mercoledì 3 maggio 2017

Passando per Maria Laach, incrociando il '900

Abbazia di Maria Laach, Rheinland-Pfalz, Germania 31/3/2017
"La Messa fu commovente. Cominciò nella basilica dell'Abbazia alle 10 e durò fino alle 2 di notte. Si declamarono le antiche liturgie accompagnate dai cori e dai nostri bellissimi canti tedeschi di Natale. Tutto si concedeva al grande Mistero che si stava celebrando. Fuori tutto giaceva nella neve, le stelle brillavano ed un immenso, meraviglioso silenzio avvolgeva le colline ed il lago". 

Era la notte di Natale all'Abbazia di Maria Laach nelle parole del futuro Cancelliere e padre fondatore della Comunità Europea Konrad Adenauer. La notte di Natale del 1933.

(fonte FAZ, D.Deckers, 24/12/2003, trad. Vasco Cesana)


Seehotel Maria Laach - 31/3/2017
Vasco Cesana arriva a Maria Laach in una splendida serata di inizio primavera del 2017, sulla via del ritorno a Bruxelles dopo una trasferta di lavoro a Francoforte. L'abbazia si trova molto vicina all'autostrada da Coblenza, ad un centinaio di km da Francoforte e circa 250 da Bruxelles.
Vasco decide di fermarsi per la notte attirato dalla bellezza del luogo e dalla disponibilità di una camera a 90 €. con colazione al Seehotel Maria Laach, potendo così dormire praticamente nell'ambito degli edifici facenti parte del complesso monastico.  Vasco si cala camaleonticamente nell'austerità dell'ambiente, andando a dormire intorno alle 10,30 dopo una frugale cena a base di una strana wienerschnitzel coperta da bacon e formaggio fuso ed aver bevuto solo un paio di birre locali ed una buona acquavite alla prugna dell’Eifel. Punta la sveglia alle 6,30 in tempo per poter andare alla Messa delle 7,30 in Abbazia.
"Kreuz and Adler", Maria Laach - Germania 31/3/2017
Quello che poi sarebbe diventato una delle figure più eminenti della Germania e dell'Europa del dopoguerra si trovava nascosto a Maria Laach dopo essere stato spodestato dai nazisti dalla carica di sindaco di Colonia. Konrad Adenauer era ospite riservato del compagno di classe Hildefons Herweger, Abate di Maria Laach dal 1913 al 1946, personaggio autorevole e controverso in un certo senso emblematico di una parte del '900 tedesco. Di certo nei suoi anni Maria Laach divenne un centro di pensiero e dottrina della destra cristiana reazionaria, avversa alla Repubblica di Weimar da posizioni monarchiche. All'indomani dell'avvento del terzo Reich, in una giornata di inizio primavera del 1933, qui si trovarono la "Lega dei Cattolici tedeschi Kreuz und Adler" e gli intellettuali della "Teologia del Reich" tra i quali Carl Schmitt, giurista e politologo che nonostante tutto Vasco aveva trovato tra i più interessanti ai tempi dei suoi studi universitari.  Frate Konrad, ovvero Adenauer, se ne stava nello stesso tempo rintanato in silenzio da qualche parte dell'Abbazia. E chissà cosa avrà pensato quando, alcune settimane dopo, avrebbe poi sentito le campane di Maria Laach suonare a festa per celebrare, in presenza del Vice Cancelliere Von Papen, il concordato tra la Santa Sede ed il Terzo Reich.
Chiesa Abbaziale di Maria Laach, interno con la tomba di Enrico II Conte Palatino
E’ il suono delle stesse campane di Maria Laach che guida un sonnolento Vasco Cesana alla Messa del mattino, che vede la presenza di una ventina di monaci dell'Abbazia. Vasco, che non è certamente un assiduo frequentatore di ambienti ecclesiali, viene colpito dalla perfezione delle esecuzioni corali dei monaci, i cui canti di impronta gregoriana vengono amplificati in modo avvolgente dalla straordinaria acustica della basilica che dà loro una possente forza armonica. Ancora più interessanti devono essere i concerti che si tengono con cadenza pressochè mensile nell'abbazia (cfr. www.maria-laach.de/cappella-lacensis). Come spesso nelle chiese tedesche la parte più interessante è data dall'architettura esterna, veramente notevole, piuttosto che da quella interna, sempre piuttosto sobria. La chiesa abbaziale di Maria Laach è uno dei massimi esempi del romanico a nord delle Alpi e riprende un pò i temi delle grandi cattedrali imperiali romaniche come Speyr, Mainz e Worms, tutte tra l'altro ubicate in questa regione della Germania. Le parti propriamente abbaziali del complesso invece non sono aperte al pubblico.
Vasco si ferma a meditare sul '900 di fronte alla tomba dell'abate Hildefons Herweger che occupa una posizione importante nella navata sinistra della chiesa. Non lontano dalla sua tomba vengono raccolti fondi e propagandate iniziative umanitarie in favore dei rifugiati. Sulla destra un'opera in bronzo degli anni 30 chiede il sostegno divino per combattere i nemici della Chiesa. In fondo, presso l’ingresso, veglia dal 1093 alla lunga storia dell’Abbazia dalla sua colorata tomba il fondatore Enrico II, Conte Palatino del Reno. Ovviamente in giro non vi sono tracce delle vicende del '900 qui vissute e anche nella bella libreria sul vialetto di accesso all'Abbazia non si trovano testi o riferimenti come il libro di Albert Marcel "Die Benedektinerabtei Maria Laach und der Nazionalsozialismus” che, studiando le memorie di Herweger, ne ha ricostruito i controversi rapporti con il Terzo Reich che, peraltro, sembrano essersi poi deteriorati piuttosto in fretta.

