venerdì 17 settembre 2010

Giovani samurai, vecchie storie: Aizu Wakamatsu

Limori Yama, Aizu Wakamatsu, Giappone 15/8/2010
(segue “Alla scoperta dell’Honshu settentrionale, Giappone”)

Risalendo Honshu in direzione della costa occidentale dell’isola Vasco Cesana e consorte visitano Aizu Wakamatsu. La cittadina è famosa in Giappone per le vicende dei samurai che avevano il loro baluardo nel castello di Tsuruga che ancor oggi torreggia non lontano dal centro di Aizu. Non è altrettanto famosa al di fuori del Giappone e ben pochi occidentali capitano da queste parti. Le indicazioni in caratteri latini cominciano qui a rarefarsi e Vasco deve iniziare a cercare di decifrare le indicazioni delle località dagli ideogrammi in giapponese. Un esercizio nel quale dovrà sempre più applicarsi nel corso del viaggio in Honshu settentrionale. Come molte città giapponesi Aizu al primo impatto appare un po’anonima. Vasco, che nei suoi viaggi non disdegna anche la “normalità” della vita dei paesi che visita, ha imparato che, soprattutto in Giappone, spesso le cose più interessanti e suggestive sono tutte da scoprire. Qualche volta, anche a causa della lingua e della difficoltà ad orientarsi, non si trovano. Altre volte si trovano ma sono in ristrutturazione: come il castello di Tsuruga, attrattiva principale di Aizu, che trova impacchettato come se fosse sottoposto a sequestro giudiziario (la ristrutturazione termina a fine 2010). Gli interni sono aperti ma non li ha trovati molto interessanti.

Ad Aizu Vasco e consorte sperimentano due particolarità del viaggiare in Giappone che vanno tenute presenti quando si viaggia in località di provincia:
1) Pernottare in un “budget” hotel delle catene presenti in molte località del paese, in genere vicino alle stazioni. Ad Aizu Vasco pernotta al locale Toyoko Inn, prenotabile via Internet in inglese, che trova essere un buon esempio di razionalità ed economicità (circa €.60 la doppia) offrendo, in spazi ristretti ma dignitosi, tutto quello che serve al viaggiatore: micro bagno con doccia, postazioni internet gratuite, lavatrice ed asciugatrice, caffè ed acqua gratis, efficiente condizionamento.
2) Rimanere senza soldi. In Giappone, fuori dalle rotte più battute, è difficile cambiare o prelevare contanti: il pagamento con carte di credito non è diffuso e le carte non sono riconosciute dal 90% dei bancomat, con l’eccezione di quelli delle poste (aperti solo in orario d’ufficio) e di poche banche. Non esistono inoltre uffici cambio da nessuna parte e molte banche non cambiano valuta straniera. Necessario quindi premunirsi, soprattutto nei weekend.

Girovagando per Aizu Wakamitsu nella tranquilla calura di una domenica pomeriggio agostiana Vasco arriva infine ai piedi della collina di limori yama, a circa un km dalla stazione.

Risalendo ai lati della gradinata incrocia un bel tempio buddista in legno con all’interno una scala a spirale dagli echi “leonardiani”, che gli ricorda vagamente quella del castello di Chambord nella Loira. Interessante.

Salendo ancora arriva al luogo dove, durante la guerra civile boshin, nel 1868, diciannove giovani samurai in età adolescenziale, chiamati poi “Tigri Bianche (Byakkotai)”, sulla via del castello di Aizu, credettero di vederlo in fiamme e perduto e praticarono il Seppaku, il suicidio rituale trafiggendosi con la spada per salvare l’onore. Peccato che il castello quella volta non fosse ancora caduto e quelle che bruciavano erano solo delle sterpaglie….

Questo sacrificio inutile, ma intriso di ingenuo eroismo, colpì moltissimi negli anni successivi la nazione e Vasco si immagina che possa avere avuto magari qualche influsso, qualche decennio dopo, attraverso l’immaginario popolare, nelle azioni suicide dell’esercito giapponese quando la seconda guerra mondiale volse al peggio. D’altra parte il suicidio, la morte come purificazione ed il valore dell’onore sono parte delle antiche tradizioni culturali giapponesi. Una qualche reminescenza di tutto questo echeggiava anche negli slogan dei movimenti studenteschi del 1968: se in Francia negli scontri alla Sorbona ci si appellava alla mobilitazione con “Ce n’est qu’un début continouns le combat” lo slogan degli studenti giapponesi dell’Università di Tokyo assediata dalla polizia era “Moriremo meravigliosamente” (cit. in “Lezioni spirituali per giovani samurai”, di Yukio Mishima, Feltrinelli 1988 – per inciso, l’autore si suicidò secondo la formula rituale nel 1970).
Aizu Wakamatsu: le tombe dei giovani samurai Biakkotai 15/8/2010

Arrivando al luogo del sacrificio dei Biakkotai Vasco viene assalito, nonostante la calura, da qualche brivido: i 19 giovani samurai sono lì, avvolti dal tranquillo verde della collina, allineati nelle loro tombe di pietra e uniti per sempre. Sul luogo aleggia la nube soffice e profumata degli incensi che, con atti di venerazione, vengono accesi in continuazione dai visitatori di oggi. Molti sono adolescenti come loro. Dietro, altre pietre ricordano altri giovani caduti non si sa bene in quali altre battaglie. Poco più avanti svetta una grande aquila di pietra che si appoggia su una colonna romana, sulla quale, intonsa, è riportata una scritta, in italiano, che arriva direttamente dall’Asse Roma-Berlino-Tokyo, con il tono tipico dei bollettini dell’Istituto Luce durante il ventennio: “S.P.Q.R.: nel segno del littorio Roma, madre di civiltà, con la millenaria colonna, testimone di eterna grandezza, tributa onore imperituro alla memoria degli eroi di Byakkotai, anno MCMXXVIII, VI”.

