martedì 29 luglio 2008

La Regina delle acque


Piazza Navona: La fontana dei fiumi

La grandezza di Roma antica fu il risultato di molte cose insieme. Su tre punti però i romani antichi gettarono le basi della loro potenza con una visione ed una tecnica incredibilmente avanzate per l’epoca: la qualità e solidità delle infrastrutture e degli edifici, la rete viaria e logistica e le opere idrauliche.

Delle prime sono innumerevoli le testimonianze giunte fino ai nostri giorni, la rete viaria è ancora esistente in alcuni tratti ancora allo stato, come l’Appia antica, e le terze sono di fatto ancora sfruttate per molti aspetti nella Roma moderna. Vasco, che non è appassionato di ingegneria, si accorge di questa grandezza perdurante nei secoli quando, nelle calde serate estive e nelle sue lunghe passeggiate serali, osserva la frequenza con la quale sono disseminate per la città fontanelle d’acqua, molte risalenti all’antichità; la grandezza poi diventa eterna quando si disseta da esse e scopre con sempre rinnovato stupore la freschezza e la bontà dell’acqua che sgorga a getto continuo dalle fontane di Roma. Vasco non scambierebbe con nessuna bibita al mondo una sorsata dalla fonte dell’Acqua Marcia, in un angolo del Campidoglio verso i Fori. Questo luogo già nell’antichità era il centro dell’Urbe, e la fonte probabilmente era già presente quando qui sorgeva il Tempio di Giove Ottimo Massimo. Pochi metri sotto, il punto considerato dagli antichi l’Ombelicus Mundi. La fonte di quest’acqua è la storia e la sorgente da cui si alimenta la notte dei tempi. La temperatura alla quale sgorga è, in qualsiasi periodo dell’anno, quella ideale per dissetare, al giusto livello di freschezza per poter essere bevuta in quantità e per soddisfare le seti più inestinguibili, come quella di Vasco dopo ore di cammino nel centro di Roma magari dopo aver mangiato un abbondante abbacchio con patate. Anche a casa l’acqua del rubinetto è sempre fresca e gradevole e l’acqua minerale in bottiglia è assente nel suo appartamentino di Colle Oppio. Le acque minerali di Roma e zone limitrofe sono però anch’esse eccellenti e, grazie alle origini vulcaniche della zona, sono ricche di sali minerali e di gusto. La migliore secondo Vasco è senza dubbio l’Acqua di Nepi, effervescente naturale quanto basta e con il giusto livello di salinità per esaltarne la bevibilità e appagare il bisogno di reintegro di sali minerali senza il sentore di componenti invadenti. Vasco la mette tra le migliori al mondo e si rammarica della sua scarsa diffusione al di fuori del Lazio. Non è l’unica, anche la Egeria e la Claudia, prodotte addirittura all’interno del territorio di Roma, sono ottime. Vasco non può non ricordare queste parole che scrisse a proposito di Roma regina aquarum il suo quasi compaesano Plinio il Vecchio "Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l'acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso".

giovedì 9 agosto 2007

Nel covo del pirata, Isola di Runde, Norvegia

La colonia di sule dell'isola di Runde (9/8/2007)


L'isola di Runde, presso Alesund, lungo costa centrale della Norvegia è raggiungibile in auto con un'ardita stradina che attraversa un numero imprecisato di isole e penisole. Vasco ci è arrivato un 9 agosto. Per quella data la principale attrazione dell'isola, le 50 o 150 mila (a seconda delle fonti) coppie nidificanti di Pulcinelle di mare erano già sparite: ne erano rimaste sole 3, disperse tra i flutti, oltre ad un paio di Urie. Ma l'isola anche ad agosto senza puffins è molto interessante: la colonia di Sule più grande della Norvegia è in piena attività ed arrivandovi a distanza da sotto in barca il traffico di sule che transitano sopra la testa con i materiali per il nido più svariati è fittissimo;
Sula con materiale per il nido Isola di Runde 9/8/2007

sotto la colonia i giovani Marangoni familiarizzano con l'acqua...sopra di loro invece Aquile di Mare giovani e meno giovani familiarizzano con i giovani Marangoni che costituiscono in questo periodo qui la componente principale della dieta: Vasco ne vede almeno 10 di cui almeno 4 adulti.
Marangoni Isola di Runde 9/7/2007
Aquila di Mare Isola di Runde 9/8/2007
Sull'isola vi sono magnifici sentieri percorribili in 2-3 ore di cammino. Senza saperlo, Vasco, percorrendo uno dei sentieri principali di accesso scopre che l'isola ospita una colonia di uno dei più grandi pirati alati dei mari: lo Stercorario maggiore. Mentre cammina si accorge che, quasi impercettibilmente,gli sfrecciano sempre più vicini.
Stercorario maggiore (Great Skua) Isola di Runde 9/8/2007
Di alcuni sente il sibilo delle ali senza quasi vederli. Poi più in alto ne vede uno posarsi. E' una cosa molto difficile vedere uno Skua posato e questo avviene quasi esclusivamente nei luoghi di nidificazione. Quando il pirata è in volo sul mare è capace di far venire il mal di mare ad una sula, costringendola, quando le manovre hanno successo, a farle vomitare il pescato per poi cibarsene. Quando è posato appare invece molto impacciato e vulnerabile. Vasco si stupisce nel vederne diversi andarsi a posare, ad intervalli, in un pendio erboso non lontano dal sentiero in una zona piuttosto esposta. Almeno un paio gli sembrano ancora in cova. Ovviamente non si allontana dal sentiero per non causare disturbo, alcune cornacchie intorno sembrano tra l'altro appostate ad aspettare che qualche turista deficiente si allontani dal sentiero facendo involare gli skua in cova. In volo ne osserva anche una decina contemporaneamente.
Stercorario maggiore presso il nido Isola di Runde 9/8/2007
Non è a conoscenza di quante colonie di Stercorari maggiori nidificanti esistano sulla costa norvegese ma non dovrebbero essere molte e questa è decisamente meridionale. Dall'alto, l'isola di Runde, domina decine di isolotti e fiordi in lontananza. Lo stercorario maggiore di fronte a lui scruta l'orizzonte e sembra non vedere l'ora di ripartire per le sue scorribande lungo gli oceani del mondo che lo faranno volare per migliaia e migliaia di chilometri prima di ritornare, la prossima estate, ancora una volta qui, nel covo del pirata.