Maria Laach, chiostro del "Paradiso"con  la fontana dei leoni - 1/4/2017

L'Abbazia vista dal lato lago, Maria Laach, 1/4/2017
La memoria di queste vicende storiche rendono però per Vasco questo splendido luogo ancora più interessante e stimolante. Ritornando dal sentiero che porta al lago vede l'Abbazia che si svela con discrezione da un angolo ritirato. Avvicinandovisi nella penombra di una tiepida e limpida serata di primavera emerge gradualmente, imponente e bellissima. Intorno quel verde rilassante che la Germania sa offrire, punteggiato da bestiame al pascolo rigorosamente bio e circondato dalle foreste e dalla colline dell'Eifel. A poco a poco la penombra lascia il posto alla notte, le campane e le loro storie si acquietano, le stelle cominciano a brillare ed un immenso, meraviglioso silenzio avvolge le colline ed il lago. 

Il lago di Maria Laach all'imbrunire, Rheinland-Pfalz, Germania - 31/3/2017

lunedì 16 gennaio 2017

Garden winter birds 2017


Cinciarella - in the garden - 28/12/2016
Tra le tante preparazioni di cibi che anche quest’anno hanno caratterizzato le vacanze natalizie di Vasco Cesana non poteva mancare quella indirizzata agli uccelli che frequentano il giardino della sua casa in Brianza. Questi probabilmente si saranno chiesti che fine aveva fatto Vasco dato che, a causa della sua prolungata assenza dalla madrepatria, le mangiatoia era risultata desolatamente vuota fino alle peraltro non troppo lunghe feste natalizie.  Un po' come il blog, che Vasco non sta seguendo come vorrebbe ma così forse è giusto che sia, dato che questo non deve diventare un impegno ma rimanere un “diario di bordo” erratico, da aggiornare solo quando ne ha tempo e voglia.
  
Le preparazioni degli alimenti per la mangiatoia, al contrario di quelle per il pranzo di Natale, non richiedono particolari elaborazioni ma una certa attenzione nella loro selezione sì. Vasco si approvvigiona ad esempio in Germania, dove, nei mesi invernali, i Vogelfutter occupano intere sezioni dei supermercati, in genere vicino alle casse, ed offrono prodotti differenziati per le diverse specie, con una varietà quasi superiore a quelli proposti per gli umani. Oltre ai semi più piccoli ed alle palline ingrassate, indirizzate alle cince, i semi più affidabili e che riscuotono più successo anche tra i garden winter birds brianzoli rimangono sempre comunque quelli di girasole, offerti agli Edeka del Nordrhein Westfalen, la regione più vicina alla sua attuale sede di assegnazione, in formato famiglia a prezzi decisamente inferiori che in Italia. In Belgio non ne ha trovato traccia nei supermercati, dove in compenso si trovano in abbondanza cozze ed ostriche, che in teoria potrebbero attrarre qualche uccello marino dal Mare del Nord, se Vasco ne lasciasse qualcuna, cosa praticamente impensabile.  


