domenica 20 settembre 2009

Isola di Flores, Indonesia – Diario di viaggio: 2-Riung

Flying Foxes presso il posatoio nelle XVII Islands, Riung 16/8/2009


-segue da 1- Estratto degli appunti di viaggio di Vasco, 2-Detusoko-Riung (15-16/8/2009):


“ Partiamo alle 8,00 da Detusoko seguendo la strada per Ende. Attraversiamo zone interessanti di foresta e di risaie a terrazzo a valle. L’autista Melchie, al quale mostro con il binocolo un bell’esemplare di White Bellied Kingfisher, diventa un appassionato birdwatcher, in particolare dopo aver sentito che in famiglia, durante gli spostamenti in auto, ci capitava di mettere un premio di 1 euro per ogni animale interessante osservato.



Lungo la strada tra Detusoko ed Ende 15/8/2009

In effetti è scatenato e sfodera, mentre guida su strade insidiosissime, una vista da cacciatore indigeno perfettamente calato nell’ambiente: individua uccelli a distanze incredibili nel folto della foresta che non sempre riesco a inquadrare con il binocolo. Alcune le inquadro ma non sono riportate sul libro. Dopo aver attraversato l’insignificante capoluogo amministrativo dell’isola Ende seguiamo una strada panoramica lungo la costa sud dell’isola e facciamo il primo bagno a Flores e successivo picnic sulla spiaggia dei ciotoli blu, arrivati qui dopo un’eruzione vulcanica di qualche anno fa. Lasciando poi la costa sud riattraversiamo l’isola verso nord secondo un percorso a zig-zag caratteristico di Flores che è attraversata in senso longitudinale da numerose catene montuose di origine vulcanica. La strada per Riung è una strada secondaria rispetto alla principale, già di per sé in stato piuttosto mediocre. Gli spostamenti a Flores sono lunghissimi, inoltre non è stato possibile trovare una cartina decente, la Lonely Planet come sempre vorrebbe farci viaggiare tutti in bemo e non contempla la possibilità di spostarsi in auto ed il nostro equipaggio non mastica distanze in km ed è piuttosto impreciso anche sui tempi. Rilevo che il concetto di numero, quantità e tempo è poco sviluppato nella popolazione locale. Molti non hanno l’orologio, ma forse non ne hanno bisogno dato che i giorni sono scanditi, in queste zone tropicali, da una regolarità assoluta: alba alle 6,15, tramonto alle 18,15, 12 ore di luce e 12 ore di buio, il sole sorge e tramonta velocissimo. Comunque da Ende a Riung credo ci siano circa 100 km per percorrere i quali impieghiamo quasi 5 ore, al lordo però di diverse fermate naturalistiche e qualche tratto a piedi. Gli ambienti attreversati nella parte finale dell’itinerario sono interessantissimi: la fitta foresta monsonica delle alture, che in questa stagione secca è quasi spoglia di foglie, è seguita da zone di savana selvaggia che poi lasciano il passo, giunti ormai sulla costa nord, ad estese foreste di mangrovie popolate da scimmie. La stagione secca facilita lungo l’itinerario le osservazioni ed identifico ad esempio in 5’ su un paio di alberi carichi di frutti, una quindicina di specie di uccelli. Melchie vede anche una brigata di quaglie striate a 150 m. mimetizzate nel bush. In prossimità di Riung, dove la strada costeggia le mangrovie da un lato e la foresta monsonica dall’altro, vedo diversi tra gli endemismi più interessanti di questa regione riuscendo a scattare qualche foto. Riung non è quella località turistica che ci si potrebbe aspettare dalla sua prossimità con il parco marino delle Seventeen Islands ma un vero villaggio tradizionale di pescatori con case su palafitte che ricordano, in versione un po’ più tropicale, le Robouer delle Lofoten in Norvegia. La bassa marea è molto bassa e le imbarcazioni rimangano a mezz’aria come nella baia della Somme. La missione, che ci aspettavamo secondo la LP, “scintillante”, da un’idea un po’ “malsana” essendo circondata da campi non proprio lindi e mangrovie paludose. Imperversano le zanzare e la zona richiederebbe il Malarone. Ci attrezziamo in modo difensivo con calzoni e scarpe resistenti, camicia chiara robusta e bagno di Autan indonesiano. Andiamo al porto a vedere il tramonto in un contesto indubbiamente suggestivo, con il molo di legno che si protende nell’insenatura con il villaggio di palafitte alle spalle, le mangrovie ai lati, le montagne alle spalle e le decine di isolette di fronte. Unico rumore, i versi gutturali dei macachi che si inseguono nelle mangrovie. Che calano con il calare del sole sul mare.




Approdo nel Parco marino delle XVII Islands, Riung 16/8/2009
La colazione all’indomani, come al solito alle 7, ci riserva una sorpresa dalle svogliate, ma molto sorridenti e carine, ragazze della missione: un eccellente pancake alle banane, con dell’ottimo caffè forte di Flores. Verso le 8 iniziamo la crociera di un giorno delle XVII Islands e poco dopo la partenza ci fermiamo di fronte ad una grande posatoio di Flying Foxes o Rosselle (più appropriato il nome inglese visto che sembrano proprio delle teste di volpe con le ali).



Posatoio delle Rosselle XVII Islands, Riung 16/8/2009

Ci sono altre 3 o 4 barche di turisti e purtroppo i locali cominciano a gridare facendo alzare una buona parte delle povere rosselle, stanche dopo una notte di scorribande sui frutti e fiori tropicali delle foreste di Flores. Raggiungiamo poi una magnifica isoletta di spiaggia bianchissima circondata dal reef . Facciamo la prima uscita di snorkeling trovando del bellissimo corallo vivo anche se pochi pesci. Nella zona negli anni scorsi molto reef è stato distrutto dalla pesca con gli esplosivi, pratica che ci dicono ora fortunatamente cessata e ci vorranno anni prima che il grosso dei coralli si riprenda. Tsunami permettendo. Osserviamo il scendere della marea da un lato ed un sontuoso red snapper sulla brace dall’altro, accompagnato da baby tuna ed altri pesci.


Abbondante grigliata di pesce su una spiaggia delle XVII Islands


Il pesce grigliato perfettamente ci viene servito su un letto di foglie di palma intrecciate. Nei tagli del pesce una salsa di lime e chilly ben equilibrata da al pesce un sapore delizioso ed i tranci incisi profondamente sono facilmente asportabili con le mani. Ci spostiamo poi su un’isola con meno reef ma ancora più isolata; nuotiamo in una mare cristallino con tonalità verde smeraldo, pieno di grandi stelle marine, alcune blu ed altre rosse palmate di macchie scure. Il rientro in serata dopo questa gradevole giornata di mare è intorno alle 17. In serata al ristorante parliamo a lungo con il gestore dell’Hotel Nirvana, noto ai turisti di Flores, secondo la definizione dell’edizione italiana della Lonely Planet, come un gran “narcisista” o, secondo l’edizione inglese, un “adescatore” di turiste un po’invadente. Ovviamente parla malissimo della LP ed in effetti a noi sembra un ragazzo simpatico, molto moderno e colto e buon conoscitore delle lingue e delle abitudini dei diversi paesi europei. Incrociamo una comitiva di italiani di Avventure nel Mondo ed alcune ragazze cinesi vestite modernamente che viaggiano in fuoristrada. Fanno parte della ricca minoranza cinese indonesiana, che anche qui, con base nella vicina Ende, controlla buona parte dei commerci e delle attività economiche" (segue)


(16 agosto 2009)