Nel covo del pirata Isola di Runde, 9/8/2007

giovedì 5 luglio 2007

Sfrecciando sotto le antiche Mura


Le Mura Aureliane in prossimità di via C. Colombo, marzo 2009

Le Mura Aureliane, in gran parte originali del secondo secolo dopo Cristo, sono il simbolo della grandezza di Roma ed allo stesso tempo di una certa sua indifferenza che contagia anche gli stessi visitatori. Si passa dalle Mura Aureliane, ad esempio oltrepassandole percorrendo la via Cristoforo Colombo verso l’Eur o il mare, senza farci neanche caso, come si transita davanti al Palazzo della Regione o alla vecchia fiera di Roma. Vasco le oltrepassa spesso quando va al lavoro in macchina o quando nei suoi weekend romani va al mare o a mangiare il pesce ad Anzio. Certo, il colpo d’occhio della Cristoforo Colombo che valica le mura nella prospettiva delle rotonde ombrosità delle centinaia di Pini ad Ombrello che avvolgono ed accompagnano i passanti è magnifica. Peccato che l’attenzione di Vasco non possa distogliersi dal traffico e dalle pericolosissime immissioni di veicoli nelle corsie centrali di accelerazione e dallo sfrecciare degli scooter che appaiono alle sue spalle come siluri inaspettati che si infilano a velocità mostruosa nei pertugi tra le auto. Vasco prova però ad astrarsi per un attimo dal flusso del traffico: di fianco a lui si dipana una cinta muraria che duemila anni fa cingeva l’Urbe poco dopo aver raggiunto il culmine del suo massimo splendore e potenza. La fortificazione è perfetta, l’alternarsi delle torri e delle porte che introducono alle grandi strade consolari verso l’Impero segue regole geometriche e di proporzioni rigorose. La costruzione è robusta ed edificata da mani e progettisti capaci tanto che in gran parte è rimasta intatta e solida ancor oggi. All’indomani della loro costruzione, quasi duemila anni fa, la loro vista incuteva, a chi ne arrivava al cospetto, timore, sottomissione, rispetto, curiosità od attesa per scoprire le meraviglie della città che custodivano. Alla loro vista le legioni, di ritorno dalle loro campagne, dovevano fermarsi per non apparire minacciose dell’ordine stabilito. Una volta ottenuto il beneplacito del Senato potevano infine sfilare di fronte al popolo romano con i loro trofei, allori e trombe celebrative. Nel corso della storia e dei suoi rivolgimenti si sono più volte rivoltate contro chi dovevano difendere trasformandosi sempre da baluardo difensivo a strumento di consolidamento degli usurpatori. Sono state in fondo poco utili ai fondatori perché la città era ancora troppo potente per essere attaccata quando furono costruite e troppo grandi da difendere quando la città si fece più debole. E così i Visigoti di Odoacre vi entrarono facilmente facendone poi una loro difesa contro gli altri popoli barbarici che invadevano le spoglie di quello che ormai non era più l’impero romano. Molti secoli dopo alcune delle loro estensioni papali intorno al Gianicolo si sono trasformate nell’estrema linea di difesa degli eroi della Repubblica Romana dall’esercito francese arrivato in appoggio al Papa scacciato dalla città. Solo 22 anni più tardi però le mura aureliane dovevano questa volta difendere lo Stato Pontificio dalla minaccia dei Piemontesi che infine le sfondarono senza troppi problemi militari nella Breccia di Porta Pia. Il mondo era cambiato e nessun esercito intervenne questa volta in difesa del Papa. Le mura avevano perso ormai qualsiasi significato politico-militare e, qualche decennio dopo, un gerarca fascista, Ettore Muti, dentro una delle loro porte, forse la più scenografica, Porta San Sebastiano, fece insediare la sua residenza-garconniere. Tutte queste e migliaia di altre storie si annidano nelle possenti mura di Roma, nell’indifferenza dei passanti su due e quattro ruote. Ma, forse, è proprio per questa indifferenza, questa convivenza un po’ casuale con le vestigia di un passato denso di storie, che rende gli innumerevoli luoghi storici di Roma, soprattutto i più dimenticati, più autentici che quelli di tante mete del turismo internazionale. Così Roma, e solo Roma, è l’unica grande capitale mondiale che conserva ancor oggi, quasi integralmente, la sua cinta muraria storica ricordando ai passanti, se solo si soffermano un attimo, quanto grandiosa fosse l’Urbe nell’antichità. Solo un attimo però, se no rischierebbero di essere travolti da un nugolo di scooter.