Passera scopaiola - in the garden -28/12/2016
Cincia bigia - in the garden - 28/12/2016

Cinciallegra - in the garden - 28/12/2016

Nonostante i notevoli ritardi negli approvvigionamenti la risposta dei garden winter birds all’attivazione della mangiatoia è stata immediata: dopo poche ore il via vai si è fatto subito frenetico, con parecchie cince, in particolare cinciarelle, con numeri record, e cince bigie. Assenti invece quest’anno, almeno fino ad inizio gennaio, le specie più interessanti che negli anni scorsi avevano frequentato il giardino di Vasco, come le peppole,  i frosoni o, in una occasione, gli zigoli neri. Assenze che probabilmente non sono tanto da imputare alle sue prolungate permanenze al di fuori dal suolo brianzolo ma a più complesse dinamiche in essere nel Paleartico occidentale, dato che molti passeriformi svernanti risultano molto rarefatti quest’anno in tutta l’Italia settentrionale.  
Cinciarella - in the garden - 1/1/2017
Anche se l’interesse ornitologico era limitato,  l’osservazione e la fotografia del via vai di uccelli nella mangiatoia  è sempre per Vasco rilassante e quest’anno è stata anche l’occasione per testare la sua nuova reflex Canon EOS 7D Mark 2, che ha cominciato a rivelare le sue notevoli potenzialità, forse da lui non ancora pienamente sfruttate, in particolare nella qualità della messa a fuoco di piccoli soggetti difficili, come sono sicuramente le cince in spostamento frenetico tra i rami.  Anche solo stando ad osservare le cince nel giardino di casa, senza muoversi, Vasco apprezza la luce che ritrova quando riscende le Alpi, il colore che avvolge i soggetti anche in pieno inverno,  come un photoshop naturale che ne accentua l’intensità. L’unica cosa che gli manca anche in queste vacanze natalizie è un po’ di vero inverno, come quello  che aveva trovato nei suoi primi anni in Germania.  A Bruxelles, dove adesso lavora, mancano invece tutte e due, sia l'incisiva luminosità della luce italica, almeno per buona parte dei mesi dell’anno, sia l'avvolgente candore dell’inverno germanico, che viene sistematicamente sconfitto qui dalle umide correnti atlantiche. In compenso ci sono però tante ottime cozze e ostriche. E, lassù nei polders e nel Mare del Nord, una straordinaria varietà di winter birds.
Pettirosso - in the garden - 1/1/2017

lunedì 25 aprile 2016

Nel bosco dipinto di blu: primavera ad Hallerbos

"Hyacinthoides non-scripta", Hallerbos, Belgio - 23/4/2016
Sfogliando Le Soir, innervosendosi per le notizie sulla gestione dell’emergenza sicurezza da parte delle autorità locali, Vasco Cesana si imbatte in una notizia che lo incuriosisce: “dal 15 aprile al 15 maggio diverse strade della municipalità di Halle, nel Brabante fiammingo e del vicino comune vallone di Braine l’Alleud,  verranno limitate al traffico durante il weekend: sta cominciando infatti la stagione della fioritura dei giacinti selvatici nella foresta di Hallerbos e l’afflusso dei visitatori si annuncia massiccio”.  Vasco scopre così Hallerbos, il bosco dipinto di blu. L’imponente fioritura dei giacinti selvatici nella foresta di Halle (Hallerbos in fiammingo) è in effetti un fenomeno molto noto ai locali e che ha avuto risonanza anche a livello internazionale e sul National Geographic. Fioriture di questo tipo pare che siano piuttosto comuni in diverse zone atlantiche ed in particolare in Inghilterra ma quella di Hallerbos sembra essere una delle più estese ed imponenti in assoluto. Dopo uno studio approfondito di botanica comparata, meteorologia atlantica, abitudini sociali fiamminghe e valloni e flussi di traffico nei dintorni di Bruxelles, Vasco decide di recarsi ad Hallerbos sabato 23 aprile, alla mattina  presto, ok, abbastanza presto, arrivando in zona intorno alle 10. 

