mercoledì 13 marzo 2019

Long trek italo-svevo Day 1: Stuttgart-Bebenhausen

Il punto di inizio del long trek, il Max Plank Insitute di Stuttgart-Busnau - 12/8/2017 h.10,26
Vasco Cesana raggiunge Stoccarda in aereo da Bruxelles nella serata di Venerdi 11/8 con un tempo da lupi: anche l’aereo deve fare due tentativi prima di riuscire ad atterrare al “Manfred Rommel Flughafen”. In precedenza Vasco, alle prese con il primo live test di deambulazione con lo zaino da 18 e passa kg, era stato percorso dai dubbi sulla fattibilità del percorso: aveva fatto fatica a fare le poche centinaia di metri per arrivare all’aeroporto ed il giorno dopo doveva fare quasi 30 km…

Km.0,5 Il Katzenbachersee, Stuttgart
La forte pioggia arrivando a Stoccarda al suo tradizionale Hotel Pullman di Vaihingen non contribuiva a migliorarne le aspettative per l’indomani. L’umore ha cominciato a migliorare nella buona zona saune dell’hotel e soprattutto con un bel zwiebelroastbraten al ristorante sotto. La mattina dell’inizio del Trek è plumbea ma la pioggia battente termina intorno alle 9 quando ormai Vasco sta per terminare il secondo Weiss Wurstl con senape dolce e Pretzl che ha fatto seguito ad alcune ottime polpettine speziate, frutta, yoghurt, croissant, pane nero con marmellata, due tazze di caffe ed abbondante succo di arancia.  Colazione  giustificata dal lungo trek che lo attende. Da Vaihingen si fa portare in taxi a Stuttgart Busnau, al Max Plank Instutute fur Intelligente Systeme in buona posizione per iniziare la camminata dalla foresta che inizia dal Katzenbacher See, sempre un gran bel posto da cui passare, nella direzione giusta per Tubingen. 

La foresta dopo la pioggia è magica: i caprioli si lasciano sorprendere a distanza ravvicinata più volte fuggendo nel sottobosco erboso e pieno di funghi. Il profumo del bosco dopo la pioggia inebria Vasco che comincia a sentire lo zaino più leggero ed il passo più fluido. Nel primo tratto ci sono molti sentieri che si incrociano,  con l’aiuto del GPS Vasco segue la Panzerweg che, come dice la denominazione stessa porta ad alcune zone di interdizione militare ed a vaste zone di addestramento nascoste nella foresta, ragione per la quale i sentieri gradualmente scompaiono.

Km.3,0: il ponte pedonale sopra la A8 nei pressi di Kreuz Stuttgart

Km.6,5: La prima sosta lungo la Vasco Cesana weg
Circa due km dopo il ponte sull’autostrada A8, dopo la prima sosta su una delle amate panchine tedesche che compaiono anche nelle zone più sperdute, inizia il tratto più difficile: il GPS sembra tendere ad evitare i sentieri ed a portarlo fuori strada nel nulla. Dopo un paio di sentieri sbagliati, Vasco giunge alla conclusione che ha ragione il Garmin: non ci sono in effetti sentieri diretti sulla rotta da seguire ma bisogna zigzagare fuori pista. Tutto il tratto fino a Weil am Schonbuch (Km.18 dalla partenza) è impegnativo con molte deviazioni e nessun sentiero diretto. Almeno 3 km sono in una traccia frangi bosco con erba, bagnata,  alta 1 m e ripidi saliscendi da affrontare a pieno carico con lo zaino. Senza GPS questo tratto di diversi km, almeno 10, è praticamente impossibile da impostare. Il terreno è molto ondulato in modo irregolare e non si trovano punti di riferimento. Non a caso in questa zona ci sono diverse aree militari e Vasco se la immagina come un terreno difensivo ideale in caso di invasione del Patto di Varsavia. Ma non c’è tempo per le divagazioni storiche: è necessario mantenere la massima concentrazione, sul percorso, per non rischiare di fare veramente molti km in piu o di perdersi, e sul terreno, per evitare storte o infortuni. Insomma a Vasco dispiacerebbe dopo tutti questi preparativi terminare ingloriosamente la spedizione al primo giorno. Tiene d'occhio il livello di batterie del GPS e la carica del cellulare stando ben attendo a non usare lo smartphone come mappa, per conservare energia. Una cosa è certa: di lì in caso di infortunio non passerà mai nessuno. Al massimo, nel giro magari di qualche mese, potrebbe passare  qualche cacciatore. Oppure potrebbe incrociare in zona un panzer in esercitazione disperso. Il long trek, soprattutto su percorsi non tracciati, richiede insomma molta disciplina e nessuna distrazione rimanendo focalizzati sull’obiettivo. A Vasco questo non dispiace anzi lo trova piacevolmente sfidante. In fondo sta percorrendo il Giura Svevo, mica l'Himalaya. Però non ci sono sherpa ed i sentieri per il campo base dell'Everest sono molto più' frequentati...