La Porta San Sebastiano, marzo 2009

giovedì 1 febbraio 2007

ROTTA A SUD - VASCO CESANA VERSO L'URBE

veduta di Roma dal Gianicolo

Da Dunkerque la rotta di Vasco si dirige decisamente a Sud, scavalcando la Brianza e approdando al centro dell’Italia e del Mediterraneo, nella Città Eterna. Roma è una città che tutti pensano di conoscere e che Vasco ha visitato diverse volte. Molti però, e Vasco era, prima di esservi trasferito, tra questi, la visitano un po’ di sfuggita come parte degli imponenti flussi turistici e di visitatori occasionali per incontri d’affari. Tutti hanno però in genere un'opinione piuttosto netta: o la amano o la odiano, magari sulla base di una conoscenza piuttosto superficiale. E’ un fenomeno che Vasco aveva riscontrato molti anni prima per New York, molto amata all’estero quanto odiata in patria. La stessa cosa si verifica per Roma, anche per motivi politici. Nel suo comune d’origine, in Brianza, gli amministratori leghisti hanno intitolato una strada vicina a casa sua a Brenno, in onore delle distruzioni da lui operate sul suolo romano.

Vasco, di impostazione cosmopolita senza rinnegare le sue radici ed inclinazioni un po’ nordiche ma non nordiste, la affronta con un misto di cautela e curiosità. Cautela perché è consapevole della complessità del contesto in cui andrà ad operare nel suo nuovo lavoro, curiosità per l’opportunità di vivere in una città tanto ricca di motivi di interesse.
Rimanendo nel proprio paese, non sarà lui questa volta a definire le condizioni del suo trasferimento, ed ottiene un trattamento corretto, che gli consente tra l’altro di affittare un appartamentino in centro, nella zona di Colle Oppio. Alla mattina, uscendo da casa per andare al lavoro, gli si apre una magnifica visione dall’alto del Colosseo con dietro l’Arco di Costantino e di fianco la Basilica di Massenzio ed i Fori Imperiali. Incrocia e segue, durante la sua permanenza, gli imponenti flussi di abitanti infrasettimanali di Roma, a partire dal mondo politico e relativi satelliti. La vicinanza ed i collegamenti, oltre che le esigenze dell’attività lavorativa, lo vedono spesso stazionare nei suoi quartieri permanenti nella Gallia Cisalpina ma non disdegna, anzi affronta con entusiasmo, molti weekend a Roma. Molto presto si rende conto che non riuscirà che a vedere in minima parte quello che Roma e dintorni hanno da offrire, indipendentemente da quanto lunga sarà la sua permanenza sul suolo romano. Questo nonostante lui, per quanto appassionato di storia e di luoghi storici, sia più ferrato in storia contemporanea che in quella antica e nell’archeologia. Ma come può la curiosità di Vasco resistere al fascino di una città che trasuda storie ad ogni angolo? Ed ad una metropolitana con fermate dai nomi così evocativi, come Castro Pretorio? E, infine, ad una cucina che sforna piatti così abbondanti ed appetitosi?



giovedì 7 dicembre 2006

VASCO CESANA IN VIAGGIO PER DUNKERQUE

L’autostrada da Bruxelles si snoda veloce nella campagna fiamminga. Le frisone pascolano tranquille sui prati verdi, appena chiazzati da qualche ingiallimento. I primi polders si intuiscono dietro i filari dei pioppi e le sparse fabbrichette.
De wind uit het noordwesten, daar beneden, op zee, wordt striemend vandaag, het zal niet gemakkelijk zijn om op de dijk te wandelen .... Maar we moeten niet opgeven, en met wat moed en geluk, zullen we een fantastische dag beleven: De zomer is nog niet voorbij” si sente dire nella piazzola dell’autostrada affollata di auto e roulotte di famiglie fiamminghe che vanno in gita al mare. Chissà, pensa dentro di sè Vasco accendendosi una sigaretta, forse anche sul Mare del Nord ci possono essere splendide giornate ed è vero, l'estate non è finita. Dopotutto, è ancora tempo di vacanze. Ma il germano nello stagno di fronte è già in eclisse e, là in fondo, dietro la fattoria, uno stormo di oche selvatiche sembra essere già in migrazione.
Dopo Ostende, la piccola auto stenta a tenere la strada, ormai sgombra di veicoli. Gli alberi e i cespugli, immobili dopo mille tempeste, non rivelano la forza del vento che dal Mare del Nord sferza le piatte distese che lo custodiscono dagli sguardi dei passanti. Di tanto in tanto l’orizzonte è ravvivato da profili di villaggi raccolti intorno ai loro Beffroi.
Laggiù, infine, ormai nella terra dei 130 km/h, dietro la città ed i suoi Beffroi ricostruiti, si staglia il profilo arcigno della più grande acciaieria d’Europa che si protende verso il mare come una fortezza, un baluardo in difesa del lavoro del Nord, dove migliaia di operai e tecnici resistono e si battono contro le tempeste del mare globale solcato da flotte cinesi, capitali indiani ed idraulici polacchi.