Bintang delle XVII Islands Riung, Isola di Flores, Indonesia 16/8/2009

sabato 19 settembre 2009

Isola di Flores, Indonesia - Diario di viaggio: 1-Kelimutu

Foresta e campi di riso presso Detusoko Flores, 14/8/2009

Un volo Merpati di circa 2 ore con scalo a Sumba porta Vasco e consorte da Bali a Maumere sulla costa orientale dell’Isola di Flores, punto di inizio di una visita di alcuni giorni sull’isola. Quello che segue è un estratto degli appunti di viaggio di Vasco.
“ Arriviamo a Maumere intorno alle 16, in ritardo. Sul volo una quindicina di turisti ed un sacerdote di Verona che si reca a Flores dalle Filippine per avviare una nuova missione. Dopo lunghe trattative e verifiche, appuriamo che la persona che insiste nel volere farci da guida è quella che effettivamente avevamo richiesto: grandi sorrisi e pacche sulle spalle sanciscono il via libera all’inizio del viaggio con Nyman, la nostra guida, e Melchie, l’autista con i quali condivideremo i prossimi giorni lungo le strade di Flores. Appena lasciata la città, l’unica a Flores che possa chiamarsi tale, la strada si immerge in una vegetazione rigogliosa: lungo la strada banani, palme da cocco, papaia, macadamia nuts, più all’interno tratti di foresta che ci accompagna fino ai 1200 m. di Moni con grandi alberi vetusti svettanti. La strada è tortuosa, veramente tortuosa, il rettilineo più lungo non supera i 50 metri. Buche notevoli si alternano ad un discreto movimento sulla carreggiata di bambini, uomini e donne di ritorno ai villaggi, galline, maiali, cani e anche scimmie. Melchie, di poche parole, nessuna in inglese, appare subito molto abile nel districarsi tra tutto questo ed ha una straordinaria capacità di addolcire le curve ed evitare le buche, doti essenziali sulle strade di Flores anche per evitare il mal d’auto. La guida Nyman parla invece un inglese di buon livello, è preparato sulle culture locali ed è decisamente socievole. La musica di Flores (Bajawa) che ci fanno sentire è completamente diversa da quella di Bali, molto ritmata, quasi un salsa afro-brasiliano. intorno alle 18,15, tutto si fa buissimo, interrotto dalle luci sparse di alcuni villaggi isolati. Già intorno alle 20 un incredibile cielo stellato si apre di fronte a noi con una via lattea spumeggiante ed infinita. Siamo intorno ai 1000 m e fa fresco, ci vogliono pantaloni lunghi, maglietta e camicia. Arriviamo alle 21 dopo 4 ore alla media di 30 km/h (la media standard sulle migliori strade di Flores) alla missione Wisma San Franziscus di Detusoko dove nell’ampio locale ristorante uno stuolo di ragazzini e ragazzine locali canta e balla sotto un poster della Madonna (quella vera). La camera, con zanzariera sul letto, è molto sobria ma pulita. Il bagno è dominato da un grande catino dove è raccolta l’acqua da prendere con il mastello ed usare, alternativamente, per sciacquare il water, lavarsi le mani e farsi la doccia mentre per i denti è forse meglio usare la minerale. Il tutto comunque appare più stravagante che malsano. Cena francescana con zuppa, riso, patate fritte ed un pollo semifritto che sembrava un po’ quello che in Brianza una volta si chiamava cunili de tecc. Come Nyman non ha mancato di sottolineare, nei villaggi della zona è molto apprezzata la carne di cane che ribattezziamo cunili de tecc de la festa. Conveniamo una colazione alle 7,00 rinunciando saggiamente all’alba, con insulsa sveglia alle 4,00, sui laghi di Kelimutu, una delle principali attrattive di Flores, dove preferiamo dirigerci con il sole più alto ed i colori più vivi.

Campi riso a terrazza presso Moni Flores, Indonesia, 14/8/2009

Dormiamo molto bene e troviamo una colazione con ottime banane appena colte, una cosa completamente diversa dalle Chiquita da supermercato, e uova fritte di vera gallina ruspante. Arriviamo nella zona vulcanica in prossimità dei laghi intorno alle 8,30. Con la luce del mattino osserviamo meglio la copertura forestale intorno, specie coltivate frutticole ed alcune bellissime risaie a terrazzo nei fondovalle, foresta secondaria e pocket di foresta primaria, più vasta nelle parti più elevate. Avvicinandoci a Kelimutu, che è zona a Parco, si afferma la foresta primaria a closed canopy, ricca di sottobosco, felci, rampicanti enormi, fiori e frutti grandi e colorati.

Foresta primaria di montagna a Kelimutu Flores, Indonesia, 14/8/2009
Arrivati al parcheggio scopriamo che siamo capitati qui proprio nel giorno in cui si svolge un grande raduno delle tribù o clan dei villaggi ai piedi del vulcano per una importante cerimonia. Decine, centinaia di abitanti dei villaggi stanno affluendo a piedi, in moto, o in bemo. Non è giornata di panorami selvaggi o osservazioni naturalistiche. Mentre cerco di individuare, ai bordi del sentiero, un uccello dal canto simile ad un usignolo a decibel potenziati che crea un effetto stereofonico che rende difficile l’individuazione (mi spiegheranno poi essere un interessante bare-throated whistler) diversi indigeni si fermano a guardarmi come un esponente stravagante di una tribù esotica.
OK, lasciamo perdere, mi dedico agli umani: gli abitanti dei villaggi sono vestiti prevalentemente negli abiti tradizionali, alcuni più semplici, altri più elaborati, più numerosi gli uomini, tra cui gli anziani dei villaggi, un gruppo ha delle strane canne sul capo. Il colore della pelle è piuttosto scuro ed hanno dei caratteri più “melanesiani” rispetto a quelli più asiatici dei balinesi. Nyman ci spiega che in questa zona gli abitanti hanno la pelle più scura mentre le popolazioni di altre vallate, nella zona ovest dell’isola, come gli N’gada, hanno la pelle più chiara. Sulla costa, in particolare quella Nord, prevalgono i pescatori originari di Sulawesi con lineamenti più malesi. Mentre saliamo lungo il sentiero osservo che quasi tutti sono di corporatura piuttosto piccola ma con piedi molto grandi e dita sproporzionate. Diversi salgono a piedi nudi sulla dura roccia vulcanica. Hanno la pianta dei piedi che sembra una robusta suola naturale.

I laghi superiori di Kelimutu Flores, Indonesia 14/8/2009

Kelimutu è un luogo sacro: i laghi, dai colori che cambiano ogni decina d’anni, raccolgono secondo le credenze locali le anime dei defunti, quello azzurro chiaro più in alto quelle dei più giovani, il lago blu scuro quello dei più anziani e quello inferiore nerastro raccoglierebbe le anime dei malvagi. Nell’attuale colorazione non impressionano particolarmente, forse il lago superiore era più suggestivo fino al 1997, quando era rosso. Però il paesaggio aspro e vulcanico che si erge sopra i laghi colorati è affascinante.
Quando il sole fa capolino tra le frequenti nuvole di passaggio intuiamo quello che Nyman, che è di questa zona, ci voleva dire sulla comunicazione soprannaturale che i laghi stabiliscono tra la gente dei villaggi, gli spiriti dei defunti ed i segni divini: lo specchiarsi delle nuvole sulla superficie dei laghi superiori, quello inferiore è meglio non guardarlo, crea continui giochi di luce e di forme ed i saggi dei villaggi sanno leggerne i profondi significati. Come questo, e le varie tradizioni animistiche presenti, si concili con la forte fede cattolica degli abitanti di Flores, unica enclave in Indonesia dove i cattolici sono larga maggioranza, come notiamo anche dalle evidenti croci al collo portate dagli uomini dei villaggi, risulta difficile da capire ma, come sempre, non va sottovalutata la grande ed abile capacità dei missionari cattolici di plasmare le culture locali.
Kelimutu, Flores 14/8/2009
Ci raccogliamo assieme alla decina scarsa di turisti presenti ai margini della cerimonia che sta per avere inizio. Le invocazioni però del primo capo villaggio marcano male: Newman ci spiega che le sue parole sono state considerate offensive dai leader degli altri villaggi perché si è espresso attribuendosi la sacralità di Kelimutu.
Kelimutu, Flores 14/8/2009

