assaggiando l’ananas di Maui trovato nel cesto in camera: semplicemente straordinario, nulla di paragonabile a quanto reperibile nei mercati europei.


Imbrunire dal terrazzo della camera al Fairmont Kei Lani, Maui


Polo Beach, Maui, Isole Hawaii - 29/5/2011


Zona relax lungo la passeggiata a mare di Wailea, Maui, 29/5/2011


La conformazione di Maui è molto particolare: due massicci vulcanici che si inerpicano quasi verticalmente dall’oceano, uniti da un istmo pianeggiante. L’isola, come tutte le altre dell’arcipelago, è emersa dall’acqua proprio con il susseguirsi, nei millenni, delle eruzioni vulcaniche. I massicci vulcanici sono diventati così l’unica massa di terra emersa a fronte di migliaia di km. di oceano. Data la loro altezza, 3055 m.s.l.m. la cima del vulcano orientale, l’Haleakala e 1764 m.s.l.m. quello occidentale, si ergono contro le nuvole di passaggio sull’oceano ed i venti che le accompagnano creando, qui come nelle altre isole hawaiane, un ecosistema unico caratterizzato da una ricchezza d’acqua incredibile per via delle abbondanti piogge, quasi giornaliere, che si riversano in quota alimentando la foresta pluviale sulle pendici e, da sempre, il sistema agricolo e le riserve d’acqua dolce per gli abitanti che vivono a ridosso del mare, inclusi oggi i numerosi resort e le stesse bottiglie di buona acqua minerale hawaiana che si trovano in giro.


Il vulcano occidentale dell'isola di Maui 31/5/2011


Le caratteristiche climatiche sono quindi sostanzialmente diverse tra le zone in quota (molto piovose e piuttosto fredde, anche con temperature prossime allo zero), zone basse sopravento, più esposte ai forti venti ed alle possenti onde oceaniche (il lato nord dell’isola) e le zone basse sottovento (buona parte del lato sud dell’isola), piuttosto riparate, prevalentemente soleggiate e con temperature miti tropicali tutto l’anno e mare generalmente più balneabile, con onde più gestibili ed una temperatura dell'acqua godibilissima. Quasi tutti i principali centri turistici di Maui sono quindi sulla costa sud-sud ovest, che risulta così in gran parte occupata da grandi resort oltre che da abitazioni e ville di rockstar e facoltosi pensionati, come nella zona di Wailea, una delle più esclusive. C’è insomma una forte pressione turistica di stampo soprattutto nordamericano ma l’isola è abbastanza grande da consentire, almeno per ora, una certa dispersione. Percorrendo la litoranea meridionale, Vasco la trova trafficata ed un po’ noiosa, con il suo alternarsi di resort, shopping center, campi da golf e resa oltretutto interminabile dai rigidi limiti di velocità statunitensi. Come già ha avuto modo di notare in molte altre occasioni, il “modello” americano gli genera reazioni contrastanti: da un lato lo sviluppo urbanistico, anche se qui nel genere hawaiano/facoltoso e con una certa indiscutibile eleganza, segue canoni molto standardizzati dandogli una sensazione di “artificialità” e di monotonia che un po’ lo stufano, dall’altro quel mix di organizzazione, entusiasmo e serietà con la quale vengono fatte le cose gli suscita un sincero sentimento di ammirazione e simpatia.


Kana'e , Maui, Isole Hawaii 2/6/2011



Lungo la Hana Road, Maui, 2/6/2011



Un esempio? Le spiagge, sempre conservate e mantenute perfettamente pulite nel loro stato naturale ed accessibili a tutti, anche in prossimità dei resort. Un altro? La capacità di conservare e ripristinare l’ambiente naturale che consente di veder convivere, anche a Maui, zone di sviluppo turistico intensivo con zone naturali assolutamente selvagge. Chi altro potrebbe spendere 16 milioni di dollari per proteggere il corvo delle Hawaii, del quale ne erano rimasti solo tre allo stato libero e poche decine in cattività? E, dopo gli sforzi per riuscire a farlo riprodurre in cattività, vedere il primo corvo rilasciato finire quasi subito negli artigli di una rara poiana hawaiana… Nonostante questo gli sforzi continuano, anche se nel frattempo si sono perse le tracce anche degli ultimi tre corvi allo stato libero. Gli itinerari classici di Maui consentono di vedere un po’ tutto questo, a parte il corvo (che era comunque a Big Island, non a Maui).



Lungo la Hana Road, Maui 2/6/2011

Veduta da una grotta nel Parco di Wai'anapanapa, Maui, 2/6/2011



Il circuito della Road to Hana, che costeggia la zona nord ovest dell’isola, in un ambiente assolutamente selvaggio e percorso da cascate che scendono dalle pendici tra la foresta pluviale, è sicuramente da fare. Per una volta Vasco lo percorre con una visita organizzata, cosa che potrebbe essere consigliabile per osservare meglio il paesaggio senza dover essere concentrati sulla guida. A patto di prendere accordi con i driver dei minibus turistici affinchè stiano zitti. Cosa molto difficile perché per una qualche ragione di carattere probabilmente culturale i driver accompagnatori qui si sentono in dovere di parlare ininterrottamente dal primo all’ultimo minuto della visita intercalando dettagli spesso inutili con battute gergali e parole hawaiane, sollevando nel visitatore non madrelingua pulsioni omicide o lasciandolo in uno stato confusionale, stordito e senza più fiducia nelle proprie competenze linguistiche. I posti migliori, come Ke’anae ed il Wai’anapanapa State Park sono comunque oggetto di sosta e visita. E’ importante informarsi sulla percorribilità dell’anello completo che porta dalla Hana Road alla costa sud dell’isola percorrendo un lungo sterrato che costeggia l’oceano e si congiunge poi alla Pi’ilan Highway. Nel tratto iniziale, asfaltato, dopo Hana si attraversa la Kipahulu Valley, la valle più intatta di Maui dove, nella parte superiore, a riserva integrale, sono presenti gli ultimi tratti integri di foresta originaria hawaiana non colonizzate da specie introdotte e, nella parte inferiore, una serie di bellissime cascate e pool naturali di acqua limpida che scendono verso il mare.


Zona di Hana, Maui, 20/6/2011


Kipahulo valley, Maui, Isole Hawaii - 2/6/2011


Cavalli al pascolo lungo nella zona di Kaupo, Maui - 2/6/2011




Poi, se non ci sono forti piogge o tempeste tropicali che renderebbero il passaggio pericoloso, si può iniziare un lungo sterrato che attraversa una serie di ambienti diversi tra stupende vedute oceaniche. Vasco ha trovato questo tratto di strada, che si insinua solitaria e senza turisti tra le ripide pendici del vulcano e gli immensi spazi del Pacifico tra rocce, colate laviche, cascate, pascoli verdissimi e zone quasi desertiche, accompagnata dal fragore spumeggiante delle onde oceaniche uno dei più affascinanti percorsi costieri del mondo, sentendosi abbarbicato sull’unica terra emersa tra lì e Tahiti, con 5000 km. di mare davanti. (segue)

Lungo la costa sudorientale di Maui - 2/6/2011



Lungo la costa sudorientale di Maui - 2/6/2011