giovedì 7 dicembre 2006

VASCO CESANA IN VIAGGIO PER DUNKERQUE

L’autostrada da Bruxelles si snoda veloce nella campagna fiamminga. Le frisone pascolano tranquille sui prati verdi, appena chiazzati da qualche ingiallimento. I primi polders si intuiscono dietro i filari dei pioppi e le sparse fabbrichette.
“De wind uit het noordwesten, daar beneden, op zee, wordt striemend vandaag, het zal niet gemakkelijk zijn om op de dijk te wandelen .... Maar we moeten niet opgeven, en met wat moed en geluk, zullen we een fantastische dag beleven: De zomer is nog niet voorbij” si sente dire nella piazzola dell’autostrada affollata di auto e roulotte di famiglie fiamminghe che vanno in gita al mare. Chissà, pensa dentro di sè Vasco accendendosi una sigaretta, forse anche sul Mare del Nord ci possono essere splendide giornate ed è vero, l'estate non è finita. Dopotutto, è ancora tempo di vacanze. Ma il germano nello stagno di fronte è già in eclisse e, là in fondo, dietro la fattoria, uno stormo di oche selvatiche sembra essere già in migrazione.
Dopo Ostende, la piccola auto stenta a tenere la strada, ormai sgombra di veicoli. Gli alberi e i cespugli, immobili dopo mille tempeste, non rivelano la forza del vento che dal Mare del Nord sferza le piatte distese che lo custodiscono dagli sguardi dei passanti. Di tanto in tanto l’orizzonte è ravvivato da profili di villaggi raccolti intorno ai loro Beffroi.
Laggiù, infine, ormai nella terra dei 130 km/h, dietro la città ed i suoi Beffroi ricostruiti, si staglia il profilo arcigno della più grande acciaieria d’Europa che si protende verso il mare come una fortezza, un baluardo in difesa del lavoro del Nord, dove migliaia di operai e tecnici resistono e si battono contro le tempeste del mare globale solcato da flotte cinesi, capitali indiani ed idraulici polacchi.


“A meno che non siate gli unici appassionati di edifici in mattoncini degli anni 60 o di grandi complessi industriali in smantellamento there is not to much to see and do nella regione del Nord-Pas de Calais che costituisce principalmente una zona di transito per i viaggiatori diretti o provenienti dalla Manica” Con questi toni promettenti e lievemente anglofili la Lonely Planet accoglie i visitatori che si recano nella regione di Dunkerque. Vasco Cesana vi resterà 28 mesi.
Vasco Cesana arriva a Dunkerque in “assegnazione” presso uno stabilimento industriale della propria azienda. Più precisamente Vasco Cesana è un “distaccato”, inviato per un certo periodo dalla casa madre per svolgere un certo compito o progetto per poi tornare o andare in altra sede. In effetti lui pensa soprattutto alla prima ipotesi. Nel suo caso è, per molti aspetti, ma non per tutti, un privilegiato: mantiene la sua posizione in sede potendo essere abbastanza libero di organizzarsi, non solo, è lui che decide, o meglio, elabora e propone, per conto dell’azienda, le condizioni che si applicano agli espatriati e quindi anche a lui stesso. Privilegio questo puramente teorico in quanto nulla e nessuno potrà mai portarlo a chiedere per sé più di quanto gli sia applicabile o, in qualche modo, dovuto. Diciamo che perlomeno non riceverà, da questo punto di vista, delle fregature. Applicherà a se stesso il principio della politica aziendale, da lui inventata, “no frills, no costs”. Avrà quindi una macchina, piccola, un appartamento, medio, ed uno stipendio, buono. E non potrebbe essere altrimenti avendo impegnato discrete energie nella sua carriera a spiegare al personale la bontà degli stipendi offerti. Gli piace trattarsi decentemente, in particolare a tavola, ma non è uno che ama spendere. Viene da una terra nella quale fino a poco tempo fa, e forse ancora adesso, la gente viveva in garage per non consumare il soggiorno. Certo oggi tutto questo è più complicato perché si fa fatica a far stare in garage la famiglia a fianco dei SUV e degli Humvee, come se, invece che in Brianza, si presidiasse un avamposto iracheno nel triangolo sunnita. Però questi veicoli, con le loro imponenti fatture e costi deducibili consentono di non fare lievitare il reddito imponibile e scaricare l’IVA. Della Francia ha sempre avuto una buona opinione, consolidata in anni di degustazioni di Roquefort e Coquillages, preferibilmente non insieme. Non esistono in effetti paesi dei quali abbia una cattiva opinione, a parte qualche volta il proprio, nonostante gli eccellenti insaccati. Anzi, uno degli aspetti che lo affascinano di più del suo nuovo assignment è quello di poter avere 5 paesi a portata di mano, a meno di 2 ore di auto o treno e di trovarsi al centro dell’Europa.

mercoledì 27 settembre 2006

Lungo le spiagge del Mare del Nord




Bufera lungo la spiaggia di Malo, gennaio 2005

Una lunga spiaggia infinita caratterizza la linea costiera dalla Francia del Nord al Belgio e poi, senza soluzioni continuità, fino all’Olanda. Una spiaggia mutevole, per il defluire delle maree e per le sferzate delle tempeste e delle violente mareggiate del Mare del Nord. Vasco ha imparato ad apprezzarla da subito. Ne percorreva il tratto lungo l’argine della Digue de Break per andare la mattina al lavoro.



La spiaggia nei pressi del Port Ouest di Dunkerque, novembre 2008


Riflessioni sulla Digue di Break, Dunkerque, settembre 2006

Una strada, unica nel suo genere, dal fascino schizofrenico: girando lo sguardo da un lato si possono osservare nel dettaglio i diversi impianti delle acciaierie Arcelor, studiare i tempi di colata ed avere un’idea in diretta, contando numero e provenienza delle navi in carico/scarico, dell’andamento dell’economia reale mondiale; girando lo sguardo dall’altro lato si disegna una splendida spiaggia selvaggia popolata di uccelli marini e sulla quale il gioco delle maree profila immagini sempre diverse riflettendo le simmetrie di un cielo spesso tormentato attraversato da squarci di luce improvvisi. Qualche volta Vasco, mentre pensava al piano d’azione della giornata lavorativa, si è trovato ad ingaggiare gare di velocità con gli uccelli in volo parallelo sul mare, venendo battuto dagli orchetti marini, in migrazione alla ragguardevole velocità di 80 km/h. Quasi tutte le sere si concedeva una lunga passeggiata sulla spiaggia di Malo, partendo da casa ed arrivando, quando la cena era stata particolarmente ricca e pesante, quasi a lambire i confini del Belgio. In estate, nelle non frequenti giornate calde, si faceva lunghe nuotate nell’acqua tonificante del mare nordico ed era quasi tentato di allenarsi per la traversata della Manica, avendo sentito di un club inglese che la organizzava in modo controllato, necessario data l’alta probabilità di finire sotto le eliche di un supertanker. L’unica cosa che però ha rischiato di finire in Inghilterra erano i suoi vestiti ed asciugamani, in occasione del suo primo bagno, quando ancora non aveva imparato a controllare gli agenti atmosferici e le maree, interpretando erroneamente come marea calante una veloce marea montante che aveva risucchiato i vestiti rischiando di lasciarlo vagare all’imbrunire per i campi di bietole del Pas de Calais con un succinto costume da piscina (in Francia è vietato andare in piscina con i costumi lunghi). Il posto migliore per i bagni è la spiaggia presso le dune di Slack nei pressi di Wimereaux, tra Calais e Boulogne. Il periodo migliore è inizio settembre, quando l’acqua è più calda (più di 18°) e le giornate sono in genere stranamente calde e tranquille. In alcune rare occasioni Vasco ha provato anche ad alzarsi quasi all’alba per andare a correre lungo la battigia, un esercizio però troppo faticoso per essere ripetuto spesso, inoltre lui non ama molto fare le cose a stomaco vuoto.