La situazione è sul punto di degenerare: i leader degli altri villaggi alzano la voce e molti cominciano ad imprecare ed a raggrupparsi, si accenna qualche spintone. Capiamo il senso della numerosa polizia presente, qualcuno è anche in borghese armato di fucile d’assalto. Uno, più giovane, con barba e vestito in mimetica “cubana”, forse un esponente della sinistra antagonista locale, urla come un forsennato. E’ un amico della nostra guida che ci spiegherà poi essere intervenuto per rivendicare il luogo come comune a tutti gli abitanti dei villaggi. Interviene poi una vetusta indigena, che sembra una donna ma in effetti è un uomo, uno degli anziani più rispettati, e cala il silenzio. Parla con calma trasudando saggezza ed alla fine tutti applaudono. Il rappresentante del governo locale interviene come “maestro di cerimonia” e tutto si calma, i leader si riuniscono in cerchio lasciando un corridoio tra la folla verso la montagna e cominciano a mangiare carne di maiale e bere vari intrugli salendo poi un po più in alto ed iniziando canti e balli. Il “cubano”, pur con qualche intemperanza, si unisce alla fine anche lui ai canti ottenendo così accesso al circolo dei leader o dei saggi. Vista dall’esterno, è sembrata un po’ come un’assemblea studentesca degli anni ’70 ed un po’ come una tribuna politica in versione tribale. Ma in fondo non è questo il significato originario delle cerimonie rituali, quella di affermare la leadership e di metterla alla prova misurando il consenso e la capacità persuasiva dei leader? E’ la politica, ragazzi, secondo il rito tradizionale di Flores e noi ne abbiamo condiviso un po’ dello spirito originario, in fondo più democratico che in un dibattito televisivo. Qui almeno se dici una stronzata ti menano.

Leader anziano, Kelimutu, Flores 14/8/2009
Più tardi scendiamo in un ristorantino di Moni, dove il lunch è circoscritto ad una smilza frittatina di un uovo, dirigendoci quindi verso la strada dei villaggi, che percorriamo tutta, fino a Nggela, ultimo villaggio ormai in prossimità della costa sud dell’isola. Ovunque i bambini ci accolgono con il saluto che ci accompagnerà per tutta l’isola: Hallo, Mister! Quasi tutte le case, anche quelle dei villaggi più sperduti, ostentano le tombe dei defunti di fronte all’entrata: spesso sono ricche, in granito lucido, pulitissime, anche di fronte alle case più umili.

Tessitrice di Ikat sulla tomba di famiglia presso N'ggela, Flores, 14/8/2009
I defunti continuano così a convivere con la famiglia: sono i primi ad accogliere i visitatori, sulle loro tombe i bambini giocano e le donne tessono gli ikat. Tutti, ci immaginiamo anche i morti, ci sorridono in questa isola e raramente viaggiando ci è capitato di cogliere negli sguardi un senso così diffuso di armonia e serenità. Capiamo dal nostro equipaggio, che a sua volta parla e sorride ricambiato con tutti, che questo è il modo di fare dell’isola e loro stessi sono preoccupati quando vedono qualche turista che giudicano arrabbiato o triste. Magari, penso io, si tratta di qualcuno con temperamento più “nordico” o semplicemente appena uscita da una delle tremende toilette di Flores. Tornando, verso sera, alla missione scopriamo ad un mercatino sulla strada verso Detusoko degli eccezionali frutti tropicali mai visti e, con sorpresa, degli ottimi mandarini coltivati in questa zona che maturano proprio in questa stagione. La doccia con il mestolo ed acqua freddissima è molto piacevole ed anche istruttiva facendoci capire cosa vuol dire gestire le risorse limitate, in questo caso l’acqua, quando sai quanta ne hai disposizione, un bidone per due giorni, e devi farci tutto. Tutto sommato non siamo affatto dispiaciuti che la guida non abbia fatto in tempo a raggiungerci per la cena dopo essere andato a trovare la moglie in un villaggio della zona, colpita da un attacco di tifo. Niente di grave comunque, ci dice l’indomani, con un sorriso ed un pacca sulla spalla” (14 agosto 2009).



Chiodi di garofano N'ggela, Flores, Indonesia, 14/8/2009

giovedì 3 settembre 2009

Doegas goeming enteg: Isola di Bali, Indonesia

Kuta Beach Bali, 12/8/2009

"E' subito evidente a chiunque visiti Bali che la forza motrice della ricca e complessa attività culturale dei balinesi non è l'avidità nè il crudo bisogno fisiologico. I balinesi, specie nelle pianure, non sono affamati o poveri: sprecano il cibo e e una parte assai notevole della loro attività è dedicata a opere affatto improduttive, di natura estetica o rituale, in cui profondono cibo e ricchezze. La grande maggioranza lesina il centesimo in una prospettiva temporale limitata e con limitate aspirazioni: essi risparmiano finchè ne hanno abbastanza da profondere in qualche cerimonia....Il termine con cui i balinesi indicano il periodo precedente l'arrivo dell'uomo bianco è doegas goeming enteg, quando il mondo era stazionario". Vasco Cesana, rispolverando alcune sue riminescenze universitarie, si interroga sul significato attuale di queste osservazioni del carattere balinese svolte da Gregory Bateson e Margareth Mead negli anni 30, sulla spiaggia di Jimbaran, nella parte meridionale di Bali, mentre attende la cottura alla brace della aragosta di 1 kg e di un numero imprecisato di gamberoni di complemento. Bali è una tappa di passaggio e relax nel corso del viaggio che con la consorte ha intrapreso verso l'isola di Flores e le adiacenti Komodo e Rinca, in Wallacea, la terra di mezzo indonesiana tra Eurasia e Oceania.