Solo Vasco, in quanto unico visitatore italiano del luogo, forse da molto tempo a questa parte, magari dal 1928, può cogliere i significati storici della scritta: nella spiegazione in giapponese, stranamente tradotta in inglese, si fa riferimento infatti genericamente ad una colonna romana antica donata dai cittadini di Roma agli abitanti di Aizu, senza alcuna contestualizzazione storica…

Osservando l’aquila littoria da un lato e, dall’altro, le tombe dei giovani samurai Vasco Cesana si appunta una sorta di haiku, poco zen, che gli viene in mente pensando alla dichiarazione di guerra dell’Italia al Giappone verso la fine della seconda guerra mondiale dopo esserne stata alleata: “L’eroismo delle giovani tigri insieme celebrammo ma, quando tutto perdeste, guerra vi dichiarammo”.
Perdendosi nel pensare ai percorsi storici che hanno portato due culture così lontane ad incrociarsi nel XX secolo lasciando delle tracce proprio qui, Vasco si compiace del fatto che questa Aizu Wakamitsu, dietro le sue parvenze un po’ anonime, ne ha però di storie da raccontare…..

(segue) Aizu Wakamatsu, monumento ai Biakkotai fatto edificare dagli italiani in epoca fascista 15/8/2010

domenica 5 settembre 2010

Alla scoperta dell'Honshu settentrionale, Giappone

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"Listen! a frog

Jumping into the stillness

of an ancient pond!"
(Matsuo Basho, 1686, cit. in "A Haiku Journey", ed. Kodansha International, 2002)


Tokyo, Narita International Airport, ore 8,15, 12 agosto 2010: per la seconda volta Vasco Cesana e consorte sbarcano in Giappone. Questa volta l’itinerario sarà volto alla scoperta di alcuni posti non battuti dal turismo internazionale, nell’Honshu settentrionale seguendo un po’ il percorso tracciato nel ‘600 da Matsuo Basho, poeta-pellegrino, mirabilmente descritto in uno dei più straordinari diari di viaggio di sempre, “The Narrow Road to the Deep North”, dove i luoghi diventano spunto per brevi componimenti poetici, di ispirazione zen, gli Haiku.

Panorama di Tokyo con sullo sfondo il Monte Fuji Tokyo, 12/8/2010

Diversamente da Basho, che percorse l’itinerario a piedi, Vasco lo affronterà in treno, con l’ausilio dell’ottimo JR Pass, l’abbonamento, disponibile solo per i visitatori stranieri, che consente di percorrere in lungo e in largo il paese senza costi aggiuntivi, approfittando della più efficiente rete ferroviaria del pianeta. Per attivarlo, è necessario presentare, una volta in Giappone, il voucher precedentemente acquistato in Italia. E’ consigliabile attivarlo direttamente all’arrivo all’aeroporto Narita, cosa che consente di usufruire dell’abbonamento già per il trasferimento in centro città prendendo il Narita Express. Il costo, 45100 Yen, pari a €.400 per l’abbonamento di durata di due settimane, è lievitato rispetto al precedente viaggio del 2008 del 40% per effetto della rivalutazione dello Yen sull’Euro. Il costo però si ammortizza molto velocemente ed assistere al dispiegarsi della geometrica potenza organizzativa e tecnologica dei treni giapponesi vale, secondo Vasco, già di per sé il prezzo del biglietto.

L’approdo all’aeroporto Narita è già un primo assaggio di sana efficienza giapponese: dallo sbarco dall’aereo, un sorprendente A330 Enhanced nuovo di zecca messo in funzione nel luglio 2010 da Alitalia sulla Milano-Tokyo, all’arrivo alla stazione del treno intercorrono 12 minuti, nei quali sono inclusi uno screening medico, il controllo passaporti, ora pure con rilevazione di impronte digitali e foto, il rilascio del visto, i controlli doganali, una sosta in bagno, il prelievo bancomat ATM, gli spostamenti interni all’aeroporto, il ritiro dei bagagli senza alcuna attesa, una mezza dozzina di inchini dal sorridente personale di servizio dell’aeroporto: Welcome to Japan!

Omotesando Tokyo, 13/8/2010

La visita di Tokyo questa volta si limita ad una giornata e mezza dedicata ad un paio di quartieri precedentemente non visitati: Shibuya, non certo il quartiere più interessante di Tokyo e Rappongi con ascensione alla Tokyo Tower al tramonto, ottima cena sushi con menu degustazione a 35 euro inclusivo dell’eccellente sushi di riccio di mare (sea urchin in inglese) e successiva passeggiata serale nell’interessante movida della zona.


