domenica 4 ottobre 2009

Navigando tra Flores e Komodo

Varano di Komodo Isola di Komodo, Indonesia 21/8/2009


Vasco e consorte si imbarcano a Labuanbajo, sulla costa nordovest dell’Isola di Flores, per tre giorni di navigazione che li porteranno a visitare le isole e il Parco nazionale di Komodo e Rinca. Il natante che li ospita è una vecchia barca da pesca riadattata per usi escusionistici. In linea con le sistemazioni di Flores, è piuttosto spartana, ma è ben tenuta ed organizzata: una veranda fa ombra su un bel tavolone con panche ed uno spazio riposo con due materassi impermeabili che appaiono da subito un invitante giaciglio per la notte, più in là uno spazio per prendere il sole facendo attenzione a non essere risucchiati dalle ondate in mare, al di qua un grande frigobar di plastica pieno di ghiaccio nel quale Vasco ha riposto una abbondante riserva di Bintang e succhi di mango, sul tavolo compare un bel cesto di banane appena colte, sotto tutto l’occorrente per l’ottimo ginger tea e caffè caldo di Flores. Si può quindi fare tutto in coperta senza problemi: mangiare, dormire, bere il caffè, fumare, appisolarsi, tuffarsi con le pinne, pescare, osservare uccelli e draghi, farsi la doccia o avvolgere dal cielo stellato.


Sulla rotta per Rinca 19/8/2009




L’equipaggio è composto da un protestante di rito calvinista olandese originario di Timor, che farà da guida, munita di enorme bastone biforcato antidrago, nelle escursioni a terra, e due fratelli dai lineamenti più tipicamente malesiani, molto scuri e pronunciati, piuttosto giovani e, secondo la consorte, bellocci, che corrispondono all’immaginario salariano del tipico “Pirata della Malesia”. Vasco si inquieta un po’ quando scopre che il più giovane dei due, il marinaio, è affetto da sordomutismo incipiente, cosa che probabilmente non faciliterebbe le comunicazioni in caso di emergenza in mare o se fosse risucchiato da un’ondata durante la pennichella pomeridiana. Lo vede però muoversi con sapienza nel traffico del porto e nell’organizzazione della barca e si tranquillizza. Dopo un’ora di navigazione costeggiando la costa nord ovest di Flores approdano su una delle tante bellissime isolette della zona circondate da reef e con spiaggia bianchissima. Si tuffano con pinne e maschera direttamente dalla barca e sono accolti sott’acqua da una stupenda prateria di corallo vivo dai colori vivaci. I pesci non sono tantissimi ma in un angolo osservano, tenendosi a distanza, ben tre temibili Lion Fish. Al termine dello snorkeling l’equipaggio li accoglie con bidone e mastello di acqua dolce per la doccia appena risaliti sulla barca. Vasco, asciugandosi guardando il mare cristallino e la cornice ininterrotta di isole e montagne senza nessun turista o insediamento all’orizzonte, si sente molto vicino al paradiso. Involontariamente le sue radici brianzole lo portano anche a pensare che, secondo i suoi calcoli, un giorno di tutto questo ben di Dio gli costano probabilmente meno che mangiare una pizza e birra a Milano. Verso l’imbrunire raggiungono un’isola con un’estesa foresta di mangrovie. Poco prima che cali il buio della notte, prima alcune, poi migliaia e migliaia di Flying Foxes si involano verso Flores. Ancorati qui per la notte, Vasco e consorte girandosi verso il tavolo non credono ai propri occhi: una tavolata imbandita di tutto punto con piatti, piattini, salse, riso…da un lato uno straripante vassoio di tranci di barracuda al chilly, di qui ricchissimi noodles, verdure e riso. Per la prima volta nel viaggio i noodles, nonostante siano stati cucinati negli spazi ristretti della barca, non sanno di cherosene e sono ottimi. Il barracuda cotto alla perfezione e non sottomesso dalla salsa che lo accompagna ha un sapore squisito e gli spinaci d’acqua, con la loro fragranza ed umidità simile alle puntarelle di Roma, bagnano il palato alternandosi al riso che Vasco ormai è uso fare arrossire con abbondante salsa piccante Sambal. Incrocia con lo sguardo il marinaio che li guarda mentre gustano le sue prelibatezze sorseggiando un bicchiere di palm wine e manifesta la sua approvazione. Probabilmente la cucina per lui è diventata un modo di comunicare con gli altri e Vasco e consorte maturano la convinzione, suffragata dalle successive preparazioni, che il ragazzo, venticinquenne, abbia effettivamente grandi potenzialità ai fornelli. Il fratello capitano, anche lui gradevolmente taciturno ma molto efficiente, risponde da par suo pescando con il bolentino un bel pesciazzo ed un calamaro. Al termine della cena, spento il generatore e le luci, un possente cielo stellato con una via lattea infinita introduce ad un sonno profondo in una notte tranquilla e fresca, accompagnata dal movimento leggero dei flutti.

Al risveglio Vasco intravede le ultime Flying foxes rientrare al posatoio con le prime luci dell’alba ed alle 7,00 è già a tavola con banane, una tazza di caffè fumante ed alcuni toast caldi croccanti chiusi a mo’ di panzerotto e ripieni di uova, pomodori e spezie, molto gustosi senza che ci sia dentro la minima traccia di prosciutto o formaggio.



Panorama lungo il long walk nel Parco Nazionale - Isola di Rinca 20/8/2009


Poco dopo, l’approdo al molo di entrata a Rinca del Parco Nazionale e inizio della long walk di circa due ore che consente di vedere i diversi ambienti dell’isola. Ai margini del letto di un fiumetto diversi Megapodes razzolano nel sottobosco. Sono gli unici uccelli al mondo che depongono le uova sottoterra abbandonandole. Il pulcino, se ce la fa, affiora dalla terra dopo la schiusa come un marziano in un film di fantascienza degli anni 60 e comincia a girare ed alimentarsi, tutto solo. Risalendo sulla collina uno stupendo panorama si apre su Rinca e la sua vegetazione sparsa con palme altissime, sulle isole vicine e sul mare multicolore che le circonda. I dragoni di Komodo sono ovunque, da quelli più assonnati e fermi in prossimità dell’entrata nel Parco, a quelli più pimpanti e selvatici nelle parti più esterne. Quando si spostano sono veramente impressionanti. Uno, lungo più di tre metri, annusa e sente la presenza di un bufalo selvatico che vediamo a circa 300 metri sulla collina.

































Bufalo selvatico e Varano di Komodo Isola di Rinca, 20/8/2009

Il bufalo è una delle prede preferite del varano che per prenderlo lo paralizza con il suo morso e poi la mangia lentamente, anche per giorni e giorni. Visti da vicino, anche gli artigli e la possente coda incutono un certo timore, e sono stati all’occorrenza usati per predare anche essere umani. Per camminare lungo il sentiero è necessario essere accompagnati da almeno due guide, una davanti ed una dietro, attrezzate con l'apposito bastone antidrago. La guida davanti fa uno scatto e fa lasciare strada ad un grosso varano che avanza risoluto lungo il sentiero in rotta di collisione con la comitiva. In totale ne incontrano 10 lungo il long walk, prevalentemente nella parte iniziale. Vasco si chiede come possano alimentarsi tutti questi varani, ora che il parco non li alimenta più per non comprometterne la selvaticità, e l’isola di Rinca, grande ad occhio come l’isola d’Elba, pare che ne ospiti più di 1200.