Aragosta alla griglia e spinaci d'acqua al ristorante Ganesh sulla spiaggia di Jimbaran, Bali 12/8/2009
Dopo i gravi attentati del 2002 e del 2005 i visitatori sono tornati a fare di Bali una affollata meta turistica internazionale, almeno a giudicare dalla frequenza degli aerei in arrivo a Denpasar e dai numerosi turisti in circolazione. E' un turismo piuttosto eterogeneo ed in qualche modo, diversamente da altre destinazioni famose, non troppo segregato dalla vita locale. La variegata offerta turistica di Bali, dai lussuosi resort agli hotel di impronta più locale, dalle sistemazioni spartane per giovani e surfisti alle seconde case dei pensionati soprattutto australiani, dai ristoranti ai locali notturni per i diversi gusti, dalle molte opportunità di shopping agli atelier degli artisti dà quasi l'impressione di essere una grande sovrastruttura che si erge sopra un sistema culturale, sociale, economico e, per quel che resta, naturale, unico ed affascinante, traendo da questo la sua linfa vitale e la sua ragion d'essere. Quando questa linfa sarà prosciugata anche la sovrastruttura turistica perderà qualsiasi vero elemento di interesse e magari qualcuno potrebbe cominciare a chiedersi perchè venire fino a qui. Ma Vasco non è troppo ottimista sulla capacità di porsi domande da parte del turista globalizzato. Guardando allo sviluppo edilizio ed alla massa di traffico che si accumula sulla parte sud dell'isola, dalla periferia nord di Denpasar fin quasi ad Ubud e, verso sud, fino ormai quasi a raggiungere le propaggini più meridionale della penisola di Nusa Dua si potrebbe essere propensi a dire che la sovrastruttura turistica sia ormai vicina al punto di rottura o, se vogliamo, di "vampirizzazione" della propria linfa vitale originaria, anche considerando le molte strutture in costruzione.
Però, alcune delle sistemazioni turistiche sembrano trasmettere qualcosa dello spirito dell'isola riprendendo i temi architettonici delle case balinesi. Un esempio di hotel piuttosto tradizionale con un buon rapporto qualità/prezzo è l'Hotel Puri Jambu di Jimbaran dove Vasco e consorte hanno soggiornato all'inizio del loro viaggio che, oltre ad essere un posto rilassante, è anche a trecento metri dai ristoranti sulla spiaggia di Jimbaran. Le note bitonali circolari di due riservati suonatori di timpana in un angolo del giardino accompagnavano dolcemente l'inesorabile calare delle palpebre nelle primissime ore della notte, in barba anche al fuso orario. All'insegna del relax in un contesto raffinato ed elegante è l'Hotel Uma Ubud, frequentato sulla via del ritorno. L'Hotel offre una vasta scelta di sistemazioni incluse lussuose ville con piscina interna e vista sulla vallata. Eccellente la Garden Room con patio giardino, una spaziosa camera con alto tetto in bambù e canne ed un imponente bagno aperto con vasca a baldacchino e doccia degradante su sentiero zen di sassolini. La piscina, "nuotabile", ed il centro benessere sono immersi in un giardino tropicale con vista sulla foresta rigogliosa della vallata sottostante. Intorno, le antiche risaie, visitabili con tranquille passeggiate a piedi, il cui riso già molti secoli fa era commercializzato fino in Cina.
La sala Yoga all'Hotel Uma Ubud Ubud, Bali, 22/8/2009
Guardandosi in giro, tra le pieghe dello sviluppo turistico, Vasco ha la sensazione che, per ora, nonostante tutto, il sistema culturale, sociale ed, in parte, ambientale, balinese resista. L'attaccamento dei balinesi alle tradizioni è ancora forte: spesso colorite cerimonie hindu-isolane s'impongono anche nelle arterie di traffico, camminando per strada bisogna stare attenti a non calpestare i cestini delle offerte per le divinità e gli spiriti (Bali è un'isola fortunata perchè si incontrano spiriti dappertutto diceva un accompagnatore locale nel 1850 ad uno stupito Wallace), le basse case-tempio riccamente decorate sono ancora diffuse, le risaie a terrazzo
Cerimonia per le strade di Ubud Bali, 22/8/2009
irrigate secondo un sistema millenario di canalizzazione delle acque, soprattutto nelle colline intorno a Ubud, esistono ancora, nei giardini degli alberghi ispirati ad uno stile più tradizionale e nelle vallate si intuiscono ancora le bellezze della rigogliosa vegetazione tropicale dell'isola.
Casa-Tempio per le vie di Ubud Bali, 21/8/2009
E' possibile, ma Vasco non ha avuto il tempo di verificarlo, che ampie zone di ambiente naturale originario si conservino nella parte nord dell'isola. I due imponenti massicci vulcanici che dominano la conformazione dell'isola sono lì, da qualche parte, coperti da massicce coltri nuvolose. Le onde gigantesche che, in modo incostante ed inaspettato, si infrangono sugli scogli e sulle spiagge del sud dell'isola continuano a deliziare i surfisti, anche se gli ombrelloni avanzano inesorabili con annessi discutibili sviluppi urbanistici di supporto, come sulla bella spiaggia di Dreamland, che offre comunque bagni memorabili tra le imponenti onde oceaniche.
Surf a Dreamland Beach Bali, 12/8/2009
Che cosa rimane allora del mitico stato stazionario studiato dagli antropologi del 900? Difficile dirlo con una visita di pochi giorni, però Vasco, pur sulla base di osservazioni superficiali, si sentirebbe di dire che qualcosa, poco o molto è difficile dire, sia rimasto ancor oggi, e già questa è una notizia. Poco prima di partire un balinese gli ha detto che oggi, con il turismo, ci sono ancora più occasioni per fare tante belle e ricche "cerimonie": proprio il modo in cui nello stato stazionario si consumavano le ricchezze aggiuntive per evitare accumulazioni conflittuali. Che fosse un emissario inviato da Gregory Bateson, aggiuntosi nel frattempo ai tanti spiriti che frequentano Bali?

Jimbaran Beach Bali, 13/8/2009

venerdì 7 agosto 2009

Colazione con il sambuco




Molto comune, almeno nella pianura padana, il sambuco non è una pianta molto considerata ed è assimilato un po'alla robinia alla quale si associa volentieri in particolare nelle zone più marginali. Semplice, di poche pretese, un sambuco è cresciuto liberamente di fianco alla casa di Vasco prolungandosi di fronte alla finestra della cucina. Da lì è stato possibile osservare da vicino il fluire della vita associata alle varie fasi della pianta che praticamente offre cose interessanti per un periodo che va da inizio primavera fino alla fine dell'estate. In primavera la fioritura è molto ricca ed ha dato spunto anche ad una torta, che avrebbe avuto origine proprio nella zona di Monza, che utilizza i fiori del sambuco: il Pan de Mej.



Fioritura di sambuco maggio 2009


Per fare questa torta, per la quale esistono varie ricette, la consorte ha raggiunto ottimi risultati mischiando farina bianca e farina gialla (prevalente, circa 2/3), lievito, sale ed aggiungendo poi zucchero, burro sciolto, 2 uova, mezzo bicchiere di latte tiepido e due pugni di i fiori di sambuco e mettendo poi in forno caldo ad una temperatura non troppo alta la pasta ottenuta per 45 minuti. La torta è resa abbastanza croccante dalla farina gialla e Vasco l'apprezza a colazione nel latte freddo sentendosi molto calato nell'ambiente che lo circonda.



Codirosso spazzacamino femmina luglio 2008


A partire da fine giugno giungono a maturazione i frutti, che sono molto abbondanti e maturano gradualmente offrendo una interessante risorsa alimentare agli uccelli fino ad agosto inoltrato ed anche oltre. Il via vai di è quasi incessante ma i più assidui sono i codirossi spazzacamini che ci portano spesso tutta la famiglia e alcune volte sembrano quasi esagerare. Il codirosso spazzacamino fino a qualche anno fa era un uccello prevalentemente di montagna ma ora sembra
essersi ambientato piuttosto bene sui cornicioni dei paesi e delle città.




Codirosso spazzacamino juv luglio 2009


A casa di Vasco fino a qualche tempo fa era un ospite esclusivamente invernale che arrivava soprattutto con il maltempo ma da due anni nidifica ed i frutti del sambuco sembrano costituire un alimento importante per far crescere i voraci giovani.





Giovane codirosso spazzacamino chiede l'imbeccata luglio 2008

I codirossi non sono i soli frequentatori e qualche volta devono disputarsi le bacche con nugoli di passeri, capinere, storni ed anche colombacci. Occhio però a prendere spunto dai codirossi perchè pare che le bacche siano tossiche per l'uomo!

Passera d'Italia luglio 2008

Capinera maschio luglio 2009

Colombaccio agosto 2008

sabato 1 agosto 2009

DA OGGI IN RETE IL BLOG DEI VIAGGI DI VASCO CESANA

Da oggi è accessibile in rete il blog “I viaggi di Vasco Cesana”. I post caricati riprendono materiali recenti degli archivi di Vasco e in particolare scritti e immagini raccolti nel corso dei periodi trascorsi, per motivi di lavoro, a Dunkerque (Francia, regione Nord Pas De Calais), raggruppati sotto il titolo “28 mesi a Dunkerque” e Roma, raggruppati sotto il titolo “26 mesi a Roma”. I testi su Dunkerque sono degli estratti di un progetto semieditoriale che voleva raccogliere in forma più narrativa gli spunti raccolti durante la sua permanenza nel Nord della Francia. Sono stati caricati a cronologia invertita per rispettare un po’ la sequenza originaria. Per Roma invece è stata mantenuta la cronologia da Blog. Diversi appunti su Roma sono andati persi assieme ad una Moleskine che raccoglieva anche 28 pagine fitte di appunti su un viaggio molto stimolante fatto poco tempo prima in Giappone, un dizionario autoprodotto di Italiano-Francese gergale, un’analisi dettagliatissima dei flussi elettorali delle elezioni presidenziali francesi, svolta da Vasco mentre prendeva il sole su una spiaggia laziale. Due altri filoni sono stati avviati per ulteriori post tematici: HMS Beagle, dedicato a osservazioni di cose naturali in giro per il mondo, e "Viaggio ad emissioni zero", dedicato alla scoperta, con occhi di naturalista viaggiatore di tutto quello che succede nel piccolo giardino della sua casa-base in Brianza. Per gli altri filoni si vedrà, a seconda del tempo disponibile e dell’ispirazione del momento.

domenica 10 maggio 2009

La classifica di Vasco Cesana del mangiare a Roma -a) Ristoranti


La Pergola, interno Roma, 8/7/2008 (da cell)

Nel corso dei 26 mesi passati a Roma Vasco Cesana ha avuto modo di visitare un discreto numero di ristoranti, trattorie, osterie e luoghi vari di interesse gastronomico nella capitale e negli immediati dintorni. Registrando più o meno scrupolosamente le esperienze vissute nei vari luoghi visitati ha elaborato un suo sistema di classificazione che riflette ovviamente il suo personalissimo punto di vista, senza pretese di oggettività generale, riflettendo semplicemente le sensazioni provate in occasione delle visite.

