giovedì 2 giugno 2005
All quiet on the western front: le tante battaglie di Dunkerque
domenica 27 marzo 2005
Tra ristoranti, chioschi e fornelli: indirizzi e piatti del Nord
Meritano attenzione anche le Frites. Chi l'ha detto che in tutto il mondo le patatine sono uguali? Quante volte capita di mangiare patatine non decongelate, fatte con vere patate di qualità e fritte al punto giusto? I Belgi ed i Francesi del Nord sono dei cultori di questo cibo popolare. Le Friterie, chioschi dove vengono fritte le patatine, sono diffusi e ognuno ha le sue friterie preferite. Vasco sulla patata, come sulla birra, e su alcune altre cose, tra cui la pittura, è filobelga anzi un po' filo-fiammingo: le friterie migliori le ha trovate sulla piazza di Depanne, in Belgio poco oltre il confine ed in quella di Anversa, la città principale delle Fiandre. In Belgio si recava anche quando, con i colleghi e visitatori, aveva voglia di filetti appetitosi o cacciagione. Per imperscrutabili motivi infatti nel Nord Pas de Calais, regione con una delle percentuali più alte di cacciatori, non trovava quasi mai selvaggina nei ristoranti. In Belgio, invece, che ha una densità di cacciatori quasi nulla, tanto che, appena al di là del confine, stazionavano in inverno imponenti stormi di oche ed anatre selvatiche che evidentemente non avevano aderito al trattato di Schenghen, i ristoranti offrivano delle interessanti preparazioni di cervo, capriolo, cinghiale e qualche volatile. Visitò così diverse volte nelle serate autunnali e invernali i ristoranti che si affacciano sulla stupenda piazza medioevale di Veurne, ad una ventina di km da Dunkerque ed all'uscita si trovava immerso in uno scenario tipicamente simenoniano, con le viuzze, il beffroi ed i campanili avvolti da una gelida nebbiolina che sfumava le luci e le guglie, ascoltando il suono attutito dei passi sul selciato di fronte al palazzo del Burgermeister, al quale il grande giallista belga ha intitolato uno dei suoi numerosi romanzi, Il borgomastro di Furnes. Alcune specialità di origine fiamminga, invece possono essere degustate indifferentemente al di qua od al di là del confine, come lo spezzatino cotto a fuoco lentissimo nella birra, la carbonade nella cui preparazione si è cimentato anche Vasco, con esiti soddisfacenti ma migliorabili. Pur presentando qualche carenza nella scelta dei piatti, i ristoranti francesi di questa regione, che la Michelin snobba parecchio, sono sempre caratterizzati da un servizio impeccabile, tavoli organizzati con stile, cantine ben fornite anche se spesso con forti ricarichi, piatti ed ingredienti sempre curati e preparati al momento. Il servizio in senso lato è insomma quasi sempre di livello alto, equivalente ai ristoranti di livello stellato in Italia. Un esempio impeccabile è La Meunerie di Teteghem, che è anche di gran lunga la miglior accomodation della zona di Dunkerque, dove Vasco ha risieduto nelle prime settimane dopo il suo arrivo, godendo di una ospitalità squisita, e concordando per le cene una formula entreprise che a 25 euro gli dava ogni sera una mise en bouche e/o un aperitif, un piatto principale che alternava pescato del giorno o carne (stupendi i petti d'anatra al fois gras), un dessert degno, un quartino di vino non "della casa" ma ben abbinato al piatto del giorno, inclusi anche dei cru, e l'immancabile acqua minerale Badoit, la preferita di Vasco in Francia. Non eccelso invece il livello delle brasserie della zona mentre il posto forse più invitante in assoluto, quando le svogliate maestranze si degnavano di trovare un tavolo, era la Taverna Le Bruegel di Bergues, una vera taverna originale del '500, arredata con gli oggetti del famoso "Pranzo di nozze" dipinto dal grande maestro fiammingo, cameriere in costume, musiche medioevali e, in fondo al localone pieno di tavoli disposti con lunghe panche di legno, un gigantesco, caldo, avvolgente fuoco a legna sul quale crepitavano e occhieggiavano infinite grigliate di enormi cote à l'os, croccanti stinchi di prosciutto (jamboneau), oblunghe salsicce di maiale, montagne di costine, grasse pancette e trippe devastanti.
sabato 29 gennaio 2005
Rotta a Sud!
