venerdì 7 agosto 2009

Colazione con il sambuco




Molto comune, almeno nella pianura padana, il sambuco non è una pianta molto considerata ed è assimilato un po'alla robinia alla quale si associa volentieri in particolare nelle zone più marginali. Semplice, di poche pretese, un sambuco è cresciuto liberamente di fianco alla casa di Vasco prolungandosi di fronte alla finestra della cucina. Da lì è stato possibile osservare da vicino il fluire della vita associata alle varie fasi della pianta che praticamente offre cose interessanti per un periodo che va da inizio primavera fino alla fine dell'estate. In primavera la fioritura è molto ricca ed ha dato spunto anche ad una torta, che avrebbe avuto origine proprio nella zona di Monza, che utilizza i fiori del sambuco: il Pan de Mej.



Fioritura di sambuco maggio 2009


Per fare questa torta, per la quale esistono varie ricette, la consorte ha raggiunto ottimi risultati mischiando farina bianca e farina gialla (prevalente, circa 2/3), lievito, sale ed aggiungendo poi zucchero, burro sciolto, 2 uova, mezzo bicchiere di latte tiepido e due pugni di i fiori di sambuco e mettendo poi in forno caldo ad una temperatura non troppo alta la pasta ottenuta per 45 minuti. La torta è resa abbastanza croccante dalla farina gialla e Vasco l'apprezza a colazione nel latte freddo sentendosi molto calato nell'ambiente che lo circonda.



Codirosso spazzacamino femmina luglio 2008


A partire da fine giugno giungono a maturazione i frutti, che sono molto abbondanti e maturano gradualmente offrendo una interessante risorsa alimentare agli uccelli fino ad agosto inoltrato ed anche oltre. Il via vai di è quasi incessante ma i più assidui sono i codirossi spazzacamini che ci portano spesso tutta la famiglia e alcune volte sembrano quasi esagerare. Il codirosso spazzacamino fino a qualche anno fa era un uccello prevalentemente di montagna ma ora sembra
essersi ambientato piuttosto bene sui cornicioni dei paesi e delle città.




Codirosso spazzacamino juv luglio 2009


A casa di Vasco fino a qualche tempo fa era un ospite esclusivamente invernale che arrivava soprattutto con il maltempo ma da due anni nidifica ed i frutti del sambuco sembrano costituire un alimento importante per far crescere i voraci giovani.





Giovane codirosso spazzacamino chiede l'imbeccata luglio 2008

I codirossi non sono i soli frequentatori e qualche volta devono disputarsi le bacche con nugoli di passeri, capinere, storni ed anche colombacci. Occhio però a prendere spunto dai codirossi perchè pare che le bacche siano tossiche per l'uomo!

Passera d'Italia luglio 2008

Capinera maschio luglio 2009

Colombaccio agosto 2008

sabato 1 agosto 2009

DA OGGI IN RETE IL BLOG DEI VIAGGI DI VASCO CESANA

Da oggi è accessibile in rete il blog “I viaggi di Vasco Cesana”. I post caricati riprendono materiali recenti degli archivi di Vasco e in particolare scritti e immagini raccolti nel corso dei periodi trascorsi, per motivi di lavoro, a Dunkerque (Francia, regione Nord Pas De Calais), raggruppati sotto il titolo “28 mesi a Dunkerque” e Roma, raggruppati sotto il titolo “26 mesi a Roma”. I testi su Dunkerque sono degli estratti di un progetto semieditoriale che voleva raccogliere in forma più narrativa gli spunti raccolti durante la sua permanenza nel Nord della Francia. Sono stati caricati a cronologia invertita per rispettare un po’ la sequenza originaria. Per Roma invece è stata mantenuta la cronologia da Blog. Diversi appunti su Roma sono andati persi assieme ad una Moleskine che raccoglieva anche 28 pagine fitte di appunti su un viaggio molto stimolante fatto poco tempo prima in Giappone, un dizionario autoprodotto di Italiano-Francese gergale, un’analisi dettagliatissima dei flussi elettorali delle elezioni presidenziali francesi, svolta da Vasco mentre prendeva il sole su una spiaggia laziale. Due altri filoni sono stati avviati per ulteriori post tematici: HMS Beagle, dedicato a osservazioni di cose naturali in giro per il mondo, e "Viaggio ad emissioni zero", dedicato alla scoperta, con occhi di naturalista viaggiatore di tutto quello che succede nel piccolo giardino della sua casa-base in Brianza. Per gli altri filoni si vedrà, a seconda del tempo disponibile e dell’ispirazione del momento.

domenica 10 maggio 2009

La classifica di Vasco Cesana del mangiare a Roma -a) Ristoranti


La Pergola, interno Roma, 8/7/2008 (da cell)

Nel corso dei 26 mesi passati a Roma Vasco Cesana ha avuto modo di visitare un discreto numero di ristoranti, trattorie, osterie e luoghi vari di interesse gastronomico nella capitale e negli immediati dintorni. Registrando più o meno scrupolosamente le esperienze vissute nei vari luoghi visitati ha elaborato un suo sistema di classificazione che riflette ovviamente il suo personalissimo punto di vista, senza pretese di oggettività generale, riflettendo semplicemente le sensazioni provate in occasione delle visite.

La personale classificazione di Vasco Cesana, che lui associa al genere di offerta che il posto può o vuole dare, è la seguente:

1-Da EVitare (DEV) assolutamente, comprende anche diversi posti romani dei quali Vasco si augura sinceramente la chiusura
2-Da provare se Unica alternativa alla Morte per fame (DUM), esperienze insoddisfacenti ma non particolarmente dannose
3-Da PROvare SE Capita (PRO-SEC), diversi aspetti positivi bilanciati da qualche carenza
4-Da PROvare ASSolutamente (PRO-ASS), eccellente esperienza, un posto da ricordare e riprovare
5-TOP, al vertice nel suo genere, riconoscibile anche a posti umili ma a modo loro eccelsi

Le sensazioni di Vasco spesso divergono dalle guide o da valutazioni anche autorevoli. Basti dire che, tra le esperienze gastronomiche TOP dei suoi viaggi, lui include un panino con pomodoro, olio e basta comprato da un baracchino presso una spiaggia della costiera amalfitana ed un’orata cotta in una spirituale brace di legno d’incenso tra una profusione di spezie mediorientali, avvolta in carta di giornale e mangiata al buio su una panca di un ristorantino sulla strada per Bir Ali, in Yemen. A Roma poi si pone il problema, per molti ristoranti romani conosciuti o trattorie promettenti, dell’impossibilità di trovare posto, soprattutto nei giorni infrasettimanali ed in certi periodi dell’anno: Vasco non è riuscito così a provare diversi posti che lo attiravano.
Sarà per la prossima volta.
a) Ristoranti