circa Km.10, tratto lungo il frangibosco con erba alta bagnata

circa km.12, la situazione del tragitto peggiora, Vasco si preoccupa

presso Schenaich, km:14, il sentiero migliora e si incontra qualcuno in giro

Risorse alimentari lungo il tragitto
Quando finalmente Weil am Schonbuch si staglia all’orizzonte Vasco è contento e soddisfatto di se stesso: ormai il piu è fatto e dopo sa che lo aspetta un bel sentiero segnalato nel Parco di Schonbuch. Dal relax gli cade una bottiglia di coca da litro facendo imprecare i gestori dell’unico locale del paese dove ci si puo approvvigionare lungo il percorso, una pizzeria turca peraltro ancora chiusa. Entrando nel Parco il sentiero diventa ampio e si attraversano alcune zone popolate da cervi e daini. Intorno un sacco di porcini, da notare che in quattro anni a Stoccarda non ne aveva mai visto uno. Tutto molto bello ma la stanchezza comincia a farsi sentire e gli ultimi km non passano mai. 

Lasciando Weil am Schönbuch, km 20 h.16,37 

Entrando nel Parco della Foresta di Schönbuch, 

Incontro con un bel cervo maschio, Foresta di Schönbuch

km.28. si profila l'Abbazia si Bebenhausen, 12/8/2017 h.18,30
Finalmente, alle 18,30, dopo 8 ore di cammino, appare il nucleo di Bebenhausen con la sua Abbazia e le sue case medioevali. Il palesarsi improvviso delle case a graticcio dall'immensa foresta  gli sembra quasi un miraggio. Un arrivare in un'altra epoca con addosso la fatica ed il sudore dei viandanti di tutte le epoche. Ad aspettarlo però c'è il Landhotel Hirsch con le sue belle camere, un bagno caldo ed il suo rinomato ristorante. Una vera sistemazione tradizionale tedesca all’insegna della pulizia e con un servizio affabile, tra la sorpresa delle gestrici per l’ospite arrivato a piedi da Stuttgart!

Eccellente a cena iI filetto di capriolo con funghi porcini appena colti e gnocchi locali, accompagnato da un buon rosso svevo, il Lemberger. Un premio meritato per la prima impegnativa tappa della Vasco Cesana Weg! Dati dal Garmin a fine giornata: Km percorsi. 29,5  media 3,9 km/h, dislivello dice 1000 m ma dopo verifiche dovrebbero essere 640 m. up – 600 m.  down, totale calorie consumate 1800.
(segue Day 2: Bebenhausen-Tubinghen - (Hechinghen) )
(clicca qui per vedere piano dell'itinerario e introduzione)
La facciata del Landhotel Hirsch di Bebenhausen

I dati sul Garmin prima che si scaricassero le batterie a 2 km dall'arrivo

Il bel filetto di capriolo con porcini freschi del Ristorante Hirsch 

martedì 12 marzo 2019

Da Stoccarda alla Brianza a piedi - introduzione al “Long Trek italo-svevo”


Stuttgart, Germania, circondata dalle foreste, dove inizia il long trek
E’ con un certo autocompiacimento che Vasco Cesana, esattamente un anno e mezzo e passa dopo, riprende gli appunti e le fotografie della sua lunga camminata che l’ha portato da Stoccarda, nel sud ovest della Germania, al suo paese natale nella Brianza meridionale, per pubblicarli nel suo, per diversi motivi  un po’ trascurato, Blog. Nell’epoca dell’istantaneità della comunicazione, e di dittatura dell'"instagrammismo", questo distacco spazio-temporale appaga il suo spirito anti mainstream. Il fatto di poter fare qualcosa nel tempo libero quando ne ha voglia, per il puro piacere di farlo, lo rilassa. Complice dell’iniziativa è anche un weekend a Bruxelles all’insegna di un maltempo tempestoso, come lo sanno essere qui alcune giornate di marzo, quando  le “rafales” di vento a 90-100 km/h rendono problematico persino l’uscire di casa. 