“A meno che non siate gli unici appassionati di edifici in mattoncini degli anni 60 o di grandi complessi industriali in smantellamento there is not to much to see and do nella regione del Nord-Pas de Calais che costituisce principalmente una zona di transito per i viaggiatori diretti o provenienti dalla Manica” Con questi toni promettenti e lievemente anglofili la Lonely Planet accoglie i visitatori che si recano nella regione di Dunkerque. Vasco Cesana vi resterà 28 mesi.
Vasco Cesana arriva a Dunkerque in “assegnazione” presso uno stabilimento industriale della propria azienda. Più precisamente Vasco Cesana è un “distaccato”, inviato per un certo periodo dalla casa madre per svolgere un certo compito o progetto per poi tornare o andare in altra sede. In effetti lui pensa soprattutto alla prima ipotesi. Nel suo caso è, per molti aspetti, ma non per tutti, un privilegiato: mantiene la sua posizione in sede potendo essere abbastanza libero di organizzarsi, non solo, è lui che decide, o meglio, elabora e propone, per conto dell’azienda, le condizioni che si applicano agli espatriati e quindi anche a lui stesso. Privilegio questo puramente teorico in quanto nulla e nessuno potrà mai portarlo a chiedere per sé più di quanto gli sia applicabile o, in qualche modo, dovuto. Diciamo che perlomeno non riceverà, da questo punto di vista, delle fregature. Applicherà a se stesso il principio della politica aziendale, da lui inventata, “no frills, no costs”. Avrà quindi una macchina, piccola, un appartamento, medio, ed uno stipendio, buono. E non potrebbe essere altrimenti avendo impegnato discrete energie nella sua carriera a spiegare al personale la bontà degli stipendi offerti. Gli piace trattarsi decentemente, in particolare a tavola, ma non è uno che ama spendere. Viene da una terra nella quale fino a poco tempo fa, e forse ancora adesso, la gente viveva in garage per non consumare il soggiorno. Certo oggi tutto questo è più complicato perché si fa fatica a far stare in garage la famiglia a fianco dei SUV e degli Humvee, come se, invece che in Brianza, si presidiasse un avamposto iracheno nel triangolo sunnita. Però questi veicoli, con le loro imponenti fatture e costi deducibili consentono di non fare lievitare il reddito imponibile e scaricare l’IVA. Della Francia ha sempre avuto una buona opinione, consolidata in anni di degustazioni di Roquefort e Coquillages, preferibilmente non insieme. Non esistono in effetti paesi dei quali abbia una cattiva opinione, a parte qualche volta il proprio, nonostante gli eccellenti insaccati. Anzi, uno degli aspetti che lo affascinano di più del suo nuovo assignment è quello di poter avere 5 paesi a portata di mano, a meno di 2 ore di auto o treno e di trovarsi al centro dell’Europa.

mercoledì 27 settembre 2006

Lungo le spiagge del Mare del Nord




Bufera lungo la spiaggia di Malo, gennaio 2005

Una lunga spiaggia infinita caratterizza la linea costiera dalla Francia del Nord al Belgio e poi, senza soluzioni continuità, fino all’Olanda. Una spiaggia mutevole, per il defluire delle maree e per le sferzate delle tempeste e delle violente mareggiate del Mare del Nord. Vasco ha imparato ad apprezzarla da subito. Ne percorreva il tratto lungo l’argine della Digue de Break per andare la mattina al lavoro.



La spiaggia nei pressi del Port Ouest di Dunkerque, novembre 2008


Riflessioni sulla Digue di Break, Dunkerque, settembre 2006

Una strada, unica nel suo genere, dal fascino schizofrenico: girando lo sguardo da un lato si possono osservare nel dettaglio i diversi impianti delle acciaierie Arcelor, studiare i tempi di colata ed avere un’idea in diretta, contando numero e provenienza delle navi in carico/scarico, dell’andamento dell’economia reale mondiale; girando lo sguardo dall’altro lato si disegna una splendida spiaggia selvaggia popolata di uccelli marini e sulla quale il gioco delle maree profila immagini sempre diverse riflettendo le simmetrie di un cielo spesso tormentato attraversato da squarci di luce improvvisi. Qualche volta Vasco, mentre pensava al piano d’azione della giornata lavorativa, si è trovato ad ingaggiare gare di velocità con gli uccelli in volo parallelo sul mare, venendo battuto dagli orchetti marini, in migrazione alla ragguardevole velocità di 80 km/h. Quasi tutte le sere si concedeva una lunga passeggiata sulla spiaggia di Malo, partendo da casa ed arrivando, quando la cena era stata particolarmente ricca e pesante, quasi a lambire i confini del Belgio. In estate, nelle non frequenti giornate calde, si faceva lunghe nuotate nell’acqua tonificante del mare nordico ed era quasi tentato di allenarsi per la traversata della Manica, avendo sentito di un club inglese che la organizzava in modo controllato, necessario data l’alta probabilità di finire sotto le eliche di un supertanker. L’unica cosa che però ha rischiato di finire in Inghilterra erano i suoi vestiti ed asciugamani, in occasione del suo primo bagno, quando ancora non aveva imparato a controllare gli agenti atmosferici e le maree, interpretando erroneamente come marea calante una veloce marea montante che aveva risucchiato i vestiti rischiando di lasciarlo vagare all’imbrunire per i campi di bietole del Pas de Calais con un succinto costume da piscina (in Francia è vietato andare in piscina con i costumi lunghi). Il posto migliore per i bagni è la spiaggia presso le dune di Slack nei pressi di Wimereaux, tra Calais e Boulogne. Il periodo migliore è inizio settembre, quando l’acqua è più calda (più di 18°) e le giornate sono in genere stranamente calde e tranquille. In alcune rare occasioni Vasco ha provato anche ad alzarsi quasi all’alba per andare a correre lungo la battigia, un esercizio però troppo faticoso per essere ripetuto spesso, inoltre lui non ama molto fare le cose a stomaco vuoto.