La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri Hilton (zona Monte Mario), TOP
Ogni cosa del più quotato dei ristoranti romani è perfetta. L’accoglienza con la carta delle acque classificate per residuo fisso mette subito di buon umore Vasco che è un cultore della materia e si irrita profondamente quando ristoranti anche blasonati presentano come unica scelta l’insulsa Plose priva di sali minerali. Vede invece qui con piacere in lista 8 acque con più di 500 mg/L di residuo fisso, la fascia da lui preferita. Poi, lo scorrere dei piatti e degli assaggi si sviluppa in una mirabile sequenza che riesce con magistrale equilibrio e misura a tenere viva la curiosità gustativa quasi senza soluzione di continuità. I famosi Fagottelli di carbonara “La Pergola”, omaggio di Heinz Beck alla cucina tradizionale romana, e i medaglioni di astice e fegato grasso d’anatra con aria di lime e germogli di piselli sono solo due episodi di un viaggio gastronomico che tiene incollati ai tavoli per oltre tre ore Vasco e consorte senza sentire il minimo bisogno di alzarsi. Ottimo anche il suggerimento del sommelier per accompagnare il menu scelto, un Soave Pieropan “La Rocca” del 2001. L’epilogo di questo viaggio viene dolcemente annunciato dallo scrigno dei dessert, uno scrigno magico nei cui cassetti si scoprono una miriade di coppie di dolci e dolcetti sublimi. Una volta setacciato ogni angolo, Vasco pensa di sgranocchiarsi anche i cassetti, ma desiste di fronte alla durezza del legno. Al termine i suoi ammirati complimenti ad Heinz Beck sono sinceri, così come la convinzione di avere speso bene i propri soldi, in una di quelle occasioni in cui il costo è da considerare proporzionato alla qualità, per una cena che si ricorderà a lungo. (8/7/2008)

Da Romolo al Porto (Anzio), PRO-ASS
Il ristorante è proprio di fronte ai pescherecci del porto di Anzio e ciò è sicuramente di buon auspicio. I tavoli sono ben disposti e piuttosto curati. Vasco vi ha trovato un servizio molto efficiente anche in una affollata domenica primaverile a mezzogiorno. L’antipasto “alla grande” è veramente tale e soddisfa le voglie di pesce fresco e ben preparato. Il fragolino coperto dai carciofi (ma come fanno i romani a valorizzare sempre così bene i carciofi….?) è uno dei migliori piatti di pesce assaggiati da Vasco in tempi recenti. Se non fosse per le fettuccine ai frutti di mare infestate dai pomodorini potrebbe meritarsi un TOP.(3/2008 e 4/2009)

Trattoria Monti (zona S.Maria Maggiore), PRO-ASS
Impeccabile per qualità del servizio, qualità degli ingredienti, qualità dei piatti di origine marchigiana. Ottimo il tortello al rosso d’uovo, peccato che sia solo uno, ed il timballo di coniglio. Vini con ricarichi onesti. Ambiente un po’ compresso. Vasco avrebbe voluto provare in altre occasioni le diverse proposte interessanti della carta ma non è mai riuscito a trovare posto. (4/2007)

L’acino brillo (Garbatella), PRO-SEC Vasco si aspettava qualcosa di più ma il filetto di maiale in pasta era ottimo e la scelta dei vini ampia con ricarichi corretti. Gradevole il contesto, in uno dei tanti “villaggi” incuneati nella grande metropoli romana, la Garbatella. (11/2008)


Il Tempio di Iside (zona Celio), PRO-SEC
Assieme all’adiacente Cottura 0 servito dalla stessa cucina, è un ristorante interessante dove mangiare del buon pesce fresco a prezzi corretti in una zona centrale di Roma. Vasco ha provato per un paio di volte il giro di assaggi e di antipasti rimanendone sempre soddisfatto e trovando cose sempre diverse a seconda dei prodotti disponibili. Non c’è carta, ma una elencazione verbale del conduttore non molto intellegibile per cui alla fine la sensazione è che lui porti quello che vuole. Meglio prendere o solo gli antipasti o antipasti e secondo evitando i primi.(9/08 e 2/2009)

Paris (Trastevere), PRO-SEC
In questo classico indirizzo trasteverino Vasco ha assaggiato una serie di fritti di eccellente fattura, nella migliore tradizione romana, anche se il conto è apparso eccessivo. (2/2008)

Checchino dal 1887 (Testaccio), PRO-SEC Altro indirizzo classico nel quale provare quasi tutte le specialità romane preparate con sicurezza e professionalità. Il quadro generale più che tradizionale sembra “attempato”. I rigatoni con pajata provati da Vasco erano, anche per vincoli normativi, un po’ troppo da igienisti e senza nerbo mentre la coratella con i carciofi era buona.(19/3/2009)

Crab (Celio), PRO-SEC Un servizio efficiente, una eccellente pasta alle vongole con bottarga, un po’ caro. I piatti di ostriche e crostacei che vede in giro incutono tristezza a Vasco, se comparati con i sontuosi Plateau royale che gli venivano presentati nel Nord della Francia. (7 e 11/2007)

Le tre zucche (Portuense), PRO-SEC (6/2007)
Provato di passaggio per una colazione di lavoro. Promettente.

Sacro e Profano (zona Fontana di Trevi), DUM
Dopo una iniziale esperienza positiva, più che altro per gli antipasti con specialità calabresi, Vasco ha riscontrato una assoluta monotonia dei piatti, unita ad un servizio mediocre.(3 e 6/2007)

Gigetto al Portico d’Ottavia (Ghetto), DUM
Ormai diventato un ristorante prettamente turistico, con rumorose tavolate in tutte le lingue. Non vi si trova più un romano, e non è un buon segno. Sicuramente la cucina sarà corretta ma, quando c’è andato Vasco, i cacio e pepe erano drammaticamente cannati. I Carciofi alla giudea sono sempre ottimi, ma si trovano anche nei posti vicini a prezzi inferiori.(1/2008)

sabato 9 maggio 2009

La classifica del mangiare a Roma - b) Trattorie e c) altri luoghi gastronomici


(Segue la classifica di Vasco Cesana del mangiare a Roma)


Piazzetta di S. Barbara dove la sera si mangiano "Filetti di Baccalà"

b) Trattorie, osterie e pizzerie

La Vecchia Roma (via Leonina, zona Monti), TOP
E’ sempre più difficile trovare nelle zone centrali una trattoria che offre i valori tradizionali della cucina romana: questa piccola trattoria li offre ancora e si merita il Top nel suo genere perché non cede al mero sfruttamento turistico, vi accoglie con uno stendardo che recita “che Dio ve strafurmini” e, soprattutto, per tre piatti preparati alla perfezione: i tonnarelli cacio e pepe, le acciughe, offerte solo se pescate in giornata e fritte in modo leggero, e l’abbacchio a scottadito. Vasco ha pagato conti compresi tra 10 euro per una bruschetta, un primo, un quartino di vino ed una bottiglia di minerale e 20 per una cena completa. (varie 2007-2009)