Nikko, Porta Yomeimon 14/8/2010

Nikko, zona del Tayuin-byo 14/8/2010

La prima tappa nell’Honshu settentrionale del viaggio è Nikko, a circa due ore di treno da Tokyo. Circondata da magnifiche foreste d’alto fusto, fiumi, laghi ed onsen Nikko ospita alcuni importanti templi e monumenti costruiti sotto l’impulso dei più potenti Shogun dell’epoca Edo, i Tokugawa. La visita della zona dei santuari e dei siti monumentali di Nikko, in particolare gli imponenti Toshu-gu e del Tayuin-byo, richiede circa una giornata e va programmata al di fuori dei weekend, in particolare estivi, quando l’affollamento di visitatori da Tokyo può essere eccessivo. Se li avesse trovati congestionati e assediati dal traffico forse anche Basho avrebbe fatto fatica a trovare ispirazione per i suoi Haiku. La bellezza dei dintorni, la presenza di numerose località ed alberghi onsen e la temperatura leggermente più fresca che a Tokyo rendono comunque la zona di Nikko molto piacevole e Vasco fa un po’ fatica a capire perché quasi tutti i turisti la visitino con una escursione in giornata da Tokyo e non si fermino di più. Lui e consorte ci passano due giorni facendo base nei dintorni di Kinagawa Onsen, località un po’ decentrata ad una ventina di minuti da Nikko, presso il Ryokan Funamisou. L’albergo è un mix tra il tradizionale Ryokan, con le camere dove si dorme sul tatami, si gira in ciabatte e si passeggia con gli zoccoli vestiti con la yukata, ed alcune infrastrutture moderne stile pensione. Ha dei veri bagni onsen di acqua calda termale con un piacevole rotemburo (bagno all’aperto), che si affaccia sul fiume di fronte ad una cascata. Incredibilmente, il gestore dell’albergo parla un perfetto italiano avendo lavorato per 15 anni a Milano! La cena, servita nel locale tradizionale, è piuttosto buona in particolare quando viene servito il sashimi di orata ed un polpo in agrodolce veramente ottimo. Vasco, che in genere si cala molto velocemente nelle abitudini gastronomiche dei paesi che visita, ha questa volta gustato anche la colazione preparata secondo gli usi locali: un bel trancio di salmone al forno, un cubo al gusto di frittata, saporitissimi funghetti “mignon”, riso arrotolato nelle alghe e per chiudere una zuppa di miso alle cozze. Alle 7,15 di mattina. (segue)

Nikko: "O holy, hallowed shrine!

How green all the fresh young leaves

In thy bright sun shine!

Matsuo Basho, 1686, "A Haiku Journey, Basho's Narrow Road to a Far Province", ed. Kodansha International, 2002)

domenica 1 agosto 2010

Un anno di blog


1° candelina per i “I viaggi di Vasco Cesana”: il blog è nato infatti il 1° agosto 2009 raccogliendo informazioni, immagini, sensazioni e degustazioni raccolte a margine delle esperienze di lavoro dell’autore a Roma e, precedentemente, a Dunkerque, nel nord della Francia. E’ stata proprio l’esigenza di ricordare e, in qualche modo, di comunicare, le sensazioni provate in questi due luoghi così diversi che ha portato alla creazione del blog e, partendo da lì, a continuare la rotta verso approdi e sapori vicini e lontani.

A guidare la navigazione, non allontanandosi mai troppo dalla cambusa, Vasco Cesana, esploratore glocal, in bilico tra radici brianzole e attrazione per nuovi mondi, avvistato per la prima volta mentre scrutava l’orizzonte ventoso del mare del nord sgranocchiando un pacchetto di frites sulla via per Dunkerque .

Le rotte dei viaggi di Vasco Cesana, un po’ come quelle degli esploratori del passato, seguono percorsi irregolari, non predefiniti ed incrociano approdi non sempre molto conosciuti, che stimolano però la voglia di conoscenza e l’appetito.

Di questi viaggi il blog è un po’ il “diario di bordo”, un diario personale possibilmente piacevole da preparare e da consultare, senza stress da numero di visitatori e obblighi redazionali, che necessariamente deve misurarsi con un tempo a disposizione piuttosto limitato.

Diverse migliaia di persone hanno visitato in questo primo anno il blog, non molti secondo gli standard del worldwide web ma molti di più di quanti lo stesso Vasco Cesana si sarebbe aspettato all’inizio, alcuni finendoci per caso attraverso misteriose assonanze elaborate dai motori di ricerca ed altri arrivandoci in base a ricerche più mirate. Qualcuno sembra frequentarlo con una certa assiduità e gli accessi sono in costante aumento. Il post più visitato (Vasco ama provare a fare delle classifiche più o meno pedanti) è stato, appunto, (link) la classifica del mangiare a Roma: trattorie ed altri luoghi gastronomici con oltre 3000 visitatori unici seguito da andare per trattorie in Istria con oltre un migliaio di accessi. Tra i 500 ed i 1000 i visitatori degli itinerari nella Loira ed in Israele e Palestina. Meno numerosi ma con visite più approfondite gli accessi ai post del viaggio dello scorso agosto in Indonesia nelle isole di Flores, Rinca e Komodo: si direbbe, a giudicare dagli accessi al blog, che questi isole stiano suscitando molto interesse. Sarebbe interessante avere dei riscontri, su queste località poco conosciute, da chi le sta visitando quest’anno e con alcuni ospiti del blog sono in corso contatti in questo senso.

Nel frattempo un sentito grazie, anche a nome di Vasco Cesana, a tutte le visitatrici e visitatori del blog, ed a tutti, anche a quelli che esplorano ad emissioni zero, buon viaggio!