Varano di Komodo Isola di Rinca, 20/8/2009


Probabilmente un buon meccanismo di regolazione naturale è in questo caso il cannibalismo che interessa in particolare i piccoli, costretti a crescere in cima alle piante. Lasciata Rinca c’è tempo per un tuffo ai bordi di una foresta di mangrovie in alta marea per rinfrescarsi dalla camminata ed un lunch a base di baby tuna, gado gado e gli anelli del calamaro pescato la sera prima intrisi in una salsa gialla speziata di lime, buonissimi. Non è tutto, al piacere della buona tavola si aggiunge, all’interno di un contesto ambientale già in sé suggestivo, l’affiorare dall’acqua di decine di delfini che passano di fianco alla barca mentre si spostano verso Rinca. Ammaliante.
Si alza un po’ d’aria e si fa rotta verso Komodo. I tigrotti issano la vela per sfruttare il forte vento a favore ed a questo punto tutti si sentono veramente salgariani e concentrati nell’affrontare un tratto di mare piuttosto aperto e leggermente impegnativo. Vasco, in piena fase post-prandiale, si assopisce e sogna di ordinare ai tigrotti l’attacco ad un brigantino inglese, ma questi non lo sentono, e per tutta risposta Adolfo Celi gli spara una cannonata che sfiora la barca o meglio, si sveglia di soprassalto investito da una vera ondata che lo rende completamente fradicio.
Dopo circa un’ora la rotta li porta tra due isole che li riparano dai venti. Vasco, osservando il mare sotto, lo vede piuttosto pericoloso e percorso da correnti instabili legate al deflusso di forti maree che alimentano vortici maligni. Rileva di essere su una linea di contatto tra Oceano Indiano ed Oceano Pacifico e l’effetto congiunto delle maree e della complessa orografia del territorio, fatto di decine di isole con rilievi anche alti e profondità marine variabili, richiedono la massima attenzione, e buone guide, per fare diving. Anche lo snorkeling va fatto con cautela osservando la zona da esplorare è stando vigili sulle correnti che possono imporsi improvvisamente dietro un promontorio o in prossimità del limite del reef. I luoghi però sono straordinari: arrivati a Pink Beach, la spiaggia ormai sull’isola di Komodo resa rosa dalla frammentazione del corallo rosso, di cui alcuni grossi frammenti giacciono sulla battigia, lo scenario subacqueo si presenta eccezionale con colori vivacissimi dei fondali pieni di corallo vivo e pesci colorati. Vasco insegue a lungo una grande tartaruga marina tra i coralli e la vegetazione subacquea ed ha un sobbalzo quando vede una seppia, o qualcosa di simile, lunga circa un metro che gli passa sotto le pinne. La sosta alla spiaggia rosa prosegue fino quasi all’imbrunire quando si spostano in una baia riparata dell’isola di Komodo poco distante. Il capitano questa sera vuole lavorare seriamente alla pesca e, con il bastone antidrago, attrezza una lampara mentre l’altro tigrotto riemerge dal retro con una cena a base di spaghetti al peperoncino, al dente come se fosse uscito da una cucina di Trastevere, pollo fritto e patatine come se fossimo ad Anversa. Cena occidentale insomma, ma anche questa impeccabile. Dopocena lo spettacolo dei pesci sotto la lampara è indimenticabile: prima una coltre di milioni di micropesci e poi la danza degli squid che come fantasmini appaiono e scompaiono, con movimenti irregolari, dal campo visivo. Più tardi due aristocratiche aragoste passeggiano sul fondale. Uno o due piccoli martin pescatori blu decidono di dare un’occhiata nonostante l’orario notturno. Il capitano pesca in sequenza con il bolentino un calamaro di circa mezzo chilo ed un altro enorme di quasi 2 kg. Vasco con l’altro bolentino riesce a prendere un calamaro ma dall’eccitazione lo perde e per poco ritirando su troppo velocemente il filo non prende un martin pescatore. Con lo spegnersi del generatore e delle luci la via lattea ed un cielo incredibilmente stellato ritornano a fare da unica ed infinita coreografia alle sfrenate danze sottomarine degli squid.




Panorama di Komodo lungo il long walk Isola di Komodo, 21/8/2009


La guida fa organizzare la colazione all’alba per essere i primi a entrare nel Parco a Komodo ed avere maggiori possibilità di osservare la fauna. Iniziano il long walk di circa 2,5 ore per primi e la densità di fauna è in effetti notevole, soprattutto di uccelli. L’incontro con i Cacatua dalla cresta gialla-Cacatua sulfurea, che qui hanno una delle ultime località in cui possono essere osservati allo stato selvatico, è fin troppo facile: quattro stanno alimentandosi su un albero pochi minuti dopo l’inizio della passeggiata. I Megapodes razzolano nel sottobosco e, vicino, la luce che filtra nella boscaglia illumina il padre di tutte le galline del mondo, un Gallus Gallus, qui eccezionalmente allo stato selvatico.


Gallo selvatico della specie originaria, Gallus gallus - Isola di Komodo, 21/8/2009


Numerosissimi sono gli Imperial Green Pigeon-Ducula Aenea, grossi piccioni colorati dalle carni molto apprezzate dagli indigeni, infatti Vasco, che ne osserva in modo strano le grasse cosciotte succulente, prima di qui, che è zona protetta, non li aveva mai visti. Un Red cheeked Parrot-Geoffroyus Geoffroyi, sfreccia velocissimo a mezz’aria nella foresta. Un bellissimo rigogolo Black-naped Oriole-Oriolus chinensis mangia tranquillo dei frutti su un albero vicino al sentiero. Un cervo passa vicino alla comitiva che poco dopo ha la fortuna di osservare anche una Flying Lizard o Lucertola volante sul tronco di un albero. La varietà di ambienti, anche forestali, e di animali di Komodo è superiore alle aspettative di Vasco, a parte i Varani di Komodo che si vedono molto meglio nel loro ambiente a Rinca.



Giovane Varano di Komodo Isola di Komodo, 21/8/2009


Nell’escursione a Komodo, a parte un giovane dragone appollaiato in cima ad una pianta, ne vede solo alcuni in prossimità degli edifici all’entrata del parco che sembravano imbalsamati. Un piccolo dragone però è entrato di corsa nella veranda di un’edificio del parco forse inseguendo un cinghialotto che è sfrecciato di fronte al bar verso la spiaggia. Komodo insomma è un buon posto per vedere animali anche se per gli standard di Vasco le osservazioni sono fin troppo facili ed anche il long walk non dà quel senso di wilderness che si percepisce circumnavigando l’isola. La sosta a Komodo comunque è stata più lunga del previsto e si opta per un ritorno alla spiaggia rosa in quanto le deviazioni su altre isole potrebbero rendere problematico il rientro prima di sera a Labuanbajo. Lo snorkeling con l’alta marea da un’immagine completamente diversa dei fondali, ma sempre suggestiva. Dopo la nuotata rigeneratrice e la lunga passeggiata mattutina l’appetito di Vasco è quasi minaccioso e divora con soddisfazione circa un kilogrammo di grandi anelli carnosi del grosso calamaro pescato la sera prima. Ci sono anche gado-gado e il famoso tempeh, uno dei piatti che la cucina tradizionale indonesiana ha portato in dote alla cucina macrobiotica di tutto il mondo. Quello preparato dal cuoco-marinaio-tigrotto è semplicemente spaziale. Dopo il caffè l’equipaggio con la vela in assetto di bolina saluta Komodo e si avvia per alcune ore di navigazione che li riporterà a Flores. Sulla via del ritorno Vasco, mentre assapora sulle labbra il contrasto tra il sale del Mare di Flores ed il dolce del filtro della sigaretta speziata Sampoerna, pensa che, tutto sommato, non disdegnerebbe una piccola deviazione, giusto di qualche mese, per approdare in almeno qualcuna delle altre 16.993 isole indonesiane che non ha ancora visitato.