Hang Zhou (zona S.Maria Maggiore), TOP
Per gli italiani che visitano Roma risulta difficile andare ad un ristorante cinese ma Hang Zhou, che alcuni sostengono sia stato fondato dal cuoco di Mao, è un posto dove si possono gustare specialità di varie zone della Cina preparate a regola d’arte. Vasco, che apprezza molto le cucine asiatiche, è rimasto colpito dalla fragranza degli ingredienti e dal fatto che qui, diversamente che in molti cinesi improvvisati, le preparazioni venivano tutte fatte al momento. Ha accolto il conto, 25 euro, con un sorriso di compiacimento. Andare presto. (30/9/2008)

Filetti di Baccalà (piazzetta di Santa Barbara, zona Campo dei Fiori), PRO-ASS
Un’insegna con caratteri desueti che recita, semplicemente: filetti di baccalà. Panche all’aperto in una tranquilla piazzetta chiusa senza auto, tovaglie di carta, un menu che offre solo un piatto: filetti di baccalà, fritti. Una frittura antica, molto consistente e di spessore, che prolunga il calore dei filetti a lungo, che appaga e sazia gli appetiti più esigenti. Purtroppo adesso non si finisce più la cena con l’urlo del cameriere al bar dall’altro lato della piazza: “Caffèèè!!”. (varie 2007-2009)

Matricianella (zona via del Corso), PRO-ASS
Coerentemente con il nome Vasco mangia in questa rinomata trattoria i Bucatini all’Amatriciana perfetti, con sugo abbondante, piuttosto liquido, guanciale scelto e sentore di peperoncino non invadente. Un piatto schietto e popolare che è una sintesi mirabile di quanto di meglio sa offrire la cucina tradizionale italiana. Quasi impossibile trovare posto. (1/2009)

Da Enzo (zona Trastevere), PRO-ASS
Una delle ultime osterie trasteverine che ancora offre quello per cui la zona era giustamente famosa: piatti tradizionali abbondanti saporiti a buon prezzo. Vasco vi ha fatto una gradevole cena con i colleghi che ha compromesso per alcune settimane i suoi programmi dietetici. Eccellente coda alla vaccinara. (4/2008)

La Gallina Bianca (zona S.Maria Maggiore), PRO-ASS
La migliore “pizza tonda” provata da Vasco in città, con impostazione napoletana e ottimo e digeribilissimo impasto. Come prescritto a Napoli con questi livelli qualitativi bisogna scegliere esclusivamente Margherita. Servizio efficiente che consente di trovare posto nonostante l’affollamento. (varie 2007-2009)

Pizzaioli migranti (zona Campo dei Fiori), PRO-SEC
Pizza tonda di qualità e tipologia “napoletana” di livello assimilabile alla “Gallina” con tavolini all’aperto su una stradina adiacente a Campo dei Fiori. (4/2009)

Pizzeria Baffetto (zona Navona), PRO-SEC
Un ritrovo tradizionale per giovani e meno giovani romani all’insegna dello stare in compagnia accompagnato da pizze servite su vassoi d’acciaio. Basse e croccanti, se ne possono ordinare quando si è in compagnia anche lunghe sequenze. Belle ambiance nel segno della migliore convivialità romana. (2-3/2009)

Enoteca Cavour 313 (zona Monti), PRO-SEC
Senza i frizzi e i lazzi dei moderni wine-bar questa enoteca storica offre con sobrietà ottimi assiette de charcuterie e fromages e vini al bicchiere ben selezionati. (5/2007, 2/2008)

Osteria “Il Bocconcino” (zona Celio), PRO-SEC
Il livello qualitativo dei piatti, in particolare la “gricia” e l’antipasto della campagna laziale, è ottimo, così come il rapporto qualità/prezzo dei vini, con alcuni rossi del Lazio che per Vasco sono stati una vera scoperta, come lo Shiraz Cesanese del Piglio. Peccato per il livello scadente del servizio con tempi del tutto imprevedibili, soprattutto alla sera. (varie tra 4/2007 e 5/2009)

Da Armando al Pantheon (zona Pantheon), PRO-SEC
Nel centro storico barocco una delle poche trattorie che si attengono alle ricette tradizionali romane preparate con rigore qualitativo e prezzi ragionevoli.

………..(zona Testaccio), PRO-SEC
In una osteria del Testaccio un Vasco arrivato da poco a Roma ha sottovalutato la potenza e l’abbondanza dei piatti che ancora si trovano in alcune zone della città. Sbagliando, ha ordinato una sequenza micidiale: prima una impressionante portata di rigatoni con pajata cucinati nel modo tradizionale, con i frammenti di intestino che fluttuavano come mine antinave nell’unto del sugo, poi, come piatto principale, una straripante trippa alla romana. Al termine si è accasciato e si è fatto portare d’urgenza a casa con un taxi. Non è riuscito neanche a segnare il nome del ristorante essendo tutte le attività cerebrali assorbite da un impegnativo progetto digestivo. E’ stato alla fine l’unico dove ha gustato una vera, appagante, pajata. (4/2007)

Osteria San Cesareo (fuori Roma, San Cesareo), DUM
In occasione della sua visita in questa quotatissima trattoria ai piedi della zona dei castelli Vasco ha trovato certamente dei buoni ingredienti ma nulla che l’abbia colpito particolarmente, spendendo 50 euro. Esperienze simili ha provato in passato nella zona dei Castelli in altre ormai ex-osterie meno quotate e dotate di questa. (5/2007)

Monte Caruso (zona Termini), DUM
Un’altra trattoria, di cucina tendenzialmente lucana, che vuole darsi arie, e prezzi, da “gourmet” ma nella quale Vasco non ha trovato nulla di interessante. (3/2007)

Gusto Osteria (zona Ara Pacis), DEV
Uno di quei wine bar che Vasco vieterebbe per legge. Infatti ha un discreto successo. Vi ha trovato un servizio pessimo ed ha chiesto una degustazione di salumi che manco sono stati in grado di illustrare al prezzo di 40 euro. (6/2007)

Obika (zona Campo Marzio), DEV
Un “mozzarella bar” decisamente trendy nel quale Vasco ha mangiato due mozzarelle normalissime soffocate dalla rucola e servite con l’olio al costo di 30 euro. Insomma tutti gli ingredienti per fare andare di traverso le mozzarelle a Vasco. (1/2008)