After the storm, spiaggia di Malo, marzo 2005

Dopo le tempeste, soprattutto a fine inverno, la battigia della spiaggie del Nord diventa, a seconda dei punti di vista, un museo di biologia marina o una bella tavolata di frutti di mare, soprattutto a beneficio dei gabbiani. Granchi, anche grandi, sufficienti per cucinare degli spaghetti al granchio per 4 persone, coquillage di tutti i tipi, sogliole, pesci palla, lamprede, stelle marine, gamberetti grigi, uccelli di mare spiaggiati come urie e gazze marine spiaggiate ed anche oggetti storici come frammenti di aerei da guerra e meno apprezzabili bombe e proiettili inesplosi. Qualcuno sostiene che dopo le tempeste più forti dalla sabbia emergono anche u-boot della Kriegsmarine in assetto da combattimento. Altri hanno visto resti di vascelli predati dal pirata Jean Bart, eroe di Dunkerque ed apprezzato, da questo lato della Manica, affamatore di inglesi. Tutti, da sempre, amano fantasticare sui misteri nascosti dal Mare.

Gazza marina spiaggiata, Malo les Bains, Febbraio 2005


Promenade sur la Digue, gennaio 2005

lunedì 25 settembre 2006

Alla scoperta dei formaggi del Nord




Pascoli nelle colline interne del Pas De Calais, settembre 2006


Due formaggi della regione Nord Pas de Calais non mancavano mai nella riserva di Vasco:
il Maroilles, prodotto nelle colline più interne delle regione, è di assoluto livello internazionale. Ha un sapore forte e deciso ma capace di avvolgere il palato con dolcezza e rotondità. Usato anche per specialità locali (Tarte au Maroilles) Vasco l’ha sposato anche con un piatto tipicamente brianzolo, il risotto alla luganega al vino rosso, con risultati piuttosto soddisfacenti. Per essere degustato al meglio va mangiato da solo, ripulito un po’ dalla crosta rossastra, stendendone le placide morbidezze su una baguette tradition ed accompagnando l’assaggio con un buon bicchiere di Saint Emilion, ad esempio uno Chateau Matras di almeno 6 anni.
Difficilmente ritrovabile al di fuori della regione è il secondo formaggio da non mancare, il Bergues, uno straordinario semigrasso prodotto nella gradevole cittadina fortificata omonima a pochi km da Dunkerque. La varietà migliore è quella a pasta dura, presente anche nei supermercati della zona nei banchi consacrati ai prodotti del territorio (cosa sconosciuta nei supermercati della penisola italica). Il Bergues ha tutto quello che si può chiedere ad un formaggio tipicamente di relazione: è delicato senza rinunciare al proprio carattere rustico e contadino, ha una consistenza elastica appagante, accompagna con discrezione ma con personalità i compagni di viaggio a tavola, che siano assiette de charcuterie o de fromages. Vasco lo apprezza particolarmente nelle omelette che si prepara quando torna dal lavoro, in particolare quella che prepara con un altro dei prodotti tipici della zona, l’indivia. Il Bergues vuole a sua volta un vino socievole e leggero, come un Rosé della Loira, quale il Rosé d’Anjou dell’anno, un compagno ideale anche per i salumi e molte paste della tradizione italiana, alla faccia degli enologhi che disdegnano i rosè; meglio, così si possono trovare in vendita a due euro alla bottiglia, peccato che non siano per nulla commercializzati in Italia.