L’idea di percorrere a piedi i 500 km da Stoccarda alla Brianza gli era venuta leggendo gli appunti di viaggio dei grandi viaggiatori del passato e soprattutto pensando alla lunga storia di rapporti, commerci e scambi tra il sud della Germania ed il nord dell’Italia, da Federico Barbarossa a Barbara Gonzaga, dal Sassella al “Gruner Veltliner”,  dal “Corriere di Lindau” alle componenti per la Mercedes SLS AMG, dal lago di Como al lago di Costanza. Nel corso degli anni passati a Stoccarda il “long trek italo-svevo” era diventato per Vasco quasi un impegno personale, un “ex-voto” da assolvere alla prima occasione disponibile, in tempi fattibili e da svolgersi rigorosamente in solitudine, su un itinerario tutto da costruire su un percorso originale. Insomma, quasi una “Vasco Cesana Weg”,  da inventarsi combinando diversi sentieri, qualche volta nessuno, e diversi mezzi di trasporto, possibilmente rievocativi dei viaggi del passato, in funzione del tempo disponibile e della sostenibilità psicofisica per il non troppo allenato Vasco.  L’itinerario è stato infine programmato per l’agosto 2017, da svolgersi nel tempo disponibile di 10 giorni, programmando le tappe in modo tale da trovare un alloggio, possibilmente bello, ed un ristorante, preferibilmente buono, al termine delle faticose giornate di cammino. 
Il piano di itinerario del long trek italo.svevo - day 1-5

Il piano di itinerario del long trek italo.svevo - day 6-10
La definizione dell’itinerario ha richiesto una accurata preparazione per trovare la rotta più semplice ma allo stesso tempo più suggestiva e piacevole senza forzare troppo il percorso se non dove strettamente necessario e verificando le combinazioni di mezzi pubblici disponibili. Il risultato di questo lavoro di preparazione, che è parte qualificante e divertente del viaggio, è stato un itinerario programmato in 10 tappe per un percorso a piedi netto di 160 km, esclusi spostamenti locali. Una volta definito il percorso sono state fatte (quasi) tutte le prenotazioni degli hotel via web cosa che a quel punto rende l’itinerario piuttosto rigido e da seguire con attenzione, anche perché in quasi tutte le tappe le alternative per il pernottamento sono scarse.
Al seguito no tenda, no sacco a pelo e bagaglio al minimo necessario che, dato il percorso, deve includere però ricambi e indumenti resistenti a freddo e pioggia. In tutto 18 kg compresi binocolo e reflex. Attrezzatura di Vasco: Zaino da trekking VangoSherpa da 60+10 litri, Scarponi SalomonX-Ultra Contagrip, Calze X-Socks  trek summer, Pantaloni Fjall Raven modulabili (versione leggera), indumenti e giacca tecnica, Bastoncini smontabili Sport Specialist,  Navigatore GPS Garmin eTrex Touch 35, razione k di barrette energetiche e buste di integratori salini energetici della farmacia del suo paese.
Lecco e le Prealpi lecchesi, verso il termine dell'itinerario, dove inizia la Brianza

mercoledì 3 maggio 2017

Passando per Maria Laach, incrociando il '900

Abbazia di Maria Laach, Rheinland-Pfalz, Germania 31/3/2017
"La Messa fu commovente. Cominciò nella basilica dell'Abbazia alle 10 e durò fino alle 2 di notte. Si declamarono le antiche liturgie accompagnate dai cori e dai nostri bellissimi canti tedeschi di Natale. Tutto si concedeva al grande Mistero che si stava celebrando. Fuori tutto giaceva nella neve, le stelle brillavano ed un immenso, meraviglioso silenzio avvolgeva le colline ed il lago". 

Era la notte di Natale all'Abbazia di Maria Laach nelle parole del futuro Cancelliere e padre fondatore della Comunità Europea Konrad Adenauer. La notte di Natale del 1933.