Clicca qui per alcuni aggiornamenti sulla classifica di Vasco Cesana delle trattorie di Roma

c) Pizze al taglio, Panetterie, Gelaterie ed altri luoghi gastronomici


Pizza al taglio - Pizzarium (all’uscita Metro Cipro), TOP
La pizza al taglio è una istituzione romana: le pizze vengono tagliate a pezzetti e servite per essere mangiate in piedi, o su banconi. Per ragioni probabilmente legate agli impasti usati, quelle romane riescono a rimanere croccanti a lungo e non soffrono se vengono scaldate al momento. Le migliori pizze al taglio si trovano nei quartieri residenziali (ottime quelle di San Giovanni) mentre le pizze al taglio in prossimità dei luoghi più turistici sono in genere da evitare. Fa eccezione Pizzarium, vicino ai Musei Vaticani. Più che una pizza al taglio è un laboratorio di creazione di nuove combinazioni e ricerche di sapori su impasti accuratamente preparati. Con risultati sempre azzeccati. Birre come se Vasco fosse ancora in Belgio. (3/2008)

Grattachecca (Trastevere/Lungotevere – Ponte Cestio) TOP
A Roma sopravvivono ancora alcuni chioschi dove viene offerta la tradizionale granita romana. In questi chioschi non si mangia una granita, si viaggia nel tempo: si vedono i grandi blocchi di ghiaccio che una volta, prima dell’arrivo dei frigoriferi, venivano usati per conservare gli alimenti, si studia lo stile e la velocità di chi, rigorosamente a mano, gratta via il ghiaccio, ci si perde nella ricerca del giusto gusto da abbinare. E’ una visione che da sola appaga, ma il risultato finale per Vasco è ancora più convincente: pezzettini di ghiaccio irripetibili, di consistenza variabile, che indugiano prima di cedere al succo abbinato e resistono orgogliosi al loro ineluttabile destino di liquefazione. Preferenza di Vasco per i semplici succhi di limone naturale. (varie 5-9/2008)

Il gelato (EUR-via dell’Aereonautica), PRO-ASS
Vasco considera questa gelateria un esempio di quanto di meglio possono offrire le gelaterie italiane. Ne apprezza, oltre al gusto ed all'ampia ed invitante scelta di combinazioni, l’essenzialità senza fronzoli, la semplicità ed i prezzi assolutamente popolari. Preferenza per i gusti di crema e cioccolato, come l’intensissimo ed al peperoncino. (varie 2007-2009)

Fraschetterie di Ariccia (Piazza di Ariccia, zona Castelli), PRO-SEC
Purtroppo non si usa molto più andare in fraschetteria per sedersi ad una tavolata e bere del vino dei Castelli per accompagnare la vera porchetta d’Ariccia acquistata ad un chiosco e portata incartata da fuori. Oggi la porchetta si compra all’interno delle “fraschetterie” insieme ad un’ampia scelta di prodotti della zona e no. La porchetta però è sempre tra le migliori ed alcuni degli assaggi non sono male, il tutto a prezzi modici. (6/2007)

Macelleria Magini (EUR), PRO-SEC
Estremamente invitante per gli amanti della carne con una scelta molto ampia di tagli e zone di provenienza, con tutte le gamme che comprende prodotti semilavorati ed anche già pronti.

Il Forno di Campo dè Fiori (Campo de Fiori), PRO-SEC
Un esempio dell’alta qualità del pane che si trova a Roma, in questo caso comodo anche per chi è di passaggio. I grossi pani romani, grazie alla loro preparazione ancora tradizionale, sono buoni anche per più giorni.

Panella (via Merulana), DUM
In questa famosa panetteria Vasco ha speso 5 euro per due pani normalissimi. La pizza bianca è di qualità inferiore a quelle che si trova nelle normali panetterie romane e costa il triplo. Può essere un indirizzo utile per fare una discreta figura quando si è invitati a cena e si vuole portare qualche prodotto da forno firmato. (5/2008-4/2009)

Gusto Italia (zona Monti), DEV
In questo negozietto dal nome pretenzioso Vasco ha acquistato una bottarga penosa.

lunedì 20 aprile 2009

Flash e flashback di Roma politica

Nelle sue passeggiate romane Vasco si imbatte frequentemente in simboli e luoghi simbolo delle innumerevoli vicende politiche che hanno avuto come sfondo la capitale. Ne ha tratto spunto per un album fotografico che vorrebbe documentare il resistere di questi luoghi e personaggi al passare del tempo ed al cambiare delle cose e del quale si riproducono qui alcuni scatti, rigorosamente in bianco e nero. Come ha scritto Corrado Augias uno degli slogan che caratterizzano la città potrebbe essere “Roma, il passato che non passa”. E questo lo si coglie anche nella politica. D’altra parte siamo nella città dove qualcuno depone ancora oggi i fiori sul luogo dove venne cremato Giulio Cesare dopo il suo assassinio. In fondo sono passati da allora solo duemila anni.
Particolare della sede della Democrazia Cristiana in Piazza del Gesù. Il palazzo che per 50 anni ha ospitato la sede nazionale della DC incute ancor oggi un certo timore. Un cartello all'entrata annuncia "affittasi uffici prestigiosamente affrescati e totalmente ristrutturati". Vasco sostiene di aver visto dietro la finestra uno scheletro uscito dall'armadio.


La sede storica del PCI della sezione Regola-Campitelli, nei pressi di Campo dei Fiori, che sintetizza cinquant'anni di storia di una parte importante della sinistra italiana, oggi diventata sede del circolo centro storico del Partito Democratico.


L'entrata dell'Hotel Raphael, là dove finì la Prima Repubblica

Il motto della Repubblica Romana del 1849 alla base del monumento a Giuseppe Garibaldi sul Gianicolo. Il monumento ed i busti che lo circondano degli eroi della Repubblica Romana ricordano l'origine antipapale di molta parte del Risorgimento Italiano. Ancor oggi, a mezzogiorno, una salva di cannone viene sparata dal Gianicolo, in anticipo di qualche secondo rispetto alle campane vaticane.

La sede della Gioventù italiana del Littorio, riapparsa nei caratteri impressi su questo edificio ai piedi del Celio. Roma è costellata di segni ed opere, alcune anche notevoli, lasciate dal fascismo, in alcuni quartieri custodite con cura.


Una delle ultime opere del fascismo a Roma, il Palazzo della Civiltà Italiana, all'EUR. L'acronimo sta per Esposizione Universale di Roma, e l'intero quartiere era stato progettato in termini grandiosi per celebrare le grandezze del fascismo durante l'esposizione, programmata per il ....1942.