Monumento alla vacca nell'abitato di Bergues

Oltre al Bergues ed al Maroilles il Nord offre, quasi in ogni villaggio, un formaggio con proprie caratteristiche e gusto spiccato: come, tra gli altri, il Sableau de Wissant, avvolto nella sabbia della spiaggia tra i due Caps, o la micidiale Boulette d’Avesnes, a forma di bomba a mano, avvolta in spezie piccanti, che, se portata per sbaglio in valigia all’aeroporto, potrebbe causare una deportazione, oltre che un doppio passaggio in lavanderia per i vestiti impregnati dal suo forte odore. Proseguendo lungo la costa verso ovest, all’altezza di Ault, comincia la Nomandia e con essa un ambiente che vede coesistere faglie rocciose bianche, lunghe spiagge e verdi pascoli ricchi di varietà erbacee ed arbustive. Qui si sono sviluppate le condizioni per una straordinaria catena del latte, dove quasi tutto è perfetto: perfetto il latte, prodotto da vacche che pascolano beatamente in un verde ammaliante, ottimi gli yoghurt, almeno quelli non requisiti dalla grande industria, perfetto il burro, di diverse qualità tutte di livello superiore, perfette le panne da cucina che nulla hanno a che fare con i mediocri liquidi biancastri in commercio nella penisola (escluso il SudTirol) ed eccellenti naturalmente i formaggi, con le complesse varietà di Camembert che si differenziano per morbidezza ed incisività e che si evolvono continuamente e velocemente. I consumatori possono controllarne e monitorarne i diversi livelli di maturazione classificati sull’etichetta in modo da poter decidere se degustarlo più giovane e morbido o nelle fasi più avanzate di maturazione quando il gusto si fa più incisivo. Ah, la France… certo l’agricoltura che sta dietro a tutto questo è foraggiata da imponenti flussi di finanziamenti comunitari e quote difensive, però almeno, alla fine, ne esce qualcosa di buono. Tutto questo rientra alla fine nella capacità, tipica delle civiltà avanzate ed in particolare di quella francese, di “fare sistema” tra associazioni di produttori particolarmente combattive che comunque, in qualche modo, difendono la qualità del territorio in cui operano, disciplina e rigorosità nel rispetto degli standard qualitativi e di processo, soggetti a controlli non burocratici ma sostanziali da parte di tecnici qualificati e competenti degli organi di controllo statali, potere ed influenza sui processi decisionali di Bruxelles e, non ultime, eccellenti capacità di marketing e di valorizzazione dei prodotti. Volando in business class Air France, ad esempio, non manca mai l’assiette de fromages. Volando in business Alitalia, invece, viene servita una rancida fetta di salmone all’aneto od una improbabile gelatina di gamberetti. Tornando con il treno Eurostar in prima classe da Londra, esattamente poco dopo aver oltrepassato la metà del tunnel della Manica, Vasco ha visto materializzarsi due graziose hostess che gli dicono, con un sorriso malizioso, Benvenue en France e, subito, gli offrono un assiette de fromages ed un bicchiere di Bordeaux. Come dire, bentornato nel mondo civile. Indubbiamente vi scova un elemento di ritorsione alla perfida scelta inglese di fare arrivare i treni in arrivo dalla Francia, in perfetto stile british, alla stazione di Waterloo. Vasco, assaporando in fretta il bicchiere di Bordeaux e avviandosi all’uscita per scendere subito a Calais, cerca gli occhi blu oltremare della hostess con il camembert, celandole la busta di Harrods contenente una elegante confezione in ceralacca con dentro dieci once di eccellente Stilton, la risposta inglese al Roquefort.

Il villaggio di Ault, dove inizia la Normandia - ottobre 2006

lunedì 26 giugno 2006

Passeggiando nella terra dei due Capi

Cap Gris-Nez, marzo 2005
Uno dei luoghi più amati da Vasco Cesana nei suoi 28 mesi a Dunkerque è la terra dei 2 Capi: il Capo del Naso Grigio e il Capo del Naso Bianco, due colli che dominano il punto più stretto della Manica elevandosi su una verdissima campagna folta di arbusti e pascoli battuti dal vento che degradano, ora bruscamente, ora dolcemente, sulle acque turbolente del Canale solcato in ogni momento da decine di nevi che si stagliano sulle prospicienti White Cliffs of Dover. Camminando lungo il sentiero che sale sui Capi tra Gabbiani Tridattili e Nordici vocianti e Fulmari sfreccianti si possono immaginare le tante avventure umane che qui si sono annunciate o consumate: sotto, lungo la spiaggia di Wissent, si raccolsero le legioni romane per avviare la conquista della Britannia, la in fondo, verso Boulogne, si intravede la Colonna celebrativa della Grand Armeé che l’Empereor radunò e mai face partire per attraversare la Manica, lassù, nel cielo, ci immaginiamo ancora gli Stukas e gli Spitfires inseguirsi impegnati nell’eroica battaglia d’Inghilterra e poi qui, di fianco vediamo, ancora intatti come se fossimo nel 1944, i bunker del vallo atlantico ed i crateri lasciati dai bombardamenti dei Lancaster di appoggio all’avanzata finale degli alleati, davanti a noi una postazione ci dice che siamo arrivati all'antico confine del ducato di Piccardia, dietro, ci possiamo immaginare gli arcieri di Enrico V in marcia verso Azencourt.

Le White Cliffs of Dover in lontananza da Cap Blanc Nez


Lungo la costa presso Wissent, novembre 2006

domenica 26 marzo 2006

Vogliamo le aragoste!

Carnevale a Dunkerque, marzo 2006

Dunkerque e, in misura maggiore, Boulogne sur Mer, sono anche porti di pescatori di antica tradizione. Ancora all’inizio del secolo scorso molti partivano verso la fine dell’inverno per la grande pesca al Merluzzo nelle acque artiche e dell’Islanda. L’avvenimento coinvolgeva tutta la popolazione e, come auspicio e per fare gli scongiuri prima di questa avventura piena di pericoli il Carnevale è venuto ad assumere a Dunkerque funzioni liberatorie e propiziatorie come in pochi altri posti al mondo. Il Carnevale ancor oggi qui è qualcosa di completamente diverso e sentito che altrove. Ha una durata che, essendo festeggiato a date diverse nei vari villaggi, va praticamente dall’Epifania a Pasqua. E’ festeggiato prevalentemente da adulti di tutte le età e comprende sfilate di piazza, cerimonie pubbliche e grandi feste private. I costumi non sono particolarmente importanti, quello che conta è se deguiser, in genere mettendosi una parrucca, un po’ di trucco, qualche gonna della nonna o calzettoni e calzemaglia dai colori sgargianti. Vasco, che dopo qualche settimana cominciava a trovare inquietante l’aggirarsi di travestiti carnevaleschi nel buio delle sue passeggiate notturne sul lungomare, attribuisce, con una delle intuizioni multidisciplinari e storico culturali di cui intimamente va fiero, l'origine del travestirsi da donna alla volontà di rimuovere, per qualche giorno, i rischi della campagna di pesca, illudendosi coscientemente e liberando le loro tensioni nel pensiero di essere donne, e quindi liberi dall’obbligo di sfidare i venti e le tempeste, spesso mortali, del Mare del Nord.