Entrando nell'Hallerbos, Halle, Belgio 23/4/2016



Under the sunlight, Hallerbos, Brabante fiammingo, 23/4/2016

  

Il luogo è veramente vicino a Bruxelles, circa 15 km da casa sua, ed è adiacente all’autostrada E19 per Parigi. Arriva un po’ casualmente al parcheggio P1 dove trova facilmente posto. Trovandosi in zona fiamminga, è sinceramente sorpreso di non dover pagare niente, neanche per la guida con mappa in quatto lingue che gli viene gentilmente offerta con spiegazioni affabili da una guida della  Agentschap voor Natuur en Bos. La foresta di Halle è piuttosto grande, più o meno, giusto per dare un parametro internazionalmente riconosciuto, come il Parco di Monza. Certo qualche anno fa era molto più grande, facendo  parte, assieme alla vicina e molto più estesa foresta di Soignes, della Silva Carbonaria che si estendeva per centinaia di km ed era popolata da lupi, linci, orsi e feroci tribù gallo-celtiche. Poi, Wellington, nel dispiegare le sue forze per Waterloo, distante pochi km., posizionò in questa zona le sue retroguardie. Durante la prima guerra mondiale le truppe del Kaiser rasero quasi tutti gli alberi più vetusti della foresta di Halle per supporto logistico e per la costruzione delle trincee sul fronte del Nord. 








E sembra che proprio da questo episodio della Grande Guerra abbiano avuto origine le straordinarie fioriture dei giacinti selvatici a Hallerbos: una foresta millenaria che improvvisamente si trova spogliata dai Kaiserjaeger della Deutsches Heer. I successivi rimboschimenti a partire dagli anni 30 e le ricrescite naturali sono andate poi a sovrapporre un bosco giovane e rado ad un terreno antico e ricco. E’ in queste condizioni particolari che nel corso degli anni la  Hyacinthoides non-scripta, il giacinto selvatico,  trova le condizioni per crescere e svilupparsi in vere e proprie praterie colonizzando il sottobosco. Questo fil bleu che ricongiunge un fenomeno straordinario della natura ad un episodio della storia stimola e appaga l’interesse di Vasco. Gli ricorda che la natura, anche quando sembra così debole e fragile come una distesa di bluebells, riesce sempre ad avere la meglio sulla storia. O forse è la storia stessa a far parte della natura modificandone i percorsi e venendone a sua volta modificata.









Le distese di giacinti selvatici sono sparse in diverse zone della foresta e per averne un’idea basta inoltrarsi per qualche centinaio di metri dai punti di accesso. Vasco e consorte le trovano molto più estese di quanto si aspettassero ed  in alcune zone incredibilmente fitte. Percorrono diversi sentieri, non particolarmente ben segnalati, orientandosi in qualche modo con la cartina (la stessa che si trova nel sito  http://www.hallerbos.be/en) camminando nel bosco per circa quattro ore, al lordo delle foto (tante). Allontanandosi dai punti di accesso si trovano le zone migliori, anche perché meno frequentate dai visitatori che nel corso della giornata crescono esponenzialmente intasando pure i parcheggi e le vie di accesso.


Folla pomeridiana in arrivo ad Hallerbos, 23/4/2016
In effetti Vasco si compiace di avere azzeccato la giornata giusta, quando il ciclo degli Hyacinthoides ha raggiunto ormai il massimo. Solo, li vede un po’ sofferenti per l’arrivo di aria fredda delle ultime ore, con temperature prossime allo zero nel corso della notte e previsioni ancora peggiori per il proseguio, con scrosci di pioggia e ghiaccio e possente vento artico. Probabilmente non proprio l’ideale per le fioriture primaverili. La variabilità meteo nordica rende però ancora più affascinante l’Hallerbos : la luce nel bosco si modifica continuamente e gli squarci di sereno si insinuano facendo esplodere il blu del sottobosco ed i giochi di chiaroscuro dei tronchi. Il tappeto blu dei giacinti è in alcune zone talmente intenso da non aver bisogno della luce diretta risaltando quasi di più nella penombra. Va da sè che la cosa ingolosisca moltissimo i fotografi, anche di un certo livello, e molti si cimentano nel non semplicissimo esercizio di riuscire a narrare in immagini le sensazioni che si provano qui. Anche Vasco scatta molte immagini, prediligendo l’uso dello zoom EOS 70-200 L IS USM, usando l’obiettivo molto aperto per sfumare gli sfondi ed anche per questioni di tempi non avendo portato il cavalletto (consigliabile portarlo). Certo, con un po più di tempo si potrebbero fare anche delle belle cose, comunque c’è di che divertirsi. Vietato il ritocco in elaborazione : a parte qualche necessario ritaglio, il photoshop ed in particolare l’intensità dei colori è fornita in esclusiva dall’Hallerbos.