Sovrapposizione di epoche e scritte su questo muro presso la Facoltà di Ingegneria a Colle Oppio


Scritta apparsa su un muro di via Labicana all'indomani delle dimissioni di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, dalla carica di Segretario del Partito Democratico.

mercoledì 15 aprile 2009

La primavera è arrivata


PCorsivorimavera 2009: fioritura di margherite

La Brianza, nonostante tutto, riesce ancora a dare il senso del passare delle stagioni e la primavera, con le sue fioriture spontanee che esplodono un po' ovunque è qui molto ricca e vitale. Vasco la va a scoprire nel suo piccolo giardino della sua casa-base in Brianza cercando di guardare ogni dettaglio con gli occhi del viaggiatore. Le sue sono vere e proprie esplorazioni naturalistiche, con emissioni zero, che richiedono impegno ed attenzione. Senza di questi infatti, come in qualsiasi viaggio, la maggior parte delle cose più interessanti andrebbe persa. I fenomeni naturali, ma non solo, non si manifestano a richiesta ma vanno ricercati e non sempre seguono una logica prestabilita. In ogni caso si rivelano per poco, ore, giorni o attimi che siano. In qualche caso vanno aiutati come le fioriture di margherite che possono essere rese più rigogliose facendo dei tagli selettivi del prato. E poi andandole ad osservare e fotografare dalle diverse inquadrature sdraiandosi sul prato come un ghiro appena uscito dal letargo. In altri casi bisogna essere fortunati come cogliere il tordo bottaccio in migrazione di rientro, che si ferma per qualche ora, all'inizio della primavera a catturare i primi vermi, a pochi metri dalla finestra di casa. Oppure osservare, mentre ci si lava i denti, i torcicolli appena arrivati dall'Africa che iniziano a studiarsi per formare la coppia.
Margherite, primavera 2009

Tordo bottaccio, marzo 2008


Coppia di Torcicollo marzo 2008

sabato 14 marzo 2009

Un weekend di fine inverno a Roma


Scorcio nel rione Campitelli

Un weekend di fine inverno a Roma, forse per Vasco uno degli ultimi romani. Il programma è fitto di appuntamenti cultural-sportivi. Serata di venerdì dedicata alle mostre del Palazzo delle Esposizioni, nella giornata di apertura serale fino alle 22,30. Non grande, ma ben congegnata, quella sugli Etruschi, che Vasco aveva cominciato a conoscere nella vicina Cerveteri dalla quale provengono molti dei reperti. Interessanti gli allestimenti multimediali, ed in particolari quelli per la cerimonia di Adone, con la rievocazione di questo rito quasi sabbatico delle donne etrusche in adorazione per la venuta di questo ragazzotto mitologico, con balli e canti orgiastici che le signore inscenavano alla fine di luglio nelle giornate più calde dell’anno. Naturalmente questa fortuna di Adone si risolve presto in tragedia ed alla mattina le donne, affrante, ne compiangevano la morte. Interessanti le evidenze delle influenze etrusche sulla successiva simbologia romana a partire dalle asce riprese nei fasci (ci sarà lo zampino della nuova amministrazione capitolina?), dalle coreografie delle vittorie fino alle interrogazioni degli aruspici ed alla lettura dei segni della natura come il volo degli uccelli (cosa invece nella quale la precedente amministrazione capitolina evidentemente non eccelleva). Molto interessante anche se con un taglio molto scolastico la mostra su Darwin. Vasco, studiando i carteggi esposti dei cinque anni di viaggio sulla Beagle e dei successivi confronti con gli scienziati dell’epoca, vi ha scoperto la vera forza dell’intuizione darwiniana: la semplicità, senza grossi bagagli e approfondimenti di conoscenze scientifiche preliminari, ma sorretta da una straordinaria curiosità e capacità di osservare i fenomeni in modo non convenzionale. Poi, il rigore con la quale l’idea è stata sottoposta a innumerevoli riscontri ed una grande cautela nel trarre conclusioni, nel timore di apparire alla severa comunità scientifica britannica come un egocentrico arrivista, aspettando ben quindici anni prima di pubblicare in forma strutturata la sua teoria dell’evoluzione. Vasco ringrazia il Maestro, e si augura che l’evoluzione della specie porti rapidamente all’estinzione i creazionisti anche se qui Sir Charles gli ricorderebbe che, in particolare in sistemi chiusi o potremmo dire oggi autoreferenziali, il meccanismo della selezione non premia necessariamente i caratteri migliori e può vedere l’affermarsi di aspetti degenerativi che possono condurre la specie fino all’estinzione. Terminata la visita con un crescente appetito, Vasco opta per un pizza margherita alla vicina Gallina Bianca, come sempre ottima e digeribilissima anche se divorata dopo le 23.
Il mercato di Campo dei Fiori al sabato mattina