La personale classificazione di Vasco Cesana, che lui associa al genere di offerta che il posto può o vuole dare, è la seguente:

1-Da EVitare (DEV) assolutamente, comprende anche diversi posti romani dei quali Vasco si augura sinceramente la chiusura
2-Da provare se Unica alternativa alla Morte per fame (DUM), esperienze insoddisfacenti ma non particolarmente dannose
3-Da PROvare SE Capita (PRO-SEC), diversi aspetti positivi bilanciati da qualche carenza
4-Da PROvare ASSolutamente (PRO-ASS), eccellente esperienza, un posto da ricordare e riprovare
5-TOP, al vertice nel suo genere, riconoscibile anche a posti umili ma a modo loro eccelsi

Le sensazioni di Vasco spesso divergono dalle guide o da valutazioni anche autorevoli. Basti dire che, tra le esperienze gastronomiche TOP dei suoi viaggi, lui include un panino con pomodoro, olio e basta comprato da un baracchino presso una spiaggia della costiera amalfitana ed un’orata cotta in una spirituale brace di legno d’incenso tra una profusione di spezie mediorientali, avvolta in carta di giornale e mangiata al buio su una panca di un ristorantino sulla strada per Bir Ali, in Yemen. A Roma poi si pone il problema, per molti ristoranti romani conosciuti o trattorie promettenti, dell’impossibilità di trovare posto, soprattutto nei giorni infrasettimanali ed in certi periodi dell’anno: Vasco non è riuscito così a provare diversi posti che lo attiravano.
Sarà per la prossima volta.
a) Ristoranti

La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri Hilton (zona Monte Mario), TOP
Ogni cosa del più quotato dei ristoranti romani è perfetta. L’accoglienza con la carta delle acque classificate per residuo fisso mette subito di buon umore Vasco che è un cultore della materia e si irrita profondamente quando ristoranti anche blasonati presentano come unica scelta l’insulsa Plose priva di sali minerali. Vede invece qui con piacere in lista 8 acque con più di 500 mg/L di residuo fisso, la fascia da lui preferita. Poi, lo scorrere dei piatti e degli assaggi si sviluppa in una mirabile sequenza che riesce con magistrale equilibrio e misura a tenere viva la curiosità gustativa quasi senza soluzione di continuità. I famosi Fagottelli di carbonara “La Pergola”, omaggio di Heinz Beck alla cucina tradizionale romana, e i medaglioni di astice e fegato grasso d’anatra con aria di lime e germogli di piselli sono solo due episodi di un viaggio gastronomico che tiene incollati ai tavoli per oltre tre ore Vasco e consorte senza sentire il minimo bisogno di alzarsi. Ottimo anche il suggerimento del sommelier per accompagnare il menu scelto, un Soave Pieropan “La Rocca” del 2001. L’epilogo di questo viaggio viene dolcemente annunciato dallo scrigno dei dessert, uno scrigno magico nei cui cassetti si scoprono una miriade di coppie di dolci e dolcetti sublimi. Una volta setacciato ogni angolo, Vasco pensa di sgranocchiarsi anche i cassetti, ma desiste di fronte alla durezza del legno. Al termine i suoi ammirati complimenti ad Heinz Beck sono sinceri, così come la convinzione di avere speso bene i propri soldi, in una di quelle occasioni in cui il costo è da considerare proporzionato alla qualità, per una cena che si ricorderà a lungo. (8/7/2008)

Da Romolo al Porto (Anzio), PRO-ASS
Il ristorante è proprio di fronte ai pescherecci del porto di Anzio e ciò è sicuramente di buon auspicio. I tavoli sono ben disposti e piuttosto curati. Vasco vi ha trovato un servizio molto efficiente anche in una affollata domenica primaverile a mezzogiorno. L’antipasto “alla grande” è veramente tale e soddisfa le voglie di pesce fresco e ben preparato. Il fragolino coperto dai carciofi (ma come fanno i romani a valorizzare sempre così bene i carciofi….?) è uno dei migliori piatti di pesce assaggiati da Vasco in tempi recenti. Se non fosse per le fettuccine ai frutti di mare infestate dai pomodorini potrebbe meritarsi un TOP.(3/2008 e 4/2009)

Trattoria Monti (zona S.Maria Maggiore), PRO-ASS
Impeccabile per qualità del servizio, qualità degli ingredienti, qualità dei piatti di origine marchigiana. Ottimo il tortello al rosso d’uovo, peccato che sia solo uno, ed il timballo di coniglio. Vini con ricarichi onesti. Ambiente un po’ compresso. Vasco avrebbe voluto provare in altre occasioni le diverse proposte interessanti della carta ma non è mai riuscito a trovare posto. (4/2007)

L’acino brillo (Garbatella), PRO-SEC Vasco si aspettava qualcosa di più ma il filetto di maiale in pasta era ottimo e la scelta dei vini ampia con ricarichi corretti. Gradevole il contesto, in uno dei tanti “villaggi” incuneati nella grande metropoli romana, la Garbatella. (11/2008)


Il Tempio di Iside (zona Celio), PRO-SEC
Assieme all’adiacente Cottura 0 servito dalla stessa cucina, è un ristorante interessante dove mangiare del buon pesce fresco a prezzi corretti in una zona centrale di Roma. Vasco ha provato per un paio di volte il giro di assaggi e di antipasti rimanendone sempre soddisfatto e trovando cose sempre diverse a seconda dei prodotti disponibili. Non c’è carta, ma una elencazione verbale del conduttore non molto intellegibile per cui alla fine la sensazione è che lui porti quello che vuole. Meglio prendere o solo gli antipasti o antipasti e secondo evitando i primi.(9/08 e 2/2009)

Paris (Trastevere), PRO-SEC
In questo classico indirizzo trasteverino Vasco ha assaggiato una serie di fritti di eccellente fattura, nella migliore tradizione romana, anche se il conto è apparso eccessivo. (2/2008)

Checchino dal 1887 (Testaccio), PRO-SEC Altro indirizzo classico nel quale provare quasi tutte le specialità romane preparate con sicurezza e professionalità. Il quadro generale più che tradizionale sembra “attempato”. I rigatoni con pajata provati da Vasco erano, anche per vincoli normativi, un po’ troppo da igienisti e senza nerbo mentre la coratella con i carciofi era buona.(19/3/2009)

Crab (Celio), PRO-SEC Un servizio efficiente, una eccellente pasta alle vongole con bottarga, un po’ caro. I piatti di ostriche e crostacei che vede in giro incutono tristezza a Vasco, se comparati con i sontuosi Plateau royale che gli venivano presentati nel Nord della Francia. (7 e 11/2007)

Le tre zucche (Portuense), PRO-SEC (6/2007)
Provato di passaggio per una colazione di lavoro. Promettente.