 Allontanandosi dal bosco per andare alla ricerca, senza successo, di una friterie, Vasco Cesana pensa che un giorno il ciclo naturale si porterà via dalla foresta di Halle anche il tappeto blu di giacinti selvatici, come si è portato via gli orsi, le linci e le tribu gallo-celtiche. O forse la storia, magari sotto la forma di una gestione forestale eco-turistica avanzata, le farà rimanere al di là del loro ciclo naturale. Oppure il bosco sarà distrutto da qualche nuovo Kaiser. Loro, le Hyacinthoides non-scripta, non sono preoccupate, al limite ricresceranno da qualche altra parte, attendendo pazientemente ogni anno l’inizio della primavera per dipingere di blu le foreste che sceglieranno. Tanto la natura, e magari la storia, si inventeranno la loro strada. Una strada, appunto, non-scripta.  
Cicli naturali al lavoro, Hallerbos, Brabante, Belgio - 23/4/2016

domenica 8 novembre 2015

Foliage nelle Ardenne

Sulle strade delle Ardenne, Wallonie - Belgio, 1 novembre 2015

Le Ardenne identificano un’area piuttosto vasta che, a partire dal confine con la Germania nei pressi di Aachen, attraversa il Belgio su una direttrice nord est – sud ovest, lambisce il Lussemburgo per arrivare fino all’omonimo dipartimento francese facente parte della regione Champagne-Ardennes. E’ l’unica zona del Benelux che presenta alture di un qualche rilievo, comunque sotto i 700 metri, giusto per non esagerare. A Vasco Cesana sembra un buon posto per una escursione autunnale all’insegna del foliage, un’occasione per esplorare un po’ le zone intorno alla sua nuova destinazione lavorativa, Bruxelles, magari sconfinando anche nel suo precedente paese di assegnazione, la Germania, che gli manca un po. 

Foliage on the move, Ardenne - Belgio, 1 novembre 2015
Si dirige quindi nella parte più settentrionale delle Ardenne, a sud ovest di Liegi, ad un centinaio e passa di km da Bruxelles, non lontano dal confine tedesco, percorrendo la valle dell’Amblève proseguendo poi per Stavelot, Malmedy superando quindi il confine tedesco raggiungendo Munschau. Da Bruxelles un itinerario comodamente percorribile in giornata includendo un paio di escursioni e visite. Per la sensibilità storica di Vasco la zona evoca la battaglia delle Ardenne, teatro dell’ultima offensiva del Terzo Reich, percepita ex post come un’offensiva disperata, ma che in effetti molti storici considerano frutto di un piano molto ambizioso ma ben congegnato che non è stato cosi lontano almeno nelle sue fasi iniziali dall’avere successo. Un po’, giusto per stare dalle parti di Bruxelles, come Waterloo. La zona attraversata da Vasco è stata una delle più combattute insieme a quella, più a sud, di Bastogne e l’area di confine presso Munschau è stata quella risultata alla fine fatale per Hitler perche li rimase bloccata la 6.a Armata Panzer del Generale Dietrich. Per questa volta Vasco lascia da parte le rievocazioni storiche per concentrarsi sui paesaggi ed i colori, aiutato da una magnifica giornata da indian summer o, come si dice dalle sue parti, estate di San Martino. 

Dintorni di Stavelot, Ardenne - Belgio, 1 novembre 2015

Arduenna silva, Wallonie - Belgio, 1:11:2015




Lasciata la E25 dopo Liegi e percorrendo la valle dell’Ambleve l’ambiente naturale è decisamente suggestivo: corsi d’acqua, campi e, ovunque, grandi boschi parte di quelle foreste che già Giulio Cesare nel De bello gallico descrive come Arduenna silva. Il foliage nelle parti più elevate è già in stato piuttosto avanzato ma, contrastando con le parti in ombra a valle, crea un effetto di particolare intensità. Piacevole anche la varietà arborea che alterna boschi di conifere con faggeti e querceti. Tanti anche i Larici che, in questi giorni si caricano del loro giallo intenso che pennella il paesaggio. 