Cambio di rotta, Digue de Break - gennaio 2007Riprese infine la sua auto, piccola, consegnò le chiavi della sua casa, media, firmò lui stesso le disposizioni per la cessazione del suo stipendio da espatriato, buono, e si avviò lungo la E40 lasciandosi alle spalle la fortezza industriale di Dunkerque, ancora presidiata, nonostante tutto, da un buon numero di operai. Ora poteva associare un nome, ed un ricordo, ai luoghi che vedeva passare lungo la strada: salutò in lontananza il Sanatorium di Zuydcoote, vide i grandi assembramenti di anatre selvatiche appena oltre il confine belga, i palazzoni in lontananza con le seconde case al mare dei belgi a Depanne, le guglie e i campanili medioevali al cospetto dei quali operava il Borgomastro di Veurne, passò la deviazione per “la Chiesa nelle Dune dell’Est” (Oostduinkerke), dove sulla spiaggia si pescavano ancora i gamberetti al traino con i cavalli, e quella per Ypres, dove anche quella sera l’esercito britannico avrebbe suonato il Last Post, passò vicino a Nieuwpoort, con il suo molo e l’estuario dell’Yser dove sicuramente stavano svernando migliaia di chiurli, ed alla deviazione per Oostende e la Zelanda olandese, dove una volta restò ad aspettare per un paio d’ore l’arrivo del traghetto di Vlissighem il cui servizio era cessato da oltre 15 anni; passò poi di fianco ad una delle città medioevali europee più belle, meglio conservate e misconosciute dal turismo sudeuropeo, Bruges o Brugge, dove aveva imparato ad apprezzare i maestri fiamminghi al Groeningemuseum, vide le deviazioni per Antwerpem, Kortrijk e Tournai visitate in tanti piacevoli weekend con la consorte; passò vicino a Gand o Gent, dove, nella cattedrale di San Bavonio, è conservato uno dei dipinti più folgoranti della storia dell’umanità, il polittico “L’Adorazione dell’Agnello mistico”, nel quale, con formule sconosciute fino ad allora che lo portarono per la prima volta ad usare l’olio nella pittura, l’alchimista e Maestro Jan Van Eick illuminò la pittura dell’uomo nei secoli a seguire; vide le frisone che, nel freddo dell’imminente inverno, pascolavano nell’erba verde alimentata dai polders; si fermò quindi per fare benzina prima di entrare nel Ring di Bruxelles e prendere la direzione dell’aeroporto. Dopo aver pagato, mentre si stava sgranocchiando un pacchetto di patatine Lays Naturel, interrogandosi sul perché nessuna industria alimentare riuscisse a produrre delle patatine così buone e fragranti come queste prodotte in Belgio, sentì , dall’altro lato della piazzola, due famigliole fiamminghe che commentavano l’escursione che in quel sabato di fine autunno avevano fatto sulle spiagge del Mare del Nord:
lunedì 9 luglio 2001
La strada degli Orsi: Stewart-Cassiar Highway, British Columbia (Canada)
Vasco e consorte, all’indomani della traversata dell’Inside Passage da Vancouver Island a Prince Rupert, stanno risalendo la Stewart Cassiar Highway prendendo la deviazione per Stewart e Hyder in Alaska. Il cielo da grigio si apre ed un sole limpido illumina le fitte foreste, boscaglie arbustive, laghi e ruscelli. Sullo sfondo, in avvicinamento, un crescendo di montagne, prima dolci poi sempre più imponenti, chiazzate da nevai e ghiacciai. La medium size a noleggio guidata da Vasco è l’unico segno di presenza umana, salvo un paio di auto incrociate dall’altro lato. Tutto il resto è wilderness. Immensa, solitaria, amplificata dalla visibilità quasi infinita. La più estesa che Vasco abbia mai percorso. Decide di fermarsi un attimo per respirare a pieni polmoni, sentire il profumo del bosco e, in effetti, anche svolgere alcuni impellenti bisogni fisici. Accosta e dirige l’auto verso un piccolo spiazzo erboso incuneato nei margini della foresta e circondato da arbusti ricchi di fiori e bacche. Nella penombra del sottobosco vede due creature dal manto marrone scuro peloso. Sono due bellissimi orsetti. Vasco alza il livello di vigilanza ed allo stesso tempo il finestrino pensando: non possono essere soli. Infatti, a pochi metri sulla destra al di là della vettura