After the storm, spiaggia di Malo, marzo 2005

Dopo le tempeste, soprattutto a fine inverno, la battigia della spiaggie del Nord diventa, a seconda dei punti di vista, un museo di biologia marina o una bella tavolata di frutti di mare, soprattutto a beneficio dei gabbiani. Granchi, anche grandi, sufficienti per cucinare degli spaghetti al granchio per 4 persone, coquillage di tutti i tipi, sogliole, pesci palla, lamprede, stelle marine, gamberetti grigi, uccelli di mare spiaggiati come urie e gazze marine spiaggiate ed anche oggetti storici come frammenti di aerei da guerra e meno apprezzabili bombe e proiettili inesplosi. Qualcuno sostiene che dopo le tempeste più forti dalla sabbia emergono anche u-boot della Kriegsmarine in assetto da combattimento. Altri hanno visto resti di vascelli predati dal pirata Jean Bart, eroe di Dunkerque ed apprezzato, da questo lato della Manica, affamatore di inglesi. Tutti, da sempre, amano fantasticare sui misteri nascosti dal Mare.

Gazza marina spiaggiata, Malo les Bains, Febbraio 2005


Promenade sur la Digue, gennaio 2005

lunedì 25 settembre 2006

Alla scoperta dei formaggi del Nord




Pascoli nelle colline interne del Pas De Calais, settembre 2006


Due formaggi della regione Nord Pas de Calais non mancavano mai nella riserva di Vasco:
il Maroilles, prodotto nelle colline più interne delle regione, è di assoluto livello internazionale. Ha un sapore forte e deciso ma capace di avvolgere il palato con dolcezza e rotondità. Usato anche per specialità locali (Tarte au Maroilles) Vasco l’ha sposato anche con un piatto tipicamente brianzolo, il risotto alla luganega al vino rosso, con risultati piuttosto soddisfacenti. Per essere degustato al meglio va mangiato da solo, ripulito un po’ dalla crosta rossastra, stendendone le placide morbidezze su una baguette tradition ed accompagnando l’assaggio con un buon bicchiere di Saint Emilion, ad esempio uno Chateau Matras di almeno 6 anni.
Difficilmente ritrovabile al di fuori della regione è il secondo formaggio da non mancare, il Bergues, uno straordinario semigrasso prodotto nella gradevole cittadina fortificata omonima a pochi km da Dunkerque. La varietà migliore è quella a pasta dura, presente anche nei supermercati della zona nei banchi consacrati ai prodotti del territorio (cosa sconosciuta nei supermercati della penisola italica). Il Bergues ha tutto quello che si può chiedere ad un formaggio tipicamente di relazione: è delicato senza rinunciare al proprio carattere rustico e contadino, ha una consistenza elastica appagante, accompagna con discrezione ma con personalità i compagni di viaggio a tavola, che siano assiette de charcuterie o de fromages. Vasco lo apprezza particolarmente nelle omelette che si prepara quando torna dal lavoro, in particolare quella che prepara con un altro dei prodotti tipici della zona, l’indivia. Il Bergues vuole a sua volta un vino socievole e leggero, come un Rosé della Loira, quale il Rosé d’Anjou dell’anno, un compagno ideale anche per i salumi e molte paste della tradizione italiana, alla faccia degli enologhi che disdegnano i rosè; meglio, così si possono trovare in vendita a due euro alla bottiglia, peccato che non siano per nulla commercializzati in Italia.


Monumento alla vacca nell'abitato di Bergues

Oltre al Bergues ed al Maroilles il Nord offre, quasi in ogni villaggio, un formaggio con proprie caratteristiche e gusto spiccato: come, tra gli altri, il Sableau de Wissant, avvolto nella sabbia della spiaggia tra i due Caps, o la micidiale Boulette d’Avesnes, a forma di bomba a mano, avvolta in spezie piccanti, che, se portata per sbaglio in valigia all’aeroporto, potrebbe causare una deportazione, oltre che un doppio passaggio in lavanderia per i vestiti impregnati dal suo forte odore. Proseguendo lungo la costa verso ovest, all’altezza di Ault, comincia la Nomandia e con essa un ambiente che vede coesistere faglie rocciose bianche, lunghe spiagge e verdi pascoli ricchi di varietà erbacee ed arbustive. Qui si sono sviluppate le condizioni per una straordinaria catena del latte, dove quasi tutto è perfetto: perfetto il latte, prodotto da vacche che pascolano beatamente in un verde ammaliante, ottimi gli yoghurt, almeno quelli non requisiti dalla grande industria, perfetto il burro, di diverse qualità tutte di livello superiore, perfette le panne da cucina che nulla hanno a che fare con i mediocri liquidi biancastri in commercio nella penisola (escluso il SudTirol) ed eccellenti naturalmente i formaggi, con le complesse varietà di Camembert che si differenziano per morbidezza ed incisività e che si evolvono continuamente e velocemente. I consumatori possono controllarne e monitorarne i diversi livelli di maturazione classificati sull’etichetta in modo da poter decidere se degustarlo più giovane e morbido o nelle fasi più avanzate di maturazione quando il gusto si fa più incisivo. Ah, la France… certo l’agricoltura che sta dietro a tutto questo è foraggiata da imponenti flussi di finanziamenti comunitari e quote difensive, però almeno, alla fine, ne esce qualcosa di buono. Tutto questo rientra alla fine nella capacità, tipica delle civiltà avanzate ed in particolare di quella francese, di “fare sistema” tra associazioni di produttori particolarmente combattive che comunque, in qualche modo, difendono la qualità del territorio in cui operano, disciplina e rigorosità nel rispetto degli standard qualitativi e di processo, soggetti a controlli non burocratici ma sostanziali da parte di tecnici qualificati e competenti degli organi di controllo statali, potere ed influenza sui processi decisionali di Bruxelles e, non ultime, eccellenti capacità di marketing e di valorizzazione dei prodotti. Volando in business class Air France, ad esempio, non manca mai l’assiette de fromages. Volando in business Alitalia, invece, viene servita una rancida fetta di salmone all’aneto od una improbabile gelatina di gamberetti. Tornando con il treno Eurostar in prima classe da Londra, esattamente poco dopo aver oltrepassato la metà del tunnel della Manica, Vasco ha visto materializzarsi due graziose hostess che gli dicono, con un sorriso malizioso, Benvenue en France e, subito, gli offrono un assiette de fromages ed un bicchiere di Bordeaux. Come dire, bentornato nel mondo civile. Indubbiamente vi scova un elemento di ritorsione alla perfida scelta inglese di fare arrivare i treni in arrivo dalla Francia, in perfetto stile british, alla stazione di Waterloo. Vasco, assaporando in fretta il bicchiere di Bordeaux e avviandosi all’uscita per scendere subito a Calais, cerca gli occhi blu oltremare della hostess con il camembert, celandole la busta di Harrods contenente una elegante confezione in ceralacca con dentro dieci once di eccellente Stilton, la risposta inglese al Roquefort.