Sulla rotta del ritorno Mare di Flores, 21/8/2009

sabato 3 ottobre 2009

Isola di Flores, Indonesia – Diario di viaggio: 4-Ruteng-Labuanbajo


Macaco mimetizzato presso il Ranamese Lake Isola di Flores, 18/8/2009


-segue- Estratto degli appunti di viaggio di Vasco, 4-da Bajawa a Ruteng e Labuanbajo (18-19/8/2009):
“La strada tra Bajawa e Ruteng scende con gradualità verso la costa sud dell’isola aggirando l’Inerie che continua a dominare questo tratto dell’isola. Si costeggia per diversi km un tratto di mare non particolarmente interessante e poi si ritorna verso l’interno. Degustiamo a metà mattina un bicchiere di palm wine da un artigiano distillatore locale. Registro con compiacimento che Nyman gli lascia le bottiglie di plastica di acqua minerale da noi usate lungo il viaggio per essere riutilizzate per imbottigliare il liquore: qui a Flores, almeno nei villaggi, non si butta via niente e tutto, anche il liquore, è all’insegna del kilometro zero ed i prodotti della terra e della foresta garantiscono quasi tutto il necessario per il sostentamento: dal riso e dalle banane, fonti di alimentazione primaria, alle uova, ai frutti tropicali al caffè. Riso, spezie, noccioline, caffè e cacao sono anche oggetto di esportazione. Risaliti sulla macchina il palm wine a metà mattina mi fa cadere in un sonno profondo. Mi risveglio in un ristorantino locale sulla strada dove mi viene servito un mediocre pork sate dal sapore di grasso di trattore bruciato, invecchiato sulla griglia. Ci sorprendiamo dell’arrivo di una comitiva di turisti polacchi e in particolare di una giovane che si presenta in questo posto in tenuta da modella con shorts e occhialoni scuri. Facciamo rientrare in posizione gli occhi dell’equipaggio e risaliamo verso le montagne dove dopo un paio d’ore arriviamo nella zona del Ranamese Lake accolti da un gruppo di macachi selvatici che ci osservano dal folto della foresta. Il posto è molto suggestivo e circondato da una fitta foresta primaria che si sta rimangiando ormai anche alcuni edifici originariamente dedicati all’accoglienza nell’area ed ora semi-abbandonati. Camminiamo per un po’ intorno al lago senza riuscire ad entrare in profondità per alcuni passaggi un po’scoscesi.


Ranamese Lake- strada tra Bajwa e Ruteng 18/8/2009


Nelle prime ore del pomeriggio la foresta è silenziosa e non si vede quasi nulla pur essendo questo un luogo considerato di notevole interesse ornitologico. Qui una spedizione di qualche anno fa ha rinvenuto vivo e vegeto l’Assiolo di Flores, Otus Alfredi, del quale erano precedentemente noti solo esemplari impagliati dell’800. Lasciato Danau Ranamese in meno di un’ora arriviamo a Ruteng. Nonostante questa sia la base principale per viaggi naturalistici nelle selvagge foreste dell’ovest di Flores la cittadina, al di là di un clima piacevolmente frizzante dato dalla posizione a 700 metri all’incrocio di diverse valli, non offre veramente niente oltre ad una certa confusione data dal suo essere un centro di commercio per i villaggi delle vallate. Anche i dintorni, un altopiano estesamente coltivato ed abitato, non ha nessuna parvenza delle foreste selvagge che auspicabilmente si trovano ancora da qualche parte qui intorno. Rinuncio, dopo l’esperienza del giorno prima sulla strada degli N’gada, a chiedere all’autista escursioni supplementari su strade sicuramente peggiori come risulta dalle mie ricerche internettiane. Per raggiungere Tanjung Kerita Mese, la foresta segnalata come biologicamente più importante dell’isola, è necessaria una spedizione apposita mentre altre escursioni nella zona richiederebbero una buona mappa, un robusto fuoristrada ed almeno un giorno in più tutti elementi che a noi mancano.




Missione Suster Santa Maria Berdukacita Ruteng, 18/8/2009






Ci sistemiamo presso la Wisma Suster Santa Maria Berdukacita, missione con edifici nuovissimi, pulitissimi, piastrelle scintillanti ed arredamento stile casa del parroco. Camera immacolata ed impianti idraulici perfetti curati sicuramente da un idraulico brianzolo in trasferta. Mi immagino la missione governata con severità da una austera madre superiore italiana o tedesca. La sensazione viene confermata dalle regole draconiane in vigore nell’area: niente fumo all’interno dai cancelli ed alle 21,00 vengono sbarrate le porte a doppia mandata, chi è dentro è dentro (chiuso dall’esterno) e chi è fuori è fuori. D’altra parte il posto pullula di novizie delle quali sentiamo all’imbrunire l’eco di candidi cori ecclesiali persi nei corridoi. Alla luce degli sguardi e delle battute che sembrano rivolgere loro i nostri membri dell’equipaggio, tenuti costantemente d’occhio da sorveglianti dallo sguardo arcigno, qualche rischio per le giovani novizie potrebbe esserci. Durante la notte penso che i due siano stati sprangati nei sotterranei mentre noi siamo prigionieri al primo piano, sprangato dall’esterno. La buona notizia è che, per la prima volta a Flores, c’è una bellissima doccia con acqua calda.





Spiderweb Ricefields-Dintorni di Ruteng 19/8/2009




Ripartiamo l’indomani per Labuanbajo dopo una breve visita di Campang Ruteng e Golu Curu Hill. Niente di speciale e lasciamo Ruteng con un po’ di rimpianto per non aver visto nulla delle foreste dell’ovest di Flores, vedremo, magari ricapiteremo in futuro da queste parti. Ci fermiamo dopo qualche km. ad osservare le suggestive spiderweb rice fields, un altro esempio di tecnica di raccolta e convogliamento dell’acqua con tecniche tradizionali plasmate sul territorio. Attraversiamo poi la fertile pianura di Lambar densamente popolata da volatili tra i quali una rara Wooly-necked Stork, Ciconia episcopus e risaliamo sui monti che circondano Labuanbajo coperti da un fitto manto forestale in buone condizioni.