Sacro e Profano (zona Fontana di Trevi), DUM
Dopo una iniziale esperienza positiva, più che altro per gli antipasti con specialità calabresi, Vasco ha riscontrato una assoluta monotonia dei piatti, unita ad un servizio mediocre.(3 e 6/2007)

Gigetto al Portico d’Ottavia (Ghetto), DUM
Ormai diventato un ristorante prettamente turistico, con rumorose tavolate in tutte le lingue. Non vi si trova più un romano, e non è un buon segno. Sicuramente la cucina sarà corretta ma, quando c’è andato Vasco, i cacio e pepe erano drammaticamente cannati. I Carciofi alla giudea sono sempre ottimi, ma si trovano anche nei posti vicini a prezzi inferiori.(1/2008)

sabato 9 maggio 2009

La classifica del mangiare a Roma - b) Trattorie e c) altri luoghi gastronomici


(Segue la classifica di Vasco Cesana del mangiare a Roma)


Piazzetta di S. Barbara dove la sera si mangiano "Filetti di Baccalà"

b) Trattorie, osterie e pizzerie

La Vecchia Roma (via Leonina, zona Monti), TOP
E’ sempre più difficile trovare nelle zone centrali una trattoria che offre i valori tradizionali della cucina romana: questa piccola trattoria li offre ancora e si merita il Top nel suo genere perché non cede al mero sfruttamento turistico, vi accoglie con uno stendardo che recita “che Dio ve strafurmini” e, soprattutto, per tre piatti preparati alla perfezione: i tonnarelli cacio e pepe, le acciughe, offerte solo se pescate in giornata e fritte in modo leggero, e l’abbacchio a scottadito. Vasco ha pagato conti compresi tra 10 euro per una bruschetta, un primo, un quartino di vino ed una bottiglia di minerale e 20 per una cena completa. (varie 2007-2009)

Hang Zhou (zona S.Maria Maggiore), TOP
Per gli italiani che visitano Roma risulta difficile andare ad un ristorante cinese ma Hang Zhou, che alcuni sostengono sia stato fondato dal cuoco di Mao, è un posto dove si possono gustare specialità di varie zone della Cina preparate a regola d’arte. Vasco, che apprezza molto le cucine asiatiche, è rimasto colpito dalla fragranza degli ingredienti e dal fatto che qui, diversamente che in molti cinesi improvvisati, le preparazioni venivano tutte fatte al momento. Ha accolto il conto, 25 euro, con un sorriso di compiacimento. Andare presto. (30/9/2008)

Filetti di Baccalà (piazzetta di Santa Barbara, zona Campo dei Fiori), PRO-ASS
Un’insegna con caratteri desueti che recita, semplicemente: filetti di baccalà. Panche all’aperto in una tranquilla piazzetta chiusa senza auto, tovaglie di carta, un menu che offre solo un piatto: filetti di baccalà, fritti. Una frittura antica, molto consistente e di spessore, che prolunga il calore dei filetti a lungo, che appaga e sazia gli appetiti più esigenti. Purtroppo adesso non si finisce più la cena con l’urlo del cameriere al bar dall’altro lato della piazza: “Caffèèè!!”. (varie 2007-2009)

Matricianella (zona via del Corso), PRO-ASS
Coerentemente con il nome Vasco mangia in questa rinomata trattoria i Bucatini all’Amatriciana perfetti, con sugo abbondante, piuttosto liquido, guanciale scelto e sentore di peperoncino non invadente. Un piatto schietto e popolare che è una sintesi mirabile di quanto di meglio sa offrire la cucina tradizionale italiana. Quasi impossibile trovare posto. (1/2009)

Da Enzo (zona Trastevere), PRO-ASS
Una delle ultime osterie trasteverine che ancora offre quello per cui la zona era giustamente famosa: piatti tradizionali abbondanti saporiti a buon prezzo. Vasco vi ha fatto una gradevole cena con i colleghi che ha compromesso per alcune settimane i suoi programmi dietetici. Eccellente coda alla vaccinara. (4/2008)

La Gallina Bianca (zona S.Maria Maggiore), PRO-ASS
La migliore “pizza tonda” provata da Vasco in città, con impostazione napoletana e ottimo e digeribilissimo impasto. Come prescritto a Napoli con questi livelli qualitativi bisogna scegliere esclusivamente Margherita. Servizio efficiente che consente di trovare posto nonostante l’affollamento. (varie 2007-2009)

Pizzaioli migranti (zona Campo dei Fiori), PRO-SEC
Pizza tonda di qualità e tipologia “napoletana” di livello assimilabile alla “Gallina” con tavolini all’aperto su una stradina adiacente a Campo dei Fiori. (4/2009)

Pizzeria Baffetto (zona Navona), PRO-SEC
Un ritrovo tradizionale per giovani e meno giovani romani all’insegna dello stare in compagnia accompagnato da pizze servite su vassoi d’acciaio. Basse e croccanti, se ne possono ordinare quando si è in compagnia anche lunghe sequenze. Belle ambiance nel segno della migliore convivialità romana. (2-3/2009)

Enoteca Cavour 313 (zona Monti), PRO-SEC
Senza i frizzi e i lazzi dei moderni wine-bar questa enoteca storica offre con sobrietà ottimi assiette de charcuterie e fromages e vini al bicchiere ben selezionati. (5/2007, 2/2008)

Osteria “Il Bocconcino” (zona Celio), PRO-SEC
Il livello qualitativo dei piatti, in particolare la “gricia” e l’antipasto della campagna laziale, è ottimo, così come il rapporto qualità/prezzo dei vini, con alcuni rossi del Lazio che per Vasco sono stati una vera scoperta, come lo Shiraz Cesanese del Piglio. Peccato per il livello scadente del servizio con tempi del tutto imprevedibili, soprattutto alla sera. (varie tra 4/2007 e 5/2009)

Da Armando al Pantheon (zona Pantheon), PRO-SEC
Nel centro storico barocco una delle poche trattorie che si attengono alle ricette tradizionali romane preparate con rigore qualitativo e prezzi ragionevoli.

………..(zona Testaccio), PRO-SEC
In una osteria del Testaccio un Vasco arrivato da poco a Roma ha sottovalutato la potenza e l’abbondanza dei piatti che ancora si trovano in alcune zone della città. Sbagliando, ha ordinato una sequenza micidiale: prima una impressionante portata di rigatoni con pajata cucinati nel modo tradizionale, con i frammenti di intestino che fluttuavano come mine antinave nell’unto del sugo, poi, come piatto principale, una straripante trippa alla romana. Al termine si è accasciato e si è fatto portare d’urgenza a casa con un taxi. Non è riuscito neanche a segnare il nome del ristorante essendo tutte le attività cerebrali assorbite da un impegnativo progetto digestivo. E’ stato alla fine l’unico dove ha gustato una vera, appagante, pajata. (4/2007)

Osteria San Cesareo (fuori Roma, San Cesareo), DUM
In occasione della sua visita in questa quotatissima trattoria ai piedi della zona dei castelli Vasco ha trovato certamente dei buoni ingredienti ma nulla che l’abbia colpito particolarmente, spendendo 50 euro. Esperienze simili ha provato in passato nella zona dei Castelli in altre ormai ex-osterie meno quotate e dotate di questa. (5/2007)

Monte Caruso (zona Termini), DUM
Un’altra trattoria, di cucina tendenzialmente lucana, che vuole darsi arie, e prezzi, da “gourmet” ma nella quale Vasco non ha trovato nulla di interessante. (3/2007)

Gusto Osteria (zona Ara Pacis), DEV
Uno di quei wine bar che Vasco vieterebbe per legge. Infatti ha un discreto successo. Vi ha trovato un servizio pessimo ed ha chiesto una degustazione di salumi che manco sono stati in grado di illustrare al prezzo di 40 euro. (6/2007)

Obika (zona Campo Marzio), DEV
Un “mozzarella bar” decisamente trendy nel quale Vasco ha mangiato due mozzarelle normalissime soffocate dalla rucola e servite con l’olio al costo di 30 euro. Insomma tutti gli ingredienti per fare andare di traverso le mozzarelle a Vasco. (1/2008)

Clicca qui per alcuni aggiornamenti sulla classifica di Vasco Cesana delle trattorie di Roma

c) Pizze al taglio, Panetterie, Gelaterie ed altri luoghi gastronomici


Pizza al taglio - Pizzarium (all’uscita Metro Cipro), TOP
La pizza al taglio è una istituzione romana: le pizze vengono tagliate a pezzetti e servite per essere mangiate in piedi, o su banconi. Per ragioni probabilmente legate agli impasti usati, quelle romane riescono a rimanere croccanti a lungo e non soffrono se vengono scaldate al momento. Le migliori pizze al taglio si trovano nei quartieri residenziali (ottime quelle di San Giovanni) mentre le pizze al taglio in prossimità dei luoghi più turistici sono in genere da evitare. Fa eccezione Pizzarium, vicino ai Musei Vaticani. Più che una pizza al taglio è un laboratorio di creazione di nuove combinazioni e ricerche di sapori su impasti accuratamente preparati. Con risultati sempre azzeccati. Birre come se Vasco fosse ancora in Belgio. (3/2008)