(fonte FAZ, D.Deckers, 24/12/2003, trad. Vasco Cesana)


Seehotel Maria Laach - 31/3/2017
Vasco Cesana arriva a Maria Laach in una splendida serata di inizio primavera del 2017, sulla via del ritorno a Bruxelles dopo una trasferta di lavoro a Francoforte. L'abbazia si trova molto vicina all'autostrada da Coblenza, ad un centinaio di km da Francoforte e circa 250 da Bruxelles.
Vasco decide di fermarsi per la notte attirato dalla bellezza del luogo e dalla disponibilità di una camera a 90 €. con colazione al Seehotel Maria Laach, potendo così dormire praticamente nell'ambito degli edifici facenti parte del complesso monastico.  Vasco si cala camaleonticamente nell'austerità dell'ambiente, andando a dormire intorno alle 10,30 dopo una frugale cena a base di una strana wienerschnitzel coperta da bacon e formaggio fuso ed aver bevuto solo un paio di birre locali ed una buona acquavite alla prugna dell’Eifel. Punta la sveglia alle 6,30 in tempo per poter andare alla Messa delle 7,30 in Abbazia.
"Kreuz and Adler", Maria Laach - Germania 31/3/2017
Quello che poi sarebbe diventato una delle figure più eminenti della Germania e dell'Europa del dopoguerra si trovava nascosto a Maria Laach dopo essere stato spodestato dai nazisti dalla carica di sindaco di Colonia. Konrad Adenauer era ospite riservato del compagno di classe Hildefons Herweger, Abate di Maria Laach dal 1913 al 1946, personaggio autorevole e controverso in un certo senso emblematico di una parte del '900 tedesco. Di certo nei suoi anni Maria Laach divenne un centro di pensiero e dottrina della destra cristiana reazionaria, avversa alla Repubblica di Weimar da posizioni monarchiche. All'indomani dell'avvento del terzo Reich, in una giornata di inizio primavera del 1933, qui si trovarono la "Lega dei Cattolici tedeschi Kreuz und Adler" e gli intellettuali della "Teologia del Reich" tra i quali Carl Schmitt, giurista e politologo che nonostante tutto Vasco aveva trovato tra i più interessanti ai tempi dei suoi studi universitari.  Frate Konrad, ovvero Adenauer, se ne stava nello stesso tempo rintanato in silenzio da qualche parte dell'Abbazia. E chissà cosa avrà pensato quando, alcune settimane dopo, avrebbe poi sentito le campane di Maria Laach suonare a festa per celebrare, in presenza del Vice Cancelliere Von Papen, il concordato tra la Santa Sede ed il Terzo Reich.
Chiesa Abbaziale di Maria Laach, interno con la tomba di Enrico II Conte Palatino
E’ il suono delle stesse campane di Maria Laach che guida un sonnolento Vasco Cesana alla Messa del mattino, che vede la presenza di una ventina di monaci dell'Abbazia. Vasco, che non è certamente un assiduo frequentatore di ambienti ecclesiali, viene colpito dalla perfezione delle esecuzioni corali dei monaci, i cui canti di impronta gregoriana vengono amplificati in modo avvolgente dalla straordinaria acustica della basilica che dà loro una possente forza armonica. Ancora più interessanti devono essere i concerti che si tengono con cadenza pressochè mensile nell'abbazia (cfr. www.maria-laach.de/cappella-lacensis). Come spesso nelle chiese tedesche la parte più interessante è data dall'architettura esterna, veramente notevole, piuttosto che da quella interna, sempre piuttosto sobria. La chiesa abbaziale di Maria Laach è uno dei massimi esempi del romanico a nord delle Alpi e riprende un pò i temi delle grandi cattedrali imperiali romaniche come Speyr, Mainz e Worms, tutte tra l'altro ubicate in questa regione della Germania. Le parti propriamente abbaziali del complesso invece non sono aperte al pubblico.
Vasco si ferma a meditare sul '900 di fronte alla tomba dell'abate Hildefons Herweger che occupa una posizione importante nella navata sinistra della chiesa. Non lontano dalla sua tomba vengono raccolti fondi e propagandate iniziative umanitarie in favore dei rifugiati. Sulla destra un'opera in bronzo degli anni 30 chiede il sostegno divino per combattere i nemici della Chiesa. In fondo, presso l’ingresso, veglia dal 1093 alla lunga storia dell’Abbazia dalla sua colorata tomba il fondatore Enrico II, Conte Palatino del Reno. Ovviamente in giro non vi sono tracce delle vicende del '900 qui vissute e anche nella bella libreria sul vialetto di accesso all'Abbazia non si trovano testi o riferimenti come il libro di Albert Marcel "Die Benedektinerabtei Maria Laach und der Nazionalsozialismus” che, studiando le memorie di Herweger, ne ha ricostruito i controversi rapporti con il Terzo Reich che, peraltro, sembrano essersi poi deteriorati piuttosto in fretta.