Dintorni di Stavelot, Ardenne - Belgio, 1/1/2015




Vasco si riserva le terme di Spa, anche loro in zona, per qualche uscita invernale e preferisce lasciarsi avvolgere da un tepore ed una luminosità per queste zone quasi inebrianti, facendo una sgambata con la consorte nelle vallate intorno a Stavelot, un toponimo che gli suona antico, quasi atavico, forse abitato da popoli che parlano il Gramelot. Si ferma poi a Malmedy per uno snack veloce, possibilmente un panino con l’interessante prosciutto crudo delle Ardenne, ma questo, pur giocando in casa, risulta esaurito, dileguato, scomparso. Come i panzer di Dietrich. Comunque nella Gallia Belgica una patatina non si nega a nessuno e le frites sono sempre una risorsa affidabile e gustosa quando si è in giro. Basta non farle rovinare dalle devastanti salse e/o ketchup che vengono proposte dalle friterie, lasciandole invece così, nature, mantenendone intatta la loro insuperabile croccantezza. 

Il Burg di Munschau, Nordrhein Westfalen - Germania, 1/1/2015

A pomeriggio ormai inoltrato Vasco e consorte rientrano per qualche km nella grande e cara Germania sfiorando un’altra tappa per una delle prossime escursioni: i magnifici ambienti naturali del parco sovranazionale delle Hautes Faignes – Eifel, faunisticamente molto interessante, magari da visitare in inverno con gli sci da fondo. Arrivano invece a Munschau accolti da un ordinato parcheggio, presidiato, a tariffa fissa di €.4 ed ubicato a distanza di garanzia dal centro, ovviamente totalmente pedonale. Con sorpresa pari alla totale ignoranza rispetto alla località, scoprono una cittadina medioevale molto ben tenuta, anche molto turistica, ma decisamente carina. Il contrasto tra le viuzze, ormai all’ombra, del centro, le case a graticcio che si specchiano in acqua, ed il possente foliage dei boschi delle vallate circostanti è magnifico. Diversamente che per i soldati americani della 101° divisione Aviotrasportata nel dicembre 1944 questa prima escursione nelle Ardenne tra Belgio e Germania è stata per Vasco Cesana piuttosto gradevole. A Bientot, Bis Bald! 


Munschau, Nordrhein Westfalen - Germania, 1/1/2015

venerdì 15 maggio 2015

Visitando il Wartburg, fortezza della cultura

Ingresso del Wartburg, Eisenach, Turingia, Germania - 20 aprile 2015
Dopo aver varcato il vecchio Innerdeutsche Grenze per un breve giro in alcuni Ländern della Germania orientale Vasco Cesana raggiunge Eisenach, una piccola cittadina della Turingia, nota per aver dato i natali a Bach e per custodire uno dei castelli medioevali meglio conservati d’Europa, il WartburgVasco lo visita in una splendida mattina primaverile raggiungendolo a piedi dal centro di Eisenach inerpicandosi per un buon tre quarti d’ora sul ripido sentiero che lo porta alla fortezza. 

Lungo il sentiero per il Wartburg
Lungo il sentiero una lunga teoria di pannelli illustrano una serie di citazioni di Martin Lutero abbinate ad episodi storici del periodo a cavallo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500, una trentina d’anni dove nel mondo e’ successo di tutto. Gli suona sempre incredibile come la storia dell’umanita’ riesca a subire delle accelerazioni improvvise in brevissimo tempo alternati a lunghi, qualche volta lunghissimi, periodi di stagnazione e regresso. Il luogo, si capisce, ispira Vasco. Nonostante il fiatone. Anche per questo si ferma a meditare ripetutamente sulle citazioni di Lutero: ad esempio “Die grosse Fische sind im großen Wasser, die gute Fische sind im kleine Wasser” (“i pesci grossi stanno nelle acque grandi, i pesci buoni in quelle piccole”), in cui ci legge un significato “antipolitico”, oppure   “Wenn Gott keinen Spaß verstünde, so möchte ich nicht in den Himmel”, un motto che Vasco inconsapevolmente ha adottato e che si sforza di trasferire in qualche modo anche nella vita lavorativa, fino al celebre: “Das Leben ist ….nicht ein Sein, sondern ein Werden ….” (“La vita non è …. un essere, ma un divenire”) con cui, in poche, limpide, parole Lutero sancisce l’inizio dell’era Moderna. L’ultima citazione annuncia la fine della salita: “Eine feste Burg ist unser Gott” e, voilà, ecco apparire il Wartburg, che si erge imponente ed immutato sulle splendide distese a perdita d’occhio dai boschi della Selva di Turingia.