Ed ora, la navigazione continua, rotta a oriente…

giovedì 22 luglio 2010

Sapori d'estate: il refrigerio della prugna

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Prunus domestica in the garden, 5 /7/2010
Luglio. Le temperature raggiungono le massime dell'anno. Sole e afa avvolgono la pianura padana. E' il momento della maturazione delle susine. O prugne. Insomma dei frutti del prunus domestica. Nel giardino di Vasco Cesana nella brianza monzese il pruno è la più affidabile delle piante da frutto presenti assicurando abbondanti riserve di frutta per tutto il mese e oltre. Rispetto ad altre piante ha il vantaggio, che da un punto di vista di bird gardening può anche essere consideraro uno svantaggio, di non essere molto gradito dagli uccelli. Gli stessi merli guardano con una certa sufficenza e disinteresse i frutti maturi caduti preferendo dedicarsi ad altre risorse alimentari che in questo periodo abbondano. L'estate 2010 vede una produzione a livelli record. Dicono che sia sempre così nell'anno successivo alla potatura se le condizioni sono favorevoli. Su una sola pianta nell'arco di una decina di giorni Vasco ha già raccolto una ventina di kg di frutti e, nonostante molti frutti maturi siano caduti sul terreno, buona parte dei frutti sono ancora sull'albero e si può stimare nell'ordine addirittura dei 70-100 kg. la produzione dell'anno.
Questa copiosità va in qualche modo gestita. Sia al momento della raccolta sia poi nell'utilizzo. Le susine più ancora degli altri frutti raggiungono la maturazione in tempi diversi e quindi il raccolto va fatto gradualmente selezionando, tempo a disposizione permettendo, quelle mature al "momento giusto". Per Vasco si tratta di una questione di principio: raccogliendo i frutti al punto corretto di maturazione prova un senso di rivalsa contro le cattive pratiche ormai dettate dal mercato della grande distribuzione che impongono la raccolta di frutta acerba destinata a maturare in condizioni artificiali in ambiente frigorifero. Da tempo lui ormai infatti la frutta la compra solo da piccoli commercianti selezionati. Nel caso delle prugne il "momento giusto" è subito prima della completa maturazione, prima che i frutti perdano consistenza, quando ancora, addentandoli, offrono un minimo di resistenza, la buccia è quasi croccante e le fragranze acidule si liberano nel palato mitigate dalla dolcezza della polpa giunta a maturazione. Un veloce passaggio in frigorifero le fa diventare ideali per rinfrescare il palato e dissetare nelle calde giornate di luglio.
Non essendo possibile, nonostante la voracità di Vasco, stare dietro all'afflusso imponente di frutti in maturazione, l'utilizzo delle prugne, oltre alla distribuzione a familiari ed amici, vede poi uno sbocco naturale nella preparazione di marmellate, cosa di solito di competenza della consorte. Un utile strumento per la mescolatura dei frutti in modo automatico sono le macchine casalinghe per la preparazione del pane che possono di norma essere impiegate anche per questa operazione con risultati apprezzabili. Per una marmellata di prugne soddisfacente è necessario abbondare con lo zucchero perchè, dopo il processo di cottura, la forte acidità della prugna può diventare fastidiosa.
Vasco però è molto soddisfatto di un'altro possibile uso delle prugne avanzate di sua invenzione. Gli è venuto in mente pensando al senso di sollievo che provava nelle sue serate estive romane nel vedere grattare il ghiaccio in attesa della sua dose di grattachecca ai chioschi sul lungotevere. La cosa è molto semplice: mettere le prugne avanzate in recipienti di plastica, ricoprirli con pellicola trasparente e metterli in freezer. Una volta congelate passare velocemente le prugne, ne sono necessarie 6 o 7 per ogni porzione, sotto acqua corrente e sbucciarle a mano: la buccia sorprendentemente si stacca con assoluta facilità come una pellicola. Prendere una grattuggia multifunzione e grattuggiare, dal lato che si usa normalmente per le carote, su una terrina le prugne ghiacciate e mettere il tutto in un bicchiere. Aggiungere due cucchiaini di zucchero e due gocce di limone (non di più) e mescolare: la grattachecca di susine è pronta! Un vero elisir contro la calura estiva. Ma non solo. Vasco ha provato anche a prepararla come sorbetto per rinfrescare il palato al termine di un sontuoso pranzo natalizio. Dopo diversi mesi le susine, erano ancora lì, nel freezer, pronte ad aspettarlo. Ed a offrire anche in pieno inverno le loro fragranze acidule ed il ricordo delle calde giornate di luglio.




Grattachecca di susine - 22 luglio 2010

martedì 13 luglio 2010

I Passi dimenticati delle Alpi: Passo del Baldiscio e pianoro della Serraglia

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La conca alta della Serraglia e la via per Curciusa dal Passo del Baldiscio, 10 luglio 2010

Storie, leggende, vicende naturali ed umane caratterizzano ogni passo alpino ed accompagnano nelle varie epoche i più o meno intensi traffici commerciali e turistici che vi transitano. Nelle Alpi centrali la via di collegamento forse più carica di storia è il Passo Spluga che per secoli, dall’Impero Romano in poi, è stato una delle principali rotte di transito tra l’Europa centrale e l’Italia. Oggi la Via Spluga che ripercorre alcuni dei tratti storici più rilevanti, come le Gole del Cardinello, è forse il percorso escursionistico più suggestivo di questo tipo attraverso le Alpi. Vasco Cesana e consorte l’hanno percorso alcuni anni fa, partendo da Isola, nell’alta Val Chiavenna, e raggiungendo dopo 3 giorni di cammino Thusis, nella Svizzera centrale. Erano gli unici a percorrerlo nel senso degli italiani, in direzione Nord, mentre parecchi erano gli svizzeri ed i tedeschi che lo percorrevano nel senso opposto, guardandoli un po' stupiti.


Lungo il sentiero verso il Passo del Baldiscio 10 luglio 2010
Se lo stesso Spluga può essere considerato oggi, almeno da un punto di vista commerciale, un Passo “dimenticato” delle Alpi, partendo sempre da Isola, ma in direzione ovest, si può raggiungere un valico ancor più remoto e fuori dalle rotte di comunicazione transalpine: il Passo del Baldiscio, che collega, ad una altitudine di m. 2352, l’alta Val Chiavenna con la Valle Mesolcina, in Svizzera, che culmina nel Passo del San Bernardino. Per raggiungerlo si può percorrere in auto, acquistando il permesso giornaliero ad Isola, la strada consortile che percorre la Val Febbraro, lasciando l’auto al termine della strada, a circa 1500 m.s.l.m. Attualmente l’ultimo tratto della strada è in condizioni pessime ed è consigliabile lasciare l’auto alcune centinaia di metri prima del ponticello che attraversa il fiume, dove finisce la strada ed inizia il sentiero con il quale si sale ripidamente fino ai 1850 m. dell’Alpe Borghetto.