Il sabato mattina, dopo una lunga passeggiata per le vie del centro, trova ancora una volta trova sbarrata l’entrata a Santa Maria del Popolo. Innervosito, decide di dirigersi al mercato di Campo dei Fiori, dove si rasserena osservando la bellezza e varietà delle verdure esposte, a partire dai carciofi. Ha qualche timore a cimentarsi in cucina con questi ed opta infine per un bel mazzo di puntarelle, un’altra di quelle cose speciali che si trovano solo a Roma. Si allontana sgranocchiando una buona pizza bianca del Forno di Campo dei Fiori, in una Roma abbagliata dalla limpidezza di una delle sue giornate soleggiate di fine inverno, sferzata da una gelida Giannetta o vento di tramontana. Più tardi, a casa, dà un’ulteriore ripulita alle puntarelle e sbatte il condimento a base di olio e alici mentre si esalta guardando in televisione uno straordinario match del Sei Nazioni tra Galles ed Inghilterra. Si prepara quindi uno dei piatti più efficaci della cucina romana, i tonnarelli cacio e pepe. Un piatto semplice e veloce, certo, ma che esige rispetto e massima concentrazione. Gli ingredienti ed il sincronismo dei tempi devono essere perfetti, non c’è margine di errore: la sapidità del pecorino romano scelto, che deve essere tale da non richiedere l’aggiunta di sale nell’acqua di cottura dei tonnarelli (se poco salato questa scelta li renderebbe sciapi) regolando la quantità di formaggio da grattugiare finemente (se troppo salato ne bisogna usare meno), la cottura dei tonnarelli che deve essere tale da completarsi nei 60-90 secondi in cui transiteranno nell’olio e pepe fumante, integrato in due riprese con l’acqua di cottura della pasta che, per il secondo passaggio deve essere messa da parte per completare lo scioglimento del pecorino. I tonnarelli, al dente, devono essere serviti con il cacio disciolto ancora piuttosto liquido ma sufficientemente consistente, tale da avvolgerli senza perdere la presa. Mai i tonnarelli devono prosciugarsi troppo e mai il cacio si deve raggrumare. Vasco è molto soddisfatto dei suoi tonnarelli mentre deve ancora scoprire qualcosa sul condimento per le puntarelle acquistate a Campo dei Fiori, comunque ottime e croccanti. Dopo cena nuova passeggiata, con doppio scollinamento, fino al Cinema Barberini e ritorno per vedere un film veramente ben fatto ed interessante “Frost-Nixon, il duello”. Vasco vi apprezza la personalità di Nixon, ultimo Presidente intimamente incompatibile con il sistema moderno dell’immagine mass-mediatica, quindi piuttosto simpatico. Si ricorda di essersi sorpreso una volta nel trovare una sua grande foto appesa nel soggiorno della casa di Singapore dell’ex addetto commerciale del consolato statunitense a Milano, nonostante questo gli fosse sembrato di orientamento piuttosto liberal, e questi gli confidò che Nixon, per i pochi americani seri cultori della politica internazionale, rappresentava forse l’unico caso di Presidente che ci capisse veramente qualcosa, non solo grazie e, qualche volta, nonostante, l’aiuto di Kissinger. Seduti esattamente di fianco a Vasco, all’interno del cinema Barberini, l’ex Presidente della Camera e Leader dell’UDC Casini e consorte Azzurra, entrambi molto casual e cool. Vasco accenna una battuta a Pierre sulla personalità politica di Nixon ma l’autorevole esponente dei moderati italiani è pesantemente assopito. Domenica dedicata al rugby con la prima partita del Sei Nazioni 2009 al Flaminio. Questo stadio è sempre piacevole, garantendo una giusta vicinanza ai giocatori senza essere piccolo. I posti prenotati dal gruppo di appassionati ai quali per la seconda edizione si è aggregato Vasco sono ottimi e la compagnia è simpatica, oltretutto attrezzata con una discreta riserva di pizze e dolcetti. Vasco si beve anche un tipico Caffè Borghetti, bevanda diffusa negli stadi romani. La partita dell’Italia però è piuttosto disastrosa, soprattutto nel secondo tempo. In un match con una squadra nettamente più forte non è tanto importante in sé la sconfitta ma il come si perde, e questa volta perdiamo veramente male. Per la prima volta la nazionale italiana di rugby viene fischiata al Flaminio e si confida per il futuro in uno scatto d’orgoglio. Vasco ritorna a casa intirizzito dalla Giannetta che da due giorni lo sta sferzando per le vie di Roma e decide di stare un po’ al caldo cuocendosi un arrosto di vitello con patate accompagnato da un paio di bicchieri di Montepulciano. Non resiste però al richiamo del derby di Milano delle 20,30 e decide di risalire l’Esquilino per andare al Druid Pub ed assistere ad una bella vittoria dell’Inter con (breve) rinascita di Adriano. Non capisce però per quale strano intreccio celtico, i tifosi irlandesi di rugby lì convenuti, da diverse ore ed innumerevoli birre, sostengano i rossoneri e manifestino dei dubbi sulla perfetta conduzione arbitrale. Tornato finalmente nel tranquillo tepore del suo letto romano Vasco infine si addormenta canticchiando l’inno irlandese "Ireland, Ireland Together standing tall..Shoulder, to shoulder We’ll answer Ireland Call!”. E la sua mente ormai è proiettata all’imminente settimana lavorativa.
Sei Nazioni 2009: una fase di Italia-Galles

Sei Nazioni 2009: mischia durante Italia-Francia

domenica 11 gennaio 2009

Gli itinerari romani di Vasco (seconda parte)

(segue gli itinerari romani di Vasco)

Itinerario 4Passeggiando per Monti


Piazzetta di Santa Maria dei Monti

Partenza alle 17 dal Colosseo, passando sopra il ponte pedonale che porta verso l’Università di Ingegneria. Poco dopo questa ci si trova nelle piazza di S. Pietro in Vincoli. All’interno della chiesa, piuttosto atipica, in un angolo ci si imbatte gratuitamente nel Mosè di Michelangelo. Poco sotto, en passant, due catene spezzate. Sarebbero quelle di San Pietro. Tornando sulla piazza si prende la scalinata che scende verso via Cavour e, oltre, il quartiere di Monti. Non è una scalinata qualsiasi. E’ praticamente nello stesso stato in cui era quando qui venne ucciso dal fratello il primogenito di un papa Borgia. Un bel po’ di annetti prima vi fu ucciso anche Tarquinio il Superbo, ultimo dei sette re di Roma. Con questo curriculum decisamente noir il luogo, ideale per gli agguati, non poteva chiamarsi che vicus scelleratus.
Scorcio del cosidetto "Vicus Scelleratus"
Scendendo, si entra nel rione Monti, praticamente un borgo medioevale con viuzze lastricate, torri di guardia, balconcini e muri coperti di edera e, sullo sfondo, gli imponenti resti dei Fori Imperiali. Vasco passeggiava spesso nel quartiere, sia di notte, quando il quartiere si anima di una intensa vita notturna sia, con un ritmo rilassato, alla mattina leggendo il giornale con un buon caffè ristretto alla romana sui tavolini della piazzetta di S. Maria dei Monti. Passandoci intorno alle 18 è d’uopo sedersi a sorseggiare un aperitivo osservando il quartiere mentre lentamente si anima. Un’altra tappa obbligata era, poco più avanti, l’Antico Forno Ai Serpenti, un monumento alla sapienza romana nella preparazione di pizze, quelle bianche, e di pani che ci arrivavano direttamente dall’antichità. Vasco, osservando gli utensili usati dai panificatori, era certo che alcuni arrivassero direttamente dalla Roma antica e che non è escluso che avessero servito qualche volta Messalina quando faceva la passeggiatrice in incognito nel quartiere, ai suoi tempi piuttosto malfamato e denominato La Suburra. Purtroppo nel 2008 i fratelli che conducevano il forno, tenendolo aperto quando ne avevano voglia, cioè molto poco, la persero del tutto e, in seguito ad aspri litigi, presero la drastica decisione, dopo duemila anni di onorato servizio, di chiuderlo. Queste ed altre considerazioni erano al centro di lunghe conversazioni di Vasco con i residenti del quartiere, incontrati occasionalmente, anch’essi colpiti e desiderosi di parlare di un fatto che in qualche modo è stato traumatico per il rione. Questo ciacolare con i passanti, oltre che con i commercianti etc., è caratteristico di Roma e delle sue zone che hanno mantenuto una struttura di "villaggio", all’interno dei quali, se si è stati osservati per qualche volta, si attacca molto facilmente bottone e che spiega forse anche un atteggiamento molto difensivo, da “piccola patria”, in qualche caso, verso l’immigrazione. Una cosa che singolarmente accomuna Roma ai villaggi brianzoli. La differenza sta nella lunghezza e dispersività della chiacchierata che, in Brianza si limita qualche volta a pochi sintetici grugniti e spesso ha un indiretto legame con i dané (per le piccole imprese inserite in reti informali di relazioni economiche locali è vitale sapere, ad esempio, lo stato di salute del tal artigiano o fornitore) e che a Roma tende invece a dilatarsi fino ai particolari della cartella clinica della trisnonna. Gli studiosi di Intercultural Management considerano questo tipico delle culture High context, cioè con un contesto umano e di relazioni sociali ad alta intensità, mentre nelle culture Low context, alla quarta parola dopo l’eventuale saluto con uno sconosciuto ci si comincia a spazientire. Vasco apprezza la cosa come osservatore e, pensandoci, fa un po’ fatica a collocare il Nord Pas de Calais francese, dove ha vissuto, in questa dicotomia. Anzi, riflettendoci un po’ più a fondo, fa un po’ fatica a collocarvi anche se stesso. Monti è da girare bighellonando, senza una meta precisa, finendo così, per caso, sulla salita del Grillo, a via Panisperma dove si trovò a discutere il fior fiore, italiano, della fisica mondiale, alla Torre delle Milizie ed al Palazzo dei Cavalieri di Malta.