Il villaggio di Ault, dove inizia la Normandia - ottobre 2006

lunedì 26 giugno 2006

Passeggiando nella terra dei due Capi

Cap Gris-Nez, marzo 2005
Uno dei luoghi più amati da Vasco Cesana nei suoi 28 mesi a Dunkerque è la terra dei 2 Capi: il Capo del Naso Grigio e il Capo del Naso Bianco, due colli che dominano il punto più stretto della Manica elevandosi su una verdissima campagna folta di arbusti e pascoli battuti dal vento che degradano, ora bruscamente, ora dolcemente, sulle acque turbolente del Canale solcato in ogni momento da decine di nevi che si stagliano sulle prospicienti White Cliffs of Dover. Camminando lungo il sentiero che sale sui Capi tra Gabbiani Tridattili e Nordici vocianti e Fulmari sfreccianti si possono immaginare le tante avventure umane che qui si sono annunciate o consumate: sotto, lungo la spiaggia di Wissent, si raccolsero le legioni romane per avviare la conquista della Britannia, la in fondo, verso Boulogne, si intravede la Colonna celebrativa della Grand Armeé che l’Empereor radunò e mai face partire per attraversare la Manica, lassù, nel cielo, ci immaginiamo ancora gli Stukas e gli Spitfires inseguirsi impegnati nell’eroica battaglia d’Inghilterra e poi qui, di fianco vediamo, ancora intatti come se fossimo nel 1944, i bunker del vallo atlantico ed i crateri lasciati dai bombardamenti dei Lancaster di appoggio all’avanzata finale degli alleati, davanti a noi una postazione ci dice che siamo arrivati all'antico confine del ducato di Piccardia, dietro, ci possiamo immaginare gli arcieri di Enrico V in marcia verso Azencourt.

Le White Cliffs of Dover in lontananza da Cap Blanc Nez


Lungo la costa presso Wissent, novembre 2006

domenica 26 marzo 2006

Vogliamo le aragoste!

Carnevale a Dunkerque, marzo 2006

Dunkerque e, in misura maggiore, Boulogne sur Mer, sono anche porti di pescatori di antica tradizione. Ancora all’inizio del secolo scorso molti partivano verso la fine dell’inverno per la grande pesca al Merluzzo nelle acque artiche e dell’Islanda. L’avvenimento coinvolgeva tutta la popolazione e, come auspicio e per fare gli scongiuri prima di questa avventura piena di pericoli il Carnevale è venuto ad assumere a Dunkerque funzioni liberatorie e propiziatorie come in pochi altri posti al mondo. Il Carnevale ancor oggi qui è qualcosa di completamente diverso e sentito che altrove. Ha una durata che, essendo festeggiato a date diverse nei vari villaggi, va praticamente dall’Epifania a Pasqua. E’ festeggiato prevalentemente da adulti di tutte le età e comprende sfilate di piazza, cerimonie pubbliche e grandi feste private. I costumi non sono particolarmente importanti, quello che conta è se deguiser, in genere mettendosi una parrucca, un po’ di trucco, qualche gonna della nonna o calzettoni e calzemaglia dai colori sgargianti. Vasco, che dopo qualche settimana cominciava a trovare inquietante l’aggirarsi di travestiti carnevaleschi nel buio delle sue passeggiate notturne sul lungomare, attribuisce, con una delle intuizioni multidisciplinari e storico culturali di cui intimamente va fiero, l'origine del travestirsi da donna alla volontà di rimuovere, per qualche giorno, i rischi della campagna di pesca, illudendosi coscientemente e liberando le loro tensioni nel pensiero di essere donne, e quindi liberi dall’obbligo di sfidare i venti e le tempeste, spesso mortali, del Mare del Nord.


La Bande de Pecheurs de Dunkerque, Carnevale 2006

Il Carnevale è anche occasione per l’uscita in pubblico annuale, nei villaggi delle Fiandre francesi e belghe, dei Giganti. Ogni villaggio ha il suo Reuzes che racconta storie documentate o leggende che risalgono alla notte dei tempi. Come Jean le Bucheron (il Macellaio) di Stenvoorde, enorme guerriero vichingo baffuto ed armato di una enorme ascia, che somigliava in modo impressionante al leader del sindacato con il quale Vasco si confrontava quotidianamente nel suo lavoro di Responsabile delle Risorse Umane. L’uscita dei Giganti è vissuta come l’arrivo di un vecchio amico, senza troppo chiasso, che appare nelle piazze centrali dei paesi rassicurando in fondo tutti che la vita continua come sempre, nonostante i problemi, la crisi e la caduta del pouvoir d’achat. Nei giorni di Carnevale escono anche le Bande e fa la sua apparizione annuale il grande tamburo erede di una dinastia di tamburi di mille carnevali, e guida la sfilate per vie delle città nel suo lento e confuso incedere accompagnato da fiumi di birra. La Banda di Malo era guidata nella sfilata del 13 febbraio 2005 dal grande tamburo Goliath 7° che avanzava, seguito da migliaia di cittadini mascherati che avanzavano ondeggiando sotto sferzanti raffiche di vento a 100 km/hr e temperature molto al di sotto dello zero, respinti da nuvole di sabbia quando si avvicinavano allo spiaggia e flagellati da scrosci di palline di ghiaccio (Gibolée) agli incroci delle strade. E loro comunque avanzavano, compatti ed indistruttibili, al seguito del rullo possente di Goliath 7° come rispondendo al richiamo del Allons, Enfant allons, formez les battaillons..
La Banda più importante e coreografica è quella, appunto, dei Pecheurs de Dunkerque chiamata in fiammingo Visserhesbende che sfila per tutto il giorno per il centro ed il porto di Dunkerque arrivando infine, dopo aver quasi azzerato le pur abbondanti riserve di birra, nella piazza del Municipio. Mentre ne osservava con partecipazione il passaggio Vasco ha rischiato una vera figura da imbecille. Nella confusione viene avvicinato da una avvenente signora del posto che lo chiama per nome e che gli fa qualche discorso su come si sono conosciuti e sulle promettenti prospettive della loro relazione. Per la verità Vasco non c’aveva capito molto, la parlata della signora era volutamente infarcita di termini Ch’tis ma, dentro di sé, non poteva non pensare ad una avance, non priva perlopiù di evidenti motivi di interesse. Mentre pensava a questo osservava l’amica della signora, che gli ricordava qualcuno…ma sì! Era, sotto il trucco e la parrucca, uno dei capi impianto dello stabilimento dove lavorava, in effetti il marito della signora delle supposte avances! Era stato vittima di un’altre delle tradizioni carnevalesche dunkerquiane, un intrigue, uno scherzo, che si conclude bonariamente con un buon boccale di birra. Con l’arrivo nella piazza del municipio della Bande de Pecheurs il corteo si riversa nella piazza colma ed urlante tra canti ed invocazioni. Dopo un po’ appaiono sui balconi le autorità e comincia il clou della giornata: tutti si sbracciano e urlano al Sindaco, anche lui cerimoniere, se non di mille, almeno di una ventina di carnevali, cibo per il popolo e, dopo crescenti invocazioni, inizia un fitto lancio sul popolo di aringhe affumicate. Purtroppo, per un recente sussulto di igiene, le aringhe piovono oggi sigillate in pacchi di plastica ma, niente paura, vengono subito aperte e mangiate in modo molto comunitario, anche scambiandosi frammenti di aringhe con i vicini di piazza. Vasco, pur con qualche riserva igienista, registra l’eccellente gusto delle aringhe affumicate, una vera specialità del posto. Ma non è finita, quando la piazza, dopo i ripetuti lanci di aringhe e relative degustazioni comincia a ricoprirsi di una coltre appicicaticcia di buste di plastica, lische di pesce, teste di aringa e birra rovesciata, al popolo cominciano a non bastare più le aringhe e le rivendicazioni puntano ora più in alto. “Sindaco, Sindaco, non vogliamo più aringhe, vogliamo aragoste!”. Con il crescere delle rumoreggiare della piazza alla fine il Sindaco cede tra le acclamazioni della folla e lancia un paio di aragoste di plastica convertibili in pescheria con veri homard (astici). Ed infine la gente si avvia a casa, in attesa del prossimo carnevale, o della prossima rivoluzione.

Carnevale di Dunkerque 2006, il lancio delle aringhe

"Delebarre, Delebarre, des homards!" , Carnevale di Dunkerque 2006

mercoledì 26 ottobre 2005

Una tipica domenica su al Nord

Una tipica domenica nordica di inizio autunno: vento sferzante, scrosci prolungati di pioggia, densi nuvoloni nerastri che passano rapidamente lasciando il posto a più o meno brevi schiarite, durante le quali esplodono i colori del cielo, delle nuvole ed il mare diventa una tavolozza di colori che vanno dal verde, al cobalto, al blu al grigio, percorsa da possenti ondate che si infrangono una con l’altra. Là, nella Manica, i grandi cargo diventano fuscelli in balia delle onde. A riva, i nordici si industriano in passatempi che ben pochi italici potrebbero solo immaginare: wind e kite surf sfilano veloci nella burrasca.

Da italico delle alte pianure, Vasco Cesana è guardingo nell’approcciare i poderosi agenti atmosferici nordici: si sveglia alle 8, sbircia il grigiore, sente il vento soffiare e la pioggia cadere, torna a letto. Alle 9 intravede l’azzurro farsi largo nel cielo; allora si sveglia e, con calma, fa colazione, infastellando il programma della giornata davanti ad una scodella di latte Aop proveniente dell’altopiano “Des Millevaches” nel Correze, un sapore, ed una presentazione, che profondono da soli ottimismo. Il programma della giornata deve essere come sempre scomponibile e ricambiabile in funzione delle imprevedibili evoluzioni atmosferiche. La sequenza scelta da Vasco è, Piscina, Foire aux Huitres con pranzo, passeggiata lungo la spiaggia ed il molo del Clipon. Prima, ancora un po’ di calma per far scendere la colazione, poi breve shopping per acquistare lo straordinario yoghurt nature fermier del piccolo negozio dietro casa, la solita baguette tradition dalle croccanti fragranze estinte nelle Gallia Cisalpina, l’edizione domenicale di Le Monde questa volta con allegato DVD di “Ottobre” di S.M. Eisenstein nell’edizione originale muta del 1927 con didascalie in cirillico sottotitolate in francese. Arriva infine alla piscina di Malo-Dunkerque alle 11. Paga con un intimo senso di godimento i soli due euro richiesti per una magnifica piscina olimpica di 50 metri con tutti i servizi e profusione di personale di supporto. Nuota per 15 vasche a stile libero e per 15 a rana, più 4 di allenamento misto. Non male, anche oggi la sua, remota, coscienza sportiva è a posto. Una ragione in più per visitare la Foire aux huitres, con calma, mentre una fitta pioggia batte i tendoni sistemati lungo una banchina dal porto. Poi, dopo qualche degustazione, opta per 12 Ostriche Belon top e 6 Fine de Claire n.6 accompagnate dalle immancabili fette di pane nero e da una necessaria bottiglia di giovane Muscadet Sur Lie. Pur bevendone meno della metà tanto basta per indurre una certa sonnolenza e farlo tornare sui suoi passi a casa per una pennichella pomeridiana non programmata che si protrae fino alle 16,30.