Arrivando a Borghetto Sotto 10 luglio 2010

Questo antico alpeggio, con tracce di presenza umana che risalgono a più di 3000 anni fa, oggi ha perso molto del suo fascino a causa della recente costruzione di una strada sterrata che lo collega ad Isola via Stabisotto. Nonostante la strada sia difficilmente praticabile anche per i fuoristrada, questo è bastato per dare il via alla consueta teoria di baite ristrutturate uso weekend che ormai contraddistingue un numero crescente di alpeggi montani. A Borghetto Alta, presso l’ultima baita, c’è anche l’unica fontana del percorso, ammesso che da essa sgorghi ancora acqua dopo il passaggio di un Vasco particolarmente disidratato sulla via del ritorno. Dopo Borghetto la segnaletica del tragitto (in molti tratti non c’è un vero e proprio sentiero) si dirada e si raggiunge, dopo uno strappo di altri 300 m. di dislivello, il Lago Grande in un magnifico ambiente alpino di alta quota. Un ultimo strappo e si raggiunge il Lago Mot e subito sopra il Passo del Baldiscio a m. 2352.


Il Lago Grande, m.2280 10 luglio 2010
Il lago di Mot, m. 2340 10 luglio 2010

Il Passo del Baldiscio, m. 2352 - 10 luglio 2010

Dei pochi visitatori presenti in zona nessuno raggiunge il passo. Arrivandoci Vasco ha veramente la sensazione di essere fuori dal mondo. Un Passo dimenticato, forse da sempre. Eppure, mettendo in comunicazione due località strategiche, come il villaggio fortificato di Mesocco, nel fondovalle svizzero, ed Isola, sulla direttrice dello Spluga, un qualche significato geopolitico deve averlo avuto in un più o meno lontano passato. Sulla destra, riportata anche su un segnavia che indica la direzione, si intuisce il sentiero della Curciusa, una linea di collegamento con il bacino del Reno via Nufenen sopra Splugen, riportata a quanto pare anche su alcuni testi medioevali ma del cui percorso originario si sono perse le tracce. Lungo di essa sarebbe sorto in epoca indefinita un misterioso ospizio monastero le cui campane sono state fuse per costruire la campana della chiesa di Isola. Vasco, scrutando con il binocolo le asperità rocciose della zona ad altitudini ormai prossime ai 3000 m., si immagina, più che un insediamento cristiano, un Gumpa tibetano di monaci buddisti che fanno invocazioni in Schwitzdeutsch. Con piglio storico, non può non rilevare che se veramente c'era un ospizio, allora c'era passaggio di una certa consistenza e forse, in qualche epoca lontana, questo passo non doveva essere poi così dimenticato...

Ruscello lungo il pianoro della Serraglia 10 luglio 2010

Dopo il Passo Baldiscio oltre a qualsiasi traccia di sentiero spariscono anche le segnalazioni. Per scendere verso il Pianoro della Serraglia bisogna seguire l'intuito, studiando i percorsi delle capre. Vasco osserva le tracce di passaggio degli animali sui nevai e decide di seguirle, anche se con qualche preoccupazione per la tenuta, data la temperatura alta ed il consistente differenziale di peso tra lui ed un caprone. Raggiunge infine, passando su qualche roccetta, il pianoro ma rimane intrappolato tra i ruscelli non riuscendo per poche centinaia di metri a raggiungere il ceppo di confine svizzero. Il pianoro della Serraglia, uno dei pochi territori italiani posti al di là della linea di spartiacque, è stato oggetto per secoli di dispute di confine in quanto, pur protendendosi in territorio orograficamente appartenente alla Val Mesolcina, è da sempre stato utilizzato come pascolo dagli abitanti di Isola, da dove è più facilmente raggiungibile rispetto ai 1200 m di dislivello che lo separano dal fondovalle svizzero. Questo diritto di pascolo degli Isolani era riconosciuto già nel 1300 (fonte il bel libro di Albano Marcarini "Di Passo in Passo", Lyasis edizioni, 2006) ma mai a questo era seguita una vera e propria cessione. Quando ormai, dopo la nascita del Regno d’Italia, il territorio sembrava ormai acquisito ci si sono messi anche i cartografi dell’Istituto Geografico Militare che con indolenza burocratica, ricalcarono le vecchie carte svizzere ignorando il lavoro e le lotte degli allevatori di Isola ed i regi interessi italici. Un tipico esempio di disorganizzazione sistemica italiana, superato poi con fatica attraverso specifiche convenzioni territoriali nel corso del novecento.
Il pianoro della Serraglia è comunque un bellissimo pascolo pianeggiante d’alta quota solcato da innumerevoli ruscelli, circondato da scoscesi dirupi e nevai, con una magnifica prospettiva verso ovest sulle cime della Svizzera centro-meridionale. Dopo una rinfrescante abluzione nelle acque della Serraglia Vasco, consumato un frugale pasto a base di bresaola e casera e drammaticamente a secco di riserve d'acqua potabile, risale, orientandosi come un valligiano esperto tra i diversi passaggi e nevai. Giunto al Passo Baldiscio si volta e da un’ultima occhiata ai dirupi per la Curciusa ed ai loro segreti alpini compiacendosi ancora una volta della selvaggia solitudine tibetana del luogo. Un angolo dimenticato delle Alpi tutto da scoprire. Meglio se con buone riserve d'acqua.