Maria Laach, chiostro del "Paradiso"con  la fontana dei leoni - 1/4/2017

L'Abbazia vista dal lato lago, Maria Laach, 1/4/2017
La memoria di queste vicende storiche rendono però per Vasco questo splendido luogo ancora più interessante e stimolante. Ritornando dal sentiero che porta al lago vede l'Abbazia che si svela con discrezione da un angolo ritirato. Avvicinandovisi nella penombra di una tiepida e limpida serata di primavera emerge gradualmente, imponente e bellissima. Intorno quel verde rilassante che la Germania sa offrire, punteggiato da bestiame al pascolo rigorosamente bio e circondato dalle foreste e dalla colline dell'Eifel. A poco a poco la penombra lascia il posto alla notte, le campane e le loro storie si acquietano, le stelle cominciano a brillare ed un immenso, meraviglioso silenzio avvolge le colline ed il lago. 

Il lago di Maria Laach all'imbrunire, Rheinland-Pfalz, Germania - 31/3/2017

lunedì 16 gennaio 2017

Garden winter birds 2017


Cinciarella - in the garden - 28/12/2016
Tra le tante preparazioni di cibi che anche quest’anno hanno caratterizzato le vacanze natalizie di Vasco Cesana non poteva mancare quella indirizzata agli uccelli che frequentano il giardino della sua casa in Brianza. Questi probabilmente si saranno chiesti che fine aveva fatto Vasco dato che, a causa della sua prolungata assenza dalla madrepatria, le mangiatoia era risultata desolatamente vuota fino alle peraltro non troppo lunghe feste natalizie.  Un po' come il blog, che Vasco non sta seguendo come vorrebbe ma così forse è giusto che sia, dato che questo non deve diventare un impegno ma rimanere un “diario di bordo” erratico, da aggiornare solo quando ne ha tempo e voglia.
  
Le preparazioni degli alimenti per la mangiatoia, al contrario di quelle per il pranzo di Natale, non richiedono particolari elaborazioni ma una certa attenzione nella loro selezione sì. Vasco si approvvigiona ad esempio in Germania, dove, nei mesi invernali, i Vogelfutter occupano intere sezioni dei supermercati, in genere vicino alle casse, ed offrono prodotti differenziati per le diverse specie, con una varietà quasi superiore a quelli proposti per gli umani. Oltre ai semi più piccoli ed alle palline ingrassate, indirizzate alle cince, i semi più affidabili e che riscuotono più successo anche tra i garden winter birds brianzoli rimangono sempre comunque quelli di girasole, offerti agli Edeka del Nordrhein Westfalen, la regione più vicina alla sua attuale sede di assegnazione, in formato famiglia a prezzi decisamente inferiori che in Italia. In Belgio non ne ha trovato traccia nei supermercati, dove in compenso si trovano in abbondanza cozze ed ostriche, che in teoria potrebbero attrarre qualche uccello marino dal Mare del Nord, se Vasco ne lasciasse qualcuna, cosa praticamente impensabile.  


Passera scopaiola - in the garden -28/12/2016
Cincia bigia - in the garden - 28/12/2016