Waiting for the storm

Arriva infine al molo del Clipon alle 17. Lungo la strada incrocia Olivier, noto seawatcher del Mare del Nord che lo saluta con una faccia strana, come se dicesse Oh, les italiens..Sulla jeteé, che si protende per due km in mare aperto, i nordici sono ancora tutti là: una quindicina di francesi, una ventina di fiamminghi ed anche qualche inglese. Sono lì dalle 7 di mattina appollaiati lungo il muro per evitare le onde spinte dal vento contro la costosissima attrezzatura ottica. Si sono presi una decina di acquazzoni e di tanto in tanto sono coperti dagli schizzi delle onde. Ma nessuno si muove. Il vento è da Nord Ovest, forte, almeno di 70 km/h, il mare è in burrasca ma il cielo si sta schiarendo dando una splendida visibilità. Sono le condizioni ideali per l’osservazione degli uccelli marini in migrazione lungo la Manica, spinti sottocosta dal vento. Vasco, apprendista seawatcher pedemontano, viene informato che quella era stata una delle migliori giornate di passaggio degli ultimi anni, ed in quel solo giorno era passata dalla zona quasi l’intera popolazione di Stercorari Maggiori del Paleartico Occidentale, con oltre 1600 osservazioni. Nelle due ore scarse nelle quali rimane sul posto, anche lui, che non ha quasi mai visto un Petrel, osserva, tra gli altri, ben 13 Uccelli delle Tempeste di Leach, 15 Berte Minori Nordiche, un paio di Gabbiani di Sabine. Tornando, ormai all’imbrunire, il lungomare di Malo è un drammatico susseguirsi di chiaroscuri. La sera, uno degli appuntamenti sportivi televisivi più avvincenti lo aspetta: Francia – All Blacks di rugby in diretta dallo Stade de France. Finisce 24 a 11 per i kiwis, un po’ meglio per i galletti del 45 a zero dell’ultima volta. Per Eisenstein ed il suo Octobre sarà per la prossima volta.

Flying in the Storm, oche colombaccio in migrazione fotografate dal molo del Clipon, novembre 2005


Sera d'autunno a Malo les Bains, novembre 2006



giovedì 2 giugno 2005

All quiet on the western front: le tante battaglie di Dunkerque

Da sempre, la regione di Dunkerque è stata terreno di battaglia. In epoca moderna, nel 1792, le armate rivoluzionarie formate in gran parte da cittadini del Nord che avevano giurato fedeltà agli ideali di liberté ed egalité (Nous ne sommes pas da parjoures) vi sconfissero gli eserciti della coalizione internazionale della restaurazione salvando così la rivoluzione. Durante la prima guerra mondiale il fronte passava qualche km all’interno e, nei dintorni di Ypres poco dopo il confine belga, e nella battaglia della Somme, si combatterono alcuni degli scontri più sanguinosi. All’inizio della seconda guerra mondiale Dunkerque raccolse gli eserciti britannico e francese in rotta, inseguiti dalla armate tedesche, e diedero vita ad uno degli episodi più eroici, ed anche un po’controversi, della storia recente, con l’Operazione Dinamo e il salvataggio, con migliaia di imbarcazioni di tutti i tipi, le little ships, del corpo di spedizione britannico e di qualche reparto disperso di quello francese. La sensazione di smarrimento di quei giorni, di annullamento della Patrie e di tutto quello che si era conosciuto fino ad allora, dei soldati francesi arrivati sulle spiagge di Dunkerque, sono mirabilmente descritti da Robert Merle nel romanzo Weekend a Zuydcoote. Vasco Cesana, che di weekend a Zuydcoote ne ha fatti diversi, ma non fortunatamente quello tra il 24 maggio ed il 4 giugno 1940, se lo è letto d’un fiato prendendo il sole esattamente nel punto dove erano accampati i protagonisti, a duecento metri dal Sanatorium, che ancora oggi, uguale ad allora, sovrasta questo ampio tratto di spiaggia a qualche km da Malo. La sabbia di Zuydcoote che si insinuava tra le pieghe della bella rilegatura dell’edizione originale Gallimard del 1949 appagava la bibliofilia latente di Vasco. I resti di un’imbarcazione, affondata con tutta probabilità durante l’operazione Dynamo, che con la bassa marea riemergeva sulla spiaggia ne appagava la fervida immaginazione storica.

Bassa marea dalle dune tra Malo e Zuydcoote
Il Sanatorium di Zuydcoote

Resti del "Muro dell'Atlantico" presso Malo les Bains

Le visite, accompagnate dalle letture, dei luoghi storici e di memoria della prima e seconda guerra mondiale sono stati un appuntamento fisso dei weekend nel Nord di Vasco Cesana, soprattutto quando il tempo era incerto, cioè quasi sempre. In questi frangenti ha scoperto la grandezza dell’esercito britannico e del suo popolo, grandezza che non si esprime nelle parate o nello stesso combattimento, ma nel culto della memoria e nell’attenzione, quasi maniacale nei dettagli, per onorare i caduti. Visitando Ypres, il luogo dove, durante la WW1 la Royal Army ha avuto più caduti nella sua pur lunga storia, Vasco si scopre quasi commosso ad ascoltare alle 20 il Last Post, il coprifuoco dell’esercito britannico assieme ad alcuni pullman di cadetti britannici. Succede tutti i giorni, alla stessa ora, da novanta anni. A Dunkerque invece, ogni 5 anni, arrivando da oltremanica le mitiche little ships dell’operazione Dynamo; non delle copie o delle ricostruzioni ma proprio loro, quelle vere, dopo aver sfidato ancora una volta le correnti della Manica per rievocare quell’impresa del 1940. Decine di stupende imbarcazioni degli anni 30, in perfetto stato di conservazione, accuratamente mantenuto da mani sapienti, sostano nel porto, ognuna catalogata e con la sua storia da raccontare, descritta nei minimi dettagli, qualcuna anche sfoggiando ancora qualche mitragliata di Stukas. Vasco non può non registrare che il tutto è all’insegna dell’iniziativa privata e dell’understatement, certo con il contributo di collezionisti facoltosi, ma senza la grancassa di soldi pubblici e politici in salsa latina. La sfilata verso la spiaggia dell’embarquement però sfuma a causa, naturalmente, del tempo che vede in un’ora un calo della temperatura di 15° ed un’innalzamento minaccioso del mare che rischia di essere per questo affascinante corteo di vecchie bellezze più letale della Luftwaffe e delle Panzerdivision del Reich.
Le little ships tornate a Dunkerque nel 65° anniversario dell'operazione Dynamo
L'avventurosa storia di Sylvia, varata nel 1930 a Southampton

domenica 27 marzo 2005

Tra ristoranti, chioschi e fornelli: indirizzi e piatti del Nord



La Taverna Bruegel di Bergues

I pescatori, spesso incazzati, di Dunkerque e dei porti della costa vedono tra le principali fonti di sostentamento le sogliole, essendo questa una delle zone di pesca più importanti, dove vengono pescati gli esemplari più grandi e ricercati, come la nota Dover Sole. Il mese di giugno è quello più importante per la pesca alle sogliole e, ogni anno, si accendono aspre polemiche tra i petits artisans pecheurs di Dunkerque e, a detta loro, le distruttive flotte industriali dei vicini fiamminghi. Una degustazione della migliori Sole meuniere si può provare nell'omonimo elegante ristorante di Calais, vicino al porto, in compagnia dei tanti inglesi che vengono nel weekend a fare shopping, soprattutto di alcolici, al di qua della Manica. Un altro importante prodotto del mare che qui trova una delle sue zone di elezione sono le Coquilles Saint Jacques o Capesante. Solo sentendone il nome a Vasco viene voglia di mettere mano ai fornelli. Si sentirebbe molto meno ispirato se dovesse chiamarle all'inglese: Scallops... Le Saint Jacques sono un frutto di mare carnoso ma dal sapore delicato, che va trattato con circospezione per non ucciderne il gusto, riservato ed un po' introverso. Non essendo stato particolarmente colpito da come venivano proposte nei ristoranti della zona ha elaborato un po' di preparazioni da sè, oltretutto risparmiando notevolmente sui costi, essendo vendute qui in pescheria a prezzi anche molto concorrenziali. La pescheria più invitante a Dunkerque è Les Halles, proprio nel centro del porto turistico, che espone una grande varietà di pescato, di crostacei e frutti di mare, oltre ad una vasta scelta di pesce affumicato di ottima qualità.
La preparazione di cui Vasco è più soddisfatto è quella del risotto alle Saint Jacques e Champagne, preparato facendo soffriggere mezzo scalogno nel burro salato bretone, e giocando le Saint Jacques secondo una formula 2+2+2 (due nel brodo, due sminuzzate nel soffritto e due intere aggiunte a fine cottura), facendo evaporare sul riso un bel bicchiere di Champagne ed aggiungendo nel corso della cottura un po di panna della Normandia. In questo modo i prodotti costieri del Nord, di mare e di latte si fondono senza aggredirsi esaltandosi a vicenda e rivitalizzandosi con le bollicine dello Champagne. Per le capesante la stagione è rigida e se un ristorante ne offre al di fuori del periodo che va dal 10 ottobre a fine febbraio dovete diffidarne, come spiegato a Vasco da M.Hazebrouck, titolare del migliore ristorante della zona, La Soubise, bib gourmand della guida Michelin. Diverso invece il discorso per quanto riguarda le ostriche, nonostante la raccomandazione tradizionale di non mangiarne nei mesi senza la R, si possono mangiare in tutti i mesi (Vasco ne ha mangiate di ottime a luglio nelle migliori zone di coltivazione al mondo in Bretagna) anche se nei mesi autunnali ha l'impressione che siano più carnose. Un indirizzo sicuro per Ostriche e Coquillages è sempre il Bonne Coin di Malo. Nonostante il servizio un po' erratico ed i prezzi un po'alti quando il proprietario dice che Ils sont bonnes si può stare tranquilli. Vasco, che abitava molto vicino, ci andava spesso, quando voleva stare leggero in tarda serata, e ne degustava dodici sempre freschissime con la solita demi di Muscadet. Qualche volta ci aggiungeva anche qualche ottimo boulot, ma qui il problema era che, venendo servito con la maionese, innescava una sequenza perversa e per niente dietetica di assaggio di baguette con maionese+boulot+un sorso di muscadet, ripetuta per molte, troppe, volte. In pescheria ogni tanto comprava i gamberetti grigi, abbondanti lungo questa costa, che ha provato a cucinare secondo una ricetta provata in Belgio con gli asparagi bianchi. Anche qui è un incrocio di sapori delicati che riescono a fondersi bene mettendo in forno, in una teglia ben imburrata, gli asparagi, precedentemente bolliti, con i gamberetti sgusciati e coprendo il tutto con una sana italica grattuggiata di parmigiano.
Le cozze sono diffuse sulle coste del Pas de Calais e se ne trovano molte allo stato selvaggio lungo le spiagge in alcuni periodi dell'anno. Estese sono le coltivazioni presso il Cap Gris Nez ed il classico Moules et Frites è uno dei piatti più diffusi ovunque.

Coltivazione di cozze presso il Cap Gris Nez, giugno 2006


Montagne di cozze a Lille, durante la Braderie, settembre 2005
A Lille, il capoluogo di regione, nel primo weekend di settembre si tiene l'interessantissima Braderie de Lille, il più grande mercato delle pulci d'Europa, ed in quella occasione i gusci delle cozze diventano montagne che si accumulano di fronte alle brasserie. Vasco, che considera il gusto anche come una cultura popolare e non solo come un vezzo da ristoranti stellati, ne è ghiotto e la serata Moules et Frites al Roi de la Moule (l'uso del singolare nasconde probabilmente un doppio senso) sul lungomare di Malo les Bains era un appuntamento fisso. Il Roi offre almeno una ventina di diversi piatti di cozze, incluse la pentolata di Moules flambée alla vodka. In un eccesso di preparazione una volta è diventato flambée anche il Roi ed il ristorante, brulé, è rimasto chiuso per diversi mesi (ora ha riaperto ma il comune gli ha vietato di fare le moules flambée, ndr). Le moules comunque sono da mangiare semplici, à la mariniere, e solo con patatine, senza nient'altro oltre una buona birra belga come la Leffe o altre d'abbazia, e degustate tenendole in mano e succhiandole. Se proprio si ha ancora appetito si può prendere alla fine un dessert, e le Ile flottant o Dame Blanche del Roi sono veramente gustose. Per le cozze il periodo è importante e Vasco ha aderito al partito di chi non le mangia da aprile a inizio agosto, quando comincia ad arrivare il raccolto delle Moules de bouchon da Mont St. Michel, piccole ma saporite, decisamente le migliori.

Mont St. Michel, sullo sfondo, oltre che famosa meta turistica è anche patria dei deliziosi "agnelli dei prati salati", in primo piano, e di gustosissime cozze