Il pianoro della Serraglia 10 luglio 2010

lunedì 14 giugno 2010

Ristoranti, spiagge e necropoli lungo la costa laziale settentrionale

L'antica "skyline" di Tarquinia, Lazio settentrionale (3/5/2009)

La costa laziale settentrionale è molto frequentata dai romani, che la affollano nei mesi estivi, mentre è poco o per nulla conosciuta dai non romani, cosa che la rende da diversi punti di vista più interessante. Vasco Cesana l’ha percorsa più volte, in occasione di alcuni dei suoi weekend estivi romani o quando ha dovuto usare l'auto nei suoi spostamenti Milano-Roma, preferendo la direttrice Civitavecchia-Livorno-Cisa agli interminabili cantieri sulla A1 in particolare nella zona intorno a Firenze. Indicativamente, traffico permettendo, il tratto tra Roma ed Orbetello in auto può essere percorso in poco più di un’ora e mezza. Ha esplorato in queste occasioni alcuni dei diversi posti interessanti della zona, incluso qualche ristorante che si è appuntato con il suo personale sistema di classificazione.

Ladispoli
Con la sua lunga spiaggia vulcanica che allontanandosi dal centro in direzione sud diventa sempre più selvaggia e solitaria, Ladispoli può essere un ottimo campo base, nei mesi estivi, da cui partire per visitare Roma o anche andarvi per incontri di lavoro. Basta non mettersi in strada la domenica sera quando il tragitto per Roma può diventare infernale. Vasco e consorte vi hanno trovato una piacevole struttura alberghiera disposta su un ampio spazio aperto che un tempo ospitava una colonia, l’Hotel “Le Tamerici”, proprio all’inizio del tratto più selvaggio di spiaggia, con un ristorante interessante:
Ristorante “Le Tamerici” , Ladispoli (località Marina di Palo), PRO-ASS (7/2008-09)
Molto accoglienti i tavoli all’aperto nel giardino dell’hotel, attraversato da una fresca brezza marina anche nelle giornate più calde. Menu con diverse opzioni di pesce tra crudo, fritti, griglie con diverse preparazioni curate. Vasco vi ha apprezzato i maltagliati con crema di fagioli e gamberi ed una bella spigola selvaggia. Interessanti variazioni di ricotta nei dessert. Da provare assolutamente per la gradevolezza del contesto, molto “nature”, nonostante la vicinanza a Roma, e per la scelta dei piatti non banale. Conto sui 40 euro (luglio 2008 e 2009).

Cerveteri
Il suo territorio ospita una delle più importanti necropoli etrusche in assoluto. Molti dei suoi reperti sono custoditi nel Museo di Valle Giulia di Roma anche se ancor più sono sicuramente i reperti trafugati nel corso della storia e finiti chissà dove. Vasco è rimasto colpito dalla varietà e dalla personalità delle diverse tombe visitabili (molte non lo sono) della Necropoli della Banditaccia. In seguito ad un attacco di fame ha interrotto il percorso, dal fascino un po’ noir, lungo la Via degli Inferi. Tornato nella piazzetta al centro della cittadina, vi ha trovato una delle migliori porchette mai assaggiate. Dopo un’abbondante degustazione però i propositi di ulteriori approfondimenti etruschi svaniscono e si dirige verso il mare nella vicina spiaggia di fianco al Castello di Santa Severa. Si stende sulla spiaggia e, da sdraiato, con la coda dell’occhio vede i resti a mare del porto etrusco-romano di Pyrgi, proprio ai margini della spiaggia. Con questa immagine affascinante nell’occhio ormai socchiuso, si appisola pesantemente.

Santa Severa
Con le sue eleganti abitazioni nel verde ed una bella spiaggia chiara, è uno dei posti preferiti da Vasco per andare al mare, in bagni attrezzati, sulla costa laziale. Il Tirreno qui sembra più blu e, tra i bagni, può capitare di incontrare il Presidente Ciampi.
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La campagna intorno a Tarquinia vista dalle mura etrusche (3/5/2009)

Tarquinia

Il profilo turrito di questo antico centro in cima ad una collina strategica che domina la costa e la campagna a nord di Civitavecchia è la quintessenza di un’Italia che riesce ancora ad esprimere il fascino della sua lunga storia raccontandoci una trama che dagli Etruschi giunge fino a noi passando per il Medioevo. Vasco ne è rimasto abbagliato quando, dopo il lungo viaggio da Milano ed arrivando dal buio della Maremma, la vede emergere all’improvviso con le sue torri che si profilano davanti ad una possente luna piena. Non è riuscito a visitare le Necropoli etrusche di Monterozzi, famose per gli affreschi che vi sono conservati, cosa che si ripromette di fare nell’ambito di un tour archeo-eno-gastro-naturalistico della Tuscia alla prima occasione che gli capiterà. Il centro di Tarquinia mantiene un’impronta medioevale con il quartiere delle torri, la cinta muraria, in parte risalente forse al periodo etrusco, ed alcuni edifici interessanti. E’ anche un buon posto dove fermarsi a mangiare offrendo una discreta scelta di trattorie di impronta e prezzi popolari, come, ad es.:

Ristorante “Le due orfanelle”, Tarquinia (vicolo Breve, centro), PRO-SEC (3/5/2009)
Vasco e consorte vi hanno mangiato sulla via del ritorno a Milano. Arredo stile “vecchia trattoria”, discreta scelta di piatti del territorio tra i quali hanno degustato un buon antipasto di salumi della Tuscia, dell’ottima carne alla brace e dei non memorabili ravioli. Prezzi convenienti e, soprattutto, porzioni piacevolmente abbondanti, forse un pelino esagerate per chi ha di fronte 450 km. in auto.
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Scorcio tra le torri di Tarquinia (3/5/2009)