Cinciallegra - in the garden - 28/12/2016

Nonostante i notevoli ritardi negli approvvigionamenti la risposta dei garden winter birds all’attivazione della mangiatoia è stata immediata: dopo poche ore il via vai si è fatto subito frenetico, con parecchie cince, in particolare cinciarelle, con numeri record, e cince bigie. Assenti invece quest’anno, almeno fino ad inizio gennaio, le specie più interessanti che negli anni scorsi avevano frequentato il giardino di Vasco, come le peppole,  i frosoni o, in una occasione, gli zigoli neri. Assenze che probabilmente non sono tanto da imputare alle sue prolungate permanenze al di fuori dal suolo brianzolo ma a più complesse dinamiche in essere nel Paleartico occidentale, dato che molti passeriformi svernanti risultano molto rarefatti quest’anno in tutta l’Italia settentrionale.  
Cinciarella - in the garden - 1/1/2017
Anche se l’interesse ornitologico era limitato,  l’osservazione e la fotografia del via vai di uccelli nella mangiatoia  è sempre per Vasco rilassante e quest’anno è stata anche l’occasione per testare la sua nuova reflex Canon EOS 7D Mark 2, che ha cominciato a rivelare le sue notevoli potenzialità, forse da lui non ancora pienamente sfruttate, in particolare nella qualità della messa a fuoco di piccoli soggetti difficili, come sono sicuramente le cince in spostamento frenetico tra i rami.  Anche solo stando ad osservare le cince nel giardino di casa, senza muoversi, Vasco apprezza la luce che ritrova quando riscende le Alpi, il colore che avvolge i soggetti anche in pieno inverno,  come un photoshop naturale che ne accentua l’intensità. L’unica cosa che gli manca anche in queste vacanze natalizie è un po’ di vero inverno, come quello  che aveva trovato nei suoi primi anni in Germania.  A Bruxelles, dove adesso lavora, mancano invece tutte e due, sia l'incisiva luminosità della luce italica, almeno per buona parte dei mesi dell’anno, sia l'avvolgente candore dell’inverno germanico, che viene sistematicamente sconfitto qui dalle umide correnti atlantiche. In compenso ci sono però tante ottime cozze e ostriche. E, lassù nei polders e nel Mare del Nord, una straordinaria varietà di winter birds.
Pettirosso - in the garden - 1/1/2017

lunedì 25 aprile 2016

Nel bosco dipinto di blu: primavera ad Hallerbos

"Hyacinthoides non-scripta", Hallerbos, Belgio - 23/4/2016
Sfogliando Le Soir, innervosendosi per le notizie sulla gestione dell’emergenza sicurezza da parte delle autorità locali, Vasco Cesana si imbatte in una notizia che lo incuriosisce: “dal 15 aprile al 15 maggio diverse strade della municipalità di Halle, nel Brabante fiammingo e del vicino comune vallone di Braine l’Alleud,  verranno limitate al traffico durante il weekend: sta cominciando infatti la stagione della fioritura dei giacinti selvatici nella foresta di Hallerbos e l’afflusso dei visitatori si annuncia massiccio”.  Vasco scopre così Hallerbos, il bosco dipinto di blu. L’imponente fioritura dei giacinti selvatici nella foresta di Halle (Hallerbos in fiammingo) è in effetti un fenomeno molto noto ai locali e che ha avuto risonanza anche a livello internazionale e sul National Geographic. Fioriture di questo tipo pare che siano piuttosto comuni in diverse zone atlantiche ed in particolare in Inghilterra ma quella di Hallerbos sembra essere una delle più estese ed imponenti in assoluto. Dopo uno studio approfondito di botanica comparata, meteorologia atlantica, abitudini sociali fiamminghe e valloni e flussi di traffico nei dintorni di Bruxelles, Vasco decide di recarsi ad Hallerbos sabato 23 aprile, alla mattina  presto, ok, abbastanza presto, arrivando in zona intorno alle 10. 

Entrando nell'Hallerbos, Halle, Belgio 23/4/2016



Under the sunlight, Hallerbos, Brabante fiammingo, 23/4/2016

  

Il luogo è veramente vicino a Bruxelles, circa 15 km da casa sua, ed è adiacente all’autostrada E19 per Parigi. Arriva un po’ casualmente al parcheggio P1 dove trova facilmente posto. Trovandosi in zona fiamminga, è sinceramente sorpreso di non dover pagare niente, neanche per la guida con mappa in quatto lingue che gli viene gentilmente offerta con spiegazioni affabili da una guida della  Agentschap voor Natuur en Bos. La foresta di Halle è piuttosto grande, più o meno, giusto per dare un parametro internazionalmente riconosciuto, come il Parco di Monza. Certo qualche anno fa era molto più grande, facendo  parte, assieme alla vicina e molto più estesa foresta di Soignes, della Silva Carbonaria che si estendeva per centinaia di km ed era popolata da lupi, linci, orsi e feroci tribù gallo-celtiche. Poi, Wellington, nel dispiegare le sue forze per Waterloo, distante pochi km., posizionò in questa zona le sue retroguardie. Durante la prima guerra mondiale le truppe del Kaiser rasero quasi tutti gli alberi più vetusti della foresta di Halle per supporto logistico e per la costruzione delle trincee sul fronte del Nord. 