Grattachecca (Trastevere/Lungotevere – Ponte Cestio) TOP
A Roma sopravvivono ancora alcuni chioschi dove viene offerta la tradizionale granita romana. In questi chioschi non si mangia una granita, si viaggia nel tempo: si vedono i grandi blocchi di ghiaccio che una volta, prima dell’arrivo dei frigoriferi, venivano usati per conservare gli alimenti, si studia lo stile e la velocità di chi, rigorosamente a mano, gratta via il ghiaccio, ci si perde nella ricerca del giusto gusto da abbinare. E’ una visione che da sola appaga, ma il risultato finale per Vasco è ancora più convincente: pezzettini di ghiaccio irripetibili, di consistenza variabile, che indugiano prima di cedere al succo abbinato e resistono orgogliosi al loro ineluttabile destino di liquefazione. Preferenza di Vasco per i semplici succhi di limone naturale. (varie 5-9/2008)

Il gelato (EUR-via dell’Aereonautica), PRO-ASS
Vasco considera questa gelateria un esempio di quanto di meglio possono offrire le gelaterie italiane. Ne apprezza, oltre al gusto ed all'ampia ed invitante scelta di combinazioni, l’essenzialità senza fronzoli, la semplicità ed i prezzi assolutamente popolari. Preferenza per i gusti di crema e cioccolato, come l’intensissimo ed al peperoncino. (varie 2007-2009)

Fraschetterie di Ariccia (Piazza di Ariccia, zona Castelli), PRO-SEC
Purtroppo non si usa molto più andare in fraschetteria per sedersi ad una tavolata e bere del vino dei Castelli per accompagnare la vera porchetta d’Ariccia acquistata ad un chiosco e portata incartata da fuori. Oggi la porchetta si compra all’interno delle “fraschetterie” insieme ad un’ampia scelta di prodotti della zona e no. La porchetta però è sempre tra le migliori ed alcuni degli assaggi non sono male, il tutto a prezzi modici. (6/2007)

Macelleria Magini (EUR), PRO-SEC
Estremamente invitante per gli amanti della carne con una scelta molto ampia di tagli e zone di provenienza, con tutte le gamme che comprende prodotti semilavorati ed anche già pronti.

Il Forno di Campo dè Fiori (Campo de Fiori), PRO-SEC
Un esempio dell’alta qualità del pane che si trova a Roma, in questo caso comodo anche per chi è di passaggio. I grossi pani romani, grazie alla loro preparazione ancora tradizionale, sono buoni anche per più giorni.

Panella (via Merulana), DUM
In questa famosa panetteria Vasco ha speso 5 euro per due pani normalissimi. La pizza bianca è di qualità inferiore a quelle che si trova nelle normali panetterie romane e costa il triplo. Può essere un indirizzo utile per fare una discreta figura quando si è invitati a cena e si vuole portare qualche prodotto da forno firmato. (5/2008-4/2009)

Gusto Italia (zona Monti), DEV
In questo negozietto dal nome pretenzioso Vasco ha acquistato una bottarga penosa.

lunedì 20 aprile 2009

Flash e flashback di Roma politica

Nelle sue passeggiate romane Vasco si imbatte frequentemente in simboli e luoghi simbolo delle innumerevoli vicende politiche che hanno avuto come sfondo la capitale. Ne ha tratto spunto per un album fotografico che vorrebbe documentare il resistere di questi luoghi e personaggi al passare del tempo ed al cambiare delle cose e del quale si riproducono qui alcuni scatti, rigorosamente in bianco e nero. Come ha scritto Corrado Augias uno degli slogan che caratterizzano la città potrebbe essere “Roma, il passato che non passa”. E questo lo si coglie anche nella politica. D’altra parte siamo nella città dove qualcuno depone ancora oggi i fiori sul luogo dove venne cremato Giulio Cesare dopo il suo assassinio. In fondo sono passati da allora solo duemila anni.
Particolare della sede della Democrazia Cristiana in Piazza del Gesù. Il palazzo che per 50 anni ha ospitato la sede nazionale della DC incute ancor oggi un certo timore. Un cartello all'entrata annuncia "affittasi uffici prestigiosamente affrescati e totalmente ristrutturati". Vasco sostiene di aver visto dietro la finestra uno scheletro uscito dall'armadio.


La sede storica del PCI della sezione Regola-Campitelli, nei pressi di Campo dei Fiori, che sintetizza cinquant'anni di storia di una parte importante della sinistra italiana, oggi diventata sede del circolo centro storico del Partito Democratico.


L'entrata dell'Hotel Raphael, là dove finì la Prima Repubblica

Il motto della Repubblica Romana del 1849 alla base del monumento a Giuseppe Garibaldi sul Gianicolo. Il monumento ed i busti che lo circondano degli eroi della Repubblica Romana ricordano l'origine antipapale di molta parte del Risorgimento Italiano. Ancor oggi, a mezzogiorno, una salva di cannone viene sparata dal Gianicolo, in anticipo di qualche secondo rispetto alle campane vaticane.

La sede della Gioventù italiana del Littorio, riapparsa nei caratteri impressi su questo edificio ai piedi del Celio. Roma è costellata di segni ed opere, alcune anche notevoli, lasciate dal fascismo, in alcuni quartieri custodite con cura.


Una delle ultime opere del fascismo a Roma, il Palazzo della Civiltà Italiana, all'EUR. L'acronimo sta per Esposizione Universale di Roma, e l'intero quartiere era stato progettato in termini grandiosi per celebrare le grandezze del fascismo durante l'esposizione, programmata per il ....1942.


Sovrapposizione di epoche e scritte su questo muro presso la Facoltà di Ingegneria a Colle Oppio


Scritta apparsa su un muro di via Labicana all'indomani delle dimissioni di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma, dalla carica di Segretario del Partito Democratico.

mercoledì 15 aprile 2009

La primavera è arrivata


PCorsivorimavera 2009: fioritura di margherite

La Brianza, nonostante tutto, riesce ancora a dare il senso del passare delle stagioni e la primavera, con le sue fioriture spontanee che esplodono un po' ovunque è qui molto ricca e vitale. Vasco la va a scoprire nel suo piccolo giardino della sua casa-base in Brianza cercando di guardare ogni dettaglio con gli occhi del viaggiatore. Le sue sono vere e proprie esplorazioni naturalistiche, con emissioni zero, che richiedono impegno ed attenzione. Senza di questi infatti, come in qualsiasi viaggio, la maggior parte delle cose più interessanti andrebbe persa. I fenomeni naturali, ma non solo, non si manifestano a richiesta ma vanno ricercati e non sempre seguono una logica prestabilita. In ogni caso si rivelano per poco, ore, giorni o attimi che siano. In qualche caso vanno aiutati come le fioriture di margherite che possono essere rese più rigogliose facendo dei tagli selettivi del prato. E poi andandole ad osservare e fotografare dalle diverse inquadrature sdraiandosi sul prato come un ghiro appena uscito dal letargo. In altri casi bisogna essere fortunati come cogliere il tordo bottaccio in migrazione di rientro, che si ferma per qualche ora, all'inizio della primavera a catturare i primi vermi, a pochi metri dalla finestra di casa. Oppure osservare, mentre ci si lava i denti, i torcicolli appena arrivati dall'Africa che iniziano a studiarsi per formare la coppia.
Margherite, primavera 2009