La Bande de Pecheurs de Dunkerque, Carnevale 2006

Il Carnevale è anche occasione per l’uscita in pubblico annuale, nei villaggi delle Fiandre francesi e belghe, dei Giganti. Ogni villaggio ha il suo Reuzes che racconta storie documentate o leggende che risalgono alla notte dei tempi. Come Jean le Bucheron (il Macellaio) di Stenvoorde, enorme guerriero vichingo baffuto ed armato di una enorme ascia, che somigliava in modo impressionante al leader del sindacato con il quale Vasco si confrontava quotidianamente nel suo lavoro di Responsabile delle Risorse Umane. L’uscita dei Giganti è vissuta come l’arrivo di un vecchio amico, senza troppo chiasso, che appare nelle piazze centrali dei paesi rassicurando in fondo tutti che la vita continua come sempre, nonostante i problemi, la crisi e la caduta del pouvoir d’achat. Nei giorni di Carnevale escono anche le Bande e fa la sua apparizione annuale il grande tamburo erede di una dinastia di tamburi di mille carnevali, e guida la sfilate per vie delle città nel suo lento e confuso incedere accompagnato da fiumi di birra. La Banda di Malo era guidata nella sfilata del 13 febbraio 2005 dal grande tamburo Goliath 7° che avanzava, seguito da migliaia di cittadini mascherati che avanzavano ondeggiando sotto sferzanti raffiche di vento a 100 km/hr e temperature molto al di sotto dello zero, respinti da nuvole di sabbia quando si avvicinavano allo spiaggia e flagellati da scrosci di palline di ghiaccio (Gibolée) agli incroci delle strade. E loro comunque avanzavano, compatti ed indistruttibili, al seguito del rullo possente di Goliath 7° come rispondendo al richiamo del Allons, Enfant allons, formez les battaillons..
La Banda più importante e coreografica è quella, appunto, dei Pecheurs de Dunkerque chiamata in fiammingo Visserhesbende che sfila per tutto il giorno per il centro ed il porto di Dunkerque arrivando infine, dopo aver quasi azzerato le pur abbondanti riserve di birra, nella piazza del Municipio. Mentre ne osservava con partecipazione il passaggio Vasco ha rischiato una vera figura da imbecille. Nella confusione viene avvicinato da una avvenente signora del posto che lo chiama per nome e che gli fa qualche discorso su come si sono conosciuti e sulle promettenti prospettive della loro relazione. Per la verità Vasco non c’aveva capito molto, la parlata della signora era volutamente infarcita di termini Ch’tis ma, dentro di sé, non poteva non pensare ad una avance, non priva perlopiù di evidenti motivi di interesse. Mentre pensava a questo osservava l’amica della signora, che gli ricordava qualcuno…ma sì! Era, sotto il trucco e la parrucca, uno dei capi impianto dello stabilimento dove lavorava, in effetti il marito della signora delle supposte avances! Era stato vittima di un’altre delle tradizioni carnevalesche dunkerquiane, un intrigue, uno scherzo, che si conclude bonariamente con un buon boccale di birra. Con l’arrivo nella piazza del municipio della Bande de Pecheurs il corteo si riversa nella piazza colma ed urlante tra canti ed invocazioni. Dopo un po’ appaiono sui balconi le autorità e comincia il clou della giornata: tutti si sbracciano e urlano al Sindaco, anche lui cerimoniere, se non di mille, almeno di una ventina di carnevali, cibo per il popolo e, dopo crescenti invocazioni, inizia un fitto lancio sul popolo di aringhe affumicate. Purtroppo, per un recente sussulto di igiene, le aringhe piovono oggi sigillate in pacchi di plastica ma, niente paura, vengono subito aperte e mangiate in modo molto comunitario, anche scambiandosi frammenti di aringhe con i vicini di piazza. Vasco, pur con qualche riserva igienista, registra l’eccellente gusto delle aringhe affumicate, una vera specialità del posto. Ma non è finita, quando la piazza, dopo i ripetuti lanci di aringhe e relative degustazioni comincia a ricoprirsi di una coltre appicicaticcia di buste di plastica, lische di pesce, teste di aringa e birra rovesciata, al popolo cominciano a non bastare più le aringhe e le rivendicazioni puntano ora più in alto. “Sindaco, Sindaco, non vogliamo più aringhe, vogliamo aragoste!”. Con il crescere delle rumoreggiare della piazza alla fine il Sindaco cede tra le acclamazioni della folla e lancia un paio di aragoste di plastica convertibili in pescheria con veri homard (astici). Ed infine la gente si avvia a casa, in attesa del prossimo carnevale, o della prossima rivoluzione.