vede emergere dal bosco il profilo, enorme, di mamma orsa. E’ una femmina di Grizzly di grossa stazza con la caratteristica gobba pronunciata ed un mantello marrone piuttosto chiaro. Vasco realizza che è prossimo alla situazione di massima pericolosità per un umano al cospetto di un orso molto più grande di lui: si trova a metà strada tra una femmina di Grizzly e la sua cucciolata. Ripassa velocemente le tattiche difensive insegnate dal Ranger durante la navigazione sull’Inside Passage: assumere una postura feroce tale da farlo sembrare più grosso e tosto (tattica indicata se l’orso è più piccolo dell’uomo, come nel caso dell’Orso nero) o play dead , fare il morto (tattica indicata per il Grizzly, pesante almeno il triplo dell’uomo, beh, nel caso di Vasco diciamo un po’ meno). Vasco decide che per i bisogni fisiologici forse è meglio aspettare ancora un po’, non è il caso di agitarsi con la macchina fotografica e che è meglio seguire una tattica difensiva tecnologica: innestare la retro e ripartire velocemente. La famigliola di Grizzly si riunisce e si allontana nel fitto della foresta. La strada per Stewart è iniziata da poco ma anche il seguito sarà all’altezza di quella che Vasco e consorte ricorderanno sempre come la Strada degli Orsi. Pochi km dopo un Orso nero attraversa la strada. Altri 20 km ed un giovane Orso nero è intento a mangiare bacche tranquillamente a bordo strada senza degnare di uno sguardo la vettura che sopraggiunge. Poi ancora uno, e poi un altro, ed un altro ancora. Alla fine saranno ben 7 in meno di 200 km gli orsi neri osservati senza contare, e la cosa non è da poco anche per il British Columbia, la splendida famigliola di Grizzly visti all’inizio. Nell’ultima parte la strada risale la catena montuosa ed arriva ai bordi di un ghiacciaio che rilascia azzurrissimi iceberg sul laghetto a bordo strada. Naturalmente il nome del ghiacciaio è Bear Glacier, il ghiacciaio degli orsi. Infine si arriva a Stewart, al confine con l’Alaska sulle rive di una profonda insenatura dell’Oceano Pacifico. Il Motel, in un contesto decisamente di “frontiera”, dove trovano alloggio, ha una solida attrattiva: è direttamente collegato con un ristorante insignito del titolo: “Home of the Alaskan King Crab House”. A tavola li attendono i giganteschi Granchi Reali del Pacifico Settentrionale, freschissimi e carnosissimi. Da vivi con una chela possono spezzare un gommone. Da cotti la chela può sfamare da sola una famigliola di orsi. Pare in effetti che in alcune zone ed isole della costa del British Columbia alcuni esemplari di orso o varietà si specializzino nell’alimentarsi di crostacei e coquillage. Magari sono arrivati anche loro dalla Bretagna come i primi esploratori francesi del Canada, ma pare che non usino la maionese. Poco oltre il confine, in quella isolata propaggine di Alaska che è Hyder, un paese ancor più “di frontiera” di Stewart, gli orsi in questo periodo si appostano invece lungo il ruscello per prendere i salmoni in risalita. Vasco però il giorno dopo non trova gli orsi a pesca ma vede i salmoni i risalita e si commuove un po’ per la fatica che devono fare per accoppiarsi e riprodursi. Decide per quella sera di commemorare le loro avventure mangiandosene uno intero cotto alla brace secondo la tecnica degli indiani che riesce a dare una giusto gusto di affumicato speziato senza soffocarne il sapore. In giornata Vasco e consorte avevano risalito per intero il torrente, dove dovevano essere appostati gli orsi, il Fish Creek, percorrendo i 50 km di sterrato fino a dove possibile lungo la strada fermandosi infine di fronte a una slavina. Sotto e davanti a loro, ormai in territorio canadese, il Salmon Glacier, un ghiacciaio immenso, il quinto del Canada per grandezza, con intorno infinite catene montuose. Dietro di loro, 50 km di sterrato, 200 km di strada degli orsi e migliaia di km. di foreste. Dentro di loro, la consapevolezza che forse, una sensazione di natura così pura e selvaggia sarà difficile riprovarla in qualsiasi altra parte del pianeta.