Scorcio del Rione Monti con sullo sfondo i Fori

Itinerario 5Cercando il fresco nell’estate romana

Partenza alle 19,30 di una serata romana tra metà giugno ed inizio settembre da Piazza Venezia, si scende osservando il Teatro di Marcello passando dal Portico di Ottavia fino al Lungotevere e si attraversa il ponte pedonale che porta sull’Isola Tiberina. Nella parte dell’isola di fronte al Ponte Rotto sono disposti i tavolini all’aperto serviti da alcuni ristoranti e pizzerie anche piuttosto note che lì stabiliscono a turno una dependance durante l’estate. Vasco vi ha provato fritti misti o bistecche di chianina o mozzarellone di buona qualità andandovi in tempo utile per poi godersi, proprio lì di fronte, il cinema all’aperto più scenografico del mondo, con il grande schermo contornato dagli edifici medioevali dell’isola e. di fianco, il Tevere, che scorre qui impetuoso apportando una gradevole frescura anche sonora. Assenti le zanzare, stranamente. Terminato il film si passeggia tra i cuscini distesi dai Bar, i chioschi ed i variegati stands disposti lungo il Tevere per un paio di km. Vasco quindi risaliva gli scalini come un tossico alla ricerca del pusher quando era in prossimità del chiosco della Grattachecca che si godeva poi rinfrescandosi le fauci appoggiato sul ponte e osservando dall’alto il fluire del fiume e della gente, molto cospicuo anche dopo la mezzanotte nelle nottate infrasettimanali. Si prosegue fino a Ponte Sisto, il cui attraversamento si dice sia di buon auspicio, per poi ritornare passando da Palazzo Farnese, Campo dei Fiori, la zona sacra di Largo Argentina, Via delle Botteghe Oscure, Palazzo Grazioli e i Fori. Naturalmente questo è solo un esempio degli innumerevoli itinerari dell’estate romana che offrono una profusione di possibilità di visite, spettacoli e di concerti, in gran parte gratuiti. Tra le occasioni preferite da Vasco figurava il Festival della Letteratura alla basilica di Massenzio. Qui, in uno scenario sempre magnifico, ha scoperto uno dei libri più affascinanti letti negli ultimi anni, Shantaram. Scambiando qualche battuta con l’autore, Gregory David Roberts, Vasco ha visto nel suo viso e nelle sue mani il disegnarsi della trama del libro e delle sue avventure attraverso il vasto reticolo di cicatrici che lo attraversavano.

Il contesto del Festival delle Letterature di Massenzio

sabato 10 gennaio 2009

Gli itinerari romani di Vasco


La cupola di S.Ivo della Sapienza

"Aperto la domenica dalle 10 alle 12, escluso durante cerimonie religiose” è l’orario di apertura di S.Ivo della Sapienza, una delle più sublimi opere della storia dell’architettura, con la cupola del Borromini che abbaglia lo sguardo e lo spirito dei fortunati che riescono a vederla. Come S.Ivo sono innumerevoli i gioielli che Roma nasconde ai visitatori per degli orari bizzarri, pause pranzo infinite, disinteresse di proprietari e gestori o semplicemente per eccesso di capolavori da amministrare. Con una certa pazienza, efficienza padana e senso della pianificazione, sviluppata nel corso dei suoi viaggi, Vasco ha imparato ad affrontare le sue visite per Roma, che cercano sempre di comprendere molteplici elementi di interesse culturale e gastronomico, con lo spirito di una missione: consultazione di fonti, verifica degli orari, analisi delle mappe e qualche volta ricognizioni di controllo. Di seguito alcuni scampoli dei piani di visita romani di Vasco Cesana concentrandosi anche su alcuni luoghi meno conosciuti al turismo di massa.

Itinerario 1 – I tesori nascosti del Celio
Partenza alle 12, preferibilmente di un sabato primaverile o autunnale, dal Colosseo scendere lungo la via di S. Gregorio al termine girare a sinistra e percorrere la stretta via acciottolata, intatta dai tempi antichi, denominata Clivio di Scauro. Sulla sinistra si osservano dall’esterno la sedimentazione di segni delle diverse epoche sugli edifici all’interno dei quali sono visitabili le Case Romane del Celio (Vasco ne ha molto apprezzato la visita serale), poi, subito dopo, si apre lo slargo della piazza dei Santissimi Giovanni e Paolo, con la Basilica di fronte e, di fianco, il convento dei monaci Passionisti con il campanile romanico. Un colpo d’occhio di rara suggestione. Sulla destra un portone, spesso chiuso.Se, per ragioni imperscrutabili, rimane aperto, entrando si scopre che il convento è incastonato sul Tempio del Divo Claudio, fatto costruire dalla moglie Agrippina per celebrarne, post-mortem la grandezza, dopo averlo, forse, avvelenato. Ci penserà comunque il figlio Nerone ad abbattere, oltre alla madre, anche parte del Tempio per farci una fontana nell’ambito della Domus Aurea. Su tutte queste storie si sovrapposero alcuni secoli dopo i Passionisti. Che sono ancora lì. Del Tempio sono osservabili le fondamenta ed alcune colonne, sopra, la struttura medioevale dove a Vasco, già sufficientemente estasiato, segnalano anche la presenza di un rarissimo esempio di finestra pentafora. Si risale quindi la stradina, che tra alte mura di cinta esce su via della Navicella. Girando a sinistra si scende oltrepassando il piazzale dell’Ospedale Militare del Celio. Poco dopo si può pranzare sotto il pergolatino dell’Osteria Il Bocconcino.


Interno della Basilica di San Clemente
Dopo pranzo ci si dirige verso la Basilica di San Clemente, una delle più affascinanti di Roma, testimonianza delle prime fasi del cristianesimo, con nette influenze bizantine ed orientali, incluse targhe poste nel 1989 per rievocare la battaglia del Kosovo. Gli interni e soprattutto i sotterranei, svelano la trama della chiesa originaria più antica custodendo anche uno stupendo mitreo e affreschi che riportano le prime raffigurazioni simili a fumetti conosciute. Vasco è particolarmente colpito dal suono delle acque che scorrono in questi sotterranei come un ruscello che arriva chissà da dove, chissà da quando, chissà per dove, forse utilizzando, ancor oggi, le canalizzazioni delle acque per i laghi della Domus Aurea di Nerone.