Oltre il confine Pontificio
Tra Pescia Romana e Pescia Fiorentina passava il confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. Si entra così in una regione molto più frequentata turisticamente, con l’Argentario che si protende in mare elevandosi a partire dalle lagune di Orbetello che hanno ai margini le belle e frequentate spiagge dei “Tomboli” della Giannella e della Feniglia, precedute dal più isolato litorale di Capalbio con una delle più esclusive mete balneari della intellighenzia romana, in particolare gli evocativi bagni “L’ultima spiaggia”. Verso l’interno sono consigliabili come campo base diversi agro-turismi molto poco “agro” e molto “turismi” e numerosi sono i posti enogastronomicamente interessanti. Il posto che più è piaciuto a Vasco per cenarvi è la

Cooperativa Pescatori di Orbetello (Orbetello, 50 m. sulla destra dell’entrata nelle mura spagnole) PRO-ASS (sett 2008-09)
Questo ampio spazio ai bordi della laguna di Orbetello è gestito dalla Cooperativa Pescatori. Nei mesi estivi questi allestiscono una grande zona di ristorazione all’aperto oltre ad uno spazio "ristorante" più ristretto con servizio al tavolo. Vasco è andato un paio di volte nello spazio aperto, allestito tipo “sagra” (con ritiro a chiamata delle ordinazioni davanti alla cucina) e lo trova un posto ideale per fare tappa e rifocillarsi lungo il tragitto tra Milano a Roma. Vi ha trovato un servizio veloce, un pesce freschissimo, di alta qualità ed a prezzi convenienti. Sedendosi sui tavoloni all’aperto, ai bordi dell’estesa laguna, accompagnato dai richiami dei limicoli che la percorrono dopo l’imbrunire, degustando una frittura di “gianchetti” o un branzino appena pescato dagli allevamenti in loco, rinfrescato dalla leggera brezza che sale dalle acque, Vasco si sente cullare dalla natura della laguna cullandola nel contempo nel suo ospitale stomaco. Da provare assolutamente, evitando se possibile gli orari e le giornate di punta ad agosto.

Porta d'entrata nel centro di Capalbio (6/2007)

mercoledì 26 maggio 2010

Paesaggi, fiori ed altro dal Monte Barro (con link)

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Il sito www.whatyoulove.it, viaggio per seguire le mie passioni, ha pubblicato un guest post de “I viaggi di Vasco Cesana” su una escursione al Monte Barro, nei pressi di Lecco, inseguendo le suggestioni e gli insegnamenti del grande geologo e naturalista lecchese Abate Stoppani. Il link per il testo completo del post è Sulle tracce dell'Abate Stoppani: escursione al Monte Barro . Quelle che seguono sono alcune altre immagini scattate lungo il percorso da Vasco Cesana...



Versante sud del Monte Barro dalla vetta 16 maggio 2010


Panorama sui laghi briantei dal versante ovest del Monte Barro 16/5/2010




Sparviero e Gheppio, Monte Barro, 16/5/2010
















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immagini di fiori scattate al Monte Barro il 16/5/2010 (Fiore 1 e 2) ed il 23/5/2009 (Fiore 3, 4, 5 e 6)





























Veduta del Resegone dalla vetta del Monte Barro 16/5/2010


Monte Barro, 23/5/2009

sabato 8 maggio 2010

Viaggio virtuale nella cultura democratica britannica: Election 2010

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L'apertura dello speciale elezioni 2010 della BBC (da YouTube), 6 maggio 2010

Da quando, nel 2005, attraverso le antenne di una piccola tv al di qua della Manica, ha avuto modo di seguirne l’evolversi degli scrutini alla BBC, le elezioni politiche britanniche sono diventate per Vasco Cesana un appuntamento da non perdere, un interessante viaggio virtuale che, attraversando i collegi uninominali da Dover a Na H-Eileanan An Iar, da Vale of Clwyd a Fermanagh and South Tyrone, lo fa immergere nei rituali e nelle tradizioni di una delle più antiche culture democratiche del mondo. Anche in queste elezioni 2010, Vasco non ha mancato l’appuntamento, questa volta seguendo la BBC grazie al satellite ed al web. La capacità di dispiegare competenze, professionalità e tecnologia da parte della televisione pubblica britannica è stata anche questa volta magistrale, con molto spazio ai dati, alle immagini dai seggi, alle simulazioni ed alle analisi puntuali e relativamente poco ai commenti politici. Molto ricche e di facile consultazione, sintetizzando molto efficacemente i dati elettorali ed i confronti , anche le pagine dedicate nel sito http://news.bbc.co.uk/2/shared/election2010/results/ .

Un alto livello qualitativo testimoniato anche dalla precisione, pur in una elezione con molti elementi di incertezza, della previsione del primo exit pool rispetto ai dati finali: errore di 1 solo seggio per i conservatori (su 305!), di 3 per i laburisti ed i liberaldemocratici. Certo, l’unico problema è che, al termine di tutto questa perfetta gestione televisiva dell’evento, nessuno sa che tipo di governo avrà la Gran Bretagna, ma questo è, dal punto di vista di Vasco, secondario.


La tranquilla campagna del Sussex.

Nel Sud Est dell'Inghilterra i conservatori hanno ottenuto nelle elezioni del 6/5/2010 ben 75 seggi su 84 in palio.