Il Wartburg

La Selva di Turingia fa da sfondo al Wartburg


All'interno delle mura: Ritterhaus e Burgvogtei

Il Palas del Wartburg, edificio romanico costruito intorno al 1150 
Un Burg, un castello che, per tutta la sua lunga storia a partire dall’anno mille, non è mai stato terreno di assedi e battaglie ma un luogo di miti e di leggende, da quelle relative a Sant’Elisabetta ai Minnesingers, le epiche competizioni canore tra i cantanti medioevali riprese da Wagner nel  “Tannhäuser”.  
I ritratti di Martin Lutero e della moglie
Caterina opere di Lucas Cranach il vecchio
in esposizione al Wartburg 
Nel corso dei secoli il valore simbolico del Wartburg si è caricato di significati culturali e politici: qui venne nascosto, appunto, Martin Lutero quando, dopo la scomunica papale, poteva essere, in base alle leggi dell’epoca, ucciso a vista senza spiegazioni e, nella quiete della fortezza, realizzò la prima traduzione in tedesco del Nuovo Testamento e sviluppò le sue idee di riforma; qui si tenne nel 1817 la prima “Wartburgfest” dove si riunirono per la prima volta 500 studenti “democratici” universitari per protestare contro la politica reazionaria degli stati e principati tedeschi dopo la restaurazione invocando l’unificazione degli stati tedeschi con la parola d’ordine “Onore, Patria e Libertà”.  Poi, stranamente, non è stato toccato dalla seconda guerra mondiale, se si eccettuano un paio di colpi d’artiglieria americani e la sparizione della collezione unica di armi ed armature di personaggi storici custodita nel castello, ad opera, così dicono, dell’Armata Rossa,

L'austera camera dove Lutero ha tradotto il nuovo Testamento 

Interni del Palas, Wartburg



Le parti più interessanti del Wartburg sono accessibili con visite guidate in tedesco (qualche volta anche in inglese) che si succedono, a partire da aprile e fino a settembre, in modo continuo. 
Nel caso di Vasco la guida, che gli ricordava fisicamente ed anche per doti affabulatorie l’attuale Presidente del Consiglio italiano,  era decisamente brava, anche con una dose di ironia non banale  che non guastava. Notevoli la Elysabeth-Kemenate, anche se frutto di ricostruzioni in epoca romantica e, probabilmente, la Saengersaal, la sala dei Minnesinger, purtroppo in ristrutturazione.


Particolare della Elisabeth-kemenate all'interno del Palas

La bandiera delle Wartburgerfest, rimasta al suo posto nella Festsaal di Wartburg

La visita guidata termina nella meravigliosa Festsaal. Il grande salone è da centinaia d’anni oggetto di interventi e rifacimenti su indicazioni di personaggi quali tra gli altri Goethe e Franz Liszt, che ha rivisto personalmente l’acustica, ma la struttura fisica è rimasta la stessa nel corso dei secoli. Vasco Cesana vi entra sulle note del Tannhäuser di Wagner.  Sullo sfondo l’aquila imperiale e Carlo Magno lo guardano. Con un brivido vede sopra di lui aleggiare la bandiera originale della Wartburgerfest, la prima a riportare i colori nero, rosso e giallo come simbolo unificante della Germania; davanti, le sedie d’epoca sono dispiegate come se da un momento all’altro dovessero arrivare gli studenti della Urburschenschaft  ad assistere magari sul palco all’inizio di una Singerkrieg. Vasco sente l’energia della cultura e della storia nell’aria. Forse la stessa percepita da Goethe e molti altri prima e dopo di lui. Un’energia che le mura del Wartburg  custodiscono gelosamente da secoli, ergendosi a fortezza della cultura tedesca ed europea.

La Festsaal del Wartburg, Eisenach, Turingia, Germania - 20 aprile 2015