Tordo bottaccio, marzo 2008


Coppia di Torcicollo marzo 2008

sabato 14 marzo 2009

Un weekend di fine inverno a Roma


Scorcio nel rione Campitelli

Un weekend di fine inverno a Roma, forse per Vasco uno degli ultimi romani. Il programma è fitto di appuntamenti cultural-sportivi. Serata di venerdì dedicata alle mostre del Palazzo delle Esposizioni, nella giornata di apertura serale fino alle 22,30. Non grande, ma ben congegnata, quella sugli Etruschi, che Vasco aveva cominciato a conoscere nella vicina Cerveteri dalla quale provengono molti dei reperti. Interessanti gli allestimenti multimediali, ed in particolari quelli per la cerimonia di Adone, con la rievocazione di questo rito quasi sabbatico delle donne etrusche in adorazione per la venuta di questo ragazzotto mitologico, con balli e canti orgiastici che le signore inscenavano alla fine di luglio nelle giornate più calde dell’anno. Naturalmente questa fortuna di Adone si risolve presto in tragedia ed alla mattina le donne, affrante, ne compiangevano la morte. Interessanti le evidenze delle influenze etrusche sulla successiva simbologia romana a partire dalle asce riprese nei fasci (ci sarà lo zampino della nuova amministrazione capitolina?), dalle coreografie delle vittorie fino alle interrogazioni degli aruspici ed alla lettura dei segni della natura come il volo degli uccelli (cosa invece nella quale la precedente amministrazione capitolina evidentemente non eccelleva). Molto interessante anche se con un taglio molto scolastico la mostra su Darwin. Vasco, studiando i carteggi esposti dei cinque anni di viaggio sulla Beagle e dei successivi confronti con gli scienziati dell’epoca, vi ha scoperto la vera forza dell’intuizione darwiniana: la semplicità, senza grossi bagagli e approfondimenti di conoscenze scientifiche preliminari, ma sorretta da una straordinaria curiosità e capacità di osservare i fenomeni in modo non convenzionale. Poi, il rigore con la quale l’idea è stata sottoposta a innumerevoli riscontri ed una grande cautela nel trarre conclusioni, nel timore di apparire alla severa comunità scientifica britannica come un egocentrico arrivista, aspettando ben quindici anni prima di pubblicare in forma strutturata la sua teoria dell’evoluzione. Vasco ringrazia il Maestro, e si augura che l’evoluzione della specie porti rapidamente all’estinzione i creazionisti anche se qui Sir Charles gli ricorderebbe che, in particolare in sistemi chiusi o potremmo dire oggi autoreferenziali, il meccanismo della selezione non premia necessariamente i caratteri migliori e può vedere l’affermarsi di aspetti degenerativi che possono condurre la specie fino all’estinzione. Terminata la visita con un crescente appetito, Vasco opta per un pizza margherita alla vicina Gallina Bianca, come sempre ottima e digeribilissima anche se divorata dopo le 23.
Il mercato di Campo dei Fiori al sabato mattina

Il sabato mattina, dopo una lunga passeggiata per le vie del centro, trova ancora una volta trova sbarrata l’entrata a Santa Maria del Popolo. Innervosito, decide di dirigersi al mercato di Campo dei Fiori, dove si rasserena osservando la bellezza e varietà delle verdure esposte, a partire dai carciofi. Ha qualche timore a cimentarsi in cucina con questi ed opta infine per un bel mazzo di puntarelle, un’altra di quelle cose speciali che si trovano solo a Roma. Si allontana sgranocchiando una buona pizza bianca del Forno di Campo dei Fiori, in una Roma abbagliata dalla limpidezza di una delle sue giornate soleggiate di fine inverno, sferzata da una gelida Giannetta o vento di tramontana. Più tardi, a casa, dà un’ulteriore ripulita alle puntarelle e sbatte il condimento a base di olio e alici mentre si esalta guardando in televisione uno straordinario match del Sei Nazioni tra Galles ed Inghilterra. Si prepara quindi uno dei piatti più efficaci della cucina romana, i tonnarelli cacio e pepe. Un piatto semplice e veloce, certo, ma che esige rispetto e massima concentrazione. Gli ingredienti ed il sincronismo dei tempi devono essere perfetti, non c’è margine di errore: la sapidità del pecorino romano scelto, che deve essere tale da non richiedere l’aggiunta di sale nell’acqua di cottura dei tonnarelli (se poco salato questa scelta li renderebbe sciapi) regolando la quantità di formaggio da grattugiare finemente (se troppo salato ne bisogna usare meno), la cottura dei tonnarelli che deve essere tale da completarsi nei 60-90 secondi in cui transiteranno nell’olio e pepe fumante, integrato in due riprese con l’acqua di cottura della pasta che, per il secondo passaggio deve essere messa da parte per completare lo scioglimento del pecorino. I tonnarelli, al dente, devono essere serviti con il cacio disciolto ancora piuttosto liquido ma sufficientemente consistente, tale da avvolgerli senza perdere la presa. Mai i tonnarelli devono prosciugarsi troppo e mai il cacio si deve raggrumare. Vasco è molto soddisfatto dei suoi tonnarelli mentre deve ancora scoprire qualcosa sul condimento per le puntarelle acquistate a Campo dei Fiori, comunque ottime e croccanti. Dopo cena nuova passeggiata, con doppio scollinamento, fino al Cinema Barberini e ritorno per vedere un film veramente ben fatto ed interessante “Frost-Nixon, il duello”. Vasco vi apprezza la personalità di Nixon, ultimo Presidente intimamente incompatibile con il sistema moderno dell’immagine mass-mediatica, quindi piuttosto simpatico. Si ricorda di essersi sorpreso una volta nel trovare una sua grande foto appesa nel soggiorno della casa di Singapore dell’ex addetto commerciale del consolato statunitense a Milano, nonostante questo gli fosse sembrato di orientamento piuttosto liberal, e questi gli confidò che Nixon, per i pochi americani seri cultori della politica internazionale, rappresentava forse l’unico caso di Presidente che ci capisse veramente qualcosa, non solo grazie e, qualche volta, nonostante, l’aiuto di Kissinger. Seduti esattamente di fianco a Vasco, all’interno del cinema Barberini, l’ex Presidente della Camera e Leader dell’UDC Casini e consorte Azzurra, entrambi molto casual e cool. Vasco accenna una battuta a Pierre sulla personalità politica di Nixon ma l’autorevole esponente dei moderati italiani è pesantemente assopito. Domenica dedicata al rugby con la prima partita del Sei Nazioni 2009 al Flaminio. Questo stadio è sempre piacevole, garantendo una giusta vicinanza ai giocatori senza essere piccolo. I posti prenotati dal gruppo di appassionati ai quali per la seconda edizione si è aggregato Vasco sono ottimi e la compagnia è simpatica, oltretutto attrezzata con una discreta riserva di pizze e dolcetti. Vasco si beve anche un tipico Caffè Borghetti, bevanda diffusa negli stadi romani. La partita dell’Italia però è piuttosto disastrosa, soprattutto nel secondo tempo. In un match con una squadra nettamente più forte non è tanto importante in sé la sconfitta ma il come si perde, e questa volta perdiamo veramente male. Per la prima volta la nazionale italiana di rugby viene fischiata al Flaminio e si confida per il futuro in uno scatto d’orgoglio. Vasco ritorna a casa intirizzito dalla Giannetta che da due giorni lo sta sferzando per le vie di Roma e decide di stare un po’ al caldo cuocendosi un arrosto di vitello con patate accompagnato da un paio di bicchieri di Montepulciano. Non resiste però al richiamo del derby di Milano delle 20,30 e decide di risalire l’Esquilino per andare al Druid Pub ed assistere ad una bella vittoria dell’Inter con (breve) rinascita di Adriano. Non capisce però per quale strano intreccio celtico, i tifosi irlandesi di rugby lì convenuti, da diverse ore ed innumerevoli birre, sostengano i rossoneri e manifestino dei dubbi sulla perfetta conduzione arbitrale. Tornato finalmente nel tranquillo tepore del suo letto romano Vasco infine si addormenta canticchiando l’inno irlandese "Ireland, Ireland Together standing tall..Shoulder, to shoulder We’ll answer Ireland Call!”. E la sua mente ormai è proiettata all’imminente settimana lavorativa.
Sei Nazioni 2009: una fase di Italia-Galles

Sei Nazioni 2009: mischia durante Italia-Francia