Meritano attenzione anche le Frites. Chi l'ha detto che in tutto il mondo le patatine sono uguali? Quante volte capita di mangiare patatine non decongelate, fatte con vere patate di qualità e fritte al punto giusto? I Belgi ed i Francesi del Nord sono dei cultori di questo cibo popolare. Le Friterie, chioschi dove vengono fritte le patatine, sono diffusi e ognuno ha le sue friterie preferite. Vasco sulla patata, come sulla birra, e su alcune altre cose, tra cui la pittura, è filobelga anzi un po' filo-fiammingo: le friterie migliori le ha trovate sulla piazza di Depanne, in Belgio poco oltre il confine ed in quella di Anversa, la città principale delle Fiandre. In Belgio si recava anche quando, con i colleghi e visitatori, aveva voglia di filetti appetitosi o cacciagione. Per imperscrutabili motivi infatti nel Nord Pas de Calais, regione con una delle percentuali più alte di cacciatori, non trovava quasi mai selvaggina nei ristoranti. In Belgio, invece, che ha una densità di cacciatori quasi nulla, tanto che, appena al di là del confine, stazionavano in inverno imponenti stormi di oche ed anatre selvatiche che evidentemente non avevano aderito al trattato di Schenghen, i ristoranti offrivano delle interessanti preparazioni di cervo, capriolo, cinghiale e qualche volatile. Visitò così diverse volte nelle serate autunnali e invernali i ristoranti che si affacciano sulla stupenda piazza medioevale di Veurne, ad una ventina di km da Dunkerque ed all'uscita si trovava immerso in uno scenario tipicamente simenoniano, con le viuzze, il beffroi ed i campanili avvolti da una gelida nebbiolina che sfumava le luci e le guglie, ascoltando il suono attutito dei passi sul selciato di fronte al palazzo del Burgermeister, al quale il grande giallista belga ha intitolato uno dei suoi numerosi romanzi, Il borgomastro di Furnes. Alcune specialità di origine fiamminga, invece possono essere degustate indifferentemente al di qua od al di là del confine, come lo spezzatino cotto a fuoco lentissimo nella birra, la carbonade nella cui preparazione si è cimentato anche Vasco, con esiti soddisfacenti ma migliorabili. Pur presentando qualche carenza nella scelta dei piatti, i ristoranti francesi di questa regione, che la Michelin snobba parecchio, sono sempre caratterizzati da un servizio impeccabile, tavoli organizzati con stile, cantine ben fornite anche se spesso con forti ricarichi, piatti ed ingredienti sempre curati e preparati al momento. Il servizio in senso lato è insomma quasi sempre di livello alto, equivalente ai ristoranti di livello stellato in Italia. Un esempio impeccabile è La Meunerie di Teteghem, che è anche di gran lunga la miglior accomodation della zona di Dunkerque, dove Vasco ha risieduto nelle prime settimane dopo il suo arrivo, godendo di una ospitalità squisita, e concordando per le cene una formula entreprise che a 25 euro gli dava ogni sera una mise en bouche e/o un aperitif, un piatto principale che alternava pescato del giorno o carne (stupendi i petti d'anatra al fois gras), un dessert degno, un quartino di vino non "della casa" ma ben abbinato al piatto del giorno, inclusi anche dei cru, e l'immancabile acqua minerale Badoit, la preferita di Vasco in Francia. Non eccelso invece il livello delle brasserie della zona mentre il posto forse più invitante in assoluto, quando le svogliate maestranze si degnavano di trovare un tavolo, era la Taverna Le Bruegel di Bergues, una vera taverna originale del '500, arredata con gli oggetti del famoso "Pranzo di nozze" dipinto dal grande maestro fiammingo, cameriere in costume, musiche medioevali e, in fondo al localone pieno di tavoli disposti con lunghe panche di legno, un gigantesco, caldo, avvolgente fuoco a legna sul quale crepitavano e occhieggiavano infinite grigliate di enormi cote à l'os, croccanti stinchi di prosciutto (jamboneau), oblunghe salsicce di maiale, montagne di costine, grasse pancette e trippe devastanti.

sabato 29 gennaio 2005

Rotta a Sud!

Cambio di rotta, Digue de Break - gennaio 2007

Dovevano essere tre, poi sei, poi dodici, poi ventiquattro ed alla fine furono ventotto i mesi di assegnazione di Vasco Cesana a Dunkerque. Professionalmente parlando ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era preposto. Al di fuori della vita professionale aveva ancora diverse cose che avrebbe voluto vedere, fare, mangiare e, in fondo, questa esperienza l’aveva convinto che in Francia ci stava bene, anche nell’estremo Nord, nonostante l’avviso contrario di molti francesi, per non parlare degli italiani. Lasciò la sua casa, ormai bonificata dai formaggi che stazionavano nel frigorifero, al suo successore. Salutò i colleghi e l’eccellente equipe di collaboratrici e collaboratori con un party a base di Pot’je vleesch (specialità fiamminga consistente in frammenti di volatili o altri tipi di carni ed interiora in gelatina) ed una proiezione di foto, da lui scattate nel corso della sua permanenza nella regione, che ottenne, pare, un discreto successo. Les femmes del suo ufficio gli regalarono un opuscolo, Memoire de Coquilles, che non era, come inizialmente aveva pensato, un manuale per cucinare i frutti di mare, ma un frasario un po' spinto redatto da affascinanti donne di società. Fu gradevolmente sorpreso dall’ironia e dalla confidenza di questo pensiero delle sue collaboratrici, con le quali, secondo il rigido protocollo francese, aveva sempre interagito con il Vous accompagnato da Madame o Monsieur senza che questo naturalmente volesse significare distacco o freddezza. Così come, nel protocollo anglosassone, il tu ed il chiamarsi per nome non significa affatto l’instaurarsi di una relazione amicale o l'abbattere le distanze. Andò anche, proprio all’ultimo giorno, al party natalizio organizzato dal Comité d’Entreprise da lui fino ad allora presieduto, dove salutò i rappresentanti sindacali. Non ricevette però in regalo la bottiglia di Saint Emillon appositamente fatta imbottigliare per lo storico sciopero di alcuni anni prima. Al di là del ricordo non particolarmente edificante per la vita aziendale, Vasco era interessato all’alta qualità del vino, che aveva già degustato, in quanto il viticoltore simpatizzante della CGT che lo aveva imbottigliato produceva in cru non lontani dal celeberrimo Chateau Cheval Blanc e l’annata delle bottiglie era il 2000, la migliore da molti anni a questa parte.
Riprese infine la sua auto, piccola, consegnò le chiavi della sua casa, media, firmò lui stesso le disposizioni per la cessazione del suo stipendio da espatriato, buono, e si avviò lungo la E40 lasciandosi alle spalle la fortezza industriale di Dunkerque, ancora presidiata, nonostante tutto, da un buon numero di operai. Ora poteva associare un nome, ed un ricordo, ai luoghi che vedeva passare lungo la strada: salutò in lontananza il Sanatorium di Zuydcoote, vide i grandi assembramenti di anatre selvatiche appena oltre il confine belga, i palazzoni in lontananza con le seconde case al mare dei belgi a Depanne, le guglie e i campanili medioevali al cospetto dei quali operava il Borgomastro di Veurne, passò la deviazione per “la Chiesa nelle Dune dell’Est” (Oostduinkerke), dove sulla spiaggia si pescavano ancora i gamberetti al traino con i cavalli, e quella per Ypres, dove anche quella sera l’esercito britannico avrebbe suonato il Last Post, passò vicino a Nieuwpoort, con il suo molo e l’estuario dell’Yser dove sicuramente stavano svernando migliaia di chiurli, ed alla deviazione per Oostende e la Zelanda olandese, dove una volta restò ad aspettare per un paio d’ore l’arrivo del traghetto di Vlissighem il cui servizio era cessato da oltre 15 anni; passò poi di fianco ad una delle città medioevali europee più belle, meglio conservate e misconosciute dal turismo sudeuropeo, Bruges o Brugge, dove aveva imparato ad apprezzare i maestri fiamminghi al Groeningemuseum, vide le deviazioni per Antwerpem, Kortrijk e Tournai visitate in tanti piacevoli weekend con la consorte; passò vicino a Gand o Gent, dove, nella cattedrale di San Bavonio, è conservato uno dei dipinti più folgoranti della storia dell’umanità, il polittico “L’Adorazione dell’Agnello mistico”, nel quale, con formule sconosciute fino ad allora che lo portarono per la prima volta ad usare l’olio nella pittura, l’alchimista e Maestro Jan Van Eick illuminò la pittura dell’uomo nei secoli a seguire; vide le frisone che, nel freddo dell’imminente inverno, pascolavano nell’erba verde alimentata dai polders; si fermò quindi per fare benzina prima di entrare nel Ring di Bruxelles e prendere la direzione dell’aeroporto. Dopo aver pagato, mentre si stava sgranocchiando un pacchetto di patatine Lays Naturel, interrogandosi sul perché nessuna industria alimentare riuscisse a produrre delle patatine così buone e fragranti come queste prodotte in Belgio, sentì , dall’altro lato della piazzola, due famigliole fiamminghe che commentavano l’escursione che in quel sabato di fine autunno avevano fatto sulle spiagge del Mare del Nord:
"De wind heeft vandaag verschrikkelijk hard geblazen aan de zee, bij momenten was het moeilijk en wilden we terug naar huis, maar met een beetje moed en geluk zijn we verder gegaan ... en was het toch nog een fantastische dag".