E sembra che proprio da questo episodio della Grande Guerra abbiano avuto origine le straordinarie fioriture dei giacinti selvatici a Hallerbos: una foresta millenaria che improvvisamente si trova spogliata dai Kaiserjaeger della Deutsches Heer. I successivi rimboschimenti a partire dagli anni 30 e le ricrescite naturali sono andate poi a sovrapporre un bosco giovane e rado ad un terreno antico e ricco. E’ in queste condizioni particolari che nel corso degli anni la  Hyacinthoides non-scripta, il giacinto selvatico,  trova le condizioni per crescere e svilupparsi in vere e proprie praterie colonizzando il sottobosco. Questo fil bleu che ricongiunge un fenomeno straordinario della natura ad un episodio della storia stimola e appaga l’interesse di Vasco. Gli ricorda che la natura, anche quando sembra così debole e fragile come una distesa di bluebells, riesce sempre ad avere la meglio sulla storia. O forse è la storia stessa a far parte della natura modificandone i percorsi e venendone a sua volta modificata.









Le distese di giacinti selvatici sono sparse in diverse zone della foresta e per averne un’idea basta inoltrarsi per qualche centinaio di metri dai punti di accesso. Vasco e consorte le trovano molto più estese di quanto si aspettassero ed  in alcune zone incredibilmente fitte. Percorrono diversi sentieri, non particolarmente ben segnalati, orientandosi in qualche modo con la cartina (la stessa che si trova nel sito  http://www.hallerbos.be/en) camminando nel bosco per circa quattro ore, al lordo delle foto (tante). Allontanandosi dai punti di accesso si trovano le zone migliori, anche perché meno frequentate dai visitatori che nel corso della giornata crescono esponenzialmente intasando pure i parcheggi e le vie di accesso.


Folla pomeridiana in arrivo ad Hallerbos, 23/4/2016
In effetti Vasco si compiace di avere azzeccato la giornata giusta, quando il ciclo degli Hyacinthoides ha raggiunto ormai il massimo. Solo, li vede un po’ sofferenti per l’arrivo di aria fredda delle ultime ore, con temperature prossime allo zero nel corso della notte e previsioni ancora peggiori per il proseguio, con scrosci di pioggia e ghiaccio e possente vento artico. Probabilmente non proprio l’ideale per le fioriture primaverili. La variabilità meteo nordica rende però ancora più affascinante l’Hallerbos : la luce nel bosco si modifica continuamente e gli squarci di sereno si insinuano facendo esplodere il blu del sottobosco ed i giochi di chiaroscuro dei tronchi. Il tappeto blu dei giacinti è in alcune zone talmente intenso da non aver bisogno della luce diretta risaltando quasi di più nella penombra. Va da sè che la cosa ingolosisca moltissimo i fotografi, anche di un certo livello, e molti si cimentano nel non semplicissimo esercizio di riuscire a narrare in immagini le sensazioni che si provano qui. Anche Vasco scatta molte immagini, prediligendo l’uso dello zoom EOS 70-200 L IS USM, usando l’obiettivo molto aperto per sfumare gli sfondi ed anche per questioni di tempi non avendo portato il cavalletto (consigliabile portarlo). Certo, con un po più di tempo si potrebbero fare anche delle belle cose, comunque c’è di che divertirsi. Vietato il ritocco in elaborazione : a parte qualche necessario ritaglio, il photoshop ed in particolare l’intensità dei colori è fornita in esclusiva dall’Hallerbos.











 Allontanandosi dal bosco per andare alla ricerca, senza successo, di una friterie, Vasco Cesana pensa che un giorno il ciclo naturale si porterà via dalla foresta di Halle anche il tappeto blu di giacinti selvatici, come si è portato via gli orsi, le linci e le tribu gallo-celtiche. O forse la storia, magari sotto la forma di una gestione forestale eco-turistica avanzata, le farà rimanere al di là del loro ciclo naturale. Oppure il bosco sarà distrutto da qualche nuovo Kaiser. Loro, le Hyacinthoides non-scripta, non sono preoccupate, al limite ricresceranno da qualche altra parte, attendendo pazientemente ogni anno l’inizio della primavera per dipingere di blu le foreste che sceglieranno. Tanto la natura, e magari la storia, si inventeranno la loro strada. Una strada, appunto, non-scripta.  
Cicli naturali al lavoro, Hallerbos, Brabante, Belgio - 23/4/2016