Sulla strada da Ruteng a Labuanbajo Isola di Flores, 19/8/2009



Non c’è tempo di visitare la riserva chiamata Teletower Forest perché la barca ci aspetta giù al porto e siamo già in ritardo. Riscendendo verso la costa nord dell’isola la foresta si spinge fino quasi al mare. Labuanbajo, posta su una serie di baie, alcune con spiagge bianche, i monti verdeggianti di foreste alle spalle, ed innumerevoli isole di fronte è in una posizione magnifica. Un grande hotel in costruzione su una delle baie adiacenti ci fa pensare all’imminente sviluppo turistico che inevitabilmente raggiungerà questo luogo. Oggi comunque, pur essendo il posto a Flores dove si vedono più turisti occidentali, Labuanbajo è una cittadina concepita in modo tradizionale e cresciuta senza sviluppare le infrastrutture, con il porto un po’ incasinato, le strade piene di buche e trafficate, molta polvere e confusione. Anche qui, camminando sui “marciapiedi” (sconsigliati i passeggini), si corre il rischio di precipitare nelle voragini che si aprono sui canali fognari sottostanti. Se si è alti più di 1,70 insidiose lamiere consunte e taglienti attentano agli zigomi ed alla nuca. Ci arriviamo quando è in corso una sorta di Carnevale con una grande folla, carri e gruppi che affollano la strada principale. Lo sfilare dei gruppi professionali e delle associazioni, delle ragazze in velo musulmane seguite da un gruppo di travestiti locali seminudi, delle suore cattoliche in una profusione di coretti religiosi dei bambini delle missioni, di un grande carro induista accompagnato dalle colorite maschere balinesi, tutto questo ci fornisce una variegata istantanea di quel caleidoscopio di culture isolane che è l’Indonesia, uno straordinario arcipelago di culture e di umanità che ci affascina e che ci sorprende.



il porto di Labuanbajo Isola di Flores, 19/8/2009



Salutiamo infine i nostri due simpatici compagni di viaggio Nyman e Melchie e saliamo su una imbarcazione che ci condurrà in navigazione per tre giorni verso le isole di Rinca e Komodo”. (18-19/8/2009)







Melchie (driver) e Nyman (guide)-Isola di Flores 18/8/09

giovedì 24 settembre 2009

Isola di Flores, Indonesia – Diario di viaggio: 3-Bajawa

Tra Riung e Bajawa Isola di Flores, 17/8/2009






(segue da 2) - Estratto degli appunti di viaggio di Vasco, 3-da Riung a Bajawa (17/8/2009):


“E’ il 64° anniversario dell’indipendenza dell’Indonesia dall’Olanda. Feste e parate sono annunciate in tutta l’isola. In effetti non ne incontriamo una e ci addentriamo in una delle zone più selvagge dell’isola risalendo la bellissima zona di foresta monsonica alle spalle di Riung. Alcuni coloratissimi Flores Lorikeet, Thricoglossus (haematodus) weberi ci accompagnano a svolazzando intorno ai grandi fiori rossi di spogli alberi ai bordi della strada. Un Helmeted Friarbird - Philemon buceroides, specie già osservata qualche anno fa in Australia, ci ricorda che siamo oltre la linea di Wallace. Poi, dopo vari saliscendi intorno ai 1000-1200 m. scendiamo su un altopiano piuttosto abitato e coltivato. Sullo sfondo si comincia a profilare il grande vulcano Inerie che domina tutta questa parte dell’isola ed alimenta diverse fonti di acqua solforosa e ferruginosa. Ci fermiamo presso le Mangaruda Mata Air Panas, una vera onsen in stile giapponese se non si guardano i servizi di supporto in perfetto stile tropicale non mantenuto, cioè molto lontani dagli standard igienici giapponesi. La pozza principale, di acqua ferruginosa verdissima e caldissima, è comunque molto invitante e ci entriamo tranquillamente così come ci immergiamo poi nelle sottostanti acque smeraldo cristalline del ruscello che con la loro forte corrente esercitano un tonificante idromassaggio. Uscendo beviamo da un cocco con una cannuccia il suo ottimo succo ed assaggiamo un curioso frutto che sembra una patatona ma in effetti si rivela come uno straordinario marron glacé naturale. Arriviamo a Bajawa alle 13,30 e ci precipitiamo nel ristorantino Divas dove ci viene servito un eccellente gado-gado ed un pork saté, spiedino di maiale grigliato in salsa di noccioline gustosissimo. Sono le prime specialità “classiche” indonesiane che proviamo nel nostro viaggio ed il gusto forte e speziato con sentore di agrodolce ci conquista, regalandoci anche il piacere di un conto inferiore ai 2 (due) euro a testa. Lasciamo i bagagli all’Hotel Severin, di standard “superiore” secondo i canoni di Flores, forse perché il lavandino è separato dal bagno. Peccato che, come al solito, scarichi nel bagno direttamente sulle gambe di chi si trovasse seduto sul water. Partiamo subito verso Bema ed i villaggi dell’etnia N’gada che abita questa parte dell’isola. Si sale in una bella zona di foresta d’altura. I pocket di foresta primaria sembrano abbastanza diffusi ed il paesaggio, dominato dal cono piramidale del vulcano Inerie, è magnifico.



Bena Isola di Flores, 17/8/2009


Bena Isola di Flores, 17/8/2009


La bellezza della zona acquisisce una suggestione quasi soprannaturale quando dalla foresta si apre un varco su un pianoro sommitale disposto con una prospettiva perfetta sul centro della piramide vulcanica. Sul pianoro sono disposte in linea simmetrica due file di case rialzate in legno con tetto di paglia. E’ il villaggio di Bena. Al centro delle due linee di case il “viale delle sepolture e dei sacrifici” sul quale sono disposti ombrelloni di paglia (ngadhu), che simboleggiano il maschio, e strane casette rialzate in miniatura (bhaga), che rappresentano la femmina. In cime alle case adiacenti maschere che evocano gli spiriti e gli antenati. Ai lati, muti spettatori arrivati chissà da dove, lastroni di pietra e megaliti che sembrano essere stati dimenticati qui dalla sceneggiatura di 2001 Odissea nello spazio, vegliano sulla vita del villaggio e sulle tombe degli avi. Il “viale” è una linea perfettamente orientata sul cono del vulcano e si porta dietro tutta la simmetria urbanistica del villaggio. Non c’è che dire, il luogo emana un magnetismo particolare, indipendentemente da quello che pare dicano del posto alcuni studi esoterici. L’immagine ricorda un po’ Machu Picchu, con edifici certo un po’ più primitivi ma con la differenza che gli Incas del posto, gli N’gada, sono ancora lì, con le loro galline, con i loro anziani dai quali ti devi registrare, con i loro bambini che ti salutano Hallo Mister. E continuano, imperterriti, a seguire i loro riti ed a sacrificare i loro bufali.



Bena Isola di Flores, 17/8/2009

Più furbi degli Incas me li immagino aver accolto i Portoghesi, nel ‘500, ammesso che questi siano mai arrivati fino a qui, con gli stessi sorrisi con i quali accolgono noi. Per tenerli buoni, hanno fatto proprio il simbolo della croce, continuando nelle pratiche animistiche di sempre.


Abitazione di Bena con sullo sfondo il vulcano Inerie (colori rielaborati) 17/8/2009





Bena è senz’altro un luogo di interesse internazionale e la nuova strada ben asfaltata che la collega a Bajawa, i pulmini di turisti presenti (2, cioè parecchi per gli standard di Flores) ed i lavori di manutenzione in corso su alcuni edifici fanno pensare che in futuro l’afflusso aumenterà non sappiamo quanto compromettendo l’autenticità del luogo. Iniziamo un’accesa discussione con il nostro equipaggio per raggiungere Nage, un villaggio più avanti segnalato come altrettanto interessante, che loro dicono non raggiungibile ma che considero essere parte dell’itinerario concordato. Insisto e ci mettiamo in marcia. Come spesso succede non si capisce una mazza, neanche dalla LP che secondo me non ci è mai andata, di quanto cavolo sia distante ‘sto Nage. Comunque, dopo mezz’ora di viaggio e la trasformazione della strada da bella carrozzabile a mulattiera di montagna con pendenze assassine, appuriamo che è sicuramente molto più distante dei 7 km indicati dalla LP. Tocchiamo diverse volte, l’autista dà segni di nervosismo, abbiamo mezz’ora scarsa di luce e poi dobbiamo visitare e rifare tutta la strada…ok, cedo: torniamo indietro. Effettivamente per la visita dei villaggi N’gada è necessario un giorno pieno, lasciando l’auto a Bena e camminando verso Naga per un paio d’ore one way, in discesa, tornando se possibile in bemo o con le proprie gambe. Rimanere a Bajawa una sola notte è troppo poco, tra l’altro la cittadina e il clima sono gradevoli, e sono consigliabili almeno 2 o 3 notti. Il nervosismo con Nyman e Melchie si stempera subito quando, dai bordi della foresta, si materializza di fronte a noi un White Rumped Kingfisher, Caridonax fulgidus, uno degli uccelli endemici più belli della Wallacea, al quale riesco a scattare qualche foto nonostante le pessime condizioni di luce. Sembra proprio che quest’isola faccia di tutto per non farmi arrabbiare. La quiete crepuscolare ormai sta scendendo sui villaggi al cospetto del perfetto cono vulcanico dell’Inerie. (17/8/2009) - (segue)


Il vulcano Inerie dalla strada tra Bena e Bajawa 17/8/2009


domenica 20 settembre 2009

Isola di Flores, Indonesia – Diario di viaggio: 2-Riung

Flying Foxes presso il posatoio nelle XVII Islands, Riung 16/8/2009


-segue da 1- Estratto degli appunti di viaggio di Vasco, 2-Detusoko-Riung (15-16/8/2009):


“ Partiamo alle 8,00 da Detusoko seguendo la strada per Ende. Attraversiamo zone interessanti di foresta e di risaie a terrazzo a valle. L’autista Melchie, al quale mostro con il binocolo un bell’esemplare di White Bellied Kingfisher, diventa un appassionato birdwatcher, in particolare dopo aver sentito che in famiglia, durante gli spostamenti in auto, ci capitava di mettere un premio di 1 euro per ogni animale interessante osservato.



Lungo la strada tra Detusoko ed Ende 15/8/2009

In effetti è scatenato e sfodera, mentre guida su strade insidiosissime, una vista da cacciatore indigeno perfettamente calato nell’ambiente: individua uccelli a distanze incredibili nel folto della foresta che non sempre riesco a inquadrare con il binocolo. Alcune le inquadro ma non sono riportate sul libro. Dopo aver attraversato l’insignificante capoluogo amministrativo dell’isola Ende seguiamo una strada panoramica lungo la costa sud dell’isola e facciamo il primo bagno a Flores e successivo picnic sulla spiaggia dei ciotoli blu, arrivati qui dopo un’eruzione vulcanica di qualche anno fa. Lasciando poi la costa sud riattraversiamo l’isola verso nord secondo un percorso a zig-zag caratteristico di Flores che è attraversata in senso longitudinale da numerose catene montuose di origine vulcanica. La strada per Riung è una strada secondaria rispetto alla principale, già di per sé in stato piuttosto mediocre. Gli spostamenti a Flores sono lunghissimi, inoltre non è stato possibile trovare una cartina decente, la Lonely Planet come sempre vorrebbe farci viaggiare tutti in bemo e non contempla la possibilità di spostarsi in auto ed il nostro equipaggio non mastica distanze in km ed è piuttosto impreciso anche sui tempi. Rilevo che il concetto di numero, quantità e tempo è poco sviluppato nella popolazione locale. Molti non hanno l’orologio, ma forse non ne hanno bisogno dato che i giorni sono scanditi, in queste zone tropicali, da una regolarità assoluta: alba alle 6,15, tramonto alle 18,15, 12 ore di luce e 12 ore di buio, il sole sorge e tramonta velocissimo. Comunque da Ende a Riung credo ci siano circa 100 km per percorrere i quali impieghiamo quasi 5 ore, al lordo però di diverse fermate naturalistiche e qualche tratto a piedi. Gli ambienti attreversati nella parte finale dell’itinerario sono interessantissimi: la fitta foresta monsonica delle alture, che in questa stagione secca è quasi spoglia di foglie, è seguita da zone di savana selvaggia che poi lasciano il passo, giunti ormai sulla costa nord, ad estese foreste di mangrovie popolate da scimmie. La stagione secca facilita lungo l’itinerario le osservazioni ed identifico ad esempio in 5’ su un paio di alberi carichi di frutti, una quindicina di specie di uccelli. Melchie vede anche una brigata di quaglie striate a 150 m. mimetizzate nel bush. In prossimità di Riung, dove la strada costeggia le mangrovie da un lato e la foresta monsonica dall’altro, vedo diversi tra gli endemismi più interessanti di questa regione riuscendo a scattare qualche foto. Riung non è quella località turistica che ci si potrebbe aspettare dalla sua prossimità con il parco marino delle Seventeen Islands ma un vero villaggio tradizionale di pescatori con case su palafitte che ricordano, in versione un po’ più tropicale, le Robouer delle Lofoten in Norvegia. La bassa marea è molto bassa e le imbarcazioni rimangano a mezz’aria come nella baia della Somme. La missione, che ci aspettavamo secondo la LP, “scintillante”, da un’idea un po’ “malsana” essendo circondata da campi non proprio lindi e mangrovie paludose. Imperversano le zanzare e la zona richiederebbe il Malarone. Ci attrezziamo in modo difensivo con calzoni e scarpe resistenti, camicia chiara robusta e bagno di Autan indonesiano. Andiamo al porto a vedere il tramonto in un contesto indubbiamente suggestivo, con il molo di legno che si protende nell’insenatura con il villaggio di palafitte alle spalle, le mangrovie ai lati, le montagne alle spalle e le decine di isolette di fronte. Unico rumore, i versi gutturali dei macachi che si inseguono nelle mangrovie. Che calano con il calare del sole sul mare.




Approdo nel Parco marino delle XVII Islands, Riung 16/8/2009
La colazione all’indomani, come al solito alle 7, ci riserva una sorpresa dalle svogliate, ma molto sorridenti e carine, ragazze della missione: un eccellente pancake alle banane, con dell’ottimo caffè forte di Flores. Verso le 8 iniziamo la crociera di un giorno delle XVII Islands e poco dopo la partenza ci fermiamo di fronte ad una grande posatoio di Flying Foxes o Rosselle (più appropriato il nome inglese visto che sembrano proprio delle teste di volpe con le ali).