Carnevale di Dunkerque 2006, il lancio delle aringhe

"Delebarre, Delebarre, des homards!" , Carnevale di Dunkerque 2006

mercoledì 26 ottobre 2005

Una tipica domenica su al Nord

Una tipica domenica nordica di inizio autunno: vento sferzante, scrosci prolungati di pioggia, densi nuvoloni nerastri che passano rapidamente lasciando il posto a più o meno brevi schiarite, durante le quali esplodono i colori del cielo, delle nuvole ed il mare diventa una tavolozza di colori che vanno dal verde, al cobalto, al blu al grigio, percorsa da possenti ondate che si infrangono una con l’altra. Là, nella Manica, i grandi cargo diventano fuscelli in balia delle onde. A riva, i nordici si industriano in passatempi che ben pochi italici potrebbero solo immaginare: wind e kite surf sfilano veloci nella burrasca.

Da italico delle alte pianure, Vasco Cesana è guardingo nell’approcciare i poderosi agenti atmosferici nordici: si sveglia alle 8, sbircia il grigiore, sente il vento soffiare e la pioggia cadere, torna a letto. Alle 9 intravede l’azzurro farsi largo nel cielo; allora si sveglia e, con calma, fa colazione, infastellando il programma della giornata davanti ad una scodella di latte Aop proveniente dell’altopiano “Des Millevaches” nel Correze, un sapore, ed una presentazione, che profondono da soli ottimismo. Il programma della giornata deve essere come sempre scomponibile e ricambiabile in funzione delle imprevedibili evoluzioni atmosferiche. La sequenza scelta da Vasco è, Piscina, Foire aux Huitres con pranzo, passeggiata lungo la spiaggia ed il molo del Clipon. Prima, ancora un po’ di calma per far scendere la colazione, poi breve shopping per acquistare lo straordinario yoghurt nature fermier del piccolo negozio dietro casa, la solita baguette tradition dalle croccanti fragranze estinte nelle Gallia Cisalpina, l’edizione domenicale di Le Monde questa volta con allegato DVD di “Ottobre” di S.M. Eisenstein nell’edizione originale muta del 1927 con didascalie in cirillico sottotitolate in francese. Arriva infine alla piscina di Malo-Dunkerque alle 11. Paga con un intimo senso di godimento i soli due euro richiesti per una magnifica piscina olimpica di 50 metri con tutti i servizi e profusione di personale di supporto. Nuota per 15 vasche a stile libero e per 15 a rana, più 4 di allenamento misto. Non male, anche oggi la sua, remota, coscienza sportiva è a posto. Una ragione in più per visitare la Foire aux huitres, con calma, mentre una fitta pioggia batte i tendoni sistemati lungo una banchina dal porto. Poi, dopo qualche degustazione, opta per 12 Ostriche Belon top e 6 Fine de Claire n.6 accompagnate dalle immancabili fette di pane nero e da una necessaria bottiglia di giovane Muscadet Sur Lie. Pur bevendone meno della metà tanto basta per indurre una certa sonnolenza e farlo tornare sui suoi passi a casa per una pennichella pomeridiana non programmata che si protrae fino alle 16,30.



Waiting for the storm

Arriva infine al molo del Clipon alle 17. Lungo la strada incrocia Olivier, noto seawatcher del Mare del Nord che lo saluta con una faccia strana, come se dicesse Oh, les italiens..Sulla jeteé, che si protende per due km in mare aperto, i nordici sono ancora tutti là: una quindicina di francesi, una ventina di fiamminghi ed anche qualche inglese. Sono lì dalle 7 di mattina appollaiati lungo il muro per evitare le onde spinte dal vento contro la costosissima attrezzatura ottica. Si sono presi una decina di acquazzoni e di tanto in tanto sono coperti dagli schizzi delle onde. Ma nessuno si muove. Il vento è da Nord Ovest, forte, almeno di 70 km/h, il mare è in burrasca ma il cielo si sta schiarendo dando una splendida visibilità. Sono le condizioni ideali per l’osservazione degli uccelli marini in migrazione lungo la Manica, spinti sottocosta dal vento. Vasco, apprendista seawatcher pedemontano, viene informato che quella era stata una delle migliori giornate di passaggio degli ultimi anni, ed in quel solo giorno era passata dalla zona quasi l’intera popolazione di Stercorari Maggiori del Paleartico Occidentale, con oltre 1600 osservazioni. Nelle due ore scarse nelle quali rimane sul posto, anche lui, che non ha quasi mai visto un Petrel, osserva, tra gli altri, ben 13 Uccelli delle Tempeste di Leach, 15 Berte Minori Nordiche, un paio di Gabbiani di Sabine. Tornando, ormai all’imbrunire, il lungomare di Malo è un drammatico susseguirsi di chiaroscuri. La sera, uno degli appuntamenti sportivi televisivi più avvincenti lo aspetta: Francia – All Blacks di rugby in diretta dallo Stade de France. Finisce 24 a 11 per i kiwis, un po’ meglio per i galletti del 45 a zero dell’ultima volta. Per Eisenstein ed il suo Octobre sarà per la prossima volta.

Flying in the Storm, oche colombaccio in migrazione fotografate dal molo del Clipon, novembre 2005


Sera d'autunno a Malo les Bains, novembre 2006