La sua attenzione infatti è catturata non tanto dal risultato, pur importante nell’attuale scenario economico e geopolitico europeo, ma dalle modalità con le quali si completa il rito democratico, dai personaggi, dalle località, dall’ambientazione e dagli interventi dei candidati. E dalla cultura e dalla storia che si intuisce essere dietro tutto questo. Lo spoglio delle schede avviene in un grande spazio aperto, in genere palestre scolastiche o centri sportivi, brulicanti di gente e sotto le riprese delle telecamere, dove vengono portate le scatole con le schede passate di mano in mano da catene di ragazzi che le ricevono dalle diverse sezioni dei collegi, ciascuno rappresentativo di circa 50.000 elettori. Non sembrano esserci grandi discussioni né grandi controlli, anche se alcuni collegi risultano essere stati chiusi molte ore dopo l’inizio dello spoglio. L’idea che possano esserci dei brogli nella confusione appare semplicemente esclusa dal novero delle cose possibili. Tutti i candidati, inclusi i leader più in vista, devono confluire nel locale dove avviene lo spoglio del loro collegio e schierarsi fianco a fianco al momento della proclamazione del risultato, circondati dagli scrutatori e dagli attivisti dei diversi gruppi politici, che attendono insieme il responso. Questo viene proclamato in genere da signore che sfoggiano abiti dai colori improbabili ed acconciature dal sapore vintage le quali procedono nelle lettura pedante dei voti espressi e nel proclamare il vincitore. I candidati poi sono chiamati a fare un discorso a cominciare dal vincitore e poi a seguire gli altri. Tutti si devono ascoltare a vicenda e traspare in genere una grande sensazione di rispetto e sportività. Il susseguirsi delle proclamazioni dei risultati nei collegi più importanti o in bilico è seguito da Vasco in diretta dalla BBC come se fosse un viaggio attraverso le tante anime del Regno Unito di oggi, con elettori ed eletti che vanno dagli scozzesi in kilt dello Scottish National Party, agli Unionisti Democratici Nordirlandesi, ai Laburisti poco “New Labour “ delle ex cinture industriali delle Midland, dai nuovi parlamentari di origine indo-pachistana di alcuni collegi londinesi agli aristocratici Tories del Mid Sussex inglese.
Nei collegi dove sono candidati i leader il numero dei pretendenti si allarga a personaggi particolari come il candidato che durante lo speech di Gordon Brown nel suo collegio scozzese di Kirkcaldy and Cowdenbeath lo affiancava con occhiali neri ed un pugno chiuso alzato. David Cameron nel suo collegio di Witney nell’ Oxfordshire era circondato da vari esponenti, candidatisi come indipendenti nel collegio, compiaciuti dello loro eccentricità, tra i quali un Jesus Christ con tunica bianca, barba lunga e atteggiamento piuttosto insofferente.



Video da YouTube del discorso di Gordon Brown alla proclamazione dei risultati nel suo collegio scozzese di Kirkcaldy and Cowdenbeath, 7 maggio 2010
Vasco vede in questo cerimoniale una continua esigenza di manifestare la “prossimità” dei politici con gli elettori, una "orizzontalità" della politica che differenzia la cultura politica inglese da quella, ad esempio, italiana e francese e che potrebbe essere collegata a quello che gli studi di Intercultural Management definiscono, in rapporto in particolare alle gerarchie aziendali, come culture a basso Power Distance Factor (Geert Hofstede), che si potrebbe sintetizzare qui come la tendenza a prevedere (o accettare), una maggiore o minore distanza (o visibilità) tra il potere e chi lo dovrebbe riconoscere come tale . In questo indice nelle ricerche di Hofstede la UK totalizza 35, uno dei valori più bassi, mentre Italia e Francia sono tra i paesi occidentali con valori più alti, superiori a 50 (i paesi Arabi sono intorno a 80). Un altro possibile esempio? Il Primo Ministro britannico fa le sue conferenze stampa in mezzo alla strada fuori da Downing Street 10, non esattamente la stessa sensazione che danno le immagini del Presidente del Consiglio italiano tra i quadri e gli stucchi di Palazzo Chigi. Questa volta però il Primo Ministro rischia proprio di rimanere in mezzo alla strada, visto che nessuno ha la maggioranza. Ed il Power Distance Index si misura dopo le elezioni del 6/5/2010 in 306 su 326, ovvero la distanza tra i seggi del partito che ha avuto più voti alle elezioni, i tories, ed il Power, ovvero la maggioranza necessaria per governare. Arrivederci, care costituency, al 2015. Anzi, forse, a tra poco!

Lungo le bianche scogliere di Dover (agosto 2005)

Il collegio di Dover, considerato target n.99 tra i collegi marginali dai conservatori, che lo hanno strappato al Lbour nelle elezioni del 6/5/2010

domenica 25 aprile 2010

花見 Primavera 2010

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Transizione - In the garden, 5/4/2010



Lui piccolo - In the garden, 25/3/2010



Sakura Zensen 1 - In the garden, 5/4/2010




In Giappone l'arrivo della primavera è annunciato ed accompagnato dall'avanzare, da sud a nord, del fronte dei ciliegi in fiore: Sakura Zensen è il termine giapponese che segnala l'avanzata delle fioriture ed Hanami sono le feste per l'osservazione dei ciliegi in fiore che le accompagnano. E' un momento di contemplazione, di festa ed anche di riflessione sulla transizione. Vasco Cesana, osservando l'avanzare della primavera nel proprio giardino, con il passaggio dei luì, l'esplodere della fioritura del susino, il dispiegarsi del tappeto di margherite e l'arrivo del codirosso, si sente un po' giapponese, anche se un Hanami come si deve non può prescindere da un buon bicchiere di Sakè.




Sakura Zensen 2 - In the garden, 5/4/2010



Codirosso - In the garden, 19/4/2010