Posatoio delle Rosselle XVII Islands, Riung 16/8/2009

Ci sono altre 3 o 4 barche di turisti e purtroppo i locali cominciano a gridare facendo alzare una buona parte delle povere rosselle, stanche dopo una notte di scorribande sui frutti e fiori tropicali delle foreste di Flores. Raggiungiamo poi una magnifica isoletta di spiaggia bianchissima circondata dal reef . Facciamo la prima uscita di snorkeling trovando del bellissimo corallo vivo anche se pochi pesci. Nella zona negli anni scorsi molto reef è stato distrutto dalla pesca con gli esplosivi, pratica che ci dicono ora fortunatamente cessata e ci vorranno anni prima che il grosso dei coralli si riprenda. Tsunami permettendo. Osserviamo il scendere della marea da un lato ed un sontuoso red snapper sulla brace dall’altro, accompagnato da baby tuna ed altri pesci.


Abbondante grigliata di pesce su una spiaggia delle XVII Islands


Il pesce grigliato perfettamente ci viene servito su un letto di foglie di palma intrecciate. Nei tagli del pesce una salsa di lime e chilly ben equilibrata da al pesce un sapore delizioso ed i tranci incisi profondamente sono facilmente asportabili con le mani. Ci spostiamo poi su un’isola con meno reef ma ancora più isolata; nuotiamo in una mare cristallino con tonalità verde smeraldo, pieno di grandi stelle marine, alcune blu ed altre rosse palmate di macchie scure. Il rientro in serata dopo questa gradevole giornata di mare è intorno alle 17. In serata al ristorante parliamo a lungo con il gestore dell’Hotel Nirvana, noto ai turisti di Flores, secondo la definizione dell’edizione italiana della Lonely Planet, come un gran “narcisista” o, secondo l’edizione inglese, un “adescatore” di turiste un po’invadente. Ovviamente parla malissimo della LP ed in effetti a noi sembra un ragazzo simpatico, molto moderno e colto e buon conoscitore delle lingue e delle abitudini dei diversi paesi europei. Incrociamo una comitiva di italiani di Avventure nel Mondo ed alcune ragazze cinesi vestite modernamente che viaggiano in fuoristrada. Fanno parte della ricca minoranza cinese indonesiana, che anche qui, con base nella vicina Ende, controlla buona parte dei commerci e delle attività economiche" (segue)


(16 agosto 2009)






Bintang delle XVII Islands Riung, Isola di Flores, Indonesia 16/8/2009

sabato 19 settembre 2009

Isola di Flores, Indonesia - Diario di viaggio: 1-Kelimutu

Foresta e campi di riso presso Detusoko Flores, 14/8/2009

Un volo Merpati di circa 2 ore con scalo a Sumba porta Vasco e consorte da Bali a Maumere sulla costa orientale dell’Isola di Flores, punto di inizio di una visita di alcuni giorni sull’isola. Quello che segue è un estratto degli appunti di viaggio di Vasco.
“ Arriviamo a Maumere intorno alle 16, in ritardo. Sul volo una quindicina di turisti ed un sacerdote di Verona che si reca a Flores dalle Filippine per avviare una nuova missione. Dopo lunghe trattative e verifiche, appuriamo che la persona che insiste nel volere farci da guida è quella che effettivamente avevamo richiesto: grandi sorrisi e pacche sulle spalle sanciscono il via libera all’inizio del viaggio con Nyman, la nostra guida, e Melchie, l’autista con i quali condivideremo i prossimi giorni lungo le strade di Flores. Appena lasciata la città, l’unica a Flores che possa chiamarsi tale, la strada si immerge in una vegetazione rigogliosa: lungo la strada banani, palme da cocco, papaia, macadamia nuts, più all’interno tratti di foresta che ci accompagna fino ai 1200 m. di Moni con grandi alberi vetusti svettanti. La strada è tortuosa, veramente tortuosa, il rettilineo più lungo non supera i 50 metri. Buche notevoli si alternano ad un discreto movimento sulla carreggiata di bambini, uomini e donne di ritorno ai villaggi, galline, maiali, cani e anche scimmie. Melchie, di poche parole, nessuna in inglese, appare subito molto abile nel districarsi tra tutto questo ed ha una straordinaria capacità di addolcire le curve ed evitare le buche, doti essenziali sulle strade di Flores anche per evitare il mal d’auto. La guida Nyman parla invece un inglese di buon livello, è preparato sulle culture locali ed è decisamente socievole. La musica di Flores (Bajawa) che ci fanno sentire è completamente diversa da quella di Bali, molto ritmata, quasi un salsa afro-brasiliano. intorno alle 18,15, tutto si fa buissimo, interrotto dalle luci sparse di alcuni villaggi isolati. Già intorno alle 20 un incredibile cielo stellato si apre di fronte a noi con una via lattea spumeggiante ed infinita. Siamo intorno ai 1000 m e fa fresco, ci vogliono pantaloni lunghi, maglietta e camicia. Arriviamo alle 21 dopo 4 ore alla media di 30 km/h (la media standard sulle migliori strade di Flores) alla missione Wisma San Franziscus di Detusoko dove nell’ampio locale ristorante uno stuolo di ragazzini e ragazzine locali canta e balla sotto un poster della Madonna (quella vera). La camera, con zanzariera sul letto, è molto sobria ma pulita. Il bagno è dominato da un grande catino dove è raccolta l’acqua da prendere con il mastello ed usare, alternativamente, per sciacquare il water, lavarsi le mani e farsi la doccia mentre per i denti è forse meglio usare la minerale. Il tutto comunque appare più stravagante che malsano. Cena francescana con zuppa, riso, patate fritte ed un pollo semifritto che sembrava un po’ quello che in Brianza una volta si chiamava cunili de tecc. Come Nyman non ha mancato di sottolineare, nei villaggi della zona è molto apprezzata la carne di cane che ribattezziamo cunili de tecc de la festa. Conveniamo una colazione alle 7,00 rinunciando saggiamente all’alba, con insulsa sveglia alle 4,00, sui laghi di Kelimutu, una delle principali attrattive di Flores, dove preferiamo dirigerci con il sole più alto ed i colori più vivi.

Campi riso a terrazza presso Moni Flores, Indonesia, 14/8/2009

Dormiamo molto bene e troviamo una colazione con ottime banane appena colte, una cosa completamente diversa dalle Chiquita da supermercato, e uova fritte di vera gallina ruspante. Arriviamo nella zona vulcanica in prossimità dei laghi intorno alle 8,30. Con la luce del mattino osserviamo meglio la copertura forestale intorno, specie coltivate frutticole ed alcune bellissime risaie a terrazzo nei fondovalle, foresta secondaria e pocket di foresta primaria, più vasta nelle parti più elevate. Avvicinandoci a Kelimutu, che è zona a Parco, si afferma la foresta primaria a closed canopy, ricca di sottobosco, felci, rampicanti enormi, fiori e frutti grandi e colorati.

Foresta primaria di montagna a Kelimutu Flores, Indonesia, 14/8/2009
Arrivati al parcheggio scopriamo che siamo capitati qui proprio nel giorno in cui si svolge un grande raduno delle tribù o clan dei villaggi ai piedi del vulcano per una importante cerimonia. Decine, centinaia di abitanti dei villaggi stanno affluendo a piedi, in moto, o in bemo. Non è giornata di panorami selvaggi o osservazioni naturalistiche. Mentre cerco di individuare, ai bordi del sentiero, un uccello dal canto simile ad un usignolo a decibel potenziati che crea un effetto stereofonico che rende difficile l’individuazione (mi spiegheranno poi essere un interessante bare-throated whistler) diversi indigeni si fermano a guardarmi come un esponente stravagante di una tribù esotica.
OK, lasciamo perdere, mi dedico agli umani: gli abitanti dei villaggi sono vestiti prevalentemente negli abiti tradizionali, alcuni più semplici, altri più elaborati, più numerosi gli uomini, tra cui gli anziani dei villaggi, un gruppo ha delle strane canne sul capo. Il colore della pelle è piuttosto scuro ed hanno dei caratteri più “melanesiani” rispetto a quelli più asiatici dei balinesi. Nyman ci spiega che in questa zona gli abitanti hanno la pelle più scura mentre le popolazioni di altre vallate, nella zona ovest dell’isola, come gli N’gada, hanno la pelle più chiara. Sulla costa, in particolare quella Nord, prevalgono i pescatori originari di Sulawesi con lineamenti più malesi. Mentre saliamo lungo il sentiero osservo che quasi tutti sono di corporatura piuttosto piccola ma con piedi molto grandi e dita sproporzionate. Diversi salgono a piedi nudi sulla dura roccia vulcanica. Hanno la pianta dei piedi che sembra una robusta suola naturale.

I laghi superiori di Kelimutu Flores, Indonesia 14/8/2009

Kelimutu è un luogo sacro: i laghi, dai colori che cambiano ogni decina d’anni, raccolgono secondo le credenze locali le anime dei defunti, quello azzurro chiaro più in alto quelle dei più giovani, il lago blu scuro quello dei più anziani e quello inferiore nerastro raccoglierebbe le anime dei malvagi. Nell’attuale colorazione non impressionano particolarmente, forse il lago superiore era più suggestivo fino al 1997, quando era rosso. Però il paesaggio aspro e vulcanico che si erge sopra i laghi colorati è affascinante.
Quando il sole fa capolino tra le frequenti nuvole di passaggio intuiamo quello che Nyman, che è di questa zona, ci voleva dire sulla comunicazione soprannaturale che i laghi stabiliscono tra la gente dei villaggi, gli spiriti dei defunti ed i segni divini: lo specchiarsi delle nuvole sulla superficie dei laghi superiori, quello inferiore è meglio non guardarlo, crea continui giochi di luce e di forme ed i saggi dei villaggi sanno leggerne i profondi significati. Come questo, e le varie tradizioni animistiche presenti, si concili con la forte fede cattolica degli abitanti di Flores, unica enclave in Indonesia dove i cattolici sono larga maggioranza, come notiamo anche dalle evidenti croci al collo portate dagli uomini dei villaggi, risulta difficile da capire ma, come sempre, non va sottovalutata la grande ed abile capacità dei missionari cattolici di plasmare le culture locali.
Kelimutu, Flores 14/8/2009
Ci raccogliamo assieme alla decina scarsa di turisti presenti ai margini della cerimonia che sta per avere inizio. Le invocazioni però del primo capo villaggio marcano male: Newman ci spiega che le sue parole sono state considerate offensive dai leader degli altri villaggi perché si è espresso attribuendosi la sacralità di Kelimutu.
Kelimutu, Flores 14/8/2009

La situazione è sul punto di degenerare: i leader degli altri villaggi alzano la voce e molti cominciano ad imprecare ed a raggrupparsi, si accenna qualche spintone. Capiamo il senso della numerosa polizia presente, qualcuno è anche in borghese armato di fucile d’assalto. Uno, più giovane, con barba e vestito in mimetica “cubana”, forse un esponente della sinistra antagonista locale, urla come un forsennato. E’ un amico della nostra guida che ci spiegherà poi essere intervenuto per rivendicare il luogo come comune a tutti gli abitanti dei villaggi. Interviene poi una vetusta indigena, che sembra una donna ma in effetti è un uomo, uno degli anziani più rispettati, e cala il silenzio. Parla con calma trasudando saggezza ed alla fine tutti applaudono. Il rappresentante del governo locale interviene come “maestro di cerimonia” e tutto si calma, i leader si riuniscono in cerchio lasciando un corridoio tra la folla verso la montagna e cominciano a mangiare carne di maiale e bere vari intrugli salendo poi un po più in alto ed iniziando canti e balli. Il “cubano”, pur con qualche intemperanza, si unisce alla fine anche lui ai canti ottenendo così accesso al circolo dei leader o dei saggi. Vista dall’esterno, è sembrata un po’ come un’assemblea studentesca degli anni ’70 ed un po’ come una tribuna politica in versione tribale. Ma in fondo non è questo il significato originario delle cerimonie rituali, quella di affermare la leadership e di metterla alla prova misurando il consenso e la capacità persuasiva dei leader? E’ la politica, ragazzi, secondo il rito tradizionale di Flores e noi ne abbiamo condiviso un po’ dello spirito originario, in fondo più democratico che in un dibattito televisivo. Qui almeno se dici una stronzata ti menano.

Leader anziano, Kelimutu, Flores 14/8/2009
Più tardi scendiamo in un ristorantino di Moni, dove il lunch è circoscritto ad una smilza frittatina di un uovo, dirigendoci quindi verso la strada dei villaggi, che percorriamo tutta, fino a Nggela, ultimo villaggio ormai in prossimità della costa sud dell’isola. Ovunque i bambini ci accolgono con il saluto che ci accompagnerà per tutta l’isola: Hallo, Mister! Quasi tutte le case, anche quelle dei villaggi più sperduti, ostentano le tombe dei defunti di fronte all’entrata: spesso sono ricche, in granito lucido, pulitissime, anche di fronte alle case più umili.

Tessitrice di Ikat sulla tomba di famiglia presso N'ggela, Flores, 14/8/2009
I defunti continuano così a convivere con la famiglia: sono i primi ad accogliere i visitatori, sulle loro tombe i bambini giocano e le donne tessono gli ikat. Tutti, ci immaginiamo anche i morti, ci sorridono in questa isola e raramente viaggiando ci è capitato di cogliere negli sguardi un senso così diffuso di armonia e serenità. Capiamo dal nostro equipaggio, che a sua volta parla e sorride ricambiato con tutti, che questo è il modo di fare dell’isola e loro stessi sono preoccupati quando vedono qualche turista che giudicano arrabbiato o triste. Magari, penso io, si tratta di qualcuno con temperamento più “nordico” o semplicemente appena uscita da una delle tremende toilette di Flores. Tornando, verso sera, alla missione scopriamo ad un mercatino sulla strada verso Detusoko degli eccezionali frutti tropicali mai visti e, con sorpresa, degli ottimi mandarini coltivati in questa zona che maturano proprio in questa stagione. La doccia con il mestolo ed acqua freddissima è molto piacevole ed anche istruttiva facendoci capire cosa vuol dire gestire le risorse limitate, in questo caso l’acqua, quando sai quanta ne hai disposizione, un bidone per due giorni, e devi farci tutto. Tutto sommato non siamo affatto dispiaciuti che la guida non abbia fatto in tempo a raggiungerci per la cena dopo essere andato a trovare la moglie in un villaggio della zona, colpita da un attacco di tifo. Niente di grave comunque, ci dice l’indomani, con un sorriso ed un pacca sulla spalla” (14 agosto 2009).



Chiodi di garofano N'ggela, Flores, Indonesia, 14/8/2009

giovedì 3 settembre 2009

Doegas goeming enteg: Isola di Bali, Indonesia

Kuta Beach Bali, 12/8/2009

"E' subito evidente a chiunque visiti Bali che la forza motrice della ricca e complessa attività culturale dei balinesi non è l'avidità nè il crudo bisogno fisiologico. I balinesi, specie nelle pianure, non sono affamati o poveri: sprecano il cibo e e una parte assai notevole della loro attività è dedicata a opere affatto improduttive, di natura estetica o rituale, in cui profondono cibo e ricchezze. La grande maggioranza lesina il centesimo in una prospettiva temporale limitata e con limitate aspirazioni: essi risparmiano finchè ne hanno abbastanza da profondere in qualche cerimonia....Il termine con cui i balinesi indicano il periodo precedente l'arrivo dell'uomo bianco è doegas goeming enteg, quando il mondo era stazionario". Vasco Cesana, rispolverando alcune sue riminescenze universitarie, si interroga sul significato attuale di queste osservazioni del carattere balinese svolte da Gregory Bateson e Margareth Mead negli anni 30, sulla spiaggia di Jimbaran, nella parte meridionale di Bali, mentre attende la cottura alla brace della aragosta di 1 kg e di un numero imprecisato di gamberoni di complemento. Bali è una tappa di passaggio e relax nel corso del viaggio che con la consorte ha intrapreso verso l'isola di Flores e le adiacenti Komodo e Rinca, in Wallacea, la terra di mezzo indonesiana tra Eurasia e Oceania.

Aragosta alla griglia e spinaci d'acqua al ristorante Ganesh sulla spiaggia di Jimbaran, Bali 12/8/2009
Dopo i gravi attentati del 2002 e del 2005 i visitatori sono tornati a fare di Bali una affollata meta turistica internazionale, almeno a giudicare dalla frequenza degli aerei in arrivo a Denpasar e dai numerosi turisti in circolazione. E' un turismo piuttosto eterogeneo ed in qualche modo, diversamente da altre destinazioni famose, non troppo segregato dalla vita locale. La variegata offerta turistica di Bali, dai lussuosi resort agli hotel di impronta più locale, dalle sistemazioni spartane per giovani e surfisti alle seconde case dei pensionati soprattutto australiani, dai ristoranti ai locali notturni per i diversi gusti, dalle molte opportunità di shopping agli atelier degli artisti dà quasi l'impressione di essere una grande sovrastruttura che si erge sopra un sistema culturale, sociale, economico e, per quel che resta, naturale, unico ed affascinante, traendo da questo la sua linfa vitale e la sua ragion d'essere. Quando questa linfa sarà prosciugata anche la sovrastruttura turistica perderà qualsiasi vero elemento di interesse e magari qualcuno potrebbe cominciare a chiedersi perchè venire fino a qui. Ma Vasco non è troppo ottimista sulla capacità di porsi domande da parte del turista globalizzato. Guardando allo sviluppo edilizio ed alla massa di traffico che si accumula sulla parte sud dell'isola, dalla periferia nord di Denpasar fin quasi ad Ubud e, verso sud, fino ormai quasi a raggiungere le propaggini più meridionale della penisola di Nusa Dua si potrebbe essere propensi a dire che la sovrastruttura turistica sia ormai vicina al punto di rottura o, se vogliamo, di "vampirizzazione" della propria linfa vitale originaria, anche considerando le molte strutture in costruzione.
Però, alcune delle sistemazioni turistiche sembrano trasmettere qualcosa dello spirito dell'isola riprendendo i temi architettonici delle case balinesi. Un esempio di hotel piuttosto tradizionale con un buon rapporto qualità/prezzo è l'Hotel Puri Jambu di Jimbaran dove Vasco e consorte hanno soggiornato all'inizio del loro viaggio che, oltre ad essere un posto rilassante, è anche a trecento metri dai ristoranti sulla spiaggia di Jimbaran. Le note bitonali circolari di due riservati suonatori di timpana in un angolo del giardino accompagnavano dolcemente l'inesorabile calare delle palpebre nelle primissime ore della notte, in barba anche al fuso orario. All'insegna del relax in un contesto raffinato ed elegante è l'Hotel Uma Ubud, frequentato sulla via del ritorno. L'Hotel offre una vasta scelta di sistemazioni incluse lussuose ville con piscina interna e vista sulla vallata. Eccellente la Garden Room con patio giardino, una spaziosa camera con alto tetto in bambù e canne ed un imponente bagno aperto con vasca a baldacchino e doccia degradante su sentiero zen di sassolini. La piscina, "nuotabile", ed il centro benessere sono immersi in un giardino tropicale con vista sulla foresta rigogliosa della vallata sottostante. Intorno, le antiche risaie, visitabili con tranquille passeggiate a piedi, il cui riso già molti secoli fa era commercializzato fino in Cina.
La sala Yoga all'Hotel Uma Ubud Ubud, Bali, 22/8/2009
Guardandosi in giro, tra le pieghe dello sviluppo turistico, Vasco ha la sensazione che, per ora, nonostante tutto, il sistema culturale, sociale ed, in parte, ambientale, balinese resista. L'attaccamento dei balinesi alle tradizioni è ancora forte: spesso colorite cerimonie hindu-isolane s'impongono anche nelle arterie di traffico, camminando per strada bisogna stare attenti a non calpestare i cestini delle offerte per le divinità e gli spiriti (Bali è un'isola fortunata perchè si incontrano spiriti dappertutto diceva un accompagnatore locale nel 1850 ad uno stupito Wallace), le basse case-tempio riccamente decorate sono ancora diffuse, le risaie a terrazzo
Cerimonia per le strade di Ubud Bali, 22/8/2009
irrigate secondo un sistema millenario di canalizzazione delle acque, soprattutto nelle colline intorno a Ubud, esistono ancora, nei giardini degli alberghi ispirati ad uno stile più tradizionale e nelle vallate si intuiscono ancora le bellezze della rigogliosa vegetazione tropicale dell'isola.
Casa-Tempio per le vie di Ubud Bali, 21/8/2009
E' possibile, ma Vasco non ha avuto il tempo di verificarlo, che ampie zone di ambiente naturale originario si conservino nella parte nord dell'isola. I due imponenti massicci vulcanici che dominano la conformazione dell'isola sono lì, da qualche parte, coperti da massicce coltri nuvolose. Le onde gigantesche che, in modo incostante ed inaspettato, si infrangono sugli scogli e sulle spiagge del sud dell'isola continuano a deliziare i surfisti, anche se gli ombrelloni avanzano inesorabili con annessi discutibili sviluppi urbanistici di supporto, come sulla bella spiaggia di Dreamland, che offre comunque bagni memorabili tra le imponenti onde oceaniche.
Surf a Dreamland Beach Bali, 12/8/2009
Che cosa rimane allora del mitico stato stazionario studiato dagli antropologi del 900? Difficile dirlo con una visita di pochi giorni, però Vasco, pur sulla base di osservazioni superficiali, si sentirebbe di dire che qualcosa, poco o molto è difficile dire, sia rimasto ancor oggi, e già questa è una notizia. Poco prima di partire un balinese gli ha detto che oggi, con il turismo, ci sono ancora più occasioni per fare tante belle e ricche "cerimonie": proprio il modo in cui nello stato stazionario si consumavano le ricchezze aggiuntive per evitare accumulazioni conflittuali. Che fosse un emissario inviato da Gregory Bateson, aggiuntosi nel frattempo ai tanti spiriti che frequentano Bali?

Jimbaran Beach Bali, 13/8/2009