lunedì 9 luglio 2001

La strada degli Orsi: Stewart-Cassiar Highway, British Columbia (Canada)


Vasco e consorte, all’indomani della traversata dell’Inside Passage da Vancouver Island a Prince Rupert, stanno risalendo la Stewart Cassiar Highway prendendo la deviazione per Stewart e Hyder in Alaska. Il cielo da grigio si apre ed un sole limpido illumina le fitte foreste, boscaglie arbustive, laghi e ruscelli. Sullo sfondo, in avvicinamento, un crescendo di montagne, prima dolci poi sempre più imponenti, chiazzate da nevai e ghiacciai. La medium size a noleggio guidata da Vasco è l’unico segno di presenza umana, salvo un paio di auto incrociate dall’altro lato. Tutto il resto è wilderness. Immensa, solitaria, amplificata dalla visibilità quasi infinita. La più estesa che Vasco abbia mai percorso. Decide di fermarsi un attimo per respirare a pieni polmoni, sentire il profumo del bosco e, in effetti, anche svolgere alcuni impellenti bisogni fisici. Accosta e dirige l’auto verso un piccolo spiazzo erboso incuneato nei margini della foresta e circondato da arbusti ricchi di fiori e bacche. Nella penombra del sottobosco vede due creature dal manto marrone scuro peloso. Sono due bellissimi orsetti. Vasco alza il livello di vigilanza ed allo stesso tempo il finestrino pensando: non possono essere soli. Infatti, a pochi metri sulla destra al di là della vettura vede emergere dal bosco il profilo, enorme, di mamma orsa. E’ una femmina di Grizzly di grossa stazza con la caratteristica gobba pronunciata ed un mantello marrone piuttosto chiaro. Vasco realizza che è prossimo alla situazione di massima pericolosità per un umano al cospetto di un orso molto più grande di lui: si trova a metà strada tra una femmina di Grizzly e la sua cucciolata. Ripassa velocemente le tattiche difensive insegnate dal Ranger durante la navigazione sull’Inside Passage: assumere una postura feroce tale da farlo sembrare più grosso e tosto (tattica indicata se l’orso è più piccolo dell’uomo, come nel caso dell’Orso nero) o play dead , fare il morto (tattica indicata per il Grizzly, pesante almeno il triplo dell’uomo, beh, nel caso di Vasco diciamo un po’ meno). Vasco decide che per i bisogni fisiologici forse è meglio aspettare ancora un po’, non è il caso di agitarsi con la macchina fotografica e che è meglio seguire una tattica difensiva tecnologica: innestare la retro e ripartire velocemente. La famigliola di Grizzly si riunisce e si allontana nel fitto della foresta. La strada per Stewart è iniziata da poco ma anche il seguito sarà all’altezza di quella che Vasco e consorte ricorderanno sempre come la Strada degli Orsi. Pochi km dopo un Orso nero attraversa la strada. Altri 20 km ed un giovane Orso nero è intento a mangiare bacche tranquillamente a bordo strada senza degnare di uno sguardo la vettura che sopraggiunge. Poi ancora uno, e poi un altro, ed un altro ancora. Alla fine saranno ben 7 in meno di 200 km gli orsi neri osservati senza contare, e la cosa non è da poco anche per il British Columbia, la splendida famigliola di Grizzly visti all’inizio. Nell’ultima parte la strada risale la catena montuosa ed arriva ai bordi di un ghiacciaio che rilascia azzurrissimi iceberg sul laghetto a bordo strada. Naturalmente il nome del ghiacciaio è Bear Glacier, il ghiacciaio degli orsi. Infine si arriva a Stewart, al confine con l’Alaska sulle rive di una profonda insenatura dell’Oceano Pacifico. Il Motel, in un contesto decisamente di “frontiera”, dove trovano alloggio, ha una solida attrattiva: è direttamente collegato con un ristorante insignito del titolo: “Home of the Alaskan King Crab House”. A tavola li attendono i giganteschi Granchi Reali del Pacifico Settentrionale, freschissimi e carnosissimi. Da vivi con una chela possono spezzare un gommone. Da cotti la chela può sfamare da sola una famigliola di orsi. Pare in effetti che in alcune zone ed isole della costa del British Columbia alcuni esemplari di orso o varietà si specializzino nell’alimentarsi di crostacei e coquillage. Magari sono arrivati anche loro dalla Bretagna come i primi esploratori francesi del Canada, ma pare che non usino la maionese. Poco oltre il confine, in quella isolata propaggine di Alaska che è Hyder, un paese ancor più “di frontiera” di Stewart, gli orsi in questo periodo si appostano invece lungo il ruscello per prendere i salmoni in risalita. Vasco però il giorno dopo non trova gli orsi a pesca ma vede i salmoni i risalita e si commuove un po’ per la fatica che devono fare per accoppiarsi e riprodursi. Decide per quella sera di commemorare le loro avventure mangiandosene uno intero cotto alla brace secondo la tecnica degli indiani che riesce a dare una giusto gusto di affumicato speziato senza soffocarne il sapore. In giornata Vasco e consorte avevano risalito per intero il torrente, dove dovevano essere appostati gli orsi, il Fish Creek, percorrendo i 50 km di sterrato fino a dove possibile lungo la strada fermandosi infine di fronte a una slavina. Sotto e davanti a loro, ormai in territorio canadese, il Salmon Glacier, un ghiacciaio immenso, il quinto del Canada per grandezza, con intorno infinite catene montuose. Dietro di loro, 50 km di sterrato, 200 km di strada degli orsi e migliaia di km. di foreste. Dentro di loro, la consapevolezza che forse, una sensazione di natura così pura e selvaggia sarà difficile riprovarla in qualsiasi altra parte del pianeta.