mercoledì 31 agosto 2011

Passi dimenticati delle Alpi: Passo del Settimo

Lungo la Via Sett, Svizzera , 17/8/2011



Una volta il Passo del Settimo era un valico importante delle Alpi. Sembra che ai tempi facesse concorrenza anche al Sempione ed al Brennero oltre che allo Spluga, suo più diretto antagonista nelle Alpi centrali. A partire dalla fine del 1100 però i lavori di sistemazione del passaggio della Via Mala lo resero progressivamente sempre meno competitivo rispetto al San Bernardino ed, appunto, lo Spluga. I successivi lavori di completamento del Julier Pass e del Maloja lo aggirarono ed il Passo del Settimo perse completamente qualsiasi rilevanza negli scambi commerciali transalpini. Un altro "passo dimenticato" dunque, tale da suscitare l’interesse di Vasco Cesana che, nelle sue escursioni estive alpine, è sempre stato affascinato da queste antiche via di comunicazione tra il Nord ed il Sud dell’Europa. Con gli efficienti servizi dell’ufficio turistico della Val Bregaglia si ritaglia così via internet per sé e consorte un pacchetto di supporto logistico all’escursione che comprende tre pernottamenti in alberghi storici, il trasporto bagaglio tra una tappa e l’altra, i packet lunch, le cene ed il materiale e mappe di supporto che naturalmente vengono recapitate puntualmente dopo 48 ore via posta con le prenotazioni. Costo totale sugli 850 franchi svizzeri, il cui valore rispetto all’euro risulta ormai drammaticamente rivalutato.


Scorci lungo il versante nord del Passo del Settimo, 17/8/2011




Il percorso completo della Via Sett prevede 5 giorni partendo da Thusis ed arrivando a Chiavenna ma è possibile ridurre le tappe e, come fatto da Vasco, combinarlo con la Via Bregaglia. In base alla preliminare analisi dei dislivelli ed al livello (non eccelso) di preparazione fisica stagionale decide di attraversare il Passo del Settimo nel senso degli antichi viaggiatori nordeuropei limitando così la salita a 600 metri di dislivello contro 900 in discesa e non viceversa come sarebbe stato partendo da sud. Lasciano la macchina a Bivio, strana enclave di origine italiana al di là delle Alpi il cui stesso nome evoca la biforcazione delle vie di valico a sud tra il Settimo ed il Julier/Maloja. Pernottano nello storico Hotel Posta venendo accompagnati alla cena da un solitario suonatore di corno delle Alpi in cima ad una collina. Niente applausi. Niente pubblico. Solo lui e il suo corno che echeggiano nella vallata. Vera cultura alpina. Bello. Meno emozionante la cena ma non male la sistemazione. Passatempo serale di Vasco: lettura accurata del registro originale degli ospiti dell’antico albergo postale dal 1890 al 1932 consultabile nel corridoio con qualche nome probabilmente importante ed analisi sociologico-storica delle professioni indicate.




Il Passo del Settimo o Septimer Pass . 17 luglio 2011


L’indomani iniziano la passeggiata alle 10 con la migliore giornata di sole fino ad allora dell’estate. La salita in effetti partendo da Nord è molto dolce. Diversi la fanno in mountain bike. Panorami molto aperti e luminosi. Arrivano ai 2310 m.s.l.m. del Passo quasi senza accorgersi. Poco sopra, ad un’ora di cammino, il Passo del Lunghin. E’ uno dei punti topici delle Alpi facendo da spartiacque a ben tre macrobacini idrografici: a Nord le acque fluiscono verso il Reno ed il Mare del Nord, a Sud verso il Po ed il Mare Adriatico, a Est verso il Danubio ed il Mar Nero. Vasco però, pensando ai 900 m. di dislivello in discesa che li attendono decide che ci andrà un’altra volta, facendo l’escursione in giornata dal Maloja. Senza molta convinzione, aveva pensato di poter mangiare qualche formaggino all’antico ospizio per pellegrini del Passo del Settimo ma scopre che di esso non rimane altro che qualche pietra sparsa: è stato abbandonato da almeno 500 anni. I formaggini, per quanto stagionati, sono stati anch’essi inghiottiti dalla voracità della storia. Non gli rimane quindi che il packet lunch, in effetti in questa occasione un po’ frugale. In compenso lungo il percorso c’è abbondanza di acqua e si abbevera abbondantemente sia alle fonti dirette verso il Mare del Nord che a quelle dirette in Adriatico.


I resti dell'ospizio per i pellegrini al Passo del Settimo, 17/8/2011



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Il "Sascel battu", versante sud Passo del Settimo - 17/8/2011


Superato il passo il terreno si fa molto più aspro e la vallata più stretta e ripida. Anche nei momenti di maggiore popolarità del Settimo, tra la fine dell’impero romano e l’alto medioevo, si nota che questo tratto non poteva essere percorso da carri: mancano infatti segni di passaggio di ruote e quindi il versante veniva affrontato con animali da soma come hanno continuato a fare i valligiani anche in fino a tempi recenti. Le tracce delle antiche rotte in questo tratto si fanno più evidenti come al “Sascel Battu”, una roccia incavata artificialmente per facilitare il passaggio dei viandanti, o presso il ponte, ricostruito dagli svizzeri in occasione della riapertura agli escursionisti della via Sett qualche anno fa. La lunga e ripida discesa poi impegna la muscolatura non particolarmente allenata di Vasco.



La Val Maroz scendendo dal Passo del Settimo, 17/8/2011



Le cascate che costeggiano il sentiero e l’aprirsi della Val Maroz sotto offrono però gradevoli panorami montani. Infine si annuncia a fondovalle con le sue case tradizionali, la linda chiesetta riformata ed i fascinosi ruderi della chiesa di San Gaudenzio, Casaccia, ultimo paese della Val Bregaglia. Le antiche via del Settimo e del Maloja, che si erano biforcate a Bivio, qui si ritrovano. Vasco, almeno per oggi, può finalmente togliersi gli scarponi.




Arrivando a Casaccia, Val Bregaglia, Svizzera 17/9/2011