Le antiche acque che scorrono nei sotterranei di San Clemente

Proseguendo in salita verso San Giovanni in Laterano sulla destra si raggiunge la Basilica dei Quattro Coronati, straordinaria chiesa-fortezza in posizione strategica in cima al Celio. Superando i diversi cortili del convento delle suore Agostiniane si può accedere, dando un’offerta alla suora nascosta dietro alla grata, da un lato ad una sala con un ciclo di affreschi raffiguranti il passaggio della proprietà di Roma da Costantino ai papi cristiani e, dall’altro, ad un magnifico e tranquillissimo chiostro medioevale cosparso di reperti romani. Ancora una volta Roma stupisce Vasco non solo per la straordinarietà delle sue testimonianze del passato ma anche per le modalità con cui queste si rivelano, oggi: un portone che dovrebbe essere chiuso ma che trova socchiuso, il rumore dell’acqua che scorre, gli occhi della suora di clausura che dal buio dietro la grata gli aprono le porte della storia. Numero di turisti incontrati nell’itinerario: meno di dieci.

Basilica dei Quattro Coronati - chiostro interno


Itinerario 2"Sull'Aventino"
Partenza alla mattina intorno alle 10,30 o alla sera intorno alle 17,30 da Piazza Ugo La Malfa si sale all’Aventino, si osserva la tranquilla zona residenziale e poi ci si dirige verso la Via di Santa Sabina, percorrendola tutta. Via di Santa Sabina è una delle vie più belle di Roma con una sequenza di interessanti chiese del primo cristianesimo (S. Sabina, S. Alessio, S.Anselmo), frequentate anche da strani credenti di culti mediorientali. Tra una chiesa e l’altra si può passeggiare in modo rilassato nei giardini che si aprono su Roma con una suggestiva vista dall’alto e godersi la vista in tranquillità su una panchina. Alla fine si arriva alla famosa Piazza dei Cavalieri di Malta dove, guardando dalla serratura del cancello, si vede la prospettiva che converge su San Pietro. Al termine della visita si ridiscende l’Aventino non per tornare in Parlamento ma per dirigersi verso il Testaccio alla ricerca dell’ultima Pajata.


Itinerario 3 "Caravaggio, Borromini e Gran Caffè"
Partenza di domenica alle ore 10,00 da Piazza Navona, Fontana dei Fiumi (sono finiti a inizio 2009 i lavori di restauro). Si raggiunge quindi S.Luigi dei Francesi con ben tre Caravaggio tra cui lo strepitoso la vocazione di San Matteo. Ci si gusta un gran caffè al Caffè Sant’Estachio (meglio quello della macchinetta di destra e, soprattutto, nessuno si azzardi a chiedere lo zucchero!). Poco dietro la piazza si visita Sant’Ivo della Sapienza confidando nella fortuna. Quindi si ritorna verso il Pantheon in modo da entrarvi tra le 12 e le 13 quando i giochi di luce creati dai raggi di sole che entrano nell’incredibile edificio creano una suggestione quasi inquietante e fanno sorgere domande quali: “come mai questo è l’unico edificio che ci è giunto integro dall’antichità?” o “davvero nessuno, neanche oggi, a duemila anni dalla sua costruzione, sarebbe in grado di edificare una cosa simile?”. Probabilmente pochi itinerari al mondo consentono la visione di tanti capolavori in poche centinaia di metri. Di certo da nessuna parte si può vedere in due ore così tanto spendendo così poco: zero, escluso il gran caffè (due euro).
Interno del Pantheon


martedì 29 luglio 2008

La Regina delle acque


Piazza Navona: La fontana dei fiumi

La grandezza di Roma antica fu il risultato di molte cose insieme. Su tre punti però i romani antichi gettarono le basi della loro potenza con una visione ed una tecnica incredibilmente avanzate per l’epoca: la qualità e solidità delle infrastrutture e degli edifici, la rete viaria e logistica e le opere idrauliche.

Delle prime sono innumerevoli le testimonianze giunte fino ai nostri giorni, la rete viaria è ancora esistente in alcuni tratti ancora allo stato, come l’Appia antica, e le terze sono di fatto ancora sfruttate per molti aspetti nella Roma moderna. Vasco, che non è appassionato di ingegneria, si accorge di questa grandezza perdurante nei secoli quando, nelle calde serate estive e nelle sue lunghe passeggiate serali, osserva la frequenza con la quale sono disseminate per la città fontanelle d’acqua, molte risalenti all’antichità; la grandezza poi diventa eterna quando si disseta da esse e scopre con sempre rinnovato stupore la freschezza e la bontà dell’acqua che sgorga a getto continuo dalle fontane di Roma. Vasco non scambierebbe con nessuna bibita al mondo una sorsata dalla fonte dell’Acqua Marcia, in un angolo del Campidoglio verso i Fori. Questo luogo già nell’antichità era il centro dell’Urbe, e la fonte probabilmente era già presente quando qui sorgeva il Tempio di Giove Ottimo Massimo. Pochi metri sotto, il punto considerato dagli antichi l’Ombelicus Mundi. La fonte di quest’acqua è la storia e la sorgente da cui si alimenta la notte dei tempi. La temperatura alla quale sgorga è, in qualsiasi periodo dell’anno, quella ideale per dissetare, al giusto livello di freschezza per poter essere bevuta in quantità e per soddisfare le seti più inestinguibili, come quella di Vasco dopo ore di cammino nel centro di Roma magari dopo aver mangiato un abbondante abbacchio con patate. Anche a casa l’acqua del rubinetto è sempre fresca e gradevole e l’acqua minerale in bottiglia è assente nel suo appartamentino di Colle Oppio. Le acque minerali di Roma e zone limitrofe sono però anch’esse eccellenti e, grazie alle origini vulcaniche della zona, sono ricche di sali minerali e di gusto. La migliore secondo Vasco è senza dubbio l’Acqua di Nepi, effervescente naturale quanto basta e con il giusto livello di salinità per esaltarne la bevibilità e appagare il bisogno di reintegro di sali minerali senza il sentore di componenti invadenti. Vasco la mette tra le migliori al mondo e si rammarica della sua scarsa diffusione al di fuori del Lazio. Non è l’unica, anche la Egeria e la Claudia, prodotte addirittura all’interno del territorio di Roma, sono ottime. Vasco non può non ricordare queste parole che scrisse a proposito di Roma regina aquarum il suo quasi compaesano Plinio il Vecchio "